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La prof “cacciata perché lesbica” e lo sproloquio «apparentemente logico» di Repubblica sui fondi pubblici alle paritarie

luglio 23, 2014 Redazione

Luigino Bruni chiarisce su Avvenire come il caso del Sacro Cuore di Trento sia strumentalizzato per le solite campagne ideologiche anti-scuole cattoliche

trento-prof-cacciata-perche-lesbica-repubblicaOrmai non interessa quasi più a nessuno accertare la verità sulla vicenda dell’insegnante di Trento che accusa le suore di averla cacciata dalla scuola paritaria Istituto Sacro Cuore a causa di qualche sospetto circa il suo orientamento sessuale. C’è stata discriminazione? Non c’è stata? Suor Eugenia Libratore è omofoba o invece è solo preoccupata della linea educativa della scuola? Non importa. Il caso – sollevato, è bene tenerlo presente, dai comitati locali della Lista Tsipras e proprio mentre si discute l’introduzione di una legge sull’omofobia (qui la versione dei fatti fornita dalla scuola) – è solo una nuova bandierina da sventolare strumentalmente per velocizzare l’approvazione del ddl Scalfarotto o, peggio, per invocare il taglio dei già magrissimi finanziamenti statali alle scuole paritarie.

APPARENTEMENTE. «Certo, noi riceviamo un contributo, ma perché svolgiamo un servizio pubblico. Sfido chiunque a dimostrare il contrario», ha detto la preside dell’istituto parlando con Avvenire. E oggi il quotidiano della Cei decide di affrontare direttamente l’argomento con un editoriale dell’economista Luigino Bruni che risponde al commento della politologa Nadia Urbinati apparso ieri su Repubblica, commento che, nota Bruni, «raccoglie e sviluppa una idea molto diffusa perché apparentemente logica».

CHI PUÒ PARLARE IN PUBBLICO. «La politologa – sintetizza l’editorialista di Avvenire – sostiene che sia “irragionevole stupirsi” del presunto comportamento discriminatorio della preside della scuola di Trento». Infatti «secondo Urbinati se la preside dell’Istituto Sacro Cuore avesse licenziato (fatto tutto da dimostrare) l’insegnante per il suo orientamento sessuale non ci sarebbe nulla di “scandaloso” perché, a suo dire, questo diritto farebbe parte parte dell’identità culturale; per lei lo scandalo starebbe invece nel finanziamento pubblico alle scuole “private”, che se vogliono mantenere l’identità debbono rinunciare a questa ingiusta regalia».
Insomma, spiega Bruni, «il messaggio è chiaro: non è possibile coniugare finanziamento pubblico e identità, poiché il pubblico significa rinunciare alle identità culturali e perché, scrive ancora Urbinati, “le buone ragioni dei religiosi non possono essere usate nella sfera pubblica, che è abitata da tutti, credenti in diverse fedi e non credenti”».

IDENTITÀ VIETATE? Per quanto «apparentemente logico», però, secondo Avvenire «questo ragionamento si basa su due ipotesi radicali e molto discutibili: a) che il finanziamento pubblico può andare soltanto a istituzioni statali non identitarie, le sole “vere” scuole pubbliche; b) che la sfera pubblica non sia il luogo delle identità diverse in dialogo tra di loro, perché quando si entra nella sfera pubblica occorre lasciare sull’uscio della piazza radici e identità, per incontrarsi in una terra di nessuno, abitata da gente o senza identità o che le considera faccende puramente private, da non raccontare in pubblico».

IL DIRITTO DI ESSERE PER TUTTI. Ma a parte il fatto che è proprio il finanziamento pubblico alle scuole paritarie che «consente alla Urbinati e a tutti noi di legittimamente criticare e discutere le scelte di una dirigente di una scuola “privata” (in realtà paritaria)», comunque il baco peggiore nel ragionamento di Repubblica secondo Luigino Bruni è «pensare che una scuola cattolica senza soldi pubblici sarebbe legittimata a licenziare (fatto, è bene ripeterlo, tutto da dimostrare nel caso di Trento) insegnanti sulla base del loro orientamento sessuale e a prescindere quindi da loro eventuali conflitti di interesse, scorrettezze e colpe gravi. Ma che idea e quale narrazione si vuol radicare a proposito dei cattolici? Come li si dipinge? La democrazia, i diritti fondamentali della persona e la sua libertà non sono forse anche il frutto del cristianesimo e dei suoi carismi? (…) Democrazia è dare pubblicamente ragione delle proprie scelte. E se una scuola, soprattutto se materna ed elementare, rispetta i parametri e i criteri fissati dalla comunità civile, ha diritto ad usufruire della fiscalità pubblica. Scuole cattoliche, ebraiche, valdesi, buddiste, musulmane…, purché si muovano senza ambiguità e senza ombre dentro l’arco dei valori costituzionali, e purché non abbiamo il profitto come movente, ma un saldo progetto educativo». E purché si accetti l’idea che possa essere “pubblico” e “costituzionale” anche un progetto educativo non in linea con quello di Repubblica.

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73 Commenti

  1. filomena scrive:

    Nella sfera pubblica non bisogna lasciare fuori la propria identità ma metterla a confronto con altre identità contaminandosi a vicenda nel rispetto reciproco

    • Cisco scrive:

      @Filomena
      Contaminandosi a vicenda? Possiamo usare almeno il preservativo 😉

      • filomena scrive:

        Certo dall’alto dei vostri principi per difenderli più che il preservativo che tu vorresti usare, vi servono buste di plastica, quelle della spesa…..sai oggi sono anche ecocompatibili e capienti a sufficienza per con teneri i vostri “nobili e soprattutto grossi principi”

    • Angelo scrive:

      Rispetto reciproco… Ma naturalmente solo in un’unica direzione che, casualmente, combacia con quella del padrone americano e con le direttive europee imposte da una commissione che nessuno ha mai votato e che il parlamento al massimo può discutere ma non bocciare. Ma suppongo che lei non conosca questa cose, altrimenti la sua democrazia è in realtà una dittatura soft.

    • domenico b. scrive:

      Filomena, rispondo al tuo post delle ore 13.
      Sarai naturalmente d’accordo, allora, che un cosiddetto omofobo venga assunto dall’arcigay per poter diffondere le sue idee, altrimenti, per coerenza, dovreste rinunciare ai soldi dei contribuenti che il governo generosamente vi elargisce in misura molto maggiore che alle scuole paritarie

  2. Giovanni Cattivo scrive:

    “il finanziamento pubblico può andare soltanto a istituzioni statali non identitarie, le sole “vere” scuole pubbliche”

    Dipende cosa intendiamo per identitario e se questo è o no in contrasto con quel “common core” che tutti i cittadini di una nazione devono condividere. Se ammettiamo che una scuola cattolica può selezionare i suoi insegnanti in base alla loro privata e personale accettazione della sua morale ed ideologia allora una scuola di Casapound può discriminare gli insegnanti in base al colore della pelle e una scuola “padana” non assumere terroni.

    Comunque son d’accordo con l’articolo le scuole cattoliche (come tutte le altre) devono rispettare la Costiuzione a prescindere dal fatto che siano finanziate o no.

    • Carlo2 scrive:

      @Giovanni:
      La legge stabilisce con chiarezza quali siano i requisiti necessari al riconoscimento della parità scolastica. Il “common core” secondo Giovanni non è fra questi.

