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In Italia è nato il “primo figlio dell’eterologa”. Ma è meglio andarci piano con i trionfalismi

luglio 13, 2015 Leone Grotti

In Toscana il primo parto in un ospedale pubblico con la tecnica autorizzata dalla Corte costituzionale nel 2014. Inizia un dramma per tante famiglie e bambini

fecondazione-eterologa-in-vitro-shutterstock_155809460In Toscana è nato il primo bambino italiano concepito con la fecondazione artificiale eterologa in una struttura pubblica. La notizia è stata data dall’ospedale fiorentino di Careggi, dove la tecnica è disponibile a pagamento, come in tutto il resto della Regione. L’eterologa è legale da quando la Corte costituzionale, nell’aprile del 2014, ha bocciato l’articolo della legge 40 che la vietava invocando il «diritto al figlio».

AUGURI DAL GOVERNATORE. Salutando il primo bambino nato nella struttura pubblica, il governatore della Toscana Enrico Rossi ha dichiarato: «Auguri al bambino e ai genitori. Siamo felici di aver contribuito alla nascita di una nuova vita. La sanità toscana ne è orgogliosa. Per la qualità dei servizi e per l’impegno in difesa e per la promozione dei diritti della persona». Le parole trionfalistiche di Rossi, però, non dicono tutto sulla tecnica e sulla “promozione dei diritti della persona”.

TASSO DI SUCCESSO BASSO. Il tasso di successo della tecnica, innanzitutto, è finora molto basso: su 42 cicli di fecondazione avviati in Toscana, solo 12 hanno portato a gravidanze (non a bambini nati), cioè il 28 per cento. Questo, inoltre, non era il primo caso di eterologa in Italia: in ambito privato, erano già nati due gemelli nella clinica Alma Res Fertility di Roma. In ambito pubblico, invece, erano già nati l’anno scorso i due famosi gemellini dell’ospedale Pertini di Roma.

«BAMBINI INDECIDIBILI». Quest’ultimo caso ha fatto il giro del mondo, perché si è trattato di un caso di fecondazione eterologa “involontaria”: dopo un incredibile scambio di embrioni tra due coppie, i gemellini sono venuti al mondo nell’utero della donna “sbagliata”. Ora i due bambini crescono nella famiglia della madre che li ha partoriti e suo marito, ma i genitori genetici non si sono arresi e si sono rivolti ai tribunali per riavere i loro embrioni, ormai bambini. Secondo il Comitato nazionale di bioetica, «entrambe le coppie hanno buone e fondate ragioni» per reclamare i gemelli. Per questo «dichiara “indecidibile”, da un punto di vista bioetico, un’attribuzione netta di maternità e paternità».

DRAMMI ESISTENZIALI. Al di là del tragico errore, che continua a far soffrire sei persone, il caso getta un fascio di luce sulla realtà dell’eterologa, al di là della propaganda progressista, cioè su una tecnica che consente di procreare bambini con il patrimonio genetico di altri, in tutto o solo in parte. Per quanto si cerchi di nasconderlo, figli, famiglie e persone coinvolte vanno incontro a drammi esistenziali e di identità non indifferenti.

FIGLI DELLA PROVETTA. A sostenerlo non sono innanzitutto i detrattori della tecnica per motivi culturali o morali, ma gli stessi figli dell’eterologa. Come Stephanie Raeymaekers, 36 anni, fondatrice dell’associazione “Donorkinderen” e nata in provetta: «Io mi sento come un prodotto comprato al supermercato dal quale è stata tagliata via l’etichetta», ha dichiarato in un’intervista a Tempi. La donna belga spiega benissimo i drammi a cui i bambini vanno incontro, non potendo conoscere il proprio (o i propri) genitori/”donatori” biologici: «[Quando ho saputo che ero nata in provetta] mi sono arrabbiata moltissimo, perché i miei genitori mi avevano mentito per 25 anni su informazioni fondamentali per me, su chi mi aveva realmente fatto. Poi la rabbia con il tempo è scemata e sono comparse tantissime domande: chi è davvero mio padre? È vivo? È morto? Quanti fratelli e sorelle ho davvero? Ha fornito il suo sperma ad altri? Gli assomiglio? Mi pensa? So che non mi conosce, magari però pensa ai figli che sono stati concepiti con il suo sperma. L’ha fatto per soldi? Per aiutare gli altri? Prima la mia vita era semplice, ora è molto più complicata».

