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Islamici pakistani: «La piccola Rimsha è nostra figlia. Il suo caso ci riempie di vergogna»

settembre 4, 2012 Leone Grotti

Un’importante guida islamica del Pakistan ha indetto una conferenza stampa per difendere la piccola Rimsha Masih, cristiana minorenne accusata di blasfemia: «La accusano per rubare le proprietà dei cristiani».

«Rimsha Masih è figlia di tutto il Pakistan»: così Allama Tahir Ashrafi, guida del All Pakistan Ulema Council, importante gruppo di religiosi e dottori della legge islamica pakistani, ha parlato ieri della ragazzina cristiana che è stata accusata di blasfemia per aver bruciato delle pagine del Corano e che una perizia medica ha confermato essere minorenne, ineducata e con un lieve ritardo mentale.

IMAM ARRESTATO. Durante una conferenza stampa in un hotel nel centro di Islamabad, Ashrafi ha anche biasimato l’azione dell’imam Hafiz Mohammed Khalid Chishti, che è stato arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di aver prodotto false prove contro Rimsha. L’imam, infatti, dopo aver ricevuto da Ammad, il principale accusatore della cristiana, le presunte pagine bruciate del Corano, ne avrebbe aggiunte altre. «Quello che ha fatto Christi ci ricopre di vergogna» ha aggiunto Ashrafi, dichiarando che l’imam è solo la punta di un iceberg composto da un nutrito gruppo di integralisti locali che vogliono costringere la comunità cristiana di circa  300 famiglie a fuggire dal quartiere di Islamabad dove vivono. «Da circa tre mesi sono a conoscenza che alcune persone vogliono cacciare la comunità cristiana per costruire sulle loro proprietà un centro di studi islamici».

IL PRETESTO DELLA BLASFEMIA. La legge sulla blasfemia, quella che il governatore musulmano del Punjab Salman Taseer ha definito la “legge nera”, prevede l’ergastolo o anche la condanna a morte per chi offende Maometto e l’islam. Introdotta nel 1976 dal dittatore Zia ul-Haq, viene spesso usata dagli estremisti per accusare i cristiani e i musulmani e impossessarsi così delle loro proprietà.

BHATTI E TASEER. Non era mai successo che in un caso di blasfemia venisse arrestato l’accusatore, così come non era mai successo che una parte autorevole della comunità musulmana prendesse le difese dell’accusato cristiano. Il gesto coraggioso di Ashrafi di intervenire in difesa di Rimsha si può capire se si considera che nel 2011 il ministro cattolico per le minoranze Shahbaz Bhatti e il governatore islamico del Punjab Salman Taseer sono stati entrambi assassinati per essersi schierati in difesa di Asia Bibi e contro la legge sulla blasfemia.

SENTENZA. Il caso di Rimsha Masih subirà una svolta venerdì prossimo quando il tribunale di Islamabad dovrebbe concedere il rilascio della ragazza su cauzione e il trasferimento della causa al tribunale minorile. Ashrafi ha anche promesso che si impegnerà a garantire la sicurezza di Rimsha, che, avendo ricevuto minacce di morte, una volta fuori dal carcere potrebbe rischiare la vita.

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