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La Cina sta rallentando e «per noi sono cavoli amari»

marzo 22, 2012 Massimo Giardina

Il paese continua a viaggiare a una velocità imparagonabile a quella della lumaca europea, ma gli esperti sono preoccupati per alcuni dati che ne segnalano un rallentamento. Se anche la locomotiva mondiale entra in crisi, sarà peggio per tutti. Lagarde (Fmi): «È una fonte di rischio per la ripresa globale»

Dice un vecchio proverbio cinese: «Se vuoi conoscere il tuo passato, esamina le condizioni presenti. Se vuoi conoscere il tuo futuro, guarda alle tue azioni presenti». Un motto che potrebbe essere adeguato a commentare gli ultimi dati economici della Cina. Alcuni dati del paese, che continua a sfornare risultati migliori dei singoli Stati di Eurolandia, iniziano a destare qualche preoccupazione se visti in una prospettiva di medio-lungo periodo.
Ad aver analizzato la situazione è l’organismo più autorevole in materia: il Fondo monetario internazionale (Fmi) che, attraverso il China Economic outlook e le parole del direttore generale Christine Lagarde, ha espresso preoccupazione sul rallentamento della locomotiva cinese.

La crescita attesa per il 2012-2013 è stimata intorno all’8 per cento (dal 9,2 per cento del 2011). Si è visto un brusco rallentamento rispetto ai valori dell’ultimo decennio dove la Cina cresceva a ritmi superiori al 10 per cento annuo; nell’ultimo trentennio la Cina ha raddoppiato ogni sette-otto anni le proprie dimensioni economiche. Il rallentamento è preoccupante se correlato con il resto delle economie mondiali. Infatti, in un periodo di difficoltà per gli Stati Uniti e di recessione per l’Europa, la Cina era ed è la locomotiva mondiale sotto molteplici punti di vista.

In primo luogo è da sottolineare la capacità cinese di importare da paesi avanzati beni di alto valore aggiunto e, nello stesso tempo, di esportare beni a basso valore aggiunto. L’ultimo valore registrato della bilancia commerciale, vede un calo nel primo bimestre del 2012 di 4,2 miliardi di dollari. Oscar Giannino ha commentato in modo appropriato la notizia con un «per noi sono cavoli amari». E Christine Lagarde nel suo intervento al China developent forum del 18 marzo ha affermato: «La possibilità di un rallentamento della crescita nel medio termine in alcune economie emergenti è una fonte di rischio per la ripresa globale».
Un altro importante punto di vista è rappresentato dal sostegno che il governo cinese  ha attuato nei confronti della finanza mondiale; si pensi all’enorme acquisto di dollari americani per sostenere la moneta e il debito a stelle e strisce.

L’inflazione è scesa al 4,1 per cento e continuerà a diminuire costantemente nei primi mesi di quest’anno, ma c’è una forte preoccupazione sugli equilibri nel settore agricolo. Secondo il Fmi se dovesse verificarsi «un piccolo shock nella fornitura (condizioni atmosferiche o malattie) si assisterebbe ad un effetto sproporzionato sui prezzi. Il settore immobiliare, in forza delle politiche anti-speculative messe in atto dal governo, sta cominciando a “sgonfiarsi” e si nota un rallentamento della crescita dei prezzi e dei volumi delle transazioni.

Preoccupa molto il debito pubblico e in particolare il debito locale che, secondo il professor Victor Shih della Northwestern University, è stimabile in 3 mila miliardi di dollari, circa il 40 – 45 per cento del Pil. Per debito pubblico locale si intende l’aggregato dei debiti regionali da sommarsi al debito di Stato che, se non accompagnato da una crescita decisa, fra qualche anno potrebbe portare a brutte sorprese.

A seguito della contrazione della domanda mondiale di prodotti cinesi, Lagarde ha indicato la via da seguire per mantenere l’economia a livelli di forte crescita: «Il consumo interno deve ora assumere un ruolo ancora più grande nel guidare la crescita e deve avvenire in breve tempo o le tensioni saranno sempre più rilevanti». Il direttore dell’Fmi ha segnalato tre aspetti di fondamentale importanza per la stabilità futura: aumentare il reddito medio delle famiglie attraverso un’attività di inclusione sociale; prepararsi ad una nuova sfida demografica in previsione dell’invecchiamento della società e, per ultimo, mettere in atto una riforma finanziaria che renda il tasso di cambio più forte e flessibile e tenda ad una maggior regolamentazione dei mercati per renderli più sviluppati.
twitter: @giardser

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