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Israele-Gaza, vertice d’urgenza Onu: «Fine immediata delle ostilità»

luglio 21, 2014 Chiara Rizzo

Stanotte convocato al Palazzo di vetro il Consiglio di sicurezza che ha chiesto subito un cessate il fuoco. Il bilancio delle vittime sale: 501 morti palestinesi, 18 israeliani, almeno 3 mila i feriti, 81mila persone sfollate da Gaza

Sono 501 le vittime palestinesi del conflitto tra Israele e Hamas, e almeno 3 mila i feriti: 16 palestinesi sono stati uccisi in un raid a Khan Yunis, mentre secondo l’esercito israeliano altri 10 palestinesi sono stati uccisi stamattina, si tratterebbe secondo l’esercito di «due squadre terroristiche individuate in due tunnel dal nord della Striscia di Gaza dentro Israele». A Rafah un’intera famiglia, due genitori e sette bambini, è stata sterminata nel corso di un raid. Anche Tel Aviv conta le sue vittime, e ieri si è avuta la notizia di 18 soldati israeliani uccisi durante gli ultimi due giorni. Drammatico il bilancio degli sfollati da Gaza, circa 81mila persone.

L’ONU: «FINE IMMEDIATA OSTILITA’» . Nella notte a New York è stato convocato d’urgenza il Consiglio di sicurezza dell’Onu, su richiesta della Giordania: il Consiglio ha espresso «Grave preoccupazione davanti al numero crescente delle vittime e chiede fine immediata delle ostilità». Nella nota letta dal presidente del Consiglio, i 15 membri hanno chiesto anche un immediato «ritorno all’accordo di cessate il fuoco del novembre 2012» e «il rispetto del diritto internazionale umanitario, compresa la protezione dei civili». Intanto, durante il summit, l’ambasciatore di Israele all’Onu Ron Prosor ha smentito la notizia diffusa ieri dal portavoce delle Brigade al-Qassam (il braccio armato di Hamas) del rapimento di un soldato: «Nessun soldato israeliano è stato rapito, queste voci sono false».

NETANYAHU: «COMPLETEREMO MISSIONE». Ieri però Israele sembrava ancora deciso a chiudere ogni possibilità di dialogo dal canto suo: il premier Benjamin Netanyahu ha sottolineato che «Completeremo l’operazione. Riporteremo la pace nel sud e nel centro di Israele. Non abbiamo scelto di entrare in questa campagna, ci è stata imposta».

DIPLOMAZIA AL LAVORO. Dopo la forte difesa di Israele, oggi il segretario John Kerry arriverà al Cairo per una serie di incontri con la Lega Araba, che a sua volta ieri aveva condannato invece Tel Aviv attraverso il suo segretario generale, Nabil el-Araby, che ha bollato i bombardamenti su Gaza come «barbari» e l’attacco di ieri a Sajaya, sobborgo a nord di Gaza (dove secondo fonti palestinesi sono morte 60 persone, tra le quali 17 bambini e 14 donne), come «un crimine di guerra contro civili. Siamo davanti ad un’escalation pericolosa della situazione che lascia presagire conseguenze nefaste». Kerry invece ieri ha denunciato il fatto che Hamas usa «i civili come scudo e rifiuta ostinatamente il cessate il fuoco. Israele ha tutti i diritti del mondo di difendersi perché sotto assedio di un’organizzazione terroristica». Malgrado le diverse posizioni, si cerca di fare di tutto per arrivare al cessate il fuoco, e lo stesso presidente Usa Barack Obama ha contattato telefonicamente in serata il premier Netanyahu per chiedere lo stop delle azioni militari, e il ripristino dell’accordo egiziano del 2012. Ban Ki-moon è giunto in Qatar, nella cui capitale Doha si trova anche il presidente palestinese Abu Mazen.

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