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La mappa della spaccatura a livello locale tra Pd e Idv

marzo 20, 2012 Chiara Sirianni

L’asse Pd-Idv-Sel, che doveva rimanere saldo a livello locale. sembra barcollare. A partire dalla rossa Toscana. Per il giornalista Alberico Giostra il Pd se l’è cercata: «Di Pietro è un cavallo di troia delle destre. Destabilizza ogni coalizione cui partecipa».

I rapporti tra Pd e Idv si fanno sempre più tesi. Anche a livello locale, dove la foto di Vasto sembrava imprescindibile, anche se a livello nazionale è già stata messa nel cassetto a causa del governo Monti. Dopo le amministrative, il responsabile enti Pd Davide Zoggia aveva ribadito che lo schema vincente restava quello tradizionale: un Pd alleato con Idv e Sel. Sono però parecchi i segnali che sembrano contraddire le affermazioni di Zoggia.

A partire dalla rossa Toscana: a Firenze Matteo Renzi ha escluso i dipietristi dalla giunta. L’Idv nel capoluogo toscano conta su due consiglieri, che appoggiano la giunta di centrosinistra, mentre Sel è passata all’opposizione. A Pistoia un assessore Idv ha raccolto firme per l’abolizione delle provincie, ed è stato rimosso. Per vendicarsi, l’Idv è passata all’opposizione. E anche un’altra roccaforte del centrosinistra vede l’Idv estromesso da una giunta comunale guidata dal Pd: a Livorno il sindaco, Alessandro Cosimi, ha invitato alle dimissioni il suo vice Luca Bogi (Idv). Il partito di Di Pietro ha annunciato che valuterà di volta in volta, sui singoli provvedimenti amministrativi, l’appoggio alla giunta Cosimi. «Il sindaco ha sbagliato – ha affermato il segretario provinciale dell’Idv, Benedetto Tuci –  pensando di poter tenere al guinzaglio un partito alleato». La Giunta Cosimi è sostenuta da 21 consiglieri del Pd, due dell’Idv e uno di Sel. I numeri le garantirebbero di camminare da sola ma con una maggioranza risicata di un solo consigliere. Il consigliere del partito di Vendola, Lamberto Giannini, ha dichiarato di non riconoscersi nella nuova maggioranza senza l’Idv e ha annunciato di essere pronto a dimettersi. Non è dunque escluso che Livorno segua la strada intrapresa dal Pd a Firenze, dove otto assessori su otto sono del Partito democratico, e dove gli assessori in quota Idv e Psi non sono stati sostituiti.

In Abruzzo, contro il sindaco uscente dell’Aquila, Massimo Cialente, neo vincitore delle primarie, contro il candidato appoggiato da Sel, c’è Angelo Mancini, consigliere comunale Idv. Sostenuto, oltre che dal  partito, da due liste civiche. Anche in provincia di Reggio Emilia sono volati stracci tra le formazioni di Bersani e Di Pietro a causa di un presunto conflitto di interesse riguardante un consigliere dell’Idv, Rudy Baccarini, tanto da portare i due capigruppo in consiglio provinciale (Paolo Croci per il Pd, ed Emanuele Magnani per l’Idv) a firmare un comunicato che ribadiva a gran voce che «l’alleanza non è in discussione», che «la stima è reciproca», che «è normale che si discuta», eccetera.

Dipietristi litigiosi? Cosa ha in mente l’Idv? Come si posiziona rispetto al Partito democratico? E soprattutto, un’alleanza puramente formale in vista delle amministrative potrà reggere sul lungo periodo? Secondo Alberico Giostra, giornalista e autore di un libro sul leader dell’Idv, l’errore è di chi si fida troppo: «Di Pietro è un cavallo di troia delle destre. Destabilizza ogni coalizione cui partecipa per la smania di protagonismo e per l’avidità di riconoscimenti. E oggi il suo partito sta mettendo in crisi il centrosinistra. Ma se fino a qualche anno fa consigliava a Vendola di lasciare la politica? Oggi ci si associa solo per disturbare il Pd, e crearsi una identità di sinistra, che non ha mai avuto e che non potrà mai avere».

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