      Io sono d’accordo sul fatto che una scuola paritaria non debba imporre ad un insegnante l’adesione personale ai propri valori fondanti, difatti nella mia esperienza non è così. Ha però tutto il diritto – oltre che il dovere nei confronti degli studenti e dei loro genitori – di pretendere una reale ed efficace collaborazione sul posto di lavoro al progetto educativo dell’istituto (progetto di cui si suppone sia al corrente al momento dell’assunzione…), in cui l’insegnante stesso SCEGLIE liberamente e consapevolmente di lavorare.
      Del resto, il lavoro per cui viene assunto e pagato consiste esattamente nel realizzare il progetto dell’istituto, non il proprio.

  3. Ambrogio scrive:

    Fra i vari sproloqui degli integralisti amorali c’è anche quello per cui non importerebbe sapere se il caso di Trento sia stato un licenziamento o un semplice mancato rinnovo. Non importa – ripetono a pappagallo i fondamentalisti amorali – in ogni caso la scuola deve rinnovare il contratto alla lesbodocente se non vuole commettere una discriminazione.

    Cioè, non so se si è capito: secondo i talebani amorali, quella povera scuola avrebbe praticamente un dovere di trasformare il rapporto da tempo determinato a indeterminato solo perché si tratta di una lesbodocente, e tanti saluti ai poveri docenti normali che invece non godono di tale speciale “privilegio”.

    • filomena scrive:

      Guarda che nessuno sostiene che il contratto della docente in questione debba subire una sorte diversa fa quelli dei suoi colleghi a parità di titoli. Viceversa però la docente non deve subire un trattamento diverso in ragione del duo orientamento sessuale. Se nelle scuole cattoliche il progetto educativo prevede che i ragazzi devono ignorare realtà diverse da quelle prescritte nella dottrina sociale della Chiesa impedendogli così il confronto con il resto del mondo, allora è giusto che questo genere di chiusure mentali vengano finanziare direttamente dalla comunità che si riconosce in queste direttive.

      • Marturano scrive:

        Certamente,
        allora è giusto che a lavorare in CGIL si prendano persone che militano in Forza Italia. Per evitare chiusure mentali, eh? E poi scusate: ma se questa qua non condivide la dottrina cattolica, glielo ha detto il dottore di andare a lavorare in una scuola cattolica? C’è che se uno legge bene (e non Repubblica) salta fuori che questa docente NON E’ ABILITATA ALL’INSEGNAMENTO. Cioè ha una laurea, ma non l’abilitazione (da concorso, tfa, ssis o che dir si voglia). Quindi nello Stato prenderebbe solo misere supplenze per maternità, influenze o braccia ingessate dei titolari di cattedra. Invece nelle paritarie può aspirare (seppure con i vincoli imposti dalla legge Fornero) di lavorare per un intero anno. Vuoi vedere che questa qua, sebbene lesbica e quindi si presume a prescindere anche santa e pura, è la solita attaccata al vile denaro che per avere lo stipendio è disposta a vendersi l’anima, salvo poi fare la dura e pura sul gaysmo quando la lasciano a casa?

        • Ambrogio scrive:

          Ripeto: il discorso che ho sentito in un dibattito fra sostenitori della legge morale naturale ed eversori da questa stessa legge era in questi termini: “ma guardate che non è stata licenziata, solo non le è stato rinnovato il contratto scaduto, così come ad altri 30 colleghi e colleghe”. Risposta relativista-nichilista: “è lo stesso, le avrebbero dovuto rinnovare il contratto per non commettere una discriminazione”. Ergo, si deduce che per i nichilisti-relativisti la scuola ha l’obbligo di trasformare il contratto a tempo determinato con la lesbodocente in un contratto a tempo indeterminato, altrimenti commette una discriminazione. E i normodocenti? Si arrangino.

  4. Anonimo scrive:

    “11. Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare. ”
    ( LETTERA Al VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA SULLA CURA PASTORALE DELLE PERSONE OMOSESSUALI
    JOSEPH Card. RATZINGER
    10 ottobre 1986)

    • filomena scrive:

      Della lettera di un Papa ai suoi vescovi, lo Stato italiano può farsene ben poco anche perché per il diritto vale esattamente come la carta straccia. Inoltre cozza palesemente con la Costituzione unico riferimento in uno Stato laico.

      • Angelo scrive:

        Che lo Stato Italiano debba farsene ben poco della lettera di un Papa ci sta. Ma allo stesso tempo, cara signora/signorina Filomena, dovrebbe spiegarmi perchè dovrebbe seguire supinamente le direttive europee che nessuno di noi ha votato e che sono decise da una commissione che fa gli interessi di non si sa chi. Perchè lei, così attentamente, nota le ingerenze vaticane e allo stesso tempo tace su questi organi internazionali che decidono sulle nostre vite e non soltanto su questa questione?

        • Ambrogio scrive:

          Si intende che facciamo volentieri carta straccia anche dei commenti di Filomena, anzi, carta igienica.

        • filomena scrive:

          @Angelo
          Per il semplice fatto che siamo uno degli Stati fondatori dell’Unione Europea e il Parlamento europeo l’ha eletto anche lei. Non mi risulta che le “risoluzioni papiste” siano invece più democratiche e che ne’ io ne’ lei abbiamo scelto con le preferenze le gerarchie vaticane.

    • beppino scrive:

      Adesso non c’é più il servizio militare… il resto rimane condivisibile. Pare che fra poco pensarla (in pubblico) così comporterà automatica denuncia; vuol dire che ce ne faremo una ragione ed affronteremo le conseguenze del caso. Nessuno può impedirmi di pensare che fra una scelta possibile ed un’altra altrettanto possibile non possa essere libero di scegliere quel che ritengo meglio ed agire perché la scelta voluta abbia concreta attuazione (per inciso con rispetto a qualsiasi tendenza sessuale non ortodossa… nel mondo c’é spazio per tutti).

      • filomena scrive:

        Ma nessuno te lo vieta solo che se non accogli anche l’altro (quello dello spazio per tutti) allora la tua scuola te la paghi e puoi pure a continuare a considerare poco ortodosse altre persone.

        • beppino scrive:

          Io ho già pagato… e profumatamente (con tasse e balzelli) la “mia” scuola pubblica. Cominci a rispettare chi non la pensa come lei … Quanto alla lesboinsegnante o al gayinsegnante io non avrei preclusioni a priori… basta che allo stesso modo rispetti il pensiero altrui (in particolar modo di chi ritiene che un bambino che nasce ha diritto a PRIORI di avere un padre ed una madre e quindi il “matrimonio”, nel senso “di patrimonio” della madre, non é per tutti…) e in secondo luogo basta che rispetti la visione e il modo di vedere la vita del padre e della madre (fino a prova contraria responsabili primi dell’educazione dei propri figli).

