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«La campagna anti-vivisezione? È falsa perfino nel nome». Silvio Garattini, intervista definitiva in difesa della sperimentazione animale

novembre 11, 2013 Emmanuele Michela

Il peso massimo della ricerca farmacologica italiana smonta tutte le balle degli animalisti

«Vorrei fare subito una precisazione: piantiamola di usare la parola “vivisezione”. Non indica più nulla di ciò che si fa in laboratorio». Non aspetta nemmeno la prima domanda per entrare nel vivo del dialogo Silvio Garattini: 85 anni, dirige il centro di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, e spesso viene dipinto da animalisti e contestatori come un torturatore di animali, per l’uso che fa di cavie nei suoi laboratori. Per questo spinge subito per mettere le cose in chiaro su un mondo, quello della ricerca scientifica, cui mai come adesso si guarda con emotività e sospetto, e che nelle ultime settimane è stato messo in grossa discussione.

Da una parte c’è la raccolta firme di “Stop Vivisection”, che sulla spinta degli attivisti green porterà a Strasburgo un milione di sottoscrizioni per chiedere al Parlamento europeo di impedire l’uso di cavie in laboratorio. E dall’altra, ben più seria, c’è la minaccia di una normativa italiana in fase di discussione (è stata approvata la legge delega, si attende il testo finale), che accoglie le già rigide direttive europee in materia di sperimentazione animale e le rende ancora più aspre. E tra gli scienziati c’è chi è già pronto a volare all’estero per proseguire le proprie ricerche, messe in serio dubbio dalla norma. «Perché l’uso di cavie è una pratica indispensabile per progredire nella medicina. Il problema principale è che non si riesce a parlarne in modo serio e limpido».

A partire proprio dai termini che si usano per indicare questa pratica.
Se usiamo la parola “vivisezione” sono il primo a essere inorridito. Letteralmente vuol dire “sezionare i viventi”, cosa che però non avviene nei laboratori, dove gli animali non vengono affatto aperti in maniera brutale, bensì sono soggetti ad analisi ed esperimenti sempre in sicurezza, nel rispetto di tutte le norme. Il termine giusto sarebbe “sperimentazione animale”: paradossalmente, sarebbe più corretto chiamare “vivisezione” qualsiasi intervento chirurgico facciamo sull’uomo. E non è una precisazione da poco: tempo fa abbiamo fatto un’indagine attraverso l’azienda di sondaggi Doxa. Al quesito “Sei contro la vivisezione?” tutti dicono di sì; se invece si chiede “Sei contro l’impiego degli animali nel progresso della medicina?” le risposte cambiano radicalmente.

Due settimane fa Jeremy Rifkin sul Corriere della Sera attaccava la sperimentazione animale: produce sofferenze inutili e porta a risultati poco rilevanti per l’uomo, scriveva il divulgatore statunitense.
Secondo me bisogna fare una distinzione importante: vogliamo parlare di questo tema sul piano etico o scientifico? Perché sul piano etico io posso capire le persone che non vogliono che vengano maltrattati gli animali. Però da questi vorrei coerenza: non si dovrebbe mangiare carne, né tanto meno usare farmaci. Ancor di più non si dovrebbe ricorrere a medicinali per i propri cani e gatti, perché tutti i farmaci che si usano per gli animali domestici arrivano dalla sperimentazione fatta dagli uomini, attraverso quelle pratiche che loro stessi contestano.

E se invece parliamo dal punto di vista scientifico?
Si è cominciato a dire che usare le cavie è “cattiva scienza” e porta a dati poco interessanti perché gli animali sono troppo diversi dall’uomo. Ma questo non è vero, significa negare i tanti sviluppi della medicina di questi decenni. E dato che non vogliamo eludere il problema di come curare le sofferenze dell’uomo, allora viene subito spontanea la domanda: cosa facciamo in alternativa? E qui si entra nel vago. Computer, cellule, simulazioni… Anche Rifkin nel suo articolo vi accenna, così come gli animalisti parlano sempre con grande enfasi delle metodologie alternative. Ma evidentemente non sanno che queste attività le pratichiamo già tutti i giorni in laboratorio, e che in realtà sono complementari al lavoro sugli animali. D’altra parte, c’è un discorso logico: gli animali, dicono gli animalisti, non vanno bene perché somigliano poco all’uomo. Ma le metodologie alternative si basano sull’uso di poche cellule in coltura, che quindi sono ancora meno simili all’uomo. Chiunque ha un po’ di buonsenso può capire che un gruppo di cellule isolate è troppo più semplice rispetto a un organismo vivente, che invece ha una straordinarietà unica. Come posso sapere se un farmaco diminuisce il dolore per l’uomo guardando semplicemente un gruppo di cellule? Come posso sapere se non provoca, ad esempio, mal di stomaco?

Dove sta quindi il vantaggio di sperimentare sulle cavie?
Topi, ratti e tutte le specie animali hanno in comune con l’uomo molte cose: gli stessi organi, la stessa circolazione del sangue, un cervello, un cuore che pompa, il sistema nervoso, quello endocrinologico, un sistema immunitario fatto con le stesse componenti… Oggi poi con la genomica sappiamo che il sistema genetico è fondamentalmente uguale, si differenzia solo da specie a specie per alcune componenti particolari. La sperimentazione animale va vista non come lo specchio della sperimentazione umana, ma come un modello. D’altronde, è così in ogni attività scientifica: se uno decide di costruire un aeroplano non va diretto in officina ad assemblare i pezzi, ma prima fa dei modellini e li sottopone a delle prove.

Gli animalisti contestano ancora il fatto che vengano sacrificate troppe cavie in proporzione alle poche informazioni utili cui si arriva e ai troppi dati negativi recuperati.
Se i dati sono negativi ciò non significa che li buttiamo via. Faccio un esempio: se nel ratto si è scoperto che è difficile ridurre l’arteriosclerosi, allora questo non vuol dire che il lavoro fatto sul ratto risulta inutile. Il fatto di capire perché lì non avvenga la riduzione di arteriosclerosi ci permette di acquisire conoscenze che poi aiutano a capire le dinamiche di questa malattia nell’uomo. La ricerca scientifica non è come una fabbrica, dove tutto ciò che si produce deve essere immesso sul mercato. Oltretutto, noi ricercatori siamo i primi a non volere sofferenze per gli animali, per una ragione squisitamente scientifica: incapparvi nei nostri studi aggiungerebbe un tema da studiare, e così non ci dedicheremmo più all’argomento prescelto, bensì a questa sofferenza. Quando sui giornali si discute di questi temi, manca ogni riflessione: sentiamo parlare di metodi alternativi e subito ci accodiamo dandovi sostegno. Il che crea non pochi problemi, come dimostrano, ad esempio, i cosmetici. Dallo scorso marzo non si possono più testare sugli animali, ma di fatto mancano le alternative e quindi l’inserimento di nuovi prodotti è stato bloccato. È vero, parliamo di cosmesi, che non ha la stessa rilevanza della medicina, però il caso è paradigmatico.

