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Quarant’anni e freddezza di provincia: a punire Zola è la leggenda Super-Kev

maggio 28, 2013 Emmanuele Michela

Se quella di ieri è stata la sua ultima partita della vita ancora non è dato saperlo. Lui non ha deciso cosa fare: di certo vuole rimanere nel mondo del calcio, magari allenare. In effetti il prossimo 25 luglio sulla carta d’identità, Kevin Phillips si troverà quarantenne, l’età giusta per lasciare in bellezza. Ma una […]

Se quella di ieri è stata la sua ultima partita della vita ancora non è dato saperlo. Lui non ha deciso cosa fare: di certo vuole rimanere nel mondo del calcio, magari allenare. In effetti il prossimo 25 luglio sulla carta d’identità, Kevin Phillips si troverà quarantenne, l’età giusta per lasciare in bellezza. Ma una proposta per continuare c’è, e arriva dallo stesso Halloway, tecnico del Crystal Palace che a giugno lo ha voluto con sé dal Blackpool e ieri lo ha spedito in campo nella finale play-off contro il Watford di Zola. «Continuerò a farlo firmare finché non avrà 50 o 60 anni se continua a mettere la palla in rete», diceva il tecnico a fine partita, gongolando perché l’ennesimo gol di Super-Kev è valsa alle Eagles il ritorno in Premier League.

DALLA SERIE B AGLI EUROPEI. È un goleador d’esperienza Phillips, nome tanto comune in Inghilterra quanto familiare è al calcio d’Oltremanica la prepotenza con cui questo ragazzo in area di rigore sa farsi spazio e segnare. Mai lo si è visto passare da grandi club, mai un Manchester United, mai un’Arsenal, mai Chelsea o Liverpool hanno potuto schierarlo in campo. A voler estendere un’immagine tipica del nostro calcio, si potrebbe catalogare Phillips come un bomber di provincia, uno alla Hubner, forzando un po’ il paragone tra Sunderland e Piacenza, Southampton e Brescia, Birmingham e Cesena. Ok, forse i confronti non riescono a reggere, ma l’idea sì: Kevin ha sempre segnato tanto, ovunque, entrando per altro nella storia del calcio inglese con la Scarpa d’Oro vinta nel 2000 coi Black Cats (30 reti), l’unica conquistata dal pallone britannico. Con lui in un anno in riva al Wear si è passati dalla B inglese ai sogni di Coppa Uefa, sudandosi pure alcune convocazioni in Nazionale e la partecipazione all’Europeo del 2000.

I PRIMI PLAY-OFF VINTI. «Se devo scommettere tutto ciò che ho su qualcuno che possa sbattere sempre la palla in rete, allora scelgo Kevin», diceva ancora ieri Halloway. «È il suo entusiasmo che dobbiamo conservare, quella piccola scintilla, l’ispirazione. Io la mia ce l’ho ancora, spero che lui continui ad avere la sua». Ieri Phillips aveva un motivo particolare per tenere viva tutta la sua voglia: nella sua lunga carriera da girovago non era mai riuscito a vincere un match di play-off. Tre volte già ci aveva provato: prima col Sunderland, a fine anni Novanta, più di recente con West Brom e Blackpool. L’esito però era sempre stato lo stesso. Ieri invece ha avuto la possibilità di rifarsi con quel rigore, per altro contro il Watford, club in cui ha giocato a metà anni Novanta. Destro perfetto all’angolino alto, imparabile: e pensare che una decina di anni fa aveva smesso di tirare dagli 11 metri perché ne sbagliava troppi.

SE VA IN PREMIER, È PIÙ ANZIANO DI GIGGS. «Avevo segnato nel vecchio Wembley, adesso anche in quello nuovo. Se questo deve essere il mio ultimo match, non c’è modo migliore per chiudere la carriera. Ora mi fermerò un attimo, ogni pezzo del mio corpo fa male. Starò a vedere cosa porta il futuro. Io voglio rimanere ancora nel mondo del pallone, non so se giocando o allenando». Se dovesse accettare di continuare con il Crystal Palace, in Premier diventerebbe il giocatore più anziano, bruciando Ryan Giggs di pochi mesi. Ma per Kevin Phillips sarebbe solo l’ennesimo record.

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