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Iraq. Baghdad implora un intervento in forze della coalizione contro l’Isis, ma non lo otterrà

giugno 3, 2015 Redazione

Al vertice di Parigi le critiche del premier iracheno Al Abadi all’alleanza internazionale anti-Stato islamico non hanno ottenuto il cambio di strategia sperato

Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Parigi, 3 giugno. La riunione, ieri a Parigi, dei ministri degli Esteri della coalizione internazionale formatasi per contrastare il cosiddetto Stato islmanico (Is) si è conclusa riaffermando il sostegno al Governo iracheno – era presente il primo ministro Haider Al Abadi – ma senza mutamenti di strategia. In particolare, è stato confermato che il contributo militare resterà affidato ai raid aerei e non ci saranno interventi di truppe di terra. Al tempo stesso, la coalizione ha chiesto al Governo iracheno di ricucire le relazioni con le diverse componenti politiche e sociali del Paese.

Al Abadi ha dato assicurazioni in questo senso, ma ha mosso dure critiche all’azione internazionale. In particolare, oltre a lamentare il mancato contrasto dei cosiddetti foreign fighters – i combattenti stranieri che raggiungono le file dell’Is – ha detto che non sono arrivate le forniture d’armi promesse, soprattutto cannoni anticarro e ha aggiunto che sta ancora aspettando il via libera dell’Onu per acquistare armamenti da Iran e Russia. Il segretario di Stato americano, John Kerry, assente per una frattura al femore, ma collegato telefonicamente, ha assicurato che Washington avvierà la consegna di missili anticarro all’Iraq già questa settimana.

Quanto alla Siria, la coalizione ha auspicato «un vero processo politico inclusivo», che porti a un Governo senza l’attuale presidente Bashar Al Assad. Una reazione immediata è giunta dal ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, secondo il quale quella su Al Assad è «un’ossessione che non aiuta la lotta contro il terrorismo».

Un passaggio della dichiarazione conclusiva della riunione a Parigi è stato dedicato alla Libia, uno dei Paesi «colpiti da crisi politica» in cui l’Is «cerca di espandersi». A tal proposito, il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel García-Margallo, ha riferito di una «idea embrionale» lanciata dall’Italia – della quale non si è discusso ma che vede consenziente la Spagna – di azioni anche in tale Paese. Secondo García-Margallo, per dare base legale a tale intervento basterebbe che a sollecitarlo fosse un Governo libico legittimo. In merito, ha ricordato che l’8 giugno l’inviato dell’Onu per la Libia, Bernardino León, presenterà il suo piano per formare un Governo libico di concordia nazionale.

Da parte sua, il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha dichiarato che la coalizione, oltre che dell’Iraq e della Siria, sta incominciando a occuparsi di altri Paesi, tra cui la Libia, «non sul piano militare, ma su quello dei finanziamenti e del contrasto ai foreign fighters».


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19 Commenti

  1. Leo says:

    “Una reazione immediata è giunta dal ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, secondo il quale quella su Al Assad è «un’ossessione che non aiuta la lotta contro il terrorismo».

    I russi sanno bene che dietro l’ISIS c’è l’occidente, Israele e i loro alleati del Golfo Persico.

    • Fabio G. says:

      Gli USA hanno in giro per il mondo 700-800 basi militari di vario tipo.
      La Russia ne ha/aveva 2:
      una in Crimea (che adesso è Russia) e ha rischiato che al suo posto si sostituisse una base USA.
      una in Siria (più appoggio logistico che base). La Russia non può accettare che si realizzi quello scritto nell’articolo ossia: “…Quanto alla Siria, la coalizione ha auspicato «un vero processo politico inclusivo», che porti a un Governo senza l’attuale presidente Bashar Al Assad….” perchè potrebbe significare la perdita della sua base.
      Ma come mai:
      Assad che combatte l’ISIS non va bene,
      l’ISIS non va bene,
      all’Iraq che combatte l’ISIS non gli mandano le armi (adesso vediamo settimana prossima se si avverano le promesse di Kerry),
      la Turchia invece invia armi all’ISIS e gli stati che non vogliono l’ISIS fanno finta di niente.