E voi scienziati come state vivendo queste settimane in cui si guarda con continuo sospetto a ciò che si fa nei vostri laboratori?
Ci sentiamo penalizzati, perché i mass media sono molto attenti a riportare i pareri degli oppositori, ma non i nostri. Ci sono giornali, penso ad esempio al Corriere della Sera, che pubblicano solo le notizie dei movimenti contro la sperimentazione animale senza degnarsi mai di ascoltare la voce dei ricercatori. Questo fa sì che poi al pubblico arrivi un’immagine distorta di quanto avviene nei laboratori. Oggi con internet tutti credono di poter dire e sapere tutto: la rete è una grande conquista, ma è anche il regno della confusione.

Perché, secondo lei, quando si parla di sperimentazione animale, e più in generale di scienza, prevale sempre l’emotività sulle ragioni?
Secondo me c’è una ragione profonda: la formazione scolastica in Italia è di tipo letterario, filosofico e giuridico. La scienza come forma di cultura è esclusa. Non mi risulta che ci sia alcun tipo di scuola in cui la scienza venga messa al pari degli studi di greco antico o latino. Questa è una carenza della nostra cultura, molto pesante perché oggi la scienza è una disciplina che condiziona enormemente la nostra società. Il fatto che abbiamo scuole simili determina una carenza di comprensione di come opera la scienza, di come procede la ricerca e di quanto abbia a che fare con la vita di tutti i giorni. Basta fare un esperimento molto semplice: se un giornale scrive che Garibaldi è un pittore dell’Ottocento tutti si accorgono subito dell’errore. Se invece in un articolo si confonde il midollo osseo con il midollo spinale nessuno dirà nulla, perché nessuno si accorge della differenza. Questa è la base: è per questo che poi accade che persone intelligenti arrivino a difendere cose come Stamina.

In che senso?
Ci troviamo di fronte a un tipo di trattamento di cui non si conosce la vera natura: non ha mai avuto un brevetto, anzi, negli Stati Uniti è stato pure rifiutato con l’accusa di plagio. Non vi è neppure un protocollo. Solo da noi può succedere che il Parlamento ordini di sperimentare qualcosa che non è ancora pronto per essere sperimentato, stanzi dei soldi e dica addirittura di farlo «in deroga alle regole vigenti». O addirittura che magistrati ordinino che si facciano terapie prive di efficacia, e che anzi possono essere tossiche. Tutto ciò non ripete altro che il caso Di Bella: non appena ci si dimentica di una “ciarlataneria” si comincia a credere ad una nuova.

Anche quando si parla di sperimentazione animale, non mancano ovviamente illazioni su lobby e gruppi di potere che spingono perché le cose non cambino per non perdere i propri vantaggi. Verità o soltanto sospetti?
Guardi, le rispondo senza alcun tipo di problema. Chi è contento se si blocca la sperimentazione animale? L’industria, perché può smettere di portare avanti una pratica che risulta molto costosa. Qui al Mario Negri, ad esempio, il mantenimento degli stabulari (gli ambienti in un laboratorio dove sono ricoverati gli animali, ndr) è la spesa principale dopo gli stipendi. Quando parlano di lobby di interessi, gli animalisti non capiscono che i primi a essere contenti saremmo noi e le industrie farmaceutiche. Acquistiamo topi che costano anche 200 euro l’uno, perché geneticamente modificati: non ne prendiamo centinaia per il gusto di farli morire, ma solo il numero sufficiente ai nostri esperimenti.

Lei è uno degli scienziati più presi di mira dalle campagne animaliste, talvolta le è stato anche impedito di parlare a convegni. Come vive questa situazione?
Ci metto sempre la faccia, molto tranquillamente. Mi inseguono dappertutto, ma non mi faccio troppi problemi. A Sarzana quest’estate c’era il “Festival della mente”, ero stato invitato a parlare dell’invecchiamento cerebrale. Gruppi animalisti e alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle hanno scritto al sindaco dicendo che io, torturatore e assassino, non dovevo neppure entrare in città. Ma ho sufficienti anni per non farmi intimorire. Questi contestatori rappresentano sempre una minoranza che non ha idee: sono verbalmente aggressivi, ma poi quando si tratta di discutere sono niente. Va però detta una cosa, anche noi scienziati abbiamo le nostre colpe: per molti anni le società scientifiche e molti ricercatori, per paura di essere impopolari, sono stati in silenzio e solo adesso che vengono toccati da questa legge e da queste campagne escono allo scoperto. Il tutto accade con grandi difficoltà da parte loro, perché molte organizzazioni temono di ricevere meno donazioni, o meno sottoscrizioni del 5 per mille.

Raymond Tallis, ricercatore britannico, un anno fa in un articolo parlava di una preoccupante «epidemia di biologismo» che ha contagiato scienza e opinione pubblica: accusava come per molti non ci sarebbero sostanziali differenze tra l’umanità e l’animalità. È d’accordo? 
Sì, è anche questo un paradosso: si dice che l’uomo è superiore, quindi deve curare gli altri animali e prendersi cura del pianeta, ma al tempo stesso si spinge perché gli animali vengano riconosciuti uguali agli uomini. È un’assurdità, bisogna essere fuori dal mondo per pensare che un cane possa avere gli stessi diritti dell’uomo: che poi tutti gli animali abbiano una loro intelligenza è vero, ma non vi è evoluzione in questo. Un cane di oggi è uguale a un cane di cento anni fa. Mentre l’uomo di oggi è diverso da quello di un secolo fa, basta vedere come vive.

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79 Commenti

  1. beppe scrive:

    vorrei vedere come reagiscono questi fanfaroni dell’animalismo quando hanno la ”bua” al pancino. perchè non fate anche voi un po’ di ”jenismo”?

    • Fabiana scrive:

      Noi “fanfarnoni” animalisti (con tanto di laurea, dottorato e corso di perfezionamento) parliamo di dati e di evidenze sperimentali:
      – il 51% dei farmaci commercializzati negli USA presentano reazioni avverse dopo la commercializzazione
      – il 92% della sperimentazione animale non supera la sperimentazione umana

      Se la sperimentazione animale è così sicura ed efficiace perché poi si fa quella umana?

      Garattini dovrebbe rileggere la Direttiva europa prima di affermare “…laboratori, dove gli animali non vengono affatto aperti in maniera brutale”

      Riporto le indicazioni della Direttiva europea su cosa è consentito fare:
      toracotomia (apertura del torace) senza somministrazione di idonei analgesici, traumi intesi a produrre insufficienze organiche multiple; prova di dispositivi che, in caso di guasti, possono causare dolore o angoscia intensi o la morte dell’animale.

      197 000: questo è il numero delle persone che nel 2011 avevano la “bua” al pancino e che sono decedute in Europa per eventi dannosi provocati da farmaci messi in commercio e che, quindi, avevano superato la fase di sperimentazione preclinica sugli animali!

