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La Colletta alimentare nell’Emilia terremotata. Condividere per ricostruire

novembre 22, 2012 Benedetta Frigerio

Sabato si svolgerà la Giornata nazionale della colletta alimentare. Volontari e terremotati spiegano perché chi ha più bisogno può decidere di dare un contributo.

«Pronto? Sto caricando un camion, mi chiami tra dieci minuti…». Anche nelle zone colpite dal terremoto i volontari del Banco Alimentare si stanno preparando ad organizzare il gesto di carità che sabato prossimo coinvolgerà tutta Italia, la Giornata nazionale della colletta alimentare. E anche qui, nella Bassa modenese, in cui ci sono ancora migliaia di famiglie senza casa, si chiederà a chi va a fare la spesa un contributo alimentare per chi non ha nemmeno il sufficiente per mangiare.

RICOMINCIARE. A spiegare che il terremoto non ha disincentivato la partecipazione al gesto, oggi alla sua sedicesima edizione, è Paolo Sacchi, responsabile del coordinamento della colletta nella Bassa. Sacchi racconta di non aver problemi «a chiedere a chi incontrerò nei supermercati di contribuire alla raccolta di cibo. Desidero testimoniare che anche dentro questo dramma c’è qualcuno che ci vuole, che si può ripartire». Sacchi è convinto che solo la consapevolezza di un bene può far ricominciare: «Io ho una piccola azienda e riparto da qui, altrimenti non riuscirei. I nostri nonni hanno ricostruito il paese dopo la guerra quando avevano 10 figli da sfamare perché avevano coscienza del loro bisogno e del fatto che una risposta c’era. Senza questa consapevolezza la crisi e il terremoto ti bloccano per sempre». È per la stessa ragione che Sacchi ha voluto che in ogni punto vendita ci fossero due responsabili: «Servono a risolvere i problemi pratici ma anche ad aiutarsi a comprendere il motivo del gesto. Non siamo lì per metterci la coscienza a posto, ma per ricordarci del bene che c’è. Altrimenti si fa fatica a dare non due ore, ma anche cinque minuti del proprio tempo».

CARITAS E BANCO. L’emergenza ha portato il Banco Alimentare ad unirsi alla Caritas. Giovanni De Santis, presidente della fondazione Banco alimentare dell’Emilia Romagna, spiega che «i nostri volontari raccoglieranno il cibo insieme a quelli della Caritas e una gran parte di questo andrà al loro magazzino regionale». Fortunatamente i volontari sono aumentati durante l’estate, ma le domande di aiuto restano tantissime. «Da soli non si riesce a far fronte a tutto», spiega Manfredini, responsabile del magazzino Caritas dell’area terremotata. «La collaborazione con il Banco Alimentare è davvero una boccata di ossigeno: nulla è mai abbastanza e questa solidarietà ci permette di non cedere allo sconforto».

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8 Commenti

  1. david says:

    La preghiera del mattino.
    Tutti gli uomini si fanno pagare in natura, con prestazioni sessuali. Antonio Simone ha dichiarato a La Stampa: “Don Alberto aveva una funzione sociale. Poi, certo, si è scoperto altro. Ma San Vittore e gli uomini sono anche questo”. (La teologia ultratollerante dei ciellini non ha mai fine: peccati gravi e meno gravi, in Cl, non vengono mai distinti e chi non pensa in proposito, come i ciellini, è un moralista).

    • Enrico says:

      David, per misurare i peccat altruii usi il bilancino del farmacista o la pesa del macellaio?

      • david says:

        Uso l’evidenza del buon senso, il catechismo degli anni ’50 e il nuovo catechismo del ’92. E, come esempio, ti dico che penso che mercificare il proprio corpo non equivalga a dire le parolacce.

      • david says:

        “Non commettere atti impuri” non è per caso uno dei 10 comandamenti da rispettare? Ergo, leggiti per bene, Enrico, i 10 comandamenti: così imparerai quali sono i bilancini!!!!!!

  2. david says:

    Se Tempi avesse coraggio, metterebbe questo tema, di cui abbiamo scritto io ed Enrico, come prima notizia dell’home page del sito ma…. evidentemente le parole degli autorevoli ciellini come Simone non vanno contraddette: sono dogmi. Vero Amicone???????????

    • Tasso says:

      Mi spieghi che cazzo c’entra questo commento con l’articolo del Banco Alimentare??

      Se proprio hai problemi con la redazione di Tempi vai a Milano a protestare..valà valà

      • david says:

        1. C’è qualcuno tra i ciellini o i lettori di Tempi che intuisce che le domande si capiscono anche se non contengono la parola “cazzo”? Non è peccato da confessare ma forse oggi bisogna riscoprire il gusto del bello anche nella lingua parlata.
        2. Non c’entra infatti nulla ma d’ora in poi sarò costretto a scrivere fuori tema, commenti che non si legano all’articolo. Perchè Tempi impedisce di inviare commenti ad alcuni pezzi come appunto l’intervista ad Antonio Simone tratta da La Stampa (dalla quale è nato il mio post). E’ una redazione quella di Tempi disponibile e aperta, vuole il confronto… ma non sempre,
        3. Non vado a Milano a protestare e non scrivo valà, valà, nè a te, nè a quelli come te.
        Quelli che si credono in diritto e in dovere di mandare a quel paese, magari facendo una bella predica ciellina su moralismo e moralità… magari spiegando che l’etica non conta nulla e che non è d’accordo è un moralista (lezioni cielline).
        4. ora scrivo un commento non fuori tema. Io quand’ero ciellino ho visto gli alimenti raccolti dal Banco Alimentare che finivano nelle cucine di preti ciellini, preciso: nelle loro cucine private in cui abitano. Domanda: I preti ciellini sono indigenti???????

        • Tasso says:

          Ah si? e dove avresti visto questi preti ciellini che sfruttano le risorse del Banco Alimentare per uso puramente proprio?

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