    • Fabio G says:

      correggo:
      la Russia ha circa un’altra decina di basi sparse in:
      Bielorussia, Armenia,Tagikistan, Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan.

      • Leo says:

        @Fabio G

        Ovvero nell’area ex-sovietica non ancora colonizzata dalla NATO. Spero che si tengano queste basi russe ben strette.

        • Fabio G. says:

          rivoluzioni colorate e armate eterodirette permettendo.

          • Leo says:

            Alla NATO le rivoluzioni colorate non vengono mica tanto bene ultimamente. E’ il caso ultimo della Macedonia. In rete può rintracciare al riguardo l’intervista della macedone NetPress al corrispondente Andrew Korybko dal titolo

            “I media macedoni: i patrioti hanno sconfitto la rivoluzione colorata”

            Le riporto un breve stralcio :

            “N: Dal punto di vista distorto di Washington e Bruxelles, la realizzazione del Balkan Stream rappresenterà la loro capitolazione nel Balcani, ma questo significa che non si rassegneranno fino alla fine. Quando sarà esattamente la fine e cosa possiamo aspettarci dopo?
            – K: Gli USA sono disposti a fare qualsiasi cosa per ostacolare il Balkan Stream: che sia provocare la cancellazione ufficiale del progetto, il suo sabotaggio segreto (ad esempio con una guerra terrorista secessionista in Macedonia) o ritardandolo quanto più possibile. Il modo più efficiente dal punto di vista dei costi è costituito dalle rivoluzioni colorate, e tutti i paesi lungo il percorso del gasdotto sono a modo loro vulnerabili. Al momento vediamo questa tattica all’opera in Macedonia, ma anche Ungheria e Serbia ne sono suscettibili. Le proteste dell’anno scorso contro Viktor Orban erano una prova di rivoluzione colorata intesa a raccogliere intelligence sulla reazione del governo e a rafforzare l’infrastruttura sociale per il cambio di regime. Anche le calunnie di Orban da parte di McCain, che lo aveva definito un ‘dittatore neofascista’, servivano a formare un’opinione internazionale (occidentale) negativa sul leader del paese, per preparare nelle menti degli europei la rivoluzione colorata. Riguardo alla Serbia, sappiamo tutti che la prima rivoluzione colorata vi accadde nel 2000, ed esiste una considerevole e comprensibile rabbia contro i piani del primo ministro Aleksandar Vucic di modificare la costituzione serba per cancellare i riferimenti al Kosovo, e di arrestare Vojislav Seselj. C’è il timore che questo malcontento popolare possa venire sfruttato dalle ONG occidentali per scatenare nel paese una rivoluzione colorata e bloccare il progetto del Balkan Stream.”

            • Fabio G says:

              molto interessante,
              avevo letto qualcosa della Macedonia e su V.Orban…
              ma non avevo approfondito.

      • Leo says:

        @Fabio G

        Senza voler fare polemica, ma solo a mo’ di esempio, la NATO usa un metodo analogo a quello di quel troll (probabilmente hacker come ha già fatto notare un commento prontamente rimosso misteriosamente) che infesta questo sito. Più si lamenta e più insulta, più allerta per l’invasione e più invade. Più denuncia sabotaggi, mistificazioni, trucchi e quant’altro e più inganna.
        Pazienza. Verranno i BRICS anche per lui.

        • Raider says:

          Il troll che mostra di aver perso del tutto il lume della ragione, tanto da essersi identificato con i propri fantasmi, è il multinick delirante che sproloquia come fa ora che mobilita i Brics, nessuno escluso, contro chi non sa come contraddire e che, con la sobrietà che lo distingue, paragona alla N.A.TO.: se non è follia clinica questa! Non solo: il troll multinick che ha pemesso a uno che paragona alla N.A.TO. di diventare parte della sua identità ancorchè virtuale, dopo aver lanciato la solita raffica di insulti in uso nelle basse forze della Marina siccome non sa che dire, poi, si lamenta che, misteriosamente, ingiustamente, proditoriamente, un complotto gli ha rimosso le prove dei suoi ricorrenti attacchi isterici, povero cocco!
          Mai visto un caso di così spettacolare paranoia masochista come quello offerto dal troll multinick che, invece di andarsene altrove a sentirsi infestato e invaso nel profondo dal prossimo, parla di invasione dei Brics suoi da parte della N.A.T.O. attraverso il display. Buona pemanenza nella casa di cura a Gaza, mi racomando, lì sanno come trattare quelli che accusano Hamas di essere nelle mani del Mossad.