      • Paperoga85 scrive:

        giusto, allora non testiamoli proprio e comemricalizziamoli subito così vediamo questi 197000 quanti diventano…

        • Fabiana scrive:

          I metodi alternativi alla sperimentazione animale esistono e danno risultati più attendibili rispetto alla sperimentazione animale; e parlo di ricerca scientifica non di etica sull’utilizzo degli animali. Quello è un altro discorso.

        • Céline scrive:

          Non si parla di metodi alternativi ma di metodi COMPLEMENTARI!!

      • Paperoga85 scrive:

        giusto, allora non testiamoli proprio e commercializziamoli subito così vediamo questi 197000 quanti diventano…

  2. Arturo Mandelli scrive:

    La frase cui facevo riferimento era questa:

    “A Sarzana quest’estate c’era il “Festival della mente”, ero stato invitato a parlare dell’invecchiamento cerebrale. Gruppi animalisti e alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle hanno scritto al sindaco dicendo che io, torturatore e assassino, non dovevo neppure entrare in città. Ma ho sufficienti anni per non farmi intimorire. Questi contestatori rappresentano sempre una minoranza che non ha idee: sono verbalmente aggressivi, ma poi quando si tratta di discutere sono niente”

    Quale altra Lobby vi viene in mente?

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  3. yari scrive:

    per me al fine di trovare nuove cure che possano salvare vite, i ricercatori hanno il diritto e il dovere di fare esperimenti su tutti gli animali che vogliono… trovare un farmaco che possa salvare vite umane vale più di tutti gli animali del mondo

  4. Alex scrive:

    Va bene contestare gli animalisti e far vedere l’assurdità intrinseca dei loro discorsi, ma sinceramente Garattini, emblema in Italia delle società farmaceutiche, quelle società che hanno degli interessi enormi a fare certi studi su alcune patologie e a non farne per nulla su altre per continuare ad avere mercato (questo in tutto il mondo) ai danni della salute della gente, non è proprio la persona ideale da intervistare, anche se su questo tema dice cose sensate.

    • Daniele scrive:

      Garattini dirige un istituto senza scopo di lucro. Non c’entra nulla con le case farmaceutiche o con gli interessi della farmaceutica. Lo sa che Garattini ha rifiutato uno stanziamento di 50 milioni di euro poiché quei soldi potevano essere erogati solo se le successive ricerche venivano poi “regalate” ad una casa farmaceutica su cui poi sarebbe stato imposto il diritto d’autore? Il Mario Negri non ha mai messo un diritto d’autore a qualsiasi suo studio e ogni anno pubblica liberamente centinaia di nuove scoperte scientifiche su importanti riviste mediche. Al contrario Garattini è un problema per tali industrie e non è difficile capirne il perché.

    • Tias scrive:

      Garattini e’ invece uno dei ricercatori piu’ attenti a non farsi influenzare dalle industrie farmaceutiche. L’istituto Mario Negri che dirige tra i suoi pregi ha proprio, inserito nello statuto, di non poter ricevere dalle aziende farmaceutiche contributi o fondi superiori al 10% di tutti i fondi raccolti (e so per conoscenza diretta che e’ anche capitato di richiedere meno dell’offerto perche’ superava questo 10%). Oltretutto l’istituto e’ no-profit al 100%, ogni scoperta che fa viene messa a disposizione gratuitamente. Poi se volete pensare male per partito preso, fate pure, sara’ impossibile farvi ragionare.

    • Andre scrive:

      Esattamente il contrario. Non è una casa farmaceutica, anzi, è uno di quelli che fa di tutto per non venire influenzato dall’industria. Occhio a sparare a zero senza essere informati.

  5. AveMary scrive:

    I ricercatori, per salvare vite, hanno diritto anche di fare ricerche ed esperimenti sugli embrioni. a maggior ragione che gli embrioni, a differenza degli animali, non possono soffrire né fisicamente, né psicologicamente.

    • Picchus scrive:

      questo nel tuo mondo allucinato. Nel mondo reale gli embrioni sono esseri umani e pertanto non possono essere usati come cavie come facevano i nazisti. per cui ancora una volta non vi lamentate se vi si paragona a loro.

      • Giordano scrive:

        Quindi, secondo il tuo punto di vista, quando ti mangi un uovo sodo in realtà stai mangiando un pollo lesso?

        • Edo scrive:

          E tu, Giordano, cosa sei stato? Un uovo sodo?

        • Seba scrive:

          Mica è fecondato quell’uovo, è – in fondo – una mestruazione di gallina.

        • Picchus scrive:

          Oibò, spero non sia in risposta a me, perché sarebbe davvero sciocca

        • elisa scrive:

          ma tu veramente pensi che l’uovo sodo sia stato fecondato? non pensavo ci fosse così tanta ignoranza in giro, e in questo caso aggiungerei anche tontaggine, perchè da che mondo e mondo tutti sanno che le galline fanno le uova anche se non hanno mai visto un gallo…

  6. leo aletti scrive:

    La cosa più interessante di tutto è che l’uomo è differente dalla bestia, perchè bene o male usa i soldi oltre alla ragione. Grazie Prof. Garattini, che ce lo ricorda.

  7. AveMary scrive:

    Gli animali soffrono come noi umani. La vostra sensibilità e pietà si esaurisce tutta nella difesa del materiale embrionale insensenziente?

    • Silvia scrive:

      AveMary, gli animali traggono giovamento pure loro dalla ricerca: da dove pensi che i veterinari prendano le loro cure? vedi per caso cani rabbiosi per le strade? ti giungono ancora tanti casi di leishmaniosi?

    • Simone scrive:

      AveMary, gli animali NON soffrono come noi umani, questo bisogna metterselo in testa.
      Alcuni animali provano dolore, non tutti: sono gli animali dotati di sistema nervoso centrale.
      Tra questi,una minoranza prova emozioni: sono i mammiferi, dotati di sistema limbico.

      Iniziamo a fare questa distinzione.

      Inoltre, tra i mammiferi, solo una minoranza ha la capacita’ di pensare in modo prospettico, quindi solo una minoranza tra i mammiferi soffre vedendo la sofferenza di un simile e prova angoscia pensando a cio’ che gli sta per accadere: sono i primati.

      Non comprendere o conoscere questi semplici fatti equivale a non avere una cultura scientifica basilare.
      Esattamente come dice Garattini.

      • Luigi scrive:

        Solo i primati provano angoscia per ciò che gli sta per accadere?
        Mi scusi, lei non è solamente ignorante (e presuntuoso)… Lei è semplicemente fuori dal mondo.

