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La petalosa moda di non dare compiti per le vacanze

giugno 16, 2016 Elisabetta Longo

Basta esercizi e traduzioni. Sono sempre di più i professori che suggeriscono di ballare, svagarsi, giocare. È pure nato il gruppo “Basta compiti”

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Rileggere i classici? Tradurre versioni, svolgere problemi di trigonometria durante le vacanze estive? Giammai. Dimenticate i tradizionali compiti per le vacanze, ormai non li assegna più nessuno. Sembra diventato un costume consolidato, per molti insegnanti, decidere di non assegnare più nessun compito, citando sempre come buon esempio scolastico quello dei Paesi scandinavi, che da tempo hanno rinunciato ai compiti da svolgere a casa. Oggetto di interesse anche da parte del controverso regista Michael Moore, che se n’è occupato nell’ultimo documentario “Where to invade next”.

BALLARE SENZA VERGOGNA. Se ne parla da anni. Lo scorso anno, un professore di un liceo di Fermo aveva pubblicato su Facebook una lista di quindici sognanti imperativi da eseguire al posto di noiosi ripassi e traduzioni: fare una passeggiata in riva al mare in solitudine guardando il sole sorgere, ballare senza vergogna, dichiarare i propri sentimenti a una persona amata, sognare come dovrebbe essere la vita.
Un dirigente scolastico genovese ha preso talmente seriamente l’argomento da fondare il movimento “Basta compiti”, con annessa petizione per abolire questa, a sua detta, dannosa pratica. Nel manifesto del movimento si legge che i compiti procurano disagi agli studenti in difficoltà, tolgono tempo allo svago, discriminano perché avvantaggiano chi ha genitori premurosi e istruiti, sono addirittura malsani perché costringono a portare zaini pesanti.

FIORI E PIGIAMA PARTY. Il sindaco di Mamoiada (Nuoro), Luciano Barone, ha emanato un’ordinanza per consigliare ai docenti di non assegnare esercizi da svolgere a casa, riprendendo proprio il manifesto del professore di Fermo. «Attenzione, però, non sto dicendo di abbandonarsi alla noia o di non fare niente», ha sottolineato il primo cittadino sul suo profilo Facebook. Ah, no, sembrava, in effetti. Tant’è che giura: «Controllerò io stesso che siano stati fatti».
Sulla stessa scia un gruppo di maestre di una scuola primaria di Ferrada, in provincia di Genova, che hanno assegnato ai loro allievi una serie di passatempi estivi, come fare un pigiama party, raccogliere fiori da regalare alla mamma e ballare come matti da soli in cameretta. Cose che, a detta delle maestre, fanno crescere. Non il cervello, però.

Foto da Shutterstock

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7 Commenti

  1. Giannino Stoppani scrive:

    Tutta la vita coi contrari ai compiti a casa.

  2. Susanna Rolli scrive:

    La giusta misura in tutto -anche nei compiti estivi, il troppo stroppia alunni e genitori (o nonni): parola di una che ci sta dentro fino al collo. Mens sana in corpore rilassato.

    • Susanna Rolli scrive:

      E non aggiungo altro.

      • Velenia scrive:

        Ai miei tempi (anni 70)alle scuole elementari e medie non si davano compiti per le vacanze.Andavo al mare,giocavo in giardino e leggevo libri a quintali:tutti i classici per l’infanzia da L.M.Alcott a Verne a Salgari e London.Idem al ginnasio( ruggenti anni 80),a quel punto mi era venuta una fissa per la letteratura russa e partendo da Dostojesky arrivai a Pasternak.Al liceo la prof.di italiano ci dava una lista di autori del 900 da leggere,nient’altro .Sinceramente non mi sembra di essere venuta su analfabeta.

        • Susanna Rolli scrive:

          Beh!, è risaputo che leggendo s’impara!..si impara a leggere, a scrivere, a stimolar la fantasia, e forse altro. Io dico : giusta misura, difficile da ottenere; e compiti personalizzati..inutile insistere su di una materia per un alunno che avrebbe biisogno di approfondire, lavorare piuttosto su di un’altra…che senso ha? Ma ci vorrebbe un’oretta per definire ed approfondire il discorso…

          • Giannino Stoppani scrive:

            Non si impara solo leggendo.
            Una bella passeggiata in campagna o una mattinata nell’orto insegnano assai.

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