  5. beppino scrive:

    *** per lei lo scandalo starebbe invece nel finanziamento pubblico alle scuole private, che se vogliono mantenere l’identità debbono rinunciare a questa ingiusta regalia ***

    Sono stato costretto a mandare i miei due figli alla scuola privata paritaria (2 alle elementari e 1 dei 2 alle medie inferiori). Questo non per volontà nostra ma per il fatto che questo cazzone di stato non riusciva (ne riesce tuttora) a garantire il tempo pieno nella zona in cui abitiamo (lavoriamo sia io che mio moglie…). Con senno di poi tutto sommato siamo stati contenti dell’esperienza educativa trasferita ai figli ma ci é costato molto sia per la retta sia per l’assenza di aiuti da parte pubblica. Tutto sommato é innegabile che il tutto é stato sopportabile anche perché il nostro reddito complessivo era (ed é) significativo e la necessità di portare i figli alla privata paritaria ha trovato attuazione.
    A quelle mezze pippe di persone che ragionano come riassunto nella frase scritta sopra vorrei dire che rivoglio indietro la quota parte delle tasse (tanti dinderi…) pagate nel frattempo dai sottoscritti a mamma stato per mantenere la cosiddetta “scuola pubblica” deludente e scalcinata che ci troviamo. Penso anche che sia a causa di persone ideologizzate e decadenti culturalmente che ragionano come ragiona chi ha scritto la frase sopra esposta se ci troviamo in un Paese che se la passa male…
    Per inciso abbiamo avuto “problemi” anche alle superiori dove personale docente ideologizzato (ancora) e prepotente (chi li tocca?) ha avuto ampia possibilità a rompere le scatole ai nostri figli perché provenienti da scuola privata; ma questo é un altro discorso ancora… finiamola qui che é meglio.

    • Giava scrive:

      Il taglio delle ore per il tempo pieno è stato fatto dalla riforma Gelmini (il “cazzone” governo Berlusconi) per risparmiare; così come per risparmiare è stata fatta tutta la riforma, con il taglio delle ore settimanali di insegnamento alle scuole superiori e la modifica delle classi di concorso, che tanto sta abbassando la qualità dell’insegnamento nelle scuole. E se le scuole sono scalcinate è perché da oltre 20 anni non è stata fatta nessuna seria azione di edilizia scolastica, sempre in nome del risparmio.

      Ed alle persone che “ragionano” come Lei, vorrei chiedere se Le pare giusto che io, poiché mi curo in Svizzera da mio cognato grazie ad una assicurazione privata, richieda indietro la parte di tasse che pago per la Sanità pubblica, di cui le pippe intere come Lei si giovano.

      Continuate a spacciare una richiesta economica per libertà educativa, mentre l’unica conseguenza sarà la disgregazione dello Stato, le cui conseguenze ricadrebbero sulla Chiesa e su tutti cattolici.

      • beppino scrive:

        Non cado a tentativi di “politicizzare”. Personalmente non nutro interesse ne per Berlusconi, ne per Renzi, ne per l’altro comico di turno attualmente venerato da tutti, meno che meno per quel che resta della sinistra massimalista, della destra fascista o dei fuoriusciti dalla balena bianca. Io so solo che questo cazzone di stato non ha risposto alle MIE necessità e a quelle della MIA famiglia. Se i soldi sono stati spesi in modo sbagliato o qualcuno ci ha mangiato sopra… non so dire come é andata. Io so solo che noi abbiamo fatto la nostra parte e nulla o quasi abbiamo ricevuto in cambio. Senza poi parlare della continua litania della scuola pubblica che non ha risorse… ma lasciamo perdere…

        Sul fatto che lei si cura in Svizzera “sfruttando” suo cognato e voglia indietro le tasse pagate non potrei che essere d’accordo. Vorrei sapere le condizioni al contorno però… tenga conto che lavoro nella sanità pubblica e mi piacerebbe proprio approfondire il perché é stato costretto (presumo sia stato costretto…) a fare questa scelta.

        Quanto alla disgregazione dello stato… non sia così drastico. Il nostro Paese ha passato momenti peggiori… ma MOLTO peggiori; e le dico che in quei momenti ha pesato di tutto ma certamente non gli atteggiamenti di prevaricazione culturale ed ideologizzazione delle prese di posizione che quotidianamente si intravvedono nei forum e nei blog (e non solo di Tempi ovviamente).

        Quanto alla Chiesa e ai cattolici, non se ne faccia un problema e ci dorma la notte. Sono migliaia d’anni che (anche) i cristiani fanno la storia (anche sociale) della civiltà occidentale (per inciso non solo nel bene… una tiratina d’orecchi é d’obbligo). Vedrà che se ne faranno una ragione a fronteggiare le sue eventuali paventate conseguenze (non so poi di che tipo ma é lo stesso…).

  6. Roberto scrive:

    Sig.ra Filomena
    La Costituzione parla chiaro matrimonio = maschio + femmina.Punto
    Il resto sono chiacchere.

    • beppino scrive:

      Poverino questo Luca… orsù facciamo un piccolo sforzo: contestualizziamo la scuola e facciamo nomi e cognomi (a cominciare dal “Luca” di turno ovviamente).

      Se la cosa fosse vera (ma quando…) va da se che l’intervento di un lettore riassume bene la situazione: ***…prima si fa di tutto per entrare e poi si dice che si viene discriminati…***

      Insomma… il solito piagnisteo e vittimismo. Dai Luca, liberati della “maschera” e fatti conoscere per quello che sei. Almeno non sparerai a zero su chi ti da da vivere e affronterai da uomo la situazione (sempre che il tutto non sia quello che probabilmente é… una bufala).

      • Giovanni Cattivo scrive:

        IL giorno che Luca lo farà tu strillerai alla strumentalizzazione delle organizzazioni lgbt. Dirai che se Luca non “ostentava” il suo orientamento non gli succedeva niente.

        • beppino scrive:

          Visione da coda di paglia… Resta il fatto che per quel che mi riguarda ciò che scrive il Corriere, se non contestualizzato, e’ solo frutto di qualche giornalista che nella migliore delle ipotesi si e’ trovato a scrivere un “pezzo” d’urgenza. E quando accadono queste cose non c’e’ niente di meglio che affrontare “argomenti” che attirano attenzione e proporre “atteggiamenti” di massimo richiamo e considerati (a torto o a ragione) contigui al baricentro dell’opinione pubblica. Dal mio punto di vista, se non c’e’ contestualizzazione, ripeto, e’ solo una serie di frasette dietro l’altra, magari anche ben scritte, probabilmente inconcludenti o irrilevanti… sicuramente “specchio” della mentalità dell’articolista.

    • Giannino Stoppani scrive:

      E’ tanto tanto triste dover fingere per poter sbarcare il lunario, ma si consoli il povero prof. con tutti i falsi invalidi che ci sono non si sentirà certo il solo truffatore al mondo.

  7. Agesilao scrive:

    Al mio paesello c’è un musicista discretamente omosessuale.
    Dirige il coro parrocchiale e nessuno trova niente da ridire, anzi tutti lo trattano con rispetto, affetto e simpatia, visto che quel Tale diceva “chi di voi è senza peccato…”
    Certo se invece del Requiem di Mozart volesse far cantare YMCA dei Village People…

    • Fran'cesco scrive:

      Rispetto affetto e simpatia, ci mancherebbe altro.
      Ma com’e’ che si dimentica sempre che quel Tale, dopo aver detto “chi e’ senza peccato” diceva “pentiitevi, convertitevi, seguite le leggi del Padre mio”?

