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«Insegnate un islam moderato e non incitate al jihad»: le nuove regole della Giordania per gli imam

novembre 10, 2014 Leone Grotti

Il piano della Giordania per «sradicare gli imam estremisti» ed impedire che l’ideologia dello Stato islamico prenda piede nel regno. Chi non si adegua, sarà licenziato

Insegnate un islam moderato o non potrete più tenere sermoni in moschea. È questo in sostanza il messaggio che il ministro per gli Affari islamici della Giordania ha voluto trasmettere a centinaia di imam e religiosi convocati in un auditorium della capitale Zarqa. «Voi religiosi siete le nostre truppe di terra contro gli estremisti», ha detto il ministro Hayel Dawood. «Quindi non superate la linea rossa o non potrete più tornare indietro».

STATO ISLAMICO. La costante espansione dello Stato islamico spaventa sempre di più la Giordania, che dopo aver aumentato la presenza militare sui confini, ha lanciato una campagna per impedire che l’estremismo contagi la popolazione. Nel regno dove il 94 per cento della popolazione è musulmana, e i cristiani godono di una soddisfacente libertà religiosa, l’attenzione è stata subito rivolta alle 8.600 moschee presenti nel paese.

MOSCHEE ILLEGALI. Oltre a 4.100 moschee legali, guidate da imam e religiosi scelti dal governo e pagati circa 600 dollari al mese, ce ne sono nel regno altre 4.500 illegali. Secondo le stime riporta dal Wall Street Journal, 400 o 500 moschee illegali vengono costruite ogni anno in Giordania e spesso a condurre la preghiera sono imam estremisti o legati ad Al Qaeda. Per questo il ministro per gli Affari islamici ha ricordato agli imam riuniti che nessun religioso può violare la legge dello Stato incitando a condotte illegali durante la predicazione del venerdì.

«MASSIMO 15 MINUTI». In particolare, scrive il Washington Post, è stato consigliato di «non parlare più di 15 minuti perché anche il profeta Maometto spesso parlava appena 10 minuti». Sarà inoltre vietato criticare il re Abdullah II e la famiglia reale, diffamare i governi degli Stati arabi confinanti, incitare contro Europa e Stati Uniti, invitare ad abbracciare terrorismo e jihad. Chi verrà trovato a parlare in questo modo, sarà licenziato, come già accaduto a 30 religiosi quest’anno. Chi tesserà le lodi dello Stato islamico, invece, sarà incriminato penalmente, come avvenuto in sei casi nel 2014.

ELOGI E CRITICHE. È molto difficile che il governo ottenga ciò che vuole dal momento che ha una rete di soli 60 osservatori per tutto il paese. Potrebbero arrivare nei prossimi mesi a 200, ma ne servirebbero almeno 400, secondo il ministro. Molti hanno comunque criticato il governo, accusandolo di violare la libertà religiosa dei musulmani, ma a Zarqa la pensano diversamente. La città del nord, infatti, è da tempo una roccaforte degli estremisti islamici e ha dato i natali a Abu Musab Al Zarqawi, fondatore di Al Qaeda in Iraq e ucciso nel 2006.

«SRADICARE IMAM ESTREMISTI». «Ci sono molti estremisti che vengono in moschea. Sappiamo chi sono e vengono per far sentire la loro presenza», afferma Mohammed Mushagbeh, religioso di 70 anni in un villaggio appena fuori Zarqa. «Ma noi non possiamo solo stare sulla difensiva, bisogna passare all’attacco. Qui gli imam estremisti usano i pulpiti per fare politica, attaccare le autorità del paese» e incitare al terrorismo. «Sradicarli da qui è compito di tutti».

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1 Commenti

  1. Lepanto scrive:

    Onore alla Giordania e al coraggio dei suoi politici!

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