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Iraq. Usaid, 14 anni, rifiuta di farsi esplodere davanti a una moschea per lo Stato islamico: «Non voglio suicidarmi»

dicembre 29, 2014 Redazione

Traviato dai jihadisti, doveva punire «gli infedeli sciiti» ma si è consegnato prima di farsi saltare in aria: «Voglio tornare da mia mamma»

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Doveva farsi esplodere a Baghdad dentro una moschea sciita per punire «gli infedeli». Ma quando Usaid, 14 anni, è arrivato nel luogo designato dallo Stato islamico per la carneficina, si è aperto la giacca mostrando i fili e la bomba e ha dichiarato: «Ho una cintura esplosiva per suicidarmi, ma non voglio farmi esplodere».

«SCIITI INFEDELI». Prima di subire il lavaggio del cervello da parte dei terroristi islamici, Usaid Barho giocava a calcio, amava i film di Jackie Chan e sognava di diventare un medico. Interrogato dall’intelligence irachena, come riportato dal New York Times, Usaid ha raccontato perché ha deciso di diventare un jihadista. L’incontro è avvenuto nella sua città natale di Manbij, vicino ad Aleppo, in una moschea dove «mi hanno ficcato in testa l’idea che gli sciiti sono infedeli e che dovevamo ucciderli perché altrimenti avrebbero stuprato le nostre madri».

«CREDEVO NELL’ISLAM». Usaid si è unito ai terroristi perché «credevo nell’islam». Così, un giorno, invece di andare a scuola, il ragazzo si è recato in un campo di addestramento che tutti conoscevano nel deserto. Qui è stato addestrato per un mese a usare un fucile e a distruggere un edificio. Ma il lavaggio del cervello non ha funzionato come al solito: «Ho visto cose diverse dall’islam che mi era stato insegnato», ha dichiarato. «A casa punivano chi veniva scoperto a fumare ma nel campo fumavano tutti». Soprattutto la facilità con cui «uccidevano persone innocenti» gli ha fatto cambiare idea sulla guerra che pensava di andare a combattere.

KAMIKAZE. Al termine dell’addestramento è stato inviato in Iraq, a Mosul, dove gli ufficiali gli hanno prospettato due possibilità: diventare un combattente a tutti gli effetti o un attentatore kamikaze. «Ho alzato subito la mano per diventare un attentatore suicida» perché così, pensava, sarebbe stato più facile scappare. «Se fossi diventato un combattente e avessi cercato di arrendermi alle forze di sicurezza, di sicuro sarei rimasto ucciso».

IL VIDEO. Inviato a Baghdad, è stato ospitato in diverse case di jihadisti nella capitale. Finché una mattina non l’hanno chiamato dicendo: «Sveglia, sveglia: è giunto il tempo di indossare la cintura esplosiva». Il suo compito era farsi esplodere al crepuscolo in una moschea del quartiere di Bayaa. Ma all’entrata della moschea Usaid si è costituito e un passante ha filmato il momento in cui un ufficiale in borghese, cercando di slacciare l’ordigno, ha gridato: «Portate tutti via!».

«HA SALVATO VITE». Ora non è chiaro che cosa succederà a Usaid. Il ragazzo è sicuro di poter «tornare dalla mia famiglia e da mia mamma» per condurre quella «vita normale che avevamo prima della guerra». In televisione è stato prima descritto come un “terrorista”, poi come “vittima” dello Stato islamico. L’uomo che l’ha interrogato per il governo è sicuro di quale dovrebbe essere il suo futuro: «Non bisogna condannarlo. Anche se lo portassero davanti a un giudice, noi staremmo dalla sua parte. In fondo, ha salvato molte vite».

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3 Commenti

  1. Valentina scrive:

    Finalmente qualcuno che capisce che nessuna fede religiosa vale la vita umana.

    • Menelik scrive:

      Ecco, come da copione: voi atei, riferendosi ai religiosi, mettete sullo stesso piano vittime e carnefici.
      Assassini ed assassinati, tutti uguali per voi, giudicando con la grazia di un elefante, non trascurando nulla pur di parlar male della gente religiosa.
      Probabilmente perché ne avete fatti fuori quaranta milioni nel secolo scorso.

  2. Raider scrive:

    Andare oltre le intenzioni altrui per dirottarle entro i limiti rigorosi dellle proprie, è cosa – mi permetta, Valentina, ché non è rivolta a lei né in perticolare né in esclusiva -, altamente sconsigliabile. Non voglio pensare che lei volesse dire più di quello che consente il caso, ma può sempre rettificare quanto Usaid ha deciso, bensì interpretandolo per conto di Usaid o senza tener conto o aspettare di conoscere le sue motivazioni, se servisse conoscerle.
    Tanto, perchè, per conto suo, lei non avrà inteso dire che l’ateismo valga molto di più della vita propria o altrui: poi, l’uso che se ne fa può dire altro, per interpretarlo come conviene. L’idea, non espressa, che sia fanatismo quello dei carnefici quanto è fanatismo quello di chi sacrifica la propria vita alla propria fede, infatti, mi sembra – senza che si debba stare a interpretarla – del tutto in sintonia con chi spinge anche un quattordicenne a farsi esplodere piutosto che con chi, per es., proprio in nome della fede che professa, rifiuta di ammazzare innocenti, della propria o di altra religione come di nessuna.

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