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La grande balla di Gioia Tauro ridotta a «pattumiera chimica» delle «armi siriane»

gennaio 17, 2014 Chiara Rizzo

Fatto e Repubblica dipingono scenari apocalittici per il transito dei due cargo incaricati di trasportare le armi siriani. Ma è solo molto rumore per nulla

“Gioia pattumiera chimica”: a dare l’apocalittico bollino al porto calabrese di Gioia Tauro è il Fatto quotidiano di oggi, che riporta la notizia del transito dei due cargo, uno norvegese e l’altro danese, incaricati di distruggere le armi siriane.

L’ULTIMO PRESIDIO IDV. Il Fatto descrive un tragico scenario: «Nel piazzale antistante l’ingresso al porto, spunta una bandiera dell’Idv», manco questa fosse l’ultimo presidio di civiltà in una terra abbandonata a pirati. Pazienza se – questo il Fatto non lo scrive – i due cargo che arriveranno a Gioia sono stati incaricati e coordinati nella distruzione delle “armi chimiche” dall’Opac, che non è la sigla di un’organizzazione terroristica, ma quella dell’organismo internazionale per la proibizione delle armi chimiche che si occupa del caso siriano insieme all’Onu. Il Fatto descrive invece con contezza di particolari la disperazione dei portuali sulla banchina: «”Quei container non li vogliamo” dicono alcuni dei portuali che lavorano proprio sulle gru che dovrebbero spostare le armi chimiche» si legge sul quotidiano.

APOCALISSE SU GIOIA. Stesso scenario apocalittico scelto da Attilio Bolzoni e Fabio Tonacci di Repubblica, per raccontare cosa starebbe succedendo: «Non sono armi e non è droga – scrivono i due giornalisti –, ma una bomba chimica che per la prima volta fa tremare una Gioia Tauro che non ha mai avuto paura di niente». Proseguono i giornalisti: «C’è aria di sommossa. I sindaci della grande pianura calabrese minacciano la serrata dei moli. Il porto, ore 19, il cielo nero illuminato dalle luci delle gru e dai fari delle dogane. I portuali sono furiosi: quella “roba lì” non la vogliono toccare “nemmeno se ci coprono d’oro”. S’incontrano con i primi cittadini di San Ferdinando, di Rosarno, di Gioia Tauro, i tre comuni che circondano il grande porto scelto come pattumiera del Mediterraneo».

INTERROGATIVI. L’indignazione cresce proporzionalmente al numero di righe dell’articolo, una lenzuolata di due pagine. Bolzoni e Tonacci si appassionano: «Chi sapeva e non ha parlato? Chi ha dato l’ordine di portare la bomba chimica a Gioia Tauro? Chi ha indicato questo porto? Come e quando ci sarà il trasporto dei fusti? Arriverà in alto mare o a terra? Passeranno da nave in nave o toccheranno i moli?». I due bravi giornalisti esplorano quasi tutti i possibili usi del punto interrogativo. Si dimenticano solo una domanda: ma di che stiamo parlando?

SOFRI: «IL PROGRESSO DELLA CIVILTA’». La risposta alle ansie dei giornalisti di Repubblica, del Fatto e dei sindaci calabresi, per fortuna, la si può leggere sulle pagine della stessa Repubblica, in un editoriale di Adriano Sofri. Che, con pazienza, ha chiarito tutto. La Calabria non è diventata il monnezzaio del mondo: «Le armi, tolte dalla Siria, devono essere rese innocue e smaltite. Ciò avverrà sotto il controllo dell’Opac, che vanta un Nobel per la Pace, in una nave americana specializzata». Prosegue Sofri: «Per fare questo occorre un porto idoneo, benché i container sigillati non siano destinati a sostare e ad essere stoccati sulla banchina, e il trasbordo avvenga da nave a nave».

BONINO: «NESSUN PERICOLO». Che non ci sia, nemmeno lontanamente, pericolo alcuno per la Calabria lo ha ribadito in un’intervista al Corriere della Sera il ministro degli Esteri, Emma Bonino: «Tutto sarà condotto con la ricerca della massima sicurezza». Poi Bonino, alla faccia del Fatto, aggiunge che non si parla nemmeno di “armi chimiche”: «Per essere chiari va detto che stiamo parlando di materiale tossico, non di armi chimiche. Nei container l’agente chimico e gli inneschi sono ovviamente separati: diventano armi solo se vengono messi assieme, di solito nella testata del razzo. Il trasbordo, che avverrà da banchina a banchina, senza stoccaggio, impiegherà più o meno 48 ore», questo prima che «la Cape Ray distruggerà i materiali in acque internazionali, mediante idrolisi». Bonino poi piccata ha aggiunto: «Il sindaco di Gioia forse non ha tutte le informazioni: nel 2013 il porto ha gestito 29.802 tonnellate, su 1.508 container, di sostanze chimiche categoria 6,1, che è la stessa di quella del materiale in arrivo dalla Siria».

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1 Commenti

  1. blues188 scrive:

    Bisogna innanzitutto ricordarsi che siamo in Calabria, dove basta piangere una lacrima e arrivano subitissimo i soldi dallo Stato, quelli versati dal Nord con tanta fatica (che nessun giornalista osa scrivere). Anzi, giusto per rimanere alla moda corrente i sedicenti giornalisti di Repubblica scrivono “per la prima volta fa tremare una Gioia Tauro che non ha mai avuto paura di niente». Uh cacchio, che eroi! Il tam tam mediatico, che si basa sulle balle ritagliate a bella posta ad un Sud che non sa far niente (tranne che chiedere soldi e poi sprecarli) è così forte che neppure viene messo in dubbio. Però capisco che se basta piangere e arrivano miliardi (ogni mese, ogni anno, ogni secolo) che glielo fa fare a crescere e diventare non dico adulti, ma almeno giovanotti che stanno per raggiungere l’età maggiorenne?

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