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In Italia diminuiscono i precari, un milione e 422 mila, ma non aumentano i regolari

marzo 13, 2012 Chiara Rizzo

L’Isfol, l’ente nazionale di ricerca per lo sviluppo della formazione professionale, fotografa la situazione dei lavoratori. Sono ben 569 mila i co.co.pro che hanno un unico contratto full time, in media hanno meno di 30 anni e lavorano al Nord. Il reddito medio delle donne è quasi la metà di quello degli uomini in media.

Un milione e quattrocentoventiduemila: tanti sono i lavoratori parasubordinati, i precari, in Italia nel 2010. In attesa del pacchetto sul Lavoro, che il ministro Elsa Fornero sta preparando dopo essersi confrontata con le parti sociali, Isfol (l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) ha scattato una fotografia sul mercato del lavoro usando i dati statistici più recenti a disposizione. Dei lavoratori parasubordinati, il 46,9 per cento, cioè 676 mila persone sono collaboratori a progetto (co.co.pro): il 35 per cento di loro ha meno di 30 anni e il 28,7 per cento è tra i 30 e i 39 anni. Hanno un reddito medio di 9.855 euro annui (poco più di 800 euro al mese). La maggior parte di questi contratti, l’82,4 per cento dei casi, prevede un impiego full time ed è l’unica fonte di occupazione, ma in questo caso il reddito medio annuo scende a 8.500 euro annui. Significa che, in particolare, 569 mila co.co.pro vivono con uno stipendio da 700 euro al mese (rispetto ai 16 mila euro annui medi, cioè 1.300 euro al mese, dei lavoratori dipendenti). Lavorano per la maggior parte nel Nord Italia (47,7 per cento): nel centro sono occupati il 28,3 per cento dei parasubordinati, e nel meridione il 24 per cento. Gli uomini rappresentano il 58 per cento della popolazione e hanno un reddito medio quasi doppio rispetto alle donne.

Se si sommano tutte le forme contrattuali di lavoro precario, si scopre che i parasubordinati monoreddito sono 1.292.406 persone. In questo numero sono però compresi anche i contratti a tempo determinato di consulenze manageriali, o di dirigenti della pubblica amministrazione, un nucleo di circa 217 mila persone, con un reddito medio significativamente superiore (36 mila euro all’anno, 3 mila euro al mese).

In Italia ci sono però anche 21.400 collaboratori occasionali (con un reddito medio annuo di 3.500 euro, poco meno di 300 euro al mese in media), 49 mila dottorandi e borsisti universitari (reddito medio da 11 mila euro all’anno, 986 euro al mese), 54.210 precari della pubblica amministrazione (10 mila euro, 800 al mese) e 4.300 collaboratori di giornali, riviste, media (8.100 euro, 675 euro al mese). Ci sono anche 13 mila venditori porta a porta (10 mila euro all’anno) e 24 mila medici in specializzazione (circa 20 mila euro all’anno, 1.600 euro in media al mese). Questi numeri dell’Isfol dimostrano che i precari sono in flessione rispetto al picco massimo degli anni 2006-2007 (quando i precari in Italia erano circa 1 milione 600 mila), ma segnala anche un dato più importante. Oltre il 70 per cento dei collaboratori è tenuto a garantire la presenza presso la sede di lavoro, il 67 per cento ha concordato un orario giornaliero di lavoro, il 71 per cento usa mezzi e strumenti forniti dal datore per lo svolgimento del suo lavoro: dati che segnalano il concreto rischio che i contratti nascondano forme di lavoro subordinato, ma a “prezzo vantaggioso” per l’azienda.

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