      • Giannino Stoppani scrive:

        Certo. Però solo Lui se lo può permettere di giudicarci e dirci di non peccare più.
        Accogliamo le persone che rispettano la Verità anche se sono deboli come noi.
        La gogna per i peccatori lasciamola ai protestanti.
        PS: se il musicista che è omosessuale ma cristiano devoto perde il cervello e si mette a fare propaganda gay, stai tranquillo che lo mettiamo gentilmente fuori della porta.

  8. Bifocale scrive:

    In tutta questa triste faccenda un esempio assai poco educativo secondo me lo stanno ricevendo gli studenti dell’istituto in questione. Che pensieri e sentimenti possono maturare in questi giorni? Qual è l’insegnamento che il mondo degli adulti sta dando loro? Se sei omosessuale sei sbagliato e vai allontanato; se sei diverso sei nell’errore. E soprattutto: nel dubbio menti, taci, nega e occulta i tuoi sentimenti. Qualcuno di questi studenti o studentesse potrebbe pensare: se è successo ad un insegnante di essere allontanato, cosa mai potrà accadere a me, che sono in una posizione di maggiore debolezza? Ecco: questo mi pare, in termini generali, l’effetto più devastante di ogni discriminazione. Proprio in termini educativi. Ogni discriminazione procura una ferita a chi la subisce ma contemporaneamente a tutta la comunità.

    • beppe scrive:

      bifocale, mi pare che il primo dovere di un omosessuale che fa qualsiasi lavoro sia di fare bene il proprio lavoro e non propaganda gay o adescamento . ma voi siete abituati ad anteporre in ogni campo dove agite prima l’ideologia di cui siete portatori e poi le vostre professionalità. e vi lamentate pure se qualcuno ve lo fa notare.

      • Bifocale scrive:

        Beppe, e che l’insegnante in questione si dedicasse alla “propaganda gay e all’adescamento” dove l’hai letto? Persino suor Eugenia (che non le ha rinnovato il contratto) nell’incontro con la delegazione di Arcigay riportato dal Corriere delle Alpi il 21 luglio ha ammesso che nessuno si è mai lamentato dell’operato dell’insegnante. Dunque faceva bene e con professionalità il proprio lavoro. Dunque, visti i fatti, risparmiati le lezioncine fasulle a base di “voi siete abituati ad anteporre l’ideologia”, visto che è avvenuto (e non certo per la prima volta) esattamente il contrario.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Bifocale, siamo un pochino seri.
          Non ti pare che da come la signora ha strumentalizzato il suo colloquio con la suora andando diritta filata da mamma arcigay, sia davvero poco verosimile l’ipotesi che la signora suddetta non facesse più o meno velatamente propaganda gay nella scuola cattolica dalla quale si era fatta assumere mentendo spudoratamente sulle proprie idee?

  9. lucillo scrive:

    L’intervento di Nadia Urbinati, tuttora visibile su huffingtonpost.it e non su repubblica, argomenta in modo assai più complesso di quanto riassunto nell’articolo qui sopra. Il cuore del ragionamento che propone non è economico ma nel conflitto fra libertà, ulteriormente esasperato dalle leggi fatte dalla pseudosinistra per cercare di tenersi buona la chiesa.
    Si può ovviamente non concordare con i suoi ragionamenti e le sue conclusioni, ma forse prima di commentarle conviene leggerseli bene e per esteso in originale; se non altro si scoprirebbe che non sono ne banali ne rancorosi come li si vorrebbe far passare.

    • Fran'cesco scrive:

      Infatti Tempi riporta i link, dando sempre una informazione completa, mica come Repubblica e Corriere…

    • Fran'cesco scrive:

      Certo che la Urbinati non ha proprio chiara la materia, fa una gran confusione su scuola Paritaria/Privata/Cattolica. Dura seguire il ragionamento cosi’ eh?

    • clemente scrive:

      Cosa vuol dire “conflitto fra libertà, ulteriormente esasperato”?
      Adesso la libertà diventa “esasperazione”??? Ma andate a quel paese!
      Certo questo è conferme al DNA delle sinistre, per cui il pluralismo è una parolaccia.
      Sognano l’ egemonia e l’ omologazione. Basta sentire i programmi RAI gestiti dalla sinistra (cioè quasi tutti).

      • lucillo scrive:

        1) conflitto fra libertà – ci sono 2 libertà, entrambe vere, importanti e degne di tutela, che possono andare in conflitto nel momento che l’ordinamento non riesce a comporle secondo interesse comune o comunque superiore
        2) ulteriormente esasperato – le riforme scolastiche della pseudosinistra nel caso specifico delle scuole private/paritarie invece che meglio comporre il potenziale conflitto lo hanno aumentato

        Il pluralismo non è una parolaccia, si tratta solo di capire se esso è principalmente legato da una molteplicità di soggetti che ognuno per conto suo organizzano la stessa attività in modo tendenzialmente autonomo e con finalità almeno in parte non coincidenti quando non divergenti, oppure se è principalmente legato al fatto che nel sistema pubblico democratico e, appunto, pluralista, vi debba essere spazio per tutti con pari dignità.

        • Cisco scrive:

          @Lucillo
          Quali sono secondo te i luoghi in cui le persone acquisiscono la propria identità, presupposto indispensabile per poter parlare di pluralismo?

          • lucillo scrive:

            Sostanzialmente… tutti!
            Famiglia, scuola, cortile, oratorio, gruppo sportivo; e i luoghi più o meno virtuali (la rete, la tv, i media in generale).
            Credo che l’identità non sia una sorta di monolite costituito da un insieme fisso di saperi e credenze che la persona in formazione deve immagazzinare fino a diventare intimo con essi e POI andare nel mondo; l’identità fondamentalmente ce la costruiamo con una serie di apporti, confronti, elaborazioni, ed in questa opera anche la parte emozionale è estremamente importante: giocano molto fascinazione, ripulsa, ecc. Infatti nella formazione dell’identità personale (comunque mai fissa, e sempre in evoluzione fino alla morte) giocano non solo e non tanto la trasmissione dei “saperi forti” ma anche cose quali l’arte, il rapporto con la natura, l’empatia con le persone che si incontrano.
            Il tutto per dire che trovo che favoriscono meglio la formazione dell’identità personale le realtà complesse, plurali, miste, sedi di conflitti.
            Ovviamente alla base di tutto il ragionamento è che l’identità si forma, non si trasmette. Si forma negli incontri che devono essere quelli più vasti possibili: tentare di preselezionarli in modo che la formazione sia nei fatti una trasmissione trovo che sia una forma di violenza e di limitazione della crescita. Infatti educare significa portar fuori, non buttar dentro.

  10. angelo scrive:

    Sono le scuole statali ad essere dei regimi, e non le private.
    Le private sono tante e con tanti orientamenti diversi. Mentre le statali devono mantenersi allineate al pensiero unico, enon ammettono il pluralismo.
    Ovvio che i bugiardi rossi tentino di ribaltare la frittata e di far passare i privati come dittatori, e loro come portatori della libertà…
    Fateci caso, tutti i regimi ragionano (si fa per dire) in questo modo.