    • Luca scrive:

      Allora dato che come dici il materiale embrionale è inseziente, non so se è vero, ma sicuramente dopo per il feto non è più vero, ora dato che dall’ottava settimana, non si tratta più di embrione ma di feto sensibile, tant’è che scappa davanti al bisturi che lo vuole assassinare, perchè non limitiamo l’aborto all’ottava settimana? Ossia al 56eisimo giorno anzichè 90imo ? Pensa quel materiale inseziente al 23esimo giorno, ha un tubo cardiaco che inizia a battere, al 27esimo giorno ha flusso sanguigno come il nostro che irrora tutto quel corpicino in divenire, al 49esimo giorno ha un cuore in miniatura uguale al nostro, dal 27esimo giorno il canale neurale è completamente chiuso ed i neuroni si moltiplicano con un ritmo di 4.000 al secondo, a 12 settimane è gia presente attività cerebrale, non ha caso la testa si sviluppa più velocemente dal resto del corpo e poi nei mesi precedenti la nascita c’è un riequilibrio. , ma è materiale inseziente.
      Detto tutto ciò io ho anche grandissimo rispetto per gli animali, abborro definizioni del tipo, sono uguali ad un oggetto, non hanno sensazioni, emozioni, soli i primati soffrono per la perdita di un simile etc. solo chiacchere in libertà.
      Abborro anche la “santità” che si da ai farmaci, perchè così non è, tutti i farmaci sono tossici e questo concetto non lo si ha ancora ben chiaro nemmeno da parte medica, le persone che mi hanno descritto i farmaci in base alla loro maggiore o minore tossicità sono stati medici di primo livello quali Chirurghi o Primari, per il medico generico i farmaci son come i dolcetti, basta non esagerare ma in fondo non fanno male, ma non è così, l’uso dei farmaci dovrebbe essere limitato al minimo indispensabile, quando si hanno patologie di lunga durate semicroniche, andrebbero monitorate di frequente almeno una volta all’anno con esami specifici di livello col fine proprio di eliminare i farmaci se possibile, esami che spesso il medico di base non prescrive per paura di essere rimproverato dalla ASL, il guaio e che non lo consiglia nemmeno a pagamento, e chi non è consapevole dei danni che provocano i farmaci, magari dopo 15 o 20 anni si becca qualche patologia che però, quasi nessuno imputerà al farmaco(che invece continuerà a prendere ed a star sempre peggio) ed anzi si aggiungeranno altri farmaci inutili e dannosi.
      Bisogna fare i controlli se non li passa la mutua a pagamento 100 euro, non sono nulla in confronto alla buona salute.
      Diffidare di chi da farmaci a palate, quel medico in genere non ha capito un accidente, andate dai migliori, inutile pensare che il sistema nazionale ci da tutto, purtroppo così non è.

  8. Daniel scrive:

    Sul nome sono d’accordo ma, su quanto sia utile sperimentare sugli animali…qualcuno dice che ha senso. Perché ha senso?, perché tra un’uomo ed una cavia ci sono delle somiglianze? (forse perché sono andati a trovare delle somiglianze con qualcuno da Montecitorio). Dire che ci assomigliamo ai roditori e altri (perfino primati) solo perché abbiamo delle sequenze di DNA in comune è una grande balla. Se qualcuno andasse vedere la somiglianza genetica tra l’uomo e lo scimpanzé, vedrebbe che abbiamo oltre il 90% di DNA in comune…e questo cosa vuol dire?, che assomigliamo? La differenza che c’è tra un individuo umano ed altro (come DNA) è <0.01% e vedi caso, è proprio questa piccola differenza per cui se somministri lo stesso farmaco con gli stessi dosaggi a due persone con la stessa diagnosi/patologia, lo stesso sesso, la stessa età, lo stesso ceppo etnico, ecc. si rischia comunque che ad uno di loro, la risposta farmacologica sia quella desiderata ed all'altro gli venga una ADR anche severa. Cari miei, la strada da seguire e la Farmacogenetica. Investiamo i soldi la dove veramente si prosegue con la ricerca. Smettiamola con il trattamento "do il farmaco a tutti, tanto tutti risponderanno nello stesso modo perché sono tutti umani". Se qualcuno pensa che vale la pena rischiare, vi dico solo che a causa di questa mera ricerca, nel mondo le ADR sono al 5° posto come causa di morte (dati sottostimati, ma molto sottostimati), sempre perché non si sceglie le metodiche di ricerca opportune. A finché qualcuno di voi non avrà a che fare con questi fenomeni…è sempre bello a fare il gay con il culo degli altri.

    • ftax scrive:

      Sì è vero si stava meglio quando non c’era la sperimentazione animale, si stava più larghi, ogni tanto si faceva piazza pulita dei più deboli e si ricominciava: pochi ma buoni!…

    • Simone scrive:

      ADR al quinto posto tra le cause di morte, non mi risulta.

      1) Ischemie cardiache – 12,8% del totale dei decessi.
      2) Ictus e altre malattie cerebrovascolari – 10,8%
      3) Infezioni delle basse vie respiratorie – 6,1%
      4) Broncopneumopatie croniche ostruttive – 5,8%
      5) Malattie diarroiche
      6) Virus Hiv – 3,1%.
      7) Tumori di trachea, bronchi e polmone – 2,4%.
      8) Tubercolosi – 2,4%.
      9) Diabete mellito – 2,2%.
      10) Incidenti stradali – 2,1%.

      Non farti prendere in giro da chi propone una “classifica” tipo :

      1) Malattie
      2) Incidenti
      3) Avvelenamento
      4) Vecchiaia
      5) Reazioni avverse ai farmaci

      Comunque, la proposta che fai sulla “farmacogenetica” e’ talmente giusta che i cosiddetti “farmaci biologici”, in uso presso gli ospedali da qualche anno, si basano esattamente sul concetto da te esposto.

    • Ac scrive:

      Dire che la farmaco genetica è il futuro e bisogna investire su questa è come dire che bisogna smettere di usare le automobili per investire nella ricerca sul teletrasporto
      Caro daniel, ma l’ha letta tutta l’intervista?

  9. Luca scrive:

    Pur essendo vegetariano da 15 anni, ho trovato le tesi di Garattini comprensibili e per molti versi condivisibili. Sicuramente quello di cui c’è bisogno, da ambo le parti, è parlare, soprattutto con cognizione di causa.

    Quello che però mi fa cadere le braccia riguardo al professore è l’ultimo paragrafo, dove dichiara che l’animale – in quanto meno intelligente poichè non si è evoluto – non può avere gli stessi diritti dell’uomo.

    E da quando in qua lo stato di diritto è basato sul Q.I.? Allora neghiamo i diritti anche ai diversamente abili perché si esprimono in modo diverso dal nostro? Oppure dichiariamo che gli aborigeni meno intelligenti perché non vivono in uno condominio, e quindi hanno meno diritti?
    In quest’ottica, mi sembra una filosofia non dissimile da quella con cui i colonizzatori dalla fine del XV agli inizi del XX secolo vantavano il diritto di poter depredare i popoli “indigeni” in quanto arretrati (ideologia assimilabile per alcuni tratti a quello che modernamente chiamiamo nazismo).

