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La «canzone pop perfetta» secondo Darwin? Peggio della Costituzione cantata da Baglioni Video

giugno 19, 2012 Leone Grotti

I ricercatori del Imperial College London hanno applicato la selezione naturale di Darwin alla musica, ottenendo la «canzone pop perfetta» dopo migliaia di generazioni di evoluzionismo. Il risultato? Giudicate voi.

I ricercatori del Imperial College London hanno pensato di giustificare il loro stipendio applicando alla musica la teoria della selezione naturale di Charles Darwin. A che pro, si potrebbe chiedere? Nessuno, ovviamente. Ma è sempre meglio che lavorare. Per questo hanno fatto ascoltare a settemila persone una collezione di suoni da otto secondi chiedendogli di votare i migliori. Poi hanno messo assieme quelli che hanno preso più voti, li hanno “matchati”, per usare un linguaggio scientifico, per tirarne fuori nuove combinazioni che incorporassero i suoni migliori e per trovare la «canzone pop perfetta».

Spiega Armand Leori, co-autore dello studio: «È così che la selezione naturale ha creato la vita sulla Terra e se una selezione cieca può farlo, ci siamo detti, perché lo stesso metodo non dovrebbe poter creare una canzone pop?». Niente di più ragionevole ed è per questo che «abbiamo creato un esperimento che lo spiegasse».

L’esperimento è stato ripetuto migliaia di volte e solo dopo è stato chiesto a un gruppo di volontari di votare per l’insieme di suoni, divenuti canzoni, che reputavano più belli. Il risultato ottenuto è che le canzoni delle «generazioni più avanzate», cioè quelle frutto di una selezione di canzoni, che a loro volta erano già una selezione di centinaia di canzoni, piacciono di più alle persone. Ergo: anche la musica obbedisce alla selezione naturale e si evolve sempre per il meglio. Questo meraviglioso esperimento di positivismo applicato alla musica ha prodotto una canzone, che riproponiamo qui sotto, a dir poco aberrante:


Si può non essere d’accordo con gli studiosi londinesi, ma la scienza è scienza
. Non si può criticare un esperimento scientifico e le sacre teorie di Darwin con soggettive opinioni personali o con il superficiale motto “De gustibus”. Ecco perché, per dimostrare scientificamente che la musica non si evolve sempre per il meglio, riproponiamo l’ultima fatica del maestro Claudio Baglioni che, dopo capolavori come “Piccolo grande amore”, in un accesso di patriottismo ha inviato la sua pièce musicale “L’Italia è”, che canta la Costituzione italiana, al direttore di Repubblica Ezio Mauro. Scommettiamo che anche i ricercatori del Imperial College London cambieranno idea?

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L’Osservatore Romano

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