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La Grecia e la natura tecnocratica e antidemocratica del ricatto di Bruxelles

giugno 29, 2015 Rodolfo Casadei

Di fronte alla sfida tecnocratica alla sovranità dei popoli, non dovrebbero esserci dubbi su quale sia la parte giusta con cui schierarsi. Qualunque siano e siano stati i suoi peccati

Sulle cause remote e prossime della crisi del debito greco, come pure della depressione economica dei paesi Piigs, abbiamo scritto in lungo e in largo, spiegato la rava e la fava. Creare una moneta unica senza mettere in comune anche le politiche fiscali, prima fra tutte quella relativa all’inflazione, e senza mutualizzare il debito degli Stati, avrebbe prima o poi condotto a una situazione di interessi conflittuali e irriducibili. Avrebbe portato a ricatti incrociati come quelli che abbiamo visto formulare da Atene e dai partner di Bruxelles nelle ultime settimane.

In linea di principio, quando gli interessi rispettivi di due entità appaiono inconciliabili e quando esse passano ai ricatti, nessuno è moralmente tenuto a schierarsi con gli uni o con gli altri. Bisognerebbe semmai richiamarli alla necessità realistica del compromesso. Ma nel caso del braccio di ferro fra la Grecia e Bruxelles c’è a questo punto qualcosa che va al di là del dilemma obiettivo rappresentato dall’alternativa fra una remissione del debito che innescherebbe effetti a catena fra tutti gli stati indebitati della Ue e una non remissione che condannerebbe un paese a decenni di depressione economica. C’è la natura tecnocratica e antidemocratica del ricatto di Bruxelles.

Abbiamo letto sul Financial Times: «Un referendum potrebbe essere giustificato se il suo scopo fosse per rafforzare il sostegno greco alle difficili misure che stanno di fronte a noi. Ma in questo caso l’intenzione è opposta. Definendo l’offerta dei creditori un ricatto, Tsipras spera di poter maneggiare il referendum come un’arma contro i suoi avversari nell’eurozona, piuttosto che di usarlo per mettere al riparo il proprio governo dai radicali contrari all’accordo dentro al suo partito».
Ancora più gravi le dichiarazioni di Jeroen Dijsselbloem, il ministro delle Finanze olandese presidente dell’Eurogruppo, che ha detto: «Se vince il “sì”, di chi dovremo fidarci? Con chi lavoreremo a quel punto per attuare il programma?». Sì, avete letto bene: la democrazia ha valore solo se conferma quello che è stato deciso dai rappresentanti dei governi a Bruxelles; chi vi fa ricorso per altre ragioni che non coincidano con quella del rafforzamento di decisioni già prese in sede comunitaria, diventa perciò stesso inaffidabile, e la Ue deve cercare di sbarazzarsi di lui e di sostituirlo con un governo più malleabile. Non è una novità. È quello che è già successo nel 2012, con la defenestrazione pilotata del governo Berlusconi in Italia.

Di fronte alla sfida tecnocratica alla sovranità dei popoli, non dovrebbero esserci dubbi su quale sia la parte giusta con cui schierarsi. Qualunque siano e siano stati i suoi peccati. Se i greci decideranno di sacrificare la scodella di riso con cui Bruxelles li tiene in vita in cambio di una perigliosa libertà, che potrebbe comportare sacrifici ancora più duri di quelli attuali in termini di benessere, meriteranno tutto il nostro rispetto. Perché avranno lottato un po’ anche per la nostra libertà. Il riferimento storico è scontato: vengono in mente Leonida e i 300 delle Termopili, naturalmente.

Foto Ap/Ansa


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7 Commenti

  1. Filippo81 says:

    Grazie, Rodolfo per l’articolo. Effettivamente la Grecia avrà commesso tanti errori, ma il “rimedio” da parte della troika è molto più pericoloso e ingiusto.La Grecia potrebbe uscire dall’eurozona,nazionalizzare la propria banca centrale e tornare ad emettere moneta per conto proprio,avrebbe sicuramente problemi inzialmente , ma potrebbe raddrizzare la situazione a medio termine.Rimanendo nell’eurozona, comunque, la Grecia andrà ,secondo me, sicuramente verso il baratro,diventerà un Paese del terzo mondo.

  2. dodi says:

    FORZA GRECIA!!!il popolo per una volta decide,e il popolo greco è allo stremo ma non fino al punto di chinarsi sempre davanti ai potenti di sempre.Questa è la terza guerra mondiale combattuta con l’economia e come sempre i tedeschi dettano legge.E noi?tutto questa ripresa non si vede abbiamo superpensioni e poveri che non arrivano a 500 euro al mese.Renzi se la suona e se la canta,e la mia non è demagogia ma la realtà

  3. Giannino Stoppani says:

    Ma è proprio questa l’Europa che i suoi illustri padri avevano in mente?

  4. Cisco says:

    Purtroppo non solo la tecnocrazia, ma anche la democrazia può fare del male, come dimostra il referendum irlandese sebbene su tutt’altro tema. Auguro ai greci tutto il bene possibile, ma soprattutto mi auguro di non dover pagare i loro debiti.

  5. Jens says:

    Se vince il SI voglio proprio vedere cosa succede. Al momento però sembra che debba vincere il NO: stanno iniziando a morire di fame…

  6. Luca P. says:

    Quella della Grecia è una vera tragedia frutto di diverse ideologie. Da una parte quella socialista-assistenzialista che ha portato la Grecia ad un sistema pensionistico che divora ogni mese una buona parte degli aiuti del FMI.
    Dall’altra quella iper capitalista che suppone di creare un popolo sulla sola base di un mercato comune …
    Ed in tutto questo si inserisce il sistema finanziario che specula sui problemi (addirittura soffia sul fuoco) pur di creare fluttuazioni di mercato da sfruttare per immediati guadagni.
    Ad ogni modo la BCE ed il FMI chiedevano fondamentalmente una riforma immediata del sistema pensionistico ellenico … che ora dipende dagli aiuti internazionali.
    Alla fine anche noi siamo qui (da buoni italiani) a puntare il dito sulle colpe degli altri, mentre la più grande ce l’abbiamo noi che non siamo scesi in piazza a chiedere una Europa diversa.
    Comunque la Grecia non uscirà dall’Euro, il governo ellenico stamperà semplicemente delle cambiali, dei “pagherò” per i salari pubblici e le pensioni, questa carta finirà per essere una moneta parallela il cui cambio sarà gestito dal sistema bancario.

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