    • filomena scrive:

      Un po’ di onestà intellettuale però non guasta. La maggior parte delle scuole paritarie è di matrice cattolica per cui io tutto questo pluralismo non lo vedo. Nella scuola pubblica invece tuttle visioni hanno diritto di cittadinanza e la “contaminazione” tra culture diverse rappresenta una ricchezza posto che tutti siano disposti a mettersi in discussione. Il pensiero unico io lo vedo invece presente nelle scuole confessionali tant’è che SR non si è in linea con il progetto educativo si viene allontanati. Nella scuola pubblica convivono culture diverse e nessuno viene allontanato perché non rientra nei canoni di questa o quella religione

      • lucillo scrive:

        Filo, non lo auguro a nessuno: ma a questi farebbero bene una decina d’anni sovietici, giusto per capire che cosa è un regime e che cosa è una democrazia pluralista.

      • beppino scrive:

        >>> … la maggior parte delle scuole paritarie è di matrice cattolica per cui io tutto questo pluralismo non lo vedo <<>> nella scuola pubblica invece tutte visioni hanno diritto di cittadinanza e la “contaminazione” tra culture diverse rappresenta una ricchezza posto che tutti siano disposti a mettersi in discussione<<<
        Non so in che scuola pubblica lei sia "uscita" e non sono dove veda questo presunto diritto di cittadinanza di tutti. Potrei elencare enne esempi di fatti storici e quindi inequivocabili, bellamente messi nel cassetto e non presi in considerazione dai programmi ministeriali delle materie storiche (o nel periodo scolastico semplicemente con presi in considerazione dalla maggioranza dei docenti) … e non certamente per garantire il pluririchiamato concetto di "laicità" della scuola pubblica.

        *** il pensiero unico io lo vedo invece presente nelle scuole confessionali tant’è che SR non si è in linea con il progetto educativo si viene allontanati ***
        Considerazione che così espressa vuol dire tutto ma vuol dire anche niente. Per non parlare poi delle situazioni per cui si é "obbligati" ad iscrivere i figli alle scuole paritarie. E obbligati non per il fatto che si é genitori classisti o monorientati ma per il semplice fatto che il pubblico, adeguatamente foraggiato attraverso la ipertassazione che c'é nel nostro Paese, non é in realtà mai riuscito a fornire un minimo set di servizi e possibilità educative efficaci ed esaustivi alle famiglie.

        *** Nella scuola pubblica convivono culture diverse e nessuno viene allontanato perché non rientra nei canoni di questa o quella religione ***
        Io non so della sua esperienza. Personalmente ho conosciuto la scuola (superiori) fra gli anni settanta e gli anni ottanta per esperienza diretta e negli anni fra il 2000 e il 2010 (sempre superiori) in riferimento all'esperienza educativa dei figli; certamente nessuno viene "esplicitamente" allontanato (e ci vorrebbe anche… ) ma sul rispetto delle diverse sensibilità, particolarmente per quella dei cristiani e particolarmente sulle tematiche etiche, é meglio sorvolare…

        La frase "… non rientra nei canoni di questa o quella religione" stona sa tanto di "forzatura culturale"; se ne faccia una ragione… la religione c'é sempre stata e sempre ci sarà, in quanto specchio della aspirazione all'infinito che, prima o dopo, ogni persona normale prova. Aspirazione che non può essere tenuta nel cassetto o limitata all'ambito casalingo come certa spocchiosa cultura massimalista ed ideologica laica vuole; ci sarebbero bel altri "canoni" da approfondire… ma forse é il caso di darci un taglio.

      • beppino scrive:

        >>> … la maggior parte delle scuole paritarie è di matrice cattolica per cui io tutto questo pluralismo non lo vedo <<>> nella scuola pubblica invece tutte visioni hanno diritto di cittadinanza e la “contaminazione” tra culture diverse rappresenta una ricchezza posto che tutti siano disposti a mettersi in discussione<<<
        Non so in che scuola pubblica lei sia "uscita" e non sono dove veda questo presunto diritto di cittadinanza di tutti. Potrei elencare enne esempi di fatti storici e quindi inequivocabili, bellamente messi nel cassetto e non presi in considerazione dai programmi ministeriali delle materie storiche (o nel periodo scolastico semplicemente con presi in considerazione dalla maggioranza dei docenti) … e non certamente per garantire il pluririchiamato concetto di "laicità" della scuola pubblica.

        *** il pensiero unico io lo vedo invece presente nelle scuole confessionali tant’è che SR non si è in linea con il progetto educativo si viene allontanati ***
        Considerazione che così espressa vuol dire tutto ma vuol dire anche niente. Per non parlare poi delle situazioni per cui si é "obbligati" ad iscrivere i figli alle scuole paritarie. E obbligati non per il fatto che si é genitori classisti o monorientati ma per il semplice fatto che il pubblico, adeguatamente foraggiato attraverso la ipertassazione che c'é nel nostro Paese, non é in realtà mai riuscito a fornire un minimo set di servizi e possibilità educative efficaci ed esaustivi alle famiglie.

        *** Nella scuola pubblica convivono culture diverse e nessuno viene allontanato perché non rientra nei canoni di questa o quella religione ***
        Io non so della sua esperienza. Personalmente ho conosciuto la scuola (superiori) fra gli anni settanta e gli anni ottanta per esperienza diretta e negli anni fra il 2000 e il 2010 (sempre superiori) in riferimento all'esperienza educativa dei figli; certamente nessuno viene "esplicitamente" allontanato (e ci vorrebbe anche… ) ma sul rispetto delle diverse sensibilità, particolarmente per quella dei cristiani e particolarmente sulle tematiche etiche, é meglio sorvolare…

        La frase "… non rientra nei canoni di questa o quella religione" stona e sa tanto di "forzatura culturale"; se ne faccia una ragione… la religione c'é sempre stata e sempre ci sarà, in quanto specchio della aspirazione all'infinito che, prima o dopo, ogni persona normale prova. Aspirazione che non può essere tenuta nel cassetto o limitata all'ambito casalingo come certa spocchiosa cultura massimalista ed ideologica laica vuole; ci sarebbero bel altri "canoni" da approfondire… ma forse é il caso di darci un taglio.

        • filomena scrive:

          Mi dispiace che lei consideri quello che ho detto espressione di spocchia culturale non era certo questa la mia intenzione. La scuola oggi é profondamente diversa da quella che abbiamo frequentato io e lei più o meno negli stessi anni. Oggi la scuola é multietnica, ai nostri tempi i temi erano altri, erano i tempi della contestazione, delle scuole occupate ecc. La religione é tornata a rientrare nei temi di discussione in parte forse per la contrapposizione di culture diverse. A mio avviso questo per quanto sia comunque un arricchimento a livello cculturale, ha determinato un passo indietro sulla centralità della persona, dei diritti civili e questo a mio avviso non é un bene.
          Poi se voleva sottolineare le carenze di servizi come per esempio il tempo pieno, allora le do ragione ma questo non é un problema della scuola superiore. Per me, come l’ho vissuta io la scuola é un luogo di elaborazione di idee, di apertura mentale, mentre nelle scuole confessionali la visione della vita viene fornita già bella e pronta, calata dall’alto. Compito educativo degli insegnanti secondo me é fornire agli studenti gli strumenti per analizzare la realtà non indicare cosa é bene e cosa é male e questo deve ammettere é una costante nelle scuole confessionali.
          Ma forse mi sono un po’ dilungata e l’ho annoiato per cui chiudo cosi.