RAPPORTI ROVINATI. Stephanie spiega anche come questa tecnica di concepimento abbia rovinato il rapporto con suo padre, ad esempio: «Io voglio bene ai miei genitori e voglio bene a mio padre, che resterà sempre tale, anche se non mi ha concepito biologicamente. Però i rapporti sono stati influenzati, per forza di cose. Quando l’ho saputo, mio papà mi ha detto: “Il fatto che tu non sia mia biologicamente interferisce nel rapporto che io ho con te. Tu infatti mi ricordi costantemente che io sono sterile”». Oggi la donna belga si batte per cambiare quelle «leggi ingiuste che non considerano i diritti dei bambini, ma vedono i bambini come un diritto». Di casi come quelli di Stephanie ce ne sono a centinaia.

Foto fecondazione assistita da Shutterstock


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23 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI scrive:

    Il bene è considerato un male; il male è considerato il bene. E’ uno stravolgimento. Chissà ancora per quanto…

  2. SUSANNA ROLLI scrive:

    Luca Nullo, se ti dicessero che sei figlio di un insieme di genitori saresti solo contento, vero? Che te ne frega a te! Scusa, non ti ho dato del lei, sarà per la prossima volta.

  3. MicheleL scrive:

    Il tasso spontaneo di aborto nelle fecondazioni naturali è tra il 30 e il 50% (The Johns Hopkins Manual of Gynecology and Obstetrics 2012), un dato triste, ma reale. Se si considera che spesso le coppie che ricorrono all’eterologa hanno problemi pregressi, un tasso di successo del 30% non è da addebitarsi alla tecnica, ma a tutti i fattori presenti.
    Per sostenere poi che i figli concepiti in questo modo ne sian traumatizzati ci vorrebbero degli studi e non singole testimonianze (esistevano ospedali psichiatrici pieni di mamme naturali assassine, per fortuna un caso non fa regola), e infatti gli studi ci sono, sono decine e nessuno ha evidenziato problemi rilevanti (nemmeno in coppie dello stesso sesso).
    Il caso del Pertini resta un fatto molto grave, ma non dissimile da altri casi di malasanità che non sono di certo un buon motivo per proibire metodi medici che sono l’unica possibilità perchè una vita sana e felice possa venire al mondo.

    • Angelique scrive:

      la percentuale è sempre legata ad un certo numero di tentativi per esempio la FIVET dà il 25% su 4 tentativi, se ne fai tre o due hai meno del 25% di successi. Influisce poi l’età dei genitori, soprattutto della madre, che fa abbassare la percentuale di successo per arrivare a 0% a 40 anni, ma questo nessuno lo dice.
      Invece illudono le coppie di essere la fabbrica dei bambini, gonfiano e arrotondano le percentuali di successo facendo credere che nelle loro cliniche usano protocolli che massimizzano le probabilità di successo.
      Tutto questo senza toccare il problema della selezione degli embrioni, anche in base al sesso, o degli embrioni sovrannumerari che rimangono congelati per sempre.
      Lei dice ( senza citarli) che gli “studi ” non dimostrano alcun problema rilevante, la cosa è strana perchè dovrebbero rilevare quanto meno lo stesso tipo di problema degli adottati.
      Infine vorrei far presente che mentre si riconosce ai bambini adottati il dirittto a conoscere le proprie origini biologiche, ai figli dell’eterologa no, facendoli diventare di fatto cittadini di serie B, loro sì, senza diritti.

      • Giannino Stoppani scrive:

        E’ meglio che non te li citi, i suoi sempre “autorevoli” studi, altrimenti ti potrebbe venire in mente di andare a vedere di cosa si tratta e magari di leggerne le note metodologiche e, conseguentemente, metterti le mani nei capelli, verificando quali emerite boiate considera “autorevoli” certa gente ideologizzata fino al midollo.

        • MicheleL scrive:

          Ecco qui gli studi che mi chiedeva, Angelique: http://whatweknow.law.columbia.edu/topics/lgbt-equality/what-does-the-scholarly-research-say-about-the-wellbeing-of-children-with-gay-or-lesbian-parents/ sono molte decine che creano un corpus compatto e coerente e coprono assieme migliaia di famiglie in tutto il mondo.

          Io la invito a fare come Stoppani le dice di non fare (e in effetti lui non ha fatto, e invito a fare pure lui): li legga. Scoprirà che si tratta di studi condotti da equipes multidisciplinari e con metodi rigorosi, finanziati da istituzioni indipendenti. La letteratura va valutata nel suo corpus, ogni studio colma le lacune del precedente e assieme fanno emergere la verità, che infatti basa la posizione ufficiale dell’APA. A dimostrazione della serietà della compilazione della lista, ci sono anche quelli che illustrano opinioni contrarie, potrà verificarne facilmente le falle: unico autore (Regnerus o Sullins da soli non una equipe), finanziato da istituto ideologico (700.000$ da istituto religioso o direttamente da una università cattolica), e falle metodolgiche macroscopiche (e.g. prostitute e carcerati nel campione per Regnerus, mancate correzioni in base all’eta del campione per Sullins): cose concrete insomma, che Stoppani millanta, ma non può elencare come faccio io.