      • Leo says:

        @Fabio G

        Come volevasi dimostrare.

        • Raider says:

          Come volevasi dimostrare che il mlyimivk è un perfetto cretino, altrimenti avrebbe trovato qualcosa di concreto e di sensato da dire, invece di spettegolare sia a complotti su scala mondiale che a calunnie a meschina a sua misura.

          • Raider says:

            Multinick, al multinick non sarà difficile riconoscersi nell’ammasso di lettere, visto come falsifica anche i nickname grazie all’ammasso di complotti che gli spappola le meningi.

  2. Raider says:

    E infatti, cosa non fa la Russia per combattere il terrorismo, come in Cecenia, quando la minaccia è in casa, s’è visto: e come si dà da fare per aiutare l’Iran a farsi l’atomica, si vede. E vedete un po’ che succede ogni volta che si parla di intervento di terra contro il jihadismo, in Libia o altrove: ah, no! Invasione, imperialismo, complotto! Il filo-islamico sa bene quello che ha scritto, ma il gioco gli funziona solo così, barando.
    La stessa cosa quando al-Sisi propose una coalizione contro l’isis in Libia: guerrrafondaio, svergongnato, servo dell’Occidente! – e solo qualche giorno prima aveva delineato per l’Egitto, che, giurava lui, se l’intendeva benissimo con la Russia, un futuo di grande potenza regionale: ma non contro i jihadisti libici, visto che l’Occidente sembrava (in)deciso a combatterli. E poi, anche Hamas aveva detto in giro che non era d’accordo su interventi di terra in Libia e non voleva sentine parlare – Hamas: che il complottista ha accusato essere uno spin off del Mossad.
    E quando si parlò di affondare i barconi in Libia? No, guai!, mai!, è aggressione imperialistica, è contro il diritto dei popoli, è contro il popolo della Libia, Tobruk reagirà: ora, Tobruk non sa reagire alle minacce dell’Isis: e i governi occidentali, che non vogliono problemi con un’opinione pubblica che non intende spendere un centesimo né rischiare la vita di un soldato, dopo che Gentiloni gli ha spiegato che costa troppo e si corre il rischio, per l’esercito con tutto quello che ci costa, di usare le armi: ecco che tutti pacificamente desistono. E siccome il filo-islamico che vorrebbe farsi passare, di volta in volta, per cristiano, seguace autentico di don Giussani, ma, poi, si firma, AntiCl, fa il tradizionalista cattolico, il catto-islamico, il nazista anti-semita, l’islamico anti-semita (anti-ebreo, per la precisione. se non ci resta male), l’islamico e basta, alla fin fine, dopo tutti questi travestimenti digitali, rimane solo un anti-occidentale a prova di bomba: e perciò, nulla gli sta bene di quello che l’Occidente fa e di quello che l’Occidente non fa. Lui ci fa. E quello che è davvero, lo sa il suo analista.

    • Marò says:

      In italia non andremo mai da nessuna parte se siamo perfino divisi sulle incertezze dell’occidente. L’occidente non fa perchè è cosi, l’occidente non fa perchè è cosà. Facciamo sentire la nostra voce di protesta contro le persecuzioni dei popoli. Diciamolo ai nostri governi che va bene anche allearsi con Putin come fece Berlusconi visto che i nostri politici non sono migliori. Tuttaltro!

  3. Angelo says:

    @Leo

    A conferma di questo riporto alcune affermazioni del presidente Putin :

    “I paesi che oggi soffrono la violenza dello Stato islamico “non hanno avuto il terrorismo” prima dell’attacco militare di paesi occidentali senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha detto martedì il presidente russo Vladimir Putin.
    “Urge una rettifica di tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni sulla scena internazionale”, ha detto Putin questo 26 maggio in un incontro con i segretari dei Consigli di sicurezza degli Stati membri del blocco BRICS. Come esempio della necessità di questi