      • gipo scrive:

        Cara Filomena,
        in una scuola pubblica (liceo scientifico statale) chi le risponde è stato l’unico genitore a sostenere la possibilità per un prof di storia e filosofia (dichiaratamente marxista) di trattare liberamente le sue materie; gli altri, in particolare neogrilletti e cattolici adulti e responsabili gli si sono scagliati addosso chiedendone a gran voce la sostituzione e chiedendo al sottoscritto di scusarsi per aver difeso quello che a loro dire sarebbe indifendibile.
        Chi ha esercitato con coscienza il principio della libertà vissuta (non si tratta di libero arbitrio ma di libertà)?
        il cattolico oltranzista e veterociellino che le scrive o i neo farisei cattomaoisti che chiedono a gran voce il rispetto della propria libertà senza riconoscrla agli altri? (si ricordi o porcelli orwelliani……)

  11. paolo scrive:

    Repubblica esalta la libertà solo quando è libertinaggio di sinistra.
    Ad esempio difende a spada tratta i writers abusivisti e i centri sociali okkupati.
    Ma se sono i cristiani a rvendicare una qualche forma di libertà (legalmente) allora apriti cielo!

  12. AndreaB scrive:

    Buonasera, purtroppo alcune persone credono che anche le scuole cattoliche dovrebbero incentivare e promuovere la sodomia, addirittura tra i bambini e tra i ragazzi. Questo non solo non deve essere permesso nelle scuole cattoliche, ma in tutte le scuole statali. E’ evidente che promuovere la sodomia, specialmente tra i minori, sia un favoreggiamento alla pedofilia. Ricordo nuovamente che il rispetto per una persona non implica abbracciare in toto le sue idee.

    Nel caso specifico, come hanno gia’ sottolineato in diversi, cosa succederebbe se qualcuno iscritto a qualche associazione lgbt si mettesse a insegnare che la sodomia e’ sbagliata? Sul piano laico sembra che oramai sia diventata soltanto un’opinione, ma pero’ sul piano cristiano e’ verita’.
    L’educazione dei ragazzi all’altruismo ed al rispetto reciproco sta venendo meno proprio grazie a chi vorrebbe eliminare le scuole cattoliche.

    • filomena scrive:

      Mi dispiace ma sei completamente fuori strada e ossessionato dall’omosessualità al punto da confonderla con la pedofilia. Poi se la tua religione ti impone determinati principi sei libero di credere e fare ciò che vuoi della tua vita ma tieni presente che questo vale per tutti anche chi dei principi della tua religione non sa che farsene.

      • AndreaB scrive:

        Credo, in realta’, che sia lei ad essere ossessionata dall’omosessualita’. A parte questo, se lei rilegge attentamente il mio intervento, potra’ desumere che e’ piu’ generale di quanto da lei interpretato.

      • beppino scrive:

        Usare il proprio corpo ed il corpo altrui in modo non ortodosso certamente non e’ automaticamente configurabile e contiguo alla pedofilia (che, almeno per adesso, rimane malattia… e speriamo rimanga tale anche se i dubbi ci sono…). Allo stesso modo va precisato che non e’ la religione (ovvero non e’ solo la religione) che impone determinati principi sull’argomento. Unica ossessione che vedo e’ solo quella che porta a reiterate forzature e presenze su argomenti e situazioni statisticamente quasi irrilevanti perché interessanti una fascia limitata di popolazione, ovviamente con diritti, doveri e a cui va garantita ampia cittadinanza, ma sempre limitata in termini di frequenza e numerosità.

  13. Bifocale e Filomena scrive:

    Scusateci per le corbellerie che abbiamo scritto. Non ce ne rendiamo conto.

    • beppino scrive:

      Poverini… :) .

      Ci sara’ sempre qualcuno che pensa siano corbellerie come ci sara’ sempre qualcuno, in linea con la vostra visione, che rimane convinto di aver letto comunque cose buone e di essere allo stesso modo nel giusto.

      Pensare di avere la verita’ e cercare unilateralmente di imporla sono anticamera non ipocrita della riduzione della liberta’ altrui; ma e’ anche giusto pensare di avere la verita’ nel rispetto della visione altrui ponendosi nella condizione di essere sempre pronto ad imboccare la strada della revisione delle proprie idee. Presentarsi con la spocchia di chi la sa lunga e far capire di avere a che fare con persone “inferiori” solo perche’ lasciano aperto il loro cuore al sentire religioso concludendo (a priori) che le stesse devono rimanere confinate nel privato per non “sporcare” la visione altrui dell’essere comunità sociale e delle relative leggi che la governano e’ il miglior modo per dire “le mie idee non si toccano”. Ognuno tragga le sue conclusioni.

      • Giovanni Cattivo scrive:

        E infatti qui nessuno dice niente del genere.
        Nessuno dice che il fatto di essere religiosi debba essere “privato” nel senso che uno può pregare solo di nascosto. I cattolici si riuniscono pubblicamente ogni Domenica e parecchie volte all’anno sfilano in strada con le statue dei santi e non ho mai sentito nessuno che fosse contrario. Diverso è pretendere che i precetti della religione siano obbligatori per tutti. Che la regolamentazione di un fatto civile sia ispirato dalla religione e non dalla ricerca del bene comune (che possono coincidere, ma bisogna dimostrarlo senza ricorso all’autorità della fede) Siete voi a pretendere che i comportamenti contrari alla vostra morale non abbiano riconoscimento pubblico e siano confinati nel privato

        • beppino scrive:

          Sono commenti e considerazioni gia’ meno supponenti. Ed e’ gia’ qualcosa…

          ***Nessuno dice che il fatto di essere religiosi debba essere “privato” nel senso che uno può pregare solo di nascosto***
          Primo dissenso: essere religiosi non vuol dire pregare (o meglio non vuol dire “solo” pregare)… non c’e’ nessun credente che non abbia una propria visione della vita e delle proprie idee. Idee che hanno la stessa dignità e diritto di cittadinanza al pari delle Sue. Vedo che non perde il vizio di “confinare verso il basso”, e a priori, la qualita’/varieta’ culturale delle persone “religiose”…

          ***I cattolici si riuniscono pubblicamente ogni Domenica e parecchie volte all’anno sfilano in strada con le statue dei santi e non ho mai sentito nessuno che fosse contrario***
          Secondo dissenso. A parte il fatto che per la cultura ed il mondo cattolico processioni and company sono aspetti relativamente secondari ai fini del presente scambio di opinioni, … NON e’ comunque così (anche sviluppando la considerazione solo nell’ambito del nostro Paese)…

          ***siete voi a pretendere che i comportamenti contrari alla vostra morale non abbiano riconoscimento pubblico e siano confinati nel privato***
          Terzo dissenso. Di VERE pretese mi pare di averne intraviste, ma su ALTRI lidi (si riguardi i precedenti interventi suoi e di chi la pensa come lei…)

          ***…che la regolamentazione di un fatto civile sia ispirato dalla religione e non dalla ricerca del bene comune (che possono coincidere, ma bisogna dimostrarlo senza ricorso all’autorita’ della fede)…***
          Quarto dissenso. Chi ha un posto nel suo cuore per la “religione” non e’ privo di proprie idee e di un proprio bagaglio culturale (anche se a Lei fa comodo pensare in contrario); cio’ ovviamente non puo’ non incidere nella dialettica e nella conta democratica per definire le regole che ci tengono insieme. Sulla “ricerca del bene comune…” mi sembra di ricordare un copyright non proprio di estrazione laica (ma cio’ e’ secondario ed in ogni ogni caso non mi pare proprio che la nostra moderna e decantata società dei diritti – incivili – e dei doveri – ma solo verso chi fa comodo – stia effettivamente massimizzando l’acquisizione del bene comune…).