          Riguardo agli embrioni supranumerari sono d’accordo con lei Angelica che non dovrebbero essere creati, si dovrebbero generare due embrioni alla volta e impiantarli verificando solo che siano vitali (sarebbe inutile impiantare un embrione destinato a morte certa, come accade naturalemtne al 30-50% degli embrioni), escludendo quindi congelamenti e manipolazioni.

          • Giannino Stoppani scrive:

            E ’l frate: «Io udi’ già dire a Bologna
            del diavol vizi assai, tra ’ quali udi’
            ch’elli è bugiardo, e padre di menzogna».
            Inferno, canto XXIII.

            • MicheleL scrive:

              Infatti, non serve andare all’Università di Bologna per capire che i bugiardi non non hanno nulla a che fare con l’autorevolezza. Anche Dante conosceva bene la differenza tra ciarlatani e veri sapienti.

              • Giannino Stoppani scrive:

                Analisi del testo superficialotta, come tuo solito.
                Chiunque non sia stordito dall’ideologia e dalla malafede (o sia disposto a scrivere qualsiasi scelleratezza pur di coltivare l’effimera e infondata sensazione di aver dato una “lezione” a qualcuno), sa benissimo che In questo mondo l’autorevolezza quasi mai si fonda sulla verità.
                Faccio qualche esempio.
                L’opinione del compagno Stalin non era forse “autorevole”?
                E quella di Hitler?
                E quella di Mussolini?
                Continuo?
                Ah, quasi dimenticavo: sai ‘a sega te di Dante Alighieri.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Raramente perdo tempo a scrivere “errata corrige”, ma sul vernacolo non si scherza:
                  “sai ‘na sega te di Dante Alighieri”.

                  • MicheleL scrive:

                    Solo lei può pensare di misurare l’autorevolezza in un contensto illiberale. Darwin era autorevole, Galielo era autorevole, Freud era autorevole, Einstein era autorevole, Turing era autorevole …Gente che cercava la conoscenza e non accettava di piegarla al potere.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Contesto illiberale?
                      Vuoi negare che il compagno Stalin, per dirne uno, anche all’esterno dell’Unione Sovietica avesse una moltitudine di estimatori che lo consideravano “autorevole”?
                      Eppoi, per dirne un’altra sotto un altro aspetto, Galileo era autorevole anche quando si incaponiva di dimostrare il movimento rotatorio della terra col moto delle maree?
                      E Freud quando truccava le carte?
                      Uah! Uah! Uah!
                      Lo vedi da te che prendi una cantonata dopo l’altra e pretendi che non ci si rida!

          • Cisco scrive:

            @MicheleL

            Ma almeno leggi quello che linki?

            “While many of the sample sizes were small, and some studies lacked a control group, researchers regard such studies as providing the best available knowledge about child adjustment, and do not view large, representative samples as essential.”

            Quindi riassumendo:
            – campione piccolo (non rappresentativo)
            – mancanza di un gruppo di controllo
            – non si ritengono essenziali campioni ampi e rappresentativi (sic!!!)

            Di conseguenza, che questa sia la “best available knowledge” non tranquillizza affato: se prima non c’era alcuna conoscenza, ora ce n’è una molto limitata e aleatoria. Se questo basta per usare bambini come cavie ce ne vuole! Peraltro nelle ricerche citate i casi di utero in affitto sono una sparuta minoranza, mentre nella maggior parte dei casi si tratta di indagini relative a casi di “stepchild adoption” di figli avuti dal partner con il partner di sesso opposto e cresciuti anche con lui. Quindi siamo lontani dal poter trarre delle conclusioni serie e definitive sui potenziali danni psicologici delle famiglie “omogenitoriali” sui loro figli.

            • MicheleL scrive:

              Basta che tolga le sue libere “interpretazioni” e aggiunte ingiustificate:
              -il campione è piccolo solo in alcuni studi e se li mette assieme ha un campione che ben più grande di altri che hanno permesso di evidenziare differenze (per esempio tra famiglie di diversa estrazione culturale). Diversi studi riguardano centinaia di bambini.

              -il gruppo di controllo, anche se utile, non serve perchè la norma è ben caratterizzata (i sociologi e gli psicologi sanno qual’è l’incidenza media di disagio infantile e quali caratteristiche ha).

              -non ritengono essenziali gruppi più ampi perchè il potere statistico è sufficiente, il rappresentativo lo ha aggiunto lei, segno che ha bisogno di un “rinforzino” per le sue idee.

