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«L’Italia ha bisogno dei cattolici, i cattolici hanno bisogno dell’Italia». Intervista a Ettore Bernabei

aprile 13, 2014 Pippo Corigliano

«Cattolici, svegliatevi dal letargo. Bisogna uscire dall’inerzia e dall’indignazione sterile per tornare all’Italia del miracolo economico». È morto Ettore Bernabei. Ripubblichiamo una nostra intervista

È morto Ettore Bernabei. Qui una nostra intervista.

Sono un bel po’ di anni che ho l’opportunità di incontrarmi con Ettore Bernabei, il grande della comunicazione italiana che ha plasmato la Rai dei primi anni e oggi segue la Lux presieduta da Matilde e guidata da Luca Bernabei. Ogni mattina, incurante dell’età, Ettore va nella sede della casa di produzione che regala agli italiani tanti programmi fra cui il più popolare attualmente è Don Matteo.
Durante i nostri incontri ci raccontiamo episodi e impressioni della settimana trascorsa. Stasera parliamo del vigoroso appello politico rivolto agli italiani e che arriva dall’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa di cui monsignor Crepaldi, vescovo di Trieste, è presidente.

Ettore, cosa ne pensi di questo prestigioso appello?
Dobbiamo essere molto grati all’arcivescovo Crepaldi che nel suo diuturno impegno pastorale continua a sviluppare i richiami dei papi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e ora Francesco al dovere dei credenti di impegnarsi in politica per preservare il patrimonio della fede in Dio.

Un-paese-smarrito-appello-crepaldiPossiamo confrontare l’appello dell’Osservatorio con il codice di Camaldoli, formulato negli anni Quaranta da cattolici come programma politico per una successione al regime fascista?
Molte sono le diversità del nostro tempo rispetto a quel tormentato periodo della nostra storia, ma ci sono delle affinità. I cattolici venivano da quasi un secolo di studi e dibattiti politico-sociali sulle vicende dell’Italia e sulla dottrina sociale della Chiesa, che si basava sulle solide basi della teologia di san Tommaso e sulle encicliche sociali di Leone XIII e di Pio XI. L’Italia era alla vigilia della conclusione di una terribile guerra che si profilava perduta. Alcuni studiosi credenti in Dio come Paronetto, Saraceno e i più giovani Dossetti, La Pira, Fanfani pensavano che per testimoniare la loro fede non bastasse più la docenza universitaria ma occorresse un impegno politico rivolto con spirito di servizio al bene del paese. Per questa finalità quei cattolici si prepararono con studi rigorosi a redigere un codice di comportamento politico sociale che aggiornasse quello formulato a Malines sul finire dell’Ottocento. Anche oggi l’Italia sta uscendo da una guerra perduta: quella promossa dall’esterno con una prolungata contestazione, prima studentesca poi operaia, il terrorismo, la mafia, il giustizialismo, le privatizzazioni delle aziende pubbliche…

Cosa dovrebbero fare i cattolici italiani?
Uscire da un ormai troppo lungo letargo e, come cittadini responsabili, avendo a disposizione il magistero sociale di papa Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, aggiornare non solo il codice di Camaldoli ma anche il modello innovativo del sistema politico-sociale, attuato dai cattolici negli anni Cinquanta e Sessanta. Quel modello era imperniato su un sistema misto di aziende pubbliche che aiutavano quelle private a reggere la concorrenza internazionale, fornendo loro energia, semilavorati e servizi a basso costo. Con quel sistema l’Italia arrivò ad essere, negli anni Sessanta, quarto fra i sette paesi più industrializzati del mondo, cioè più ricchi. Contemporaneamente quel sistema garantì a tutti libertà individuali e di gruppo.

Possono servire a questo scopo gli stimoli e le riflessioni dell’Osservatorio?
Le valutazioni dell’Osservatorio nascono da una premessa oggi più che mai valida: «L’Italia ha bisogno dei cattolici, i cattolici hanno bisogno dell’Italia». Questa premessa è stata ignorata dalla politica ufficiale e informale degli ultimi venti anni. Oggi occorre una proposta unitaria di cattolici, non più dispersi in una diaspora inconcludente, che sia in sintonia con la visione escatologica e sociale dell’attuale Papa. Altrettanto valida è la valutazione che il sistema politico-sociale va cambiato in meglio, uscendo dall’inerzia e dalle fiammate sterili d’indignazione. Pertanto i cattolici devono proporsi di operare fattivamente e con spirito di servizio per cambiare il sistema di capitalismo liberista, che ha portato inevitabilmente i più forti a rafforzarsi e i più deboli a indebolirsi.

Ettore, condividi tutte le proposte di questo appello ai cattolici italiani?
Sì, se le proposte si articolano in un dettagliato programma che mostra di far riferimento alle linee guida della dottrina sociale della Chiesa divulgate dal Pontificio consiglio Iustitia et Pax nei primi anni Duemila per far fronte alla difficile transizione politico-sociale dell’inizio di questo secolo. Ma oggi, dopo sette anni di terribile crisi economica, le condizioni di vita sono profondamente peggiorate. A Roma la Caritas ogni giorno distribuisce gratuitamente pasti caldi a 4 mila persone, ma la richiesta è di 40 mila, che non può evadere perché Comune e Regione non le danno in uso locali pubblici inutilizzati. Nell’attuale situazione, la solidarietà, la sussidiarietà e le privatizzazioni non bastano a far ripartire il paese. Ecco perché i cattolici devono impegnarsi a fondo per aggiornare intelligentemente il codice di Camaldoli formulando in termini politici e legislativi la scelta per i poveri richiesta da papa Francesco a tutti i credenti in Dio, nella misericordia e nella pietà.