          • Giovanni Cattivo scrive:

            Non capisco i dissensi, davvero, forse mi sono spiegato male:
            in sintesi penso che un religioso ha diritto ad esprimere il suo pensiero in pubblico e in privato. Le opinioni ispirate dal suo credo su come deve funzionare una società sono normali argomenti di dibattito, l’unico limite è che non se ne può supporre la validità a priori, in quanto Parola di Dio, il loro valore deve essere dimostrato come quello di ogni altro argomento. Tutto qui a mio avviso.

            • beppino scrive:

              Le persone PER LE QUALI la religione (mi riferisco al Mistero cristiano ovviamente…) e’ intima parte del proprio bagaglio di idee e di cultura, hanno diritto ad esprimere in pubblico il proprio pensiero e a confrontarsi senza pregiudiziali col pensiero altrui.
              Le opinioni ispirate dal proprio credo non possono essere non considerate e devono essere rispettate sia in termini di oggetto che di soggetto del dibattito.
              Fin qui non si può non essere d’accordo.

              A mio parere pero’ NON esiste un problema di rischio collegabile ad una presunta validità a PRIORI, in quanto “parola di Dio” come da Lei affermato. Non c’e’ nulla nel bagaglio di idee, di cultura, di sentimento, di proposta, ecc… apportabile normalmente da parte dei cristiani che non sia “dimostrabile”, “giustificabile” o semplicemente “pesabile” in termini di normale e classica dialettica/logica a Lei tanto cara. Il “sentire” la propria fede, il “viverla” passando attraverso la “testimonianza cristiana”, i “dogmi” della fede, ecc… non possono incidere nella visione della vita di un credente (incidendo quindi nelle scelte politiche, etiche, ecc…) con profondità tale che non sia “raggiungibile” e “motivabile” anche con banali e semplici considerazioni logiche correlate/correlabili al “contorno sociale” e alla “realta’ sociale” vissuta da ogni persona.
              Il cristianesimo e’ nato per controbilanciare l’egoismo “naturalmente” insito in ogni animo umano. E’ il cristianesimo che ha introdotto il concetto di bene comune. Non c’e’ altro da dire e soprattutto non serve prendere le distanze…

              La ringrazio comunque per l’equilibrio e la dialettica “aperta” utilizzata.

              • Giovanni Cattivo scrive:

                Secondo me che una donna abbandonata dal marito non potesse rifarsi una vita sposando un altro mi è sempre parso incompatibile con qualunque logica. Eppure ci sono voluti anni e un referendum per avere il divorzio.

                In effetti uno dei meta-argomenti della discussione che si sviluppa qui tra laici e credenti conservatori è proprio che le gli argomenti “logici” che usate sono una evidente foglia di fico per coprire il fatto che certe cose non vi piacciono perchè non sono in linea con le vostre scritture

                Beninteso è un vostro diritto, basta che non vi stupite se non risultate convincenti

                • beppino scrive:

                  *** secondo me che una donna abbandonata dal marito non potesse rifarsi una vita sposando un altro mi è sempre parso incompatibile con qualunque logica. Eppure ci sono voluti anni e un referendum per avere il divorzio ***
                  Solita tecnica di introdurre sempre nuovi argomenti (probabilmente perche’ si e’ a corto di “ben altri” argomenti …)
                  Pero’, poverini, quanta sofferenza per avere questo diritto; quei quattro straccioni di politici democristiani vi hanno fatto tanto soffrire, vero? … Alla fine pareva la panacea di tutti i mali, ma altrettanti anni ci sono voluti, con enormi strascici di dolore in danno ai piu’ piccoli, per accorgersi della necessità di acquisire almeno l’istituto dell’affido condiviso (chissa’ perche’…). Ora c’e’ tutto, tra poco anche il divorzio brevissimo. Si rilegga le statistiche degli ultimi decenni, provi ad approfondire lo stato delle famiglie in Italia, guardi l’andamento dei nati e dei morti, l’andamento stesso dei matrimoni, cerchi di approfondire quali sono le prospettive e le proiezioni future… Poi… cominci pure col solito piagnisteo che per fare figli ci vuole lavoro e sicurezza, che deve essere una scelta ponderata, ecc… ecc… Una societa’ piena di diritti “civili” ma senza futuro perche’ egoisticamente legata al contingente; una società senza un minimo di rispetto per il bene comune (quello vero … non quello fittizio e di comodo da lei tanto strombazzato).

                  *** In effetti uno dei meta-argomenti della discussione che si sviluppa qui tra laici e credenti conservatori è proprio che le gli argomenti “logici” che usate sono una evidente foglia di fico per coprire il fatto che certe cose non vi piacciono perchè non sono in linea con le vostre scritture ***
                  Lei parla di cose che non sa (probabilmente in modo anche ricercato appositamente…); ma non sto più al gioco. Non posso partire ogni volta dall’abc…

                  *** Beninteso è un vostro diritto, basta che non vi stupite se non risultate convincenti ***
                  Se col “voi” si riferisce ai cristiani si metta pure il cuore in pace… l’ultimo dei problemi e’ proprio quello di farsi venire il mal di pancia perche’ il mondo non va come dovrebbe andare. Se cosi’ fosse non sarebbe necessario il cristianesimo stesso… ci ha mai pensato?

                  • lucillo scrive:

                    Infatti il cristianesimo non è affatto necessario!
                    Ben inteso: penso che siano venute molte buone cose da molti cristiani; sicuramente nella storia, per lo meno quella dell’occidente, non si può prescindere da quanto apportato dal cristianesimo, in larga parte buone cose, anche se non poche pessime.
                    Ma non è necessario. Da un punto di vista storico è una religione e una cultura sviluppata in un tempo e in luogo; da un punto di vista religioso è una delle tante varianti: certo con caratteristiche assai particolari e per molti aspetti uniche, ma niente di eccezionale.
                    Capisco che per agli adepti risulti necessario, vale per tutti gli adepti di qualsiasi cosa, niente di strano e niente di male. Il problema è quando gli adepti vogliono che tutti gli altri vivano secondo il loro pur legittimo credo, come fanno per esempio quelli di boko aram e i fanatici del nuovo califfato.

                    • Fran'cesco scrive:

                      Lucillo,
                      mi sembra naturale che quando uno scopre una cosa vera (cioe’ che Dio ci ha creati, che ha mandato suo Figlio per salvarci etc etc) la proponga (non imponga) a tutti i suoi “fratelli” e “sorelle”, con tutto quello che ne consegue.
                      Che non sia necessario rispondere alle domande esistenziali ci sta. Ma che non sia utile per la tua vita no….