              I casi di utero in affitto in effetti sono molto pochi, ma su questo versante il confronto va fatto con le adozioni nell’immediato post-parto. I dati ci sono e sono stati interpretati dall’APA e dall’AAP, cumulando i vari studi (che assieme arrivano a quasi 5000 casi) si può dire che se rimane di certo un margine di incertezza, non vi motivo per una discriminazioni a priori, mentre può essere valutata una discriminazione nel caso delle adozioni a posteriori, nell’interesse del bambino e in relazione al tessuto sociale. Va da sé che con i dati disponibili negare l’accesso ai metodi in vitro alle coppie lesbiche è una misura priva di un fondamento scientifico, ma basata sul pregiudizio.

      • Giannino Stoppani scrive:

        Per non passare da maleducato quale sono di solito, faccio presente alla (presumo) signora Angelique, che il sottoscritto Stoppani e molti altri su questo sito sullo spinoso argomento hanno già dato da tempo, sbugiardando in lungo e in largo i famosi “autorevoli studi” condotti da attivisti lgbt su campioni ridicoli per numero e composizione (convenience sample!) e finanziati da enti e organismi che possono sembrare neutrali solo a chi è afflitto da strabismo ideologico all’ultimo stadio (il governo di Obama, ad esempio, vi pare neutrale su certi temi?), si limitano a rispondere all’attivista a cottimo di turno con un bel pernacchione (stavolta in forma dantesca), invitando chi si vuole informare seriamente a leggere in cosa effettivamente consistono gli “autorevoli” studi senza farsi influenzare da attivisti ideologizzati o bugiardi matricolati, e, conseguentemente, spanciarsi di risate, rispetto alle quali l’accusa di “millanteria” mossa da un pallone gonfiato di spocchia e di supposta onniscienza wikipedica, è solo un antipasto.
        E comunque mi pareva di aver capito che la signora (presumo) Angelique volesse indicazioni su studi riguardanti la fecondazione eterologa e le sue eventuali conseguenze psicologiche riscontrate sui figli che ne costituiscono l’oggetto.

        • Michele L scrive:

          Molti dei figli di coppie omogenitoriali sono stati concepiti con l’eterologa. Quanto alle sue critiche, oltre a millantare difetti, riesce ad essere circostanziato quanto me, che cito nomi, lacune e finanziatori per ogni singolo studio? Le sue sono solo calunnie, mentre io le critiche le associo a dettagliati riferimenti. Gli studi da me citati nel complesso coprono migliaia di famiglie (solo alcuni hanno sample piccoli, ma diversi riguardano 500 e più famiglie, ampiamente rappresentative). Si tratta sempre di equipes di più studiosi e i finanziamenti sono governativi o di università nella quasi totalità dei casi.
          Gli studi sono inoltre dotati di alto fattore di impatto e gli autori di indice H elevati che ne dimostrano il prestigio a livello internazionale.

          • Giannino Stoppani scrive:

            “Molti dei figli di coppie omogenitoriali sono stati concepiti con l’eterologa.”
            Vorrà dire che saranno doppiamente disgraziati (ma speriamo di no!).
            E comunque oramai lo abbiamo capito tutti che ti hanno affibbiato il compito di fare propaganda applicando la famosa tecnica detta “della rotazione delle balle”, nel senso che quando su un sito ti hanno sbertucciato da diritto e da rovescio sulla reale natura degli “autorevoli studi”, tu riparti da capo come se niente fosse accaduto, resettandoti come i computer.

            • MicheleL scrive:

              Gli studi che cito non sono stati smentiti da nessuna voce autorevole, ma se lei ha dei riferimenti autorevoli li citi pure, ma dubito che lo farà, confermando che la sua è l’ennesima calunnia infondata.

              • Giannino Stoppani scrive:

                Gli studi sono stati smentiti in lungo e in largo, destra e sinistra.
                Ma tu continui a vendere autorevole cacca per cioccolato al latte.
                Basta non considerare “autorevoli” gli studi che scomodano…

                • MicheleL scrive:

                  Mi pare di discutere con un bambino, con Pierino! “Lungo”, “largo”, “destra” “sinistra”. Non ci sono “soprologi” né “sottologi” tra gli espertoni del suo mondo fatato?

                  • Giannino Stoppani scrive:

                    Certo che ti pare di ragionare con un bambino: sono Gianburrasca io!
                    E come Gianburrasca ho il vezzo di buttare in faccia la verità agli adulti bugiardi, ipocriti e pure sozzoni!
                    Ah, ah, ah!

    • filippo scrive:

      credo che il concetto:
      «Io mi sento come un prodotto comprato al supermercato dal quale è stata tagliata via l’etichetta»
      sia abbastanza esplicativo

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