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La congiura di Hitler per rapire papa Pio XII e il piano di Pacelli per «salvare la libertà della Chiesa»

maggio 17, 2014 Emmanuele Michela

“La congiura di Hitler” di Mario Dal Bello racconta con stile narrativo, ma a partire da fonti storiche, il piano del Fuhrer per invadere il Vaticano

3116452 - CONGIURA HITLERSeconda Guerra Mondiale: Pio XII è un uomo fermo e deciso, sebbene sia diviso tra la preoccupazione per la sorte degli ebrei perseguitati dai regimi nazifascisti e quella dei fedeli cristiani in Europa. Aveva paura che se avesse alzato troppo la voce di fronte alle violenze della Germania del Terzo Reich ai cristiani sarebbe accaduto il peggio. Ma temeva anche per sé e per il futuro del Vaticano. La congiura di Hitler, libro edito da Città Nuova e scritto dal docente di storia e letteratura Mario Dal Bello, è un romanzo che parte da fonti storicamente attestate. Racconti e documenti che mettono in luce una storia di cui ancora si sa poco: il progetto tedesco di invadere lo Stato pontificio e arrestare il Papa.

LA LETTERA DEI VESCOVI OLANDESI. Al di là dell’effettiva fattibilità della congiura, le preoccupazioni di Pacelli erano giustificate. Il libro si apre con questa immagine: il Papa brucia nella stufa la sua protesta contro la persecuzione degli ebrei in Olanda. L’avrebbe fatta pubblicare sull’Osservatore Romano, se poche settimane prima una lettera dei vescovi olandesi letta nelle chiese del Paese non avesse provocato l’arresto di quasi 40mila persone. E lo stesso Pontefice temeva che il suo testo potesse finire nelle mani sbagliate, suscitando persecuzioni ancor più sconsiderate qualora un giorno qualcuno fosse entrato in Vaticano.

IL “PAPA DEL SILENZIO”? Pacelli non aveva mai visto di buon occhio il regime di Hitler, di cui aveva conosciuto l’ascesa negli anni da Nunzio pontificio in Germania. Il libro di Dal Bello approfondisce questo aspetto, dettagliando i vari momenti della vita di Pacelli, dalle reazioni da cardinale all’Anschluss dell’Austria fino all’impegno anti-nazista nella Roma occupata, dandosi da fare per offrire aiuti agli ebrei. È un Pacelli ben lontano dal “Papa del silenzio”, come è stato a lungo presentato negli anni Sessanta e Settanta per i suoi mancati pronunciamenti di fronte alla Shoah: non a caso, nella conclusione del libro l’autore ricorda le unanimi attestazioni di gratitudine con cui il mondo ebraico salutò la morte del Pontefice.

LA CONGIURA: HITLER, WOLFF, HIMMLER. Quanto alla congiura, Dal Bello ricostruisce il dialogo tra Hitler e un suo gerarca, Karl Wolff, uomo di fiducia di Himmler: nel ’43, appena dopo l’8 settembre, la Germania temeva che un’invasione alleata avrebbe portato il Vaticano direttamente tra le braccia americane. Per evitarlo, il Fuhrer aveva ipotizzato un’occupazione tedesca della Santa Sede, con successivo trasporto di Pio XII in Slesia o nel Liechtenstein. Un’idea cui Himmler aveva dato corpo progettando un attacco di finti partigiani ai Palazzi Vaticani, respinto dalle corazzate dei tedeschi che sarebbero passati così per eroici liberatori della Chiesa. È stato lo stesso Wolff a raccontare questa storia al tribunale arcivescovile di Monaco di Baviera, nel ’74, in una deposizione per il processo di beatificazione di Pio XII.
Dal suo racconto l’autore ha attinto anche per ricostruire la presunta reazione di Pacelli alla notizia di un’imminente invasione nazista in Vaticano. Era deciso a rimanere nei suoi Palazzi, nascondendo documenti compromettenti e famiglie di ebrei. Mostrando già firmato un foglio con la sua abdicazione: «Se i nazisti vengono qui, si troveranno tra le mani non il Papa, ma il cardinale Pacelli. Così salviamo la libertà della Chiesa».

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