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La frode alimentare (inglese) nel barattolo di pesto

novembre 15, 2012 Elisabetta Longo

La Stark Naked food produceva pesto con olio di semi, anziché di oliva, come indicato sulla confezione. Per questo ora dovrà pagare 25 mila sterline di multa

Si può scherzare su tutto, tranne che sul cibo italiano. Gli stranieri lo amano a tal punto da volerlo imitare, e spesso lo fanno in maniera così creativa da incappare in quel reato chiamato “frode alimentare”. Nel mese di settembre la Coldiretti ha rilasciato i dati di quanto queste frodi pesino sul bilancio italiano, cioè 164 milioni di euro al giorno, aggiungendo che nella lotta a questo tipo di pirateria si potrebbero creare fino a 300 mila posti di lavoro. Le frodi alimentari non conoscono confini, se una volta venivano contraffatti sopratutto i prodotti caseari come mozzarella e parmigiano, ora tocca anche al prosciutto. Recentemente, i carabinieri del Nas di Parma hanno sequestrato 90 mila prosciutti crudi di provenienza non italiana ma spacciati come tali, stimando addirittura che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano di origine straniera.

GALEOTTO FU L’OLIO. Per fortuna, ogni tanto, giustizia viene fatta. È, per esempio, il caso di una azienda inglese produttrice di pesto. La Stark Naked food infatti si vantava di portare nelle maggiori catene di supermercati dei prodotti biologici e fatti con ingredienti genuini, strillati sulle confezioni. In realtà, però, il “virgin oil” contenuto nel pesto era olio di semi di girasole, molto più economico e reperibile in Gran Bretagna. Per avere ingannato i consumatori, l’azienda produttrice si è vista recapitare una multa di 22 mila sterline per la legge di sicurezza alimentare, 1500 sterline per reati di tutela dei consumatori e 5000 per spese legali. La Stark Nadked foods, che ha un patrimonio di 1,2 milioni di sterline, è famosa in patria per essere una delle più grandi produttrici di erbe alimentari, tra cui anche il basilico usato nel pesto. L’azienda ha modificato la dicitura e si è scusata dicendo che la colpa era stata di un manager, che aveva fatto cambiare le ricette senza aggiornare le etichette.

 

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