    Sì professor Garattini, l’uomo di oggi è certamente diverso da cento anni fa. Lei invece, pare che con il cane che cita ad esempio abbia molte più cose in comune di quanto non creda.

    <>

    • Simone scrive:

      Non mi pare Garattini abbia parlato di QI, l’intelligenza non viene menzionata.
      La frase ” un animale ha diritto a vivere felice” spesso pronunciata dagli amici animalisti contiene due errori doncettuali:

      1) Il diritto di cui parla Garattini e’ ambito squisitamente umano poiche’ umana e’ l’ideazione del concetto stesso di diritto. Non esiste diritto in natura, non esiste giraffa che rinunci ad una mela per darla ad una zebra, dato che quella mela e’ “di diritto” proprieta’ della zebra. Il diritto e’ quell’insieme di regole per cui invece noi umani chiamiamo in causa un ente regolatore ( magistrato ) al fine di dirimere le controversie. Ergo: se un animale ha dei diritti, questo e’ perche’ noi umani ci siamo messi d’accordo per darglieli.

      2) La parola “felice” e’ lontana dalla natura di gran parte del regno animale. Solo i mammiferi hanno strutture cerebrali atte alla percezione emotiva, quindi solo i mammiferi possono essere “felici”.
      Gli animali che non sono provvisti di sistema limbico ( rettili, pesci, celenterati…. ) non possono provare emozioni quindi non possono essere “felici”.
      Inoltre nessun animale ha un sistema emotivo particolareggiato come quello umano, quindi nessun animale ha emozioni qualitativamente e quantitativamente paragonabili a quelle umane.

      Per questo l’equiparazione uomo – animale mi fa inorridire.

    • Q.B. scrive:

      Ehm … non vorrei turbarti la serata, ma a mero titolo di esempio, ti ricordo che per l’ordinamento giuridico italiano (e credo quello di tutti i sistemi di tradizione giuridica romana e sassone) l’animale non è centro titolare di diritti: l’animale è una cosa mobile, un bene commerciabile, alla stregua di una quercia o un carico di lavatrici.

      Dico questo giusto per tentare di orientare il tuo sguardo verso quello che da solo non arrivi a cogliere: gli animali sono una cosa, gli uomini un altra e soo a questi ultimi si riferisce lo stato di diritto.

      • Q.B. scrive:

        Scusa simone, ho sottolineato la questione giuridica quasi contemporaneamente al tuo commento. Non intendeva essere plagio :)

      • Raf scrive:

        Molti di noi, per fortuna, se ne sbattono di quello che dice una legge obsoleta e vedono gli animali per quello che realmente sono: esseri viventi e senzienti. Quante cose sono cambiate negli anni? Quanti metodi ritenuti giusti sono stati bocciati? Quanti farmaci ritirati dal mercato perché altamente tossici e mortali per l’uomo ma non per gli animali utilizzati per la sperimentazione? Mi viene da ridere, per non piangere, quando leggo questi commenti da “grandi uomini di scienza”, quando, in relatà, sembrano scritti da dei trogloditi…

        • Antonio scrive:

          eh già,sbattersene della legge. Ottimo intervento, complimentoni.

          • Raf scrive:

            Antonio, bello il suo invece di intervento, si sofferma solo su una frase, senza guardare il contesto! Si, me ne sbatto di una legge obsoleta che definisce gli animali oggetti e lo ribadisco. Il mio “fregarmene” era riferito a quello, lo spiego visto che da solo non ci è arrivato. Scommetto che anche lei è onnivoro e a favore dei test sugli animali, il suo breve (per fortuna) e inutile intervento mi fa pensare questo… Comunque, legga meglio prima di fare uscite ad effetto che fanno solo ridere.

  10. Livio scrive:

    Posso ben comprendere che ci siano casi in cui la sperimentazione animale sia necessaria in certi frangenti, ma ho visto delle sperimentazioni che con la medicina ci stanno come i cavoli a merenda.
    Spiacente, ma l’animale è un essere senziente con un sistema nervoso, e può provare piacere e dolore.
    Paragonare l’animale alla lavatrice è oltraggioso anzichè cretino.

    • Q.B. scrive:

      Ok, prendo atto che generazioni di giuristi e legislatori sono dei cretini. Non si finisce mai di imparare.

      • Livio scrive:

        forse a volte è sufficiente un pò di buon senso e umanità anche per creature che non possono parlare. Già il passare da “cose” a “esseri” è un bel passo avanti.

        • Q.B. scrive:

          Livio non sono io a dirlo, è il diritto che li classifica come beni mobili commerciabili.

          Quello di cui parli tu è la doverosa (e cristiana) cura che ogni essere umano deve avere per il creato, tutti il creato.

          Solo non bisogna confondere i piani umano/animale. Sarebbe una lettura profondamente sbagliata.

      • Q.B. scrive:

        Lo riformulo in italiano.

        Prendo atto che per generazioni il diritto è stato scritto da giuristi e legislatori cretini.

        Bisognerebbe però avere la cura di fare riscrivere i codici, e già che ci siamo le abitudini e il linguaggio correnti.

        Basta commerci di animali, macellazioni, succose grigliate, niente frittate che la gallina si rattrista, e giù fino ad abolire gli insetticidi (vuoi urtare la sensibilità delle zanzare?)

        O macelliamo tutti (bambini compresi) oppure nessuno. Eccheccaz cosa sono queste discrimazioni…

        ….

        Ma ci rendiamo conto delle contraddizioni in cui si cade quando si scinde il pensiero dalla realtà fattuale?

        • Livio scrive:

          ça va sans dire 😀 sapevo che usciva prima o poi il riferimento alla “allora macelliamo tutti i bambini”

          Esistono dei paesi che contemplano i diritti degli animali? si. esistono delle leggi contro i maltrattamenti in Italia? si.

          Questo porta l’equiparazione ad animale=uomo? fregnacciate.
          L’animale è un essere che occorre all’uomo nel lavoro, nell’alimentazione, anche nella sperimentazione ha avuto la sua importanza in certi frangenti. Allo stesso modo può essere un compagno di vita e persino un amico per l’uomo (magari sarebbe carino evitare battute sulla zoorastia). Ma non è un giocattolo da svilire con pratiche aberranti che io ho visto in nome di una certa medicina.

          Tutto chiaro?

          • Q.B. scrive:

            Guarda, ci siamo quasi, solo non confondere: sul piano giuridico non esistono i diritti degli animali perchè gli animali non possono essere soggetti di diritto; ti ripeto, quello di cui parli tu sono doveri, obblighi che l’uomo si imposto riguardo al modo di gestire quella porzione di mondo che il regno animale.

            Se lo intendiamo come una regolamentazione positiva di quel dovere di cura che l’uomo deve avere verso tutto il creato allora non posso non essere d’accordo. Importante ripeto è non perdere di vista la natura delle cose con il rischio di invertire l’ordine dei valori.