E come?
Innanzitutto dare piena attuazione sociale ed economica ai pilastri base della Costituzione, oggi in buona parte disattesi; proporre un nuovo modello di sviluppo economico imperniato sull’impiego e sulla partecipazione dei prestatori d’opera alle decisioni fondamentali dell’impresa, sia nelle fasi iniziali dei processi produttivi sia in quelle conclusive. Proposte del genere troverebbero l’adesione di milioni di elettori, oggi indecisi o propensi all’astensione dal voto perché si sentono esclusi dalle decisioni che potrebbero portare l’Italia alle condizioni di benessere, di giustizia, di libertà e di pace sociale dei primi anni Sessanta.

Cosa ne pensi della problematica su educazione e comunicazione affrontate nella proposta dell’Osservatorio?
Giustamente l’educazione è ritenuta fulcro essenziale della ripresa del nostro paese. L’ispirazione del cambiamento proposto è imperniata sulla privatizzazione delle scuole. Ammesso che ci siano in futuro le forze parlamentari per attuarla, non bisogna nascondere il grave rischio che chi avrà più soldi monopolizzi le scuole per insegnare idee opinabili e non condivisibili dai cattolici. Ritengo che la via più sicura per migliorare il sistema educativo sia quella di indurre i propri figli e tutti i giovani a studiare intensamente, in modo che chi ha talento e vocazione possa diventare insegnante di buon livello culturale e umano. Perché solo con insegnanti bravi, capaci di formare buoni cittadini, si potranno avere buone scuole pubbliche e private. Similmente penso che i problemi di una buona comunicazione non si possano risolvere solo privatizzando le emittenti che già sono privatizzate per la stragrande maggioranza, con risultati non solo insoddisfacenti ma spesso e pericolosi. Basti pensare a quello che viene offerto nel web dai cosiddetti motori di ricerca, tutti privati ed eterodiretti, che presentano sullo stesso piano bene e male, vero e falso, naturalmente con l’etichetta dell’imparzialità. È urgente difendere gli utenti. Solo le televisioni di servizio pubblico, come l’inglese Bbc, possono tutelare i cittadini ignari e indifesi. Altro che privatizzare la Rai!

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6 Commenti

  1. filomena scrive:

    Sia pure dal punto di vista dottrinale e quindi molto di parte questa visione è più condibisibile di quella espressa da Crepaldi, almeno dal punto di vista economico, che invece propone come soluzione la privatizzazione di tutto compresa la scuola.

    • francesco taddei scrive:

      la scuola dovrebbe permettere ai genitori di poter scegliere quale essi, e non l’europa, il partito o l’onu, ritengano la migliore per i propri figli. questa si chiama parità scolastica, che c’è in tutti i paesi tranne il cattocomunista stato italiano. e tu da totalitarista che sei ti opponi alla libertà di scelta, percvhè preferisci che la gente sia indottrinata del tuo pensiero. io invece voglio scegliere. e prendere anche in considerazione quella privata, a volte molto meglio della tua statale e totalitaria.

  2. Edo scrive:

    “Lo Stato retroceda, lasci posto alla società civile. Controlli, ma non sostituisca”. Dura rimboccarsi le maniche, eh Filo?

    Ps. La privatizzazione di tutto nel decalogo l’hai vista solo tu, caso strano.

  3. Fabio S. P. Iacono scrive:

    Né Forza Italia né Forza Nuova, né Nuovo Centro Destra né Casa Pound. In qualità di giornalista e di scrittore ritenevo improrogabile la manifestazione fenomenica di una compagine politica e culturale Conservatrice, Riformista e Sociale, che non sedesse però né, tra i seggi parlamentari del vecchio continente, nel PPE, né con i nazionalisti, gli indipendentisti e post/neo fascisti. Il “Movimento per AN” (La Destra, Io Sud, Fli e Fiamma Tricolore) potevano entrare da “duri e puri” a Fiuggi in FdI-AN ma, a causa della loro “ipetrofia dell’io” è rinato il “PDL”: 99% PPE 1% “La Destra”. Oggi, come auspico, i nipotini di Almirante intransigenti (è ben accetto il mea culpa di qualche figliol prodigo), scrivo anche in qualità di addetto stampa e di componente del direttivo del “Partito della Nazione” di Ragusa, opereremo a Bruxelles ed a Strasburgo, con i fratelli francesi (FN), polacchi (Diritto e Giustizia, La Polonia è la più grande), ed i restanti cugini conservatori europei “protestanti” ed “Ortodossi”. La politica senza idee diviene sterile amministrazione contabile di regioni, nazioni e continenti. il Novecento è tutt’altro che un secolo breve gli intellettuali post/neo marxisti si mettano pure l’anima in pace, così come la storiografia massonica e liberale…la storia non è finita con la caduta del muro di Berlino. Ancora la lotta eraclitea della qualità contro la quantità. Hic manebimus optime.

  4. Eolo scrive:

    ma sono gli anti-cattolici a dominare il mondo…come si fa?
    forse mi accontenterei di avere più cattolici a dirigere i media, perché questi sono l’istrumento per sistemare il potere, se solo la verità fosse detta dai media tutto cambierebbe per bene…ma lo si sa che la disinformazione e diffamazioni sono le loro bandiere, grave peccato, l’ha detto il Papa.Poveri a loro.

  5. mike scrive:

    domanda: quanti sono i cattolici o che si sentono un po’ tali? in particolare quanti sono dai nati dagli anni ’60 in poi? io ho il sospetto chi siano pochi. negli ultimi anni certe sorprese…

    differenza tra la teoria e la pratica: in teoria tutti cattolici, in pratica molti protestanti (versione luterana).

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