                    • beppino scrive:

                      ****Infatti il cristianesimo non è affatto necessario****
                      Non sono d’accordo. Provi a indicarmi una fede, una corrente di pensiero, un modo di essere, una filosofia, ecc… finalizzato/i a contenere e limitare tutte quelle caratterizzazioni dell’animo umano accumunabili sotto il termine egoismo. Certo per persone come Lei che ritengono che tutto assuma rilevanza ed importanza fondamentalmente nell’arco della propria esistenza potrà andare anche bene… porti pazienza, altri non la pensano come la pensa Lei. E non scomodo necessita’ o meno di possedere una visione escatologica della vita; per dialogare con Lei e’ più che sufficiente un minimo di sana logica. Alla fine ci sono sempre i fatti (indiscutibili) che fanno la differenza.

                      *** Da un punto di vista storico è una religione e una cultura sviluppata in un tempo e in luogo; da un punto di vista religioso è una delle tante varianti: certo con caratteristiche assai particolari e per molti aspetti uniche, ma niente di eccezionale***
                      Qui posso (laicamente) concordare tranne sulla parte “niente di eccezionale”; termine che denota fondamentalmente una superficiale (e sono forse sono anche ottimista…) conoscenza del contributo del cristianesimo e dei conseguenti contributi speculativi in ambito non solo religioso ma anche in campo etico, filosofico e culturale in senso lato.

                      ***Capisco che per agli adepti risulti necessario, vale per tutti gli adepti di qualsiasi cosa, niente di strano e niente di male.. ecc…***
                      Lei continui pure a disprezzare … Qui gli unici “seguaci” che vedo sono solo persone affiliate al pensiero ateo e laicista, culturalmente anche non irrilevante, ma che si sorregge soprattutto per accumunato odio verso i credenti. Come allo stesso modo altre sono le persone che possono considerarsi indirettamente “seguaci” dei vari boko aram and company visto il livello stereotipato, privo di contenuti, violento e pieno di luoghi comuni disprezzanti che qualifica unilateralmente il confronto su questi argomenti.

                  • Giovanni Cattivo scrive:

                    Io non sto affatto introducendo “nuovi argomenti” . Sto semplicemente illustrando, con un esempio pratico e pertinente il vostro modo di ragionare rispetto ai problemi politici e sociali. Non era scritto da nessuna parte che la legge sul divorzio dovesse essere fatta così, si poteva per esempio permetterlo solo in caso di colpa (quello che oggi si chiama divorzio con addebito) o solo con il mutuo consenso (ricorda la famosa frase dei film americani “Non ti concederò mai il divorzio”?). Potevate far valere le vostre ragioni conto chi come noi lo voleva a semplice richiesta di uno dei coniugi. Invece vi siete arroccati nella difesa ad oltranza del principio “l’uomo non sciolga ciò che Dio ha unito”, e siete stati travolti

                    Direi che è anche poco serio usare i dati in modo impressionistico, ci sono società dove il divorzio esiste da secoli, come in tutto il Nord Europa e non mi pare proprio che siano”senza futuro” e viceversa nell’unico posto al mondo dove il divorzio non esiste, le Filippine, non mi risulta che la situazione delle famiglie sia così splendida.

                    Ps è una mia impressione o più si entra nello specifico e più la sua flemma diminuisce?

                    • beppino scrive:

                      E bravo il nostro Giovanni. Guardi che non c’e’ nessun problema ad ammettere che il “principio” di tutto fu il divorzio (a dir la verita’ per me fu la legge sull’IVG…) e la battaglia fu persa. Quel che Lei non vuol capire e’ che al cristianesimo interessa relativamente poco “vincere” le battaglie; quel che interessa e’ dare testimonianza del proprio credo (o meglio … della propria visione della vita, forse le e’ piu’ chiaro il concetto) e dare un senso alla stessa vita (anche) nell’ottica di una visione escatologica qualificante.
                      Siamo tornati ai tempi di Taigeto, come siamo tornati al tempo in cui la vita aveva significato e avvenire solo se connotata da prevaricatorio dominio di qualcuno verso qualcun altro… e’ realta’ fertile per dare testimonianza e proporre prospettive, forse piu’ difficili da seguire, ma sicuramente “diverse” e con “sbocco” sicuramente diverso.
                      Le balle sul divorzio che esiste da secoli le vada a raccontare in qualche altra parte. Il resto é STATISTICA (magari con componenti fortemente stocastiche ma sempre statistica é)… sono cioe’ NUMERI. Un devoto laico come Lei vuole forse mettere in discussione i numeri? Guardi che se mette in discussione anche questi… le resta ben poco.

                    • Giovanni Kativo scrive:

                      Il divorzio è stato introdotto nella legislazione di uno stato moderno la prima volta in Francia, per decreto della Convenzione, il 20 Settembre 1792-

                      Non so se lo ha notato ma sono bastati pochi post e la logica se ne è andata subito sostituita dalla rivendicazione di una Verità assoluta di cui dare testimonianza.

                      Altre che “Non c’e’ nulla nel bagaglio di idee, di cultura, di sentimento, di proposta, ecc… apportabile normalmente da parte dei cristiani che non sia “dimostrabile”, “giustificabile” o semplicemente “pesabile” in termini di normale e classica dialettica/logica a Lei tanto cara.”

        • lucillo scrive:

          Perfetto.
          Questa me la annoto… anzi, me la studio a memoria!

  14. lucillo scrive:

    Fran’cesco
    25 luglio 2014 alle 10:18
    Lucillo,
    mi sembra naturale che quando uno scopre una cosa vera (cioe’ che Dio ci ha creati, che ha mandato suo Figlio per salvarci etc etc) la proponga (non imponga) a tutti i suoi “fratelli” e “sorelle”, con tutto quello che ne consegue.
    Che non sia necessario rispondere alle domande esistenziali ci sta. Ma che non sia utile per la tua vita no….

    Ma anche no.
    Si fa domande, trova risposte, le propone… da vedere meglio cosa significa “con tutto quello che ne consegue”.
    Poi c’è anche chi si fa domande differenti, o alle stesse domande da altre risposte, e qui il tema delle conseguenze diviene particolarmente importante in quanto tutta la società è luogo di domande e di risposte: il problema è quando le risposte di alcuni devono valere per tutti. E questo è tanto più vero quanto più importanti sono le domande. In questo senso il mio riferimento a boko aram e ai salafiti – in altre situazioni ho fatto riferimento all’unione sovietica o a pol pot – è sicuramente provocatorio, ma serve ad evidenziare cosa succede quando risposte particolari vengono universalizzate e rese cogenti per tutta la popolazione.

    • Fran'cesco scrive:

      Guarda, se alle domande “esistenziali” riesci a dare una risposta VERA (cioe’ senza bluff verso te stesso), sono contento per te. Io senza Lui non riesco proprio. E con Lui faccio fatica ma ci provo.

      • beppino scrive:

        Mi piace la sua considerazione Fran’cesco. Fare fatica con Lui e provarci constatando l’impossibilita’ di non tenerne conto…

      • lucillo scrive:

        Rispetto tutte le domande e tutte le risposte, quelle date in compagnia (qualunque compagnia) e quelle in solitaria.
        Solo tre cose, non in contraddizione ma ad integrazione e specificazione dell’affermazione precedente
        – da un punto di vista storico-personale è sempre il soggetto che formula (o si trova) domande e che elabora (o incontra ed accoglie) risposte
        – da un punto di vista logico il fatto che una risposta sia SODDISFACENTE non implica che sia VERA
        – da un punto di vista sociale e politico il fatto che una risposta soddisfacente sia sentita come vera non implica che essa debba essere estesa ad altri in forza di legge.

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