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La Grecia pagherà la rivolta, ma viva il popolo che si ribella all’impero dell’egalité

luglio 11, 2015 Renato Farina

Anatole France svela in una frase l’inganno di questa uguaglianza europea: «Siamo uguali. Sia al ricco sia al povero è vietato dormire sotto i ponti»

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Pubblichiamo la rubrica “Boris Godunov” di Renato Farina contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

I popoli vogliono vivere. Ma non a qualsiasi prezzo fissato dall’imperatore. Pagheranno la ribellione, certo. Ovvio che sto parlando del referendum greco. Boris da buon russo avrebbe votato no, avrebbe incendiato il castello a costo di finire impalato, come nelle mille rivolte contadine russe, poi annichilite dal comunismo leninista e stalinista. Ora siamo al lutero-comunismo merkeliano, ma non è detto che vincerà.

I popoli non sono le masse. I popoli somigliano alle persone. Le masse sono somme di molecole, che sono componibili e scomponibili, identiche, uguali per miliardi di volte ripetitive. Non c’è nulla di più oppressivo, di più disperante, di più affamatore dei popoli del principio dell’uguaglianza. Non c’entra nulla l’uguaglianza con il rispetto della persona, con la sua valorizzazione come irripetibile, splendida unicità. È l’unicità che rende interessanti i rapporti. Se fossimo uguali di che parliamo?

L’uguaglianza spiana i nostri nomi, li rende inutili, come scatole di pelati sugli scaffali, che si distinguono solo per la posizione. Ciascuno di noi è unico, anche quando si riuscisse a produrre i cloni, con Dna tutti uguali, ci sarebbe una cosa imprevedibile, che è la libertà. Questa i clonatori non l’hanno prevista. Infatti i popoli, nonostante siano sottoposti all’uguaglianza forzata, poi si ribellano. Il referendum in Grecia è stato una ribellione contro il principio di omogeneizzazione, per cui si infila ciascuna identità, cultura, volontà nel tritacarne di regole stabilite dal padrone, che dice: siamo uguali, la legge è uguale per tutti, se vi discostate, pretendete addirittura di scegliere il vostro destino, siete condannati a morte. Guai a rifiutare l’uguaglianza.

Solo la differenza fa innamorare
C’è una frase di Anatole France che svela l’inganno di questa uguaglianza cui ci vogliono uniformare dal Nord Europa: «Siamo uguali. Sia al ricco sia al povero è vietato dormire sotto i ponti». Questo dice oggi Bruxelles a Grecia, Italia, Portogallo. Insomma qualcuno di non uguale c’è, ed è colui che stabilisce come applicare l’uguaglianza…

Siamo uguali in dignità, come i figli per nostra madre, i quali li ama perché sono diversi da lei e tra loro: siamo uguali nella nostra irripetibile unicità, che ha diritto di affermare la sua disuguaglianza. Non per schiacciare gli altri, ma per contribuire a un mosaico di colori, dove l’indipendenza, il libero arbitrio di ciascun cittadino e ciascun popolo, deve prevalere sull’imposizione dello standard che è noioso come un deserto con una sola sfumatura di grigio. In una città dove tutto è uniforme o si ammazza o ci si ammazza. Al massimo si sopravvive. La vita è un’altra cosa, è puntare alle stelle. Non annegare insieme nella palude. Viva la disuguaglianza, allora. Viva chi si discosta dal corso uniforme dei pensieri, e rischia la solitudine pur di dire la verità. Viva i popoli che non si sottomettono, e sono piccole navi corsare che rischiano cercando vento lontano dall’ammiraglia.

Ricordiamocelo quanti orrori sono stati commessi in nome dell’uguaglianza. L’egalité ha prodotto la ghigliottina, nel momento in cui ha rinunciato alla liberté. Il regime che ha cercato nella storia di affermare l’uguaglianza assoluta è stato il comunismo. In questo senso è stato perfetto: non c’è nulla che renda uguali quanto la morte. Ne ha ammazzati centoventi milioni, resi identici. In Urss a un certo punto non si trovava più posto per i morti nei cimiteri. In Cambogia, Pol Pot, che aveva studiato alla Sorbona di Parigi, ha fatto uccidere a picconate tutti coloro che non erano uguali poiché portavano gli occhiali e dunque leggevano e dunque erano propensi a pensare con la loro testa.