            • Livio scrive:

              Ci sono delle differenze tra i vari paesi, l’Italia non attribuisce diritti, ma punisce i maltrattamenti in maniera specifica.
              Negli Stati Uniti se non sbaglio esistono i “pet” che sono classificati come animali da compagnia e quindi non macellabili.
              Esiste certamente il rischio del liberazionismo che persegue una diversa visione della realtà.
              La cultura cristiana è l’unica che può riportare ordine ed equilibrio, riconoscendo il giusto valore.

      • Luigi scrive:

        Impari piuttosto a restare in tema. Si sta parlando di etica (spesso con una cognizione di causa nulla, vedi quei tizi che sciorinano tassonomie credendo di apparire dotti) e non di diritto, che essendo positivo e non naturale con l’etica non c’entra nulla. Si svegli.

    • Simone scrive:

      Posso sapere dove le hai viste queste sperimentazioni, Livio ?

      • Livio scrive:

        Conosco attivisti che mi hanno mostrato foto e video di esperimenti sugli animali, potrei citarti cani sparati come proiettili contro un muro, pezzi di animali ancora vivi incollati l’uno sull’altro e via a seguire.
        Soprattutto dei giri di denaro a partire dall’allevamento di animali per questo scopo.
        Siccome non sono un ideologizzato, non credo sia giusto inserire foto e video che tra l’altro è una pena vedere, in un contesto di dibattito sulla “vera” sperimentazione animale, utile all’uomo.

        • Simone scrive:

          Ed io posso citarti quanto decine e decine di quelle fotografie siano prese da film dell’orrore, decine di fotografie prese durante autopsie su animali, decine di foto prese in Cina (dove le direttive in ambito SA sono ben meno severe), decontestualizzate ed attribuite falsamente alla SA praticata in Italia.
          Tutte quelle foto sono false o comunque non attribuibili alla SA.

          Insieme agli attivisti che conosci, se sono in buona fede, andate in uno stabulario a controllare. Sono aperti alle visite.

          • Raf scrive:

            Ma non diciamo fesserie!! I video sono reali e fatti da fonti attendibili! La vivisezione non è scienza e un animale non potrà mai essere paragonato a un uomo sotto il profilo medico! Ci sono altri metodi sicuramente più umani e scientifici, nonché efficaci, per sperimentare! Si, gli animali sono esseri viventi e senzienti e mi viene il vomito quando leggo tutte le cazzate scritte da gente senza cuore pur di giustificare l’uccisione di animali che non possono difendersi! Sperimentateli su voi stessi i farmaci e sottoponetevi volontariamente a tutti i test che invece cani, gatti, scimmie, topi, conigli e altri sono costretti a subire, poi ne riparliamo. Ma che commenti vergognosi e privi di una qualsiasi forma di umanità.

            • Q.B. scrive:

              Ok, quindi siccome sei una persona coerente sono certo che tu ti sia curato sempre e solo a impacchi e decotti, che tu sia vegano e che non abbia mai usato insetticidi.

              Stupiscimi.

              • Raf scrive:

                Esatto, sono vegetariano dal 1996 e vegano dal 2007! Cosa c’entra la scelta alimentare con la sperimentazione? E’ vero, fosse per me abolirei anche il consumo di carne e di prodotti di orgine animale, proprio perché si parla sempre di sfruttamento e uccisione!! Sono sicuro negli anni si smetterà di mangiare carne, non per salvare gli animali, ma la nostra salute, visto che l’uomo è egoista anche sotto questo punto di vista… Ovvio che uso i farmaci quando ne ho bisogno, per quanto riguarda i prodotti cosmetici invece, per fortuna, esiste un’alternativa!! Di solito uso quelli generici che, anche se sono stati testati da altre case farmaceutiche, non vengono ritestati prima di essere commercializzati. Detto questo, lo ripeto, ci sono metodi alternativi e sicuramente più efficaci per verificare la validità di un farmaco, come su colture cellulari e altri ancora già utilizzati ma, caso strano, ci si ostina a voler torturare questi animali in nome della scienza! Non vedo nulla di scientifico nei test e, le immagini rubate, la dicono lunga su cosa accade realmente nei laboratori… non bisogna essere “animalista” per capirlo, e qua non ci troviamo davanti a una realtà distorta, ma a quello che accade realmente, qualsiasi siano le scuse inventate da chi sostiene la sperimentazione animale.

                • jack scrive:

                  Bravo! Ora fai un passo in piú: elimina dalla tua dieta anche gli alimenti di origine vegetale, dopotutto anche le piante sono esseri viventi e vengono sfruttate! Pensa alle colture intensive.

                  • Raf scrive:

                    Ecco qua, classica risposta da onnivoro, pronto a dire qualsiasi fesseria pur di giustificare l’uccisione di animali per finire sul proprio piatto. Caro Sig. Jack, le ricordo che le piante non hanno terminazioni nervose, gli animali si. Inoltre, giusto per aggiornarla su questo argomento, alla pianta se gli si taglia una foglia, la stessa ricresce, all’animale no. Ora sono curioso di leggere quante altre teorie toglierete dal cilindro magico per giustificare il massacro di animali per il consumo alimentare e per la sperimentazione voluta dalla cosiddetta “scienza” ufficiale. Ho capito fin dai primi commenti che questo è ormai diventato uno dei luoghi dove i sostenitori dei test sugli animali si incontrano per dar forza alle loro teorie a mio avviso alquanto datate. Fino a qualche anno fa sembrava impossibile bloccare i test sugli animali per i prodotti cosmetici ma, come saprete, almeno in Europa, tali test non possono essere più effettuati a partire dal 21 marzo 2013. Ora, alla luce di questo, secondo voi non sarà possibile che lo stesso accada anche per itest condotti per sperimentare i farmaci? Secondo me si, e il tempo mi/ci darà ragione.

          • Luigi scrive:

            Stabulari aperti alle visite?!
            Dopo questa barzelletta, figlia di ignoranza o mala fede, penso sia inutile leggere oltre.

        • Andre scrive:

          Non posso credere che hai abboccato a quei video/foto… se ci si informa dai volantini attivisti o sui blog, per forza si confonde il vero con il falso.
          Sei mai stato di persona in un laboratorio, ad assistere ad un esperimento?

          Domanda retorica, altrimenti avresti già saputo che quei video non sono rappresentazioni affidabili.

  11. Alessandro Arcuri scrive:

    Molto interessante ma il paragone finale col cane non sta in piedi… Non solo ci sono molte più razze – anzi varietà – di un secolo fa, ma lui mette sullo stesso piano varietà biologica e condizioni di vita. Fischi per fiaschi, proprio!
    Per il resto mi trova d’accordo su molte cose…

    • Simone scrive:

      Molte delle caratteristiche appartenenti alla varietà biologica determinano le condizioni di vita, Alessandro.
      Infatti Garattini sottolinea, giustamente, quanto le condizioni di vita dell’homo sapiens, tra cui sarebbe corretto inserire anche il livello culturale medio, siano in generale migliorate per volere del genere umano stesso, mentre questo non si può dire peri cani, specie che non ha mai modificato le proprie abitudini di sua sponte.

