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La moralina corrente imbruttisce il mondo

aprile 13, 2017 Giuliano Ferrara

Il guaio del giornalismo, della magistratura, dell’amministrazione è la cultura. Più viene simulata, come amore per i libri e per le idee giuste, più è Raitre, più è Pasolini, più è Calvino, più non c’è

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Stiamo mandando Paola Perego dallo psichiatra, con tutto il can can lussuriosamente grottesco fatto su un segmento di trasmissione dedicato al carattere delle donne che vengono dall’est Europa – già, perché nel mondo politicamente corretto non si può dire che gli zingari suonano bene il violino, proibito – e Magalli se la ride. Ha detto della sua collega Adriana Volpe, il Conducator, che sono anni che tutti sanno come fa a lavorare in Rai, pesante insinuazione, pare, intendeva dire sarcastico che la dà via. La Volpe gli sta antipatica, da tempo. Lei se ne fa una ragione ma chiede rispetto.

In effetti non si capisce come si possa fare di peggio: un modo tanto subdolo per umiliare una persona di sesso femminile va perfino al di là di una profferta, un invito a cena, anche magari una toccatina distratta e ironica da gallo cedrone. Ma quelli che fanno il nostro mestiere, che discettano sempre di “valori”, che maneggiano la morale e la moralina da mane a sera, che s’imbrancano per dare addosso a colpi di intercettazioni e violazioni del segreto investigativo a persone che poi risultano del tutto estranee ad accuse temerarie, i cari colleghi non si accorgono dell’incredibile che passa sotto i loro occhi. La Perego, per aver fatto praticamente niente, al massimo un po’ di Kitsch di prammatica nell’intrattenimento ozioso, sale sul patibolo dello scandalo nazionale; invece Magalli, che la mette giù volgare come nemmeno l’ultimo dei camionisti, si diverte con le scuse: non chiede scusa, dice che forse chiede scusa ma non sarà sincero, intigna, dà spettacolo della sua impunità. La Rai, autorità incerta e nevrotica, si volta dall’altra parte. Roba da matti.

Bill O’Reilly, energumeno simpatico e anche terribile dell’informazione di destra conservatrice marca Fox, se la cava anche lui, in un certo senso, come Magalli. Nel corso del tempo è stato inseguito da denunce ripetute per molestia dalle sue collaboratrici. Tutto continua nell’imperturbabilità, e lui dà lezione di politica e etica ogni sera. Ma almeno la Fox per mettere a tacere la faccenda ha totalizzato 13 milioni di risarcimenti, sono ventisei miliardi di vecchie lire, non so se mi spiego. Negli Stati Uniti il pol. corr. è devastatore, e ora ne pagano il fio con l’apocalisse demenziale al vertice, eppure le risorse per limitare i danni dei comportamenti davvero offensivi, davvero scorretti, tra grandi ditte di avvocati, stampa intollerante, comitati d’agitazione più o meno puritani, si trovano.

Da noi niente è richiesto ai Magalli, e magari una Ilaria Capua diventa una stragista chimica con la gogna in regola di magistrati e cronisti d’assalto, e la sora Perego, come la chiama Laura Cesaretti, una che non sbaglia mai, è impiccata sulla pubblica piazza per aver messo a tema, si dice così?, qualcosa di sociologicamente ovvio: le donne venute dall’est di recente hanno preso a occupare un posto speciale nell’immaginario psicologico e nell’eccitazione emotiva di tanti italiani, e nei loro comportamenti e nelle loro scelte. Ora, farne praticamente un quiz è quizzotico, non è di buon gusto, ma certo non è un crimine contro la ragione o contro la morale sessuale dell’eguaglianza e dell’indistinzione dei sessi.

Il guaio del giornalismo, della magistratura, dell’amministrazione è la cultura. Più viene simulata, come amore per i libri e per le idee giuste, più è Raitre, più è Pasolini, più è Calvino, più non c’è, scompare come vero sostrato di serietà, di distinzione razionale, e allora «tutto diventa possibile», come diceva un tempo la propaganda iperpresidenziale di Sarkozy e come dice oggi uno spot della Peugeot. E al di là della cultura, nel caso o nei casi in questione, c’è la sessuomania. Tutto è sempre ricondotto alla radice sessuale delle cose, scelta tipica dei pissoir dove le scritte e i disegnini educavano generazioni di sbarbati e di sbarbate a capire la genitalità molto di fretta, e ora come dice il mio amico Matzneff c’è la rete ch’è il pissoir a disposizione del cretino globale. Lo avevano capito Saul Bellow, Allan Bloom, Robert Hughes: più ci si allontana dalla vita, che è la complicazione classica della cultura vera, più ci si allontana dalla storia e dal mito, più si semplifica popolarescamente, ingordamente, bassamente e ci si involtola tra le gambe di donne e uomini per cavarsi d’impiccio.

Offese senza risarcimento
Sarebbe bello concluderne che il mondo ridiventa una ragazzata, che siamo tutti come alcuni presumono più leggeri, più gggiovani, più disincantati, invece è vero l’opposto. La moralina corrente, che diventa sostituzione del rispetto degli altri e dello stato di diritto nei casi peggiori, fa invecchiare male il mondo, lo deforma e lo imbruttisce. Ho letto lo splendido ultimo pamphlet sull’amore nel Seicento, sulla sua portentosa violenza e necessità, scritto da Pietrangelo Buttafuoco che racconta le gesta di Agostino Tassi, pittore: ecco, quello era il modo di stare dentro il trauma del piacere e della sessualità, che sono sempre un delitto celeste dell’anima e del corpo, sennò diventano chiacchiera e distintivo buoni per le polemiche televisive, le gogne, le calunnie, le offese senza nemmeno risarcimento.

Foto Ansa

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