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Eritrea. In otto anni, 77 calciatori della nazionale sono scappati durante i tornei all’estero

dicembre 12, 2013 Leone Grotti

La Cecafa Cup 2013 in Kenya non è ancora finita ma già 10 calciatori, compreso l’allenatore, sono scappati cercando asilo politico per non dover più tornare sotto il terribile regime eritreo

Non è un caso se anche quest’anno la nazionale di calcio dell’Eritrea è arrivata ultima nella Cecafa Cup, torno della Fifa per le nazioni del centro e dell’est dell’Africa, con zero punti, tre sconfitte su tre, sette reti subite e neanche una segnata. I giocatori infatti invece che allenarsi per le partite, passano il tempo a pensare a come scappare e chiedere asilo politico in qualche ambasciata straniera per non dover più tornare a casa, sotto il terribile regime eritreo.

COREA DEL NORD AFRICANA. Lunedì scorso, in hotel mancavano all’appello otto calciatori della nazionale più l’allenatore. Due erano già scappati la settimana precedente. Il regime del presidente Isaias Afewerki ha cercato di nascondere quanto accaduto ed evitare l’imbarazzo ma la notizia ha fatto lo stesso il giro del mondo. L’Eritrea si conferma così la «Corea del Nord africana», visto che anche i calciatori di Pyongyang hanno cercato in tutti i modi di scappare dal regime comunista durante i mondiali del 2010, senza riuscirci.

CALCIATORI IN FUGA. Per l’Eritrea, però, non si tratta certo della prima volta. Nel 2006, durante una partita a Nairobi per la Caf Champions League, quattro giocatori della nazionale sono scappati. Un anno dopo, durante la Cecafa Cup in Tanzania, sono scomparsi 12 membri della squadra. Altri sei hanno chiesto asilo politico in Angola nel marzo del 2007 durante un match di qualificazione per la Coppa Africa del 2008. Altri tre sono invece riusciti a fuggire in Sudan.

NON SERVE LA CAUZIONE. Per coprire continui scandali e impedire le defezioni, il regime eritreo ha deciso di non iscrivere la sua nazionale alla Cecafa Cup del 2008. Ma cercare gloria nello sport è un ottimo modo per far dimenticare ai propri cittadini le miserie di una dittatura e così nel 2009 ha messo in piedi una nuova squadra per la Cecafa Cup in Kenya.
I giocatori sono stati scelti all’improvviso in soli 12 giorni e hanno dovuto lasciare al governo una cauzione di 100 mila nakfa (circa 5 mila euro), da ritirare una volta tornati a casa. Ma le precauzioni non sono servite, la metà della squadra (12 giocatori) non ha rimesso piede in patria e ha chiesto asilo politico a Nairobi. Ottenutolo, ora i calciatori giocano come professionisti in Australia.

INUTILE LA POLIZIA. Nonostante l’ennesima figuraccia, il regime ha deciso di riprovarci ancora e nel 2010 ha mandato insieme alla squadra una folta schiera di poliziotti per impedire brutte sorprese durante la Cecafa Cup in Tanzania. Niente da fare, 13 calciatori sono riusciti a scappare e ora giocano a calcio a Houston, in Texas. Nel 2011 l’Eritrea non ha partecipato al torneo, affermando di «non avere abbastanza fondi per pagare la squadra» ma in pochi hanno creduto alla versione ufficiale.

«ANDIAMO A FARE SHOPPING». Nel 2012, il regime ha trovato i fondi per mandare in Uganda un nuovo team sempre per la Cecafa cup. A metà torneo, 17 membri della squadra, inclusi i medici, hanno lasciato l’hotel a Kampala per «fare shopping». Non sono più tornati. Quell’anno in patria sono tornati in cinque. Nonostante i precedenti disastrosi, anche quest’anno il dittatore Isaias Afewerki ha mandato una formazione in Kenya e sappiamo già com’è finita.
Non c’è da stupirsi dunque se l’Eritrea non ha mai vinto questo torneo a cui (quasi) tutti gli anni partecipa: i giocatori fanno fatica a trovare il giusto affiatamento, avendo la nazionale eritrea cambiato 77 calciatori in soli otto anni di competizioni.

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