  12. Tra il premere dei tasti quasi a caso su un computer o uno smartphone, e sapere qualcosa in materia, c’è molta differenza.
    Che titolo di studio o competenze si possiedono per fare certe affermazioni ?
    Io sono psicologo e per questo come tutti gli altri ho dovuto studiare 8 anni, e continuo a studiare tutti i giorni da 22 anni. Solo per la mia tesi di neuropsicologia consultai 980 articoli usandone 120, studiando oltre 1 anno: forse ne so qualcosa di più di molti animalari ?
    http://massimodangeli.wordpress.com/psicologia-e-altro/bibliografia-estesa-della-mia-tesi-di-laurea-sui-movimenti-oculari-rem-dei-neonati/

    • Simone scrive:

      Grande Massimo.
      Comunque non serve studiare 22 anni per capire l’inganno che sottende alla propaganda animalista, basta un libro delle superiori che tratti di biologia.
      E’ questo il dramma. Sono in Italia possono fregare un milione di persone facendole firmare la campagna stop vivisection, negli altri paesi europei la cultura scientifica e’ molto piu’ diffusa.

  13. Anto Fox scrive:

    basta guardare i risultati dell’ospedale Pascale di Napoli su alcuni tipi di tumori…

    NB: non si tratta solo di trovare il farmaco che solverà vite umane, si tratta pure di migliorare quelli esistenti

  14. Raf scrive:

    Mai lette così tante fesserie in un articolo pur di giustificare la vivisezione… ma evolvetevi!!

  15. andrea 1967 scrive:

    Tralasciando per carità di patria tutto il resto, l’ultimo concetto di Garattini (che Emmanuele Michela definisce “peso massimo della scienza) è sufficiente .
    Egli sostiene: “…che poi tutti gli animali abbiano una loro intelligenza è vero, ma non vi è evoluzione in questo. Un cane di oggi è uguale a un cane di cento anni fa. Mentre l’uomo di oggi è diverso da quello di un secolo fa”.
    Di fronte ad uno strafalcione del genere (l’evoluzione sarebbe una grandezza scalare, che cresce nell’uomo ed è costante nelle altre specie) qualunque docente di scienze, in qualunque parte del mondo, costringerebbe il Garattini a ripetere la 3° media all’infinito.
    Ma da noi, si sa, la terza media (del cuore e della mente) produce i Corona, i Garattini e i Berlusconi.

  16. uitko scrive:

    tutto bello tranne l’ultima frase che non ha senso

  17. cassandra scrive:

    GARATTINI NON SMONTA PROPRIO NULLA..TENTA SOLO DI SALVARE LE CARRIERE DI QUELLI COME LUI!
    Alan Oliff, ex direttore esecutivo per la ricerca sul cancro a Merck Research Laboratories nel West Point, Pennsylvania, USA, nel 1997 ha dichiarato: “Il problema fondamentale nella scoperta del farmaco per il cancro è che le i modelli [animali] non sono assolutamente predittivi” .
    • nel 2006, l’allora Segretario della Sanità e Servizi Umani Mike Leavitt ha dichiarato: “Attualmente, nove farmaci sperimentali su dieci falliscono perché non possiamo prevedere come si comporteranno nelle persone sulla base degli studi di laboratorio su animali” .
    • L’NCI ha dichiarato che la società potrebbe aver perso cure per il cancro a causa del modello animale .
    • FDA statunitense sulla tossicologia ha affermato nel 1998 che “La maggior parte dei test sugli animali che accettiamo non sono mai stati validati.
    • Salsburg ha commentato: “Così il tempo impiegato a condurre uno studio in topi e ratti sembra avere meno di un 50% di probabilità di trovare sull’uomo sostanze cancerogene note. Sulla base della teoria della probabilità, avremmo fatto meglio a lanciare una moneta .
    • ”COME FAR CARRIERA SCEGLIENDO IL TOPO GIUSTO”, INTERVISTA AL PROF. CLAUDE REISS, biologo molecolare direttore per 35 anni del CNRS di Parigi ed attuale direttore emerito dello stesso, l’istituto di ricerca francese più importante , autore di centinaia di papers scientifici pubblicati sulle maggiori riviste di settore, consulente scientifico della commissione U.E D Prof. Reiss, sta dicendo che grazie ai test sugli animali si può provare una cosa ed anche il suo contrario?R Esattamente.
    • Sausville, allora direttore associato della divisione del trattamento del cancro e la diagnosi per il programma di sviluppo terapeutica presso l’NCI ha dichiarato: “Avevamo praticamente scoperto composti che erano buoni farmaci per topi piuttosto che buoni farmaci per l’uomo”.
    • In un articolo pubblicato su Fortune nel 2004, il Prof. Robert Weinberg, Professore di biologia al ”MIT” – Massachusetts Institute of Technology – una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts, U.S.A. , vincitore della Medaglia Nazionale per la Scienza grazie alla sua scoperta del primo oncogene umano e del primo gene soppressore del tumore, dichiarò ufficialmente :”Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usato è prendere cellule tumorali umane che vengono messe in coltura ,metterle in un topo immunocompromesso, x formare un tumore, e quindi esporre lo xenotrapianto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Ed è ben noto forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani, cioè dei veri tumori umani nei pazienti. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo e un uomo, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare ecc. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, sono vastamente diversi. Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono del tutto inadeguati. Sebbene le industrie farmaceutiche riconoscano con chiarezza il problema, non vi hanno però rimediato. E sarebbe meglio che lo facessero, se non altro perché ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano centinaia di milioni di dollari usando questi modelli ”.
    • Dr. Homer Pearce, ex direttore di ricerca e di indagine clinica presso il noto colosso farmaceutico ”Eli Lilly” ed attuale consulente di ricerca della stessa azienda:”I modelli murini sono dolorosamente inadeguati. Se considerate i milioni e milioni e milioni di topi che siamo riusciti a curare, e li confrontate con il successo relativo, o meglio l’insuccesso, che abbiamo ottenuto a livello clinico nel trattamento del cancro metastatico…capirete che per forza ci dev’essere qualcosa di sbagliato con quei modelli ”,
    • Dr. Richard Klausner, ex direttore dell’US National Cancer Institute:” Abbiamo curato topi malati di cancro per decenni e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani ”.
    • articolo pubblicato su Plos Medicine dal Dr. JJ Pippin, fondatore e direttore della medicina cardiovascolare e ”medical imaging” presso la ”Cooper Clinic”, autore e co-autore di oltre 60 articoli e abstract che sono stati pubblicati sulle principali riviste mediche, è stato anche portavoce e relatore presso la ”American College of Cardiology” e la ”Society of Nuclear Medicine, U.S.A.”, attuale consulente scientifico presso il Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) degli U.S.A,:”Le uniche persone che non sanno, nel 2005, che la ricerca sugli animali è irrilevante per le malattie umane sono quelli che non lo capiscono o coloro che ne beneficiano. Come medico, ricercatore clinico, ed ex ricercatore animale, so che benchè siano i nostri parenti genetici più stretti, i primati hanno fallito come modelli di ricerca praticamente ogni volta che sono stati utilizzati a tale scopo. Si lamentava: “Abbiamo curato topi malati di cancro per decenni, e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani”,l’Aids è un altro: mentre almeno 80 vaccini sono stati testati sugli animali, tutte e 80 hanno fallito il trial in pazienti umani. Allo stesso modo, ognuno degli oltre 150 trattamenti di ictus trattati con successo negli animali non hanno avuto i medesimi risultati nei test umani.
    • «abbiamo avuto un sacco di modelli che non erano predittivi, che erano [infatti] gravemente fuorvianti”, dice Marks del NCI, consorzio di tumori Umani .
    • Neancy Andreasen, psichiatra americana tra i massimi esperti mondiali sulla schizofrenia, dice “Non è possibile avere modelli animali per i disturbi del pensiero formale..Anche i modelli animali utilizzati dalle case farmaceutiche per testare l’efficacia terapeutica degli antipsicotici non sono validi.
    • Kathy Archibald, scienziata genetista britannica già ricercatrice farmacologica, autrice di numerosi articoli scientifici e direttrice di Safer Medicines, concorda nel ricondurre ai modelli animali gli attuali problemi legati allo sviluppo di farmaci sicuri ed efficaci per il consumo umano:”La mia risposta alla domanda ‘se un trattamento funziona su roditori,ci curerà?’ è ‘probabilmente no, basata sul peso delle prove raccolte finora’.
    • Khanna e Scott (2011) a proposito di sistema immunitario e ricerca sui modelli murini: “per quanto tempo possiamo andare avanti ad investire denaro pubblico per effettuare studi che non porteranno mai a risultati concreti in termini di applicazioni cliniche? “
    • Hartung (2009) nel suo articolo pubblicato sulla rivista Nature “Tossicologia per il XXI secolo” che il modello animale è del tutto inadeguato per la valutazione del rischio tossicologico e che urge un cambio di direzione verso l’impiego di metodologie avanzate in vitro ed in silico, che potrebbero attualmente fornire risultati più sicuri ed affidabili.
    • A seguito di 20 anni di ricerca sull’ipertensione usando animali geneticamente modificati che non hanno portato a nulla, Stingl, Völkel e Lindl hanno affermato:“Perciò, anche se questi approcci sono ritenuti senza eccezione “molto promettenti” in letteratura, non ci si può aspettare che la ricerca sugli Organismi Geneticamente Modificati rechi alcun contributo ad una nuova strategia terapeutica.

