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Istat, carceri: il totale dei detenuti presenti nei penitenziari supera del 46% la soglia prevista

dicembre 18, 2012 Redazione

Escono i dati sulla situazione delle nostri prigioni. Il dato relativo ai detenuti è di gran lunga superiore alla capienza regolamentare (45.700 posti): rispetto a quest’ultima, ce ne sono 21.197 in più.

Negli ultimi dieci anni l’ammontare della popolazione detenuta ha subito un incremento del 25,8 per cento. Lo comunica l’Istat, presentando una ricerca sulle carceri relativa all’anno 2011. Al 31 dicembre 2011 erano detenute nelle carceri italiane 66.897 persone, con una riduzione dell’1,6 per cento rispetto al 2010. Il dato relativo ai detenuti presenti al 31 dicembre 2011 è di gran lunga superiore alla capienza regolamentare (45.700 posti): rispetto a quest’ultima, ci sono 21.197 detenuti in più.
Il numero di detenuti presenti ogni 100 posti disponibili è pari a 146,4: il totale dei detenuti presenti nei penitenziari del Paese supera del 46 per cento la soglia prevista.
Il 27,3 per cento dei posti è previsto nelle carceri del Sud, il 22,7 al Nord-ovest, il 21,7 al Centro, il 16,3 nelle Isole e il 12 nel Nord-est. La situazione peggiore si registra in Puglia (182 detenuti presenti ogni 100 posti disponibili), la migliore in Trentino Alto Adige (72).

REATI. I reati più frequenti commessi dai detenuti presenti sono la violazione della normativa sugli stupefacenti (41 per cento), la rapina (25,8), il furto (19,6), la ricettazione (17,2), le lesioni personali (15,6), la violazione della legge sul possesso delle armi (15,1), gli omicidi volontari (13,8). Seguono la resistenza a pubblico ufficiale (11,2) e le estorsioni (11,1), la violenza privata e la minaccia (10,5), i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso (9,%), i reati contro l’amministrazione della giustizia (9,5), la falsità in atti e persone (5,9), la violenza sessuale (5,4).

STRANIERI. La componente straniera è fortemente aumentata nel tempo: era pari al 15 per cento del totale dei presenti nel 1991, è salita al 29 per cento nel 2000 per arrivare al 36,1 nel 2011. L’aumento è stato ingente e ha caratterizzato soprattutto gli anni ’90, durante i quali gli stranieri nelle carceri si sono triplicati a fronte di aumenti più contenuti per i detenuti italiani. Gli stranieri usufruiscono in misura minore degli arresti domiciliari, così come delle misure alternative al carcere rispetto agli italiani: considerando il totale dei detenuti e dei soggetti in esecuzione penale esterna, solo il 12,7 per cento degli stranieri usufruisce delle misure alternative al carcere contro il 30,7 degli italiani, dal momento che spesso non possiedono i requisiti per poterle chiedere (un ambiente familiare idoneo, un’attività lavorativa che permetta di sostenersi autonomamente fuori dal carcere, un alloggio, ecc.) e commettono con più frequenza quei reati per cui è previsto il carcere (basti pensare al reato di immigrazione clandestina effettuato dal 9,6 per cento degli stranieri e dallo 0,3 degli italiani).
Gli stranieri devono scontare pene piu’ lievi rispetto agli italiani, cosa in parte attribuibile al fatto che una parte di italiani che commettono reati di natura poco grave possono accedere con maggiore facilità degli stranieri alle misure alternative al carcere, non risiedendo così nelle carceri. Inoltre, gli stranieri risultano avere un numero di carcerazioni precedenti nettamente inferiore ai detenuti italiani (nel 2011 il 63,9 per cento non ne aveva nessuna, contro il 35,7 degli italiani). Le donne italiane scontano pene inferiori rispetto ai propri connazionali, mentre le straniere hanno pene simili ai maschi di cittadinanza straniera. Anche per la pena residua, il vantaggio è maggiore per gli stranieri e per le donne italiane. (Agi)

 

 

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