Solo la differenza consente di innamorarsi. La differenza tra i sessi è feconda. L’uguaglianza è narcisistica. La disuguaglianza amorevole fiorisce in mille fiori e in mille colori.

Foto Ansa/Ap


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5 Commenti

  1. Fabio says:

    Giustissimo tutto quello cge dice Renato Farina.
    Non essendo capace di scrivere come lui sntetizzo dicendo :
    meglio poveri , ma liberi !
    Grazie Grecia per averci ricordato che siamo stati creati liberi!
    E grazie a Benefetto XVI che nel suo celebre discorso di Ratisbona
    sottolineo’ l’importanza dell’ellenismo come elemento di crescita nel Cristianesimo.
    Nel Vangelo i greci volevano conoscere Gesu’.
    Ebrei e protestanti hanno eliminato dalle loro Bibbie i sette libri dell’Antico Testamento
    scritti originariamente in greco ….i cristiani ortodossi inveve li hanno conservati e hanno dato
    ragione al Concilio di Trento chevli conservava dopo la Riforma di Lutero che invece li aboliva.
    L’ellenismo e’un elemento importante dell’essere cristiano anche papa Ratzinger a Regensburg ce lo ha ricordato…

  2. angelo says:

    i POPOLI sono visti come fumo negli occhi dai nuovi PADRONI DEL MONDO. l’italia è già avviata a diventare una tabula rasa popolata da consumatori di musichette e di cibo spazzatura. IL GRANDISSIMO CARD. BIFFI AVEVA NON UNA MA MILLE RAGIONI. CHE CONTINUI A PREGARE PER LA CHIESA E L’ITALIA ( anche se l’italia non lo merita).

  3. maboba says:

    D’accordo sul mito dell’uguaglianza e sulle considerazioni generali finali, ma nel caso della Grecia e del suo referendum è in ballo anche qualcosa d’altro che con esso non ha nulla a che fare. Giusto dichiarare la propria “particolarità”, purché non si pretenda di mantenerla a scapito degli altri. Pur concedendo tanto alla tesi degli errori di questa Europa, delle tecnocrazie, magari massoniche, (tesi che riecheggia un po’ quella delle democrazie pluto-giudaico-massoniche di infausta memoria) rimane il fatto che in una comunità, bella o brutta che sia, non è consentito scaricare il peso dei propri comportamenti “allegri” sulle spalle degli altri, come vorrebbero fare in Grecia con Tsipras e compagnia. Identico discorso vale per il nostro debito, contratto per una sciagurata gestione della cosa pubblica pervicacemente protratta fino ad oggi. Ho sempre una reazione di rigetto quando si indica il nemico esterno come fonte delle proprie disgrazie. Dovrebbero essere gli altri a pagare per stipendi da favola di funzionari e dirigenti pubblici, magistrati politici, municipalizzate etc. etc. etc….. ? Cosa c’entra il lutero-comunismo merkeliano (affascinante definizione peraltro), se mai esiste, davvero non riesco a capirlo

  4. Fabio says:

    Sul Corriere della Sera di oggi 13 luglio c’e’ un articolo di U.Curi che vorrebbe ridurre a un mito la idea che la democrazia
    sia nata in Grecia, sostenendo che perfino Platone e Aristotele la criticarono e che la democrazia sara’pure un
    “supermercato di cistituzioni”ma non e ‘necessariamente il governo dei migliori.

    A parte il fatto che per quanto viilenti e misogini possano essere stati i prini greci “democratici” di fatto sono stati il primo esempio di governo collegiale nella storia dell’umanita’, essi si autoreputavano i migliori.

    Facendo il paragone con i giorni nostri con la UE che in pratica vuole commissionare la Grecia cosa cambia ?
    Chi sono i migliori ? La Merkel, Draghi, Scheuble ?
    E chi decide chi sono i migliori ?

    Almeno la Grecia ha permesso al popolo di esprimersi poi decideranno i migliori cioe’ i piu’potenti economicamente secondo lo stile della antica democrazia greca , come dice Curi, fatta da potenti che impongono con forza la loro
    volonta’ : questa democrazia e’naya in Grecia secondo Curi ma oggi la attua la Germania.

  5. dodi says:

    concordo con Farina ha espresso quello che penso,la bellezza di una nazione è nella sua unicita cosi come chi la abita….dovremmo far emergere l’unicità di ogni popolazione non cercare di uniformarle…mi viene in mente il nazismo e le minoranze.A me questa europa fa proprio schifo così com’è.

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