  18. Francesca scrive:

    SANITA': ‘LIBERO’ ATTACCA GARATTINI, NELL’AIFA SIA ARBITRO CHE GIOCATORE
    IL QUOTIDIANO, 12,5 MLN A ISTITUTO MARIO NEGRI E CONSORZIO MARIO NEGRI SUD
    Milano, 29 mar. (Adnkronos Salute) – ‘’Arbitro e giocatore allo stesso tempo. Arbitro in veste di presidente della Commissione Ricerca e sviluppo dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, giocatore in qualita’ di direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri’’. Cosi’, in un’articolo intitolato ‘Quando i ricercatori trovano soprattutto i soldi’, il quotidiano ‘Libero’ sferra oggi un pesante attacco al farmacologo piu’ famoso d’Italia, raccontando ‘’lo strano caso del professor Silvio Garattini’’. Istituto Mario Negri e Consorzio Mario Negri Sud, noti enti di ricerca che hanno capo allo stesso Garattini, avrebbero infatti ottenuto ‘’circa 12 milioni e mezzo di euro’’ in una gara indetta per assegnare finanziamenti alla ricerca ‘made in Italy’.
    ‘’Il primo Garattini’’, quello ‘arbitro’ – si legge su ‘Libero’ – ha presieduto alla selezione di 54 protocolli di studio meritevoli di ottenere il finanziamento nell’ambito del bando di concorso 2005 per la ricerca indipendente promossa dall’Aifa’’. Mentre ‘’il secondo Garattini’’, quello ‘giocatore’, ‘’alla testa degli enti Mario Negri e Consorzio Mario Negri Sud, secondo i racconti di chi ai lavori della commissione ha partecipato avrebbe vinto proprio in quella gara. Provocando la reazione di alcuni suoi colleghi della stessa commissione esaminatrice. Da parte degli altri 19 autorevoli esperti italiani e stranieri chiamati ad assegnare il finanziamento, infatti, non sarebbe sfuggito l’imbarazzante doppia funzione dell’illustre professore. Al punto da pretendere di inserire, nel verbale della selezione, la denuncia dell’anomalia’’. E tra i giurati ‘’i sussurri diventano grida – prosegue l’articolo su ‘Libero’ – quando tra i commissari comincia a circolare anche la cifra che i due enti avrebbero ottenuto in sede di graduatoria: 12 milioni e mezzo di euro, pari a poco meno di un terzo dell’intera somma stanziata per il concorso’’.

    • marinella boi scrive:

      ALLA FACCIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E NESSUNO GLI CHIEDE CONTO DI CIÒ?????????????????’
      POVERA ITALIA ONESTA, CHISSÀ SE UN GIORNO RIUSCIRÀ A RIALZARSI!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Andrea scrive:

      Spariti i pro test dopo l’articolo riportato da Francesca su Garattini. Io sto ancora aspettando che i pro test chiedano l’eliminazione della sperimentazione clinica. Perché non li provate direttamente su di voi i farmaci che non sono tossici sugli animali?Perché aspettate che vengano provati su cavie umane pagate profumatamente prima della messa in commercio? Perché diversi farmaci tossici su animali sono stati lo stesso commercializzati ?

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Con 113 cavalli, peso di poco superiore ai 220 kg in ordine di marcia e motore bicilindrico Testastretta 11° da 937 cc si candida a protagonista tra le enduro stradali

Evoluzione in chiave moderna delle monovolume e wagon medie, le SUV a due ruote motrici sono un fenomeno in costante crescita. Apprezzate per comfort, abitabilità e design, non temono le insidie della giungla urbana. Ecco i migliori modelli.

Le evoluzioni ricevute dalla KTM 1290 Super Duke R 2017 vanno nella direzione di una maggiore sportività. The beast 2.0 vuole essere ancora più efficace ma non ha perso la sua versatilità. E se le metti un po’ di power parts…

Ecco qualche spunto per trascorrere questo fine settimana. Se non sapete cosa fare date un'occhiata, se sapete già cosa fare potremmo farvi cambiare idea...

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