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Cancellieri in rivolta. Protestano contro l’arrivo di nuovo personale per coprire i buchi di organico

febbraio 10, 2015 Chiara Rizzo

Il ministero vara la mobilità volontaria per gli ex dipendenti pubblici delle province, per non lasciarli a casa. I cancellieri insorgono: «Prima aumentateci lo stipendio»

giustizia-shutterstock_220284814Protestare contro l’assunzione di personale, a tempo indeterminato e con contratto regolare. La paradossale levata di scudi avviene in questi giorni a Milano e un po’ in tutta Italia: protagonisti sono i cancellieri dei tribunali, da tempo sotto organico. Proprio la carenza di personale nelle cancellerie, secondo vari addetti ai lavori (compreso il sindacato delle toghe, l’Anm, e il ministero della Giustizia) crea problemi e rallentamenti al funzionamento della macchina giudiziaria italiana.

LE ASSUNZIONI. Per questo motivo, con un bando del 20 gennaio il ministero della Giustizia ha pensato di coprire questa carenza di personale con la mobilità delle risorse umane in soprannumero di altri settori della pubblica amministrazione, per esempio con il trasferimento volontario dei dipendenti delle ex province. Si parla di almeno 33 persone a Milano, 853 in tutta Italia per coprire 1.031 posti di lavoro disponibili. In questo modo il Guardasigilli Andrea Orlando ha pensato di non lasciare disoccupato alcun lavoratore pubblico e al tempo stesso di permettere più efficienza nel comparto Giustizia. Peccato però che i cancellieri d’Italia (anche loro rientrano nella categoria dei lavoratori pubblici) in questi giorni invece abbiano scelto di salire sulle barricate.

LA PROTESTA. Così a Milano proprio negli ultimi giorni i cancellieri hanno rilasciato un comunicato di denuncia: «Dopo aver goduto della progressione in carriera nelle loro amministrazioni, copriranno i posti a cui aspirano da 10 anni i dipendenti della Giustizia», si lamentano. Sebbene dal Ministero abbiano assicurato – anche attraverso il bando – che il nuovo personale verrà adeguatamente formato, i cancellieri di Milano denunciano che i nuovi colleghi saranno privi di professionalità e di conseguenza «non destinati a colmare la carenza dei cancellieri in udienza, dai quali però verranno formati». Solo lo scorso 31 gennaio, a protestare sono stati invece 200 cancellieri del Tribunale di Roma, ma analoghe manifestazioni si susseguono in tutte le città (da Palermo a Perugia, passando per Napoli) dallo scorso dicembre.

«PRIMA AUMENTATE I NOSTRI SALARI». Quale sia il vero nocciolo della vicenda però probabilmente lo chiarisce il comunicato del Comitato lavoratori della giustizia, che riunisce molti dei cancellieri che protestano: «La parte economica stipendiale del personale dell’organizzazione giudiziaria non ha avuto alcuna progressione dal 2005, a differenza di quanto accaduto in altre amministrazioni pubbliche, dove tale indennità è aumentata», si legge. Il comunicato è stato diffuso il 5 febbraio, poco dopo che il Guardasigilli Orlando aveva ribadito di considerare la carenza di personale «uno dei vulnus più significativi nel funzionamento del nostro servizio giustizia» e assicurato di procedere anche per la «riqualificazione del personale attualmente in servizio». La disoccupazione ha travolto per anni molti dipendenti (per lo più privati), l’Italia viene condannata per la sua giustizia lumaca, caratterizzata anche da carenze d’organico, e cosa rispondono i cancellieri? “E a me che me ne importa?” sembrano cantare all’unisono, come in un vecchio swing di Renato Carosone.

Foto giustizia da Shutterstock

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6 Commenti

  1. recarlos79 says:

    incalzati dalla lotta ai diritti i liberisti verranno sconfitti.

  2. ftax says:

    Licenziateli tutti.

  3. Mavero says:

    Fare maggiore approfondimento prima di muovere le solite accuse superficiali non sarebbe contrario alla deontologia professionale di chi scrive, anzi…. Estrapolare frammenti di un comunicato per sradicare il senso complessivo di una legittima protesta, peraltro, riconosciuta come giusta anche dal segretario generale dell’A.N.M., corrisponde ormai a una consolidata tradizione del giornalettismo da fumetto italiano.

  4. giuseppina schiraldi says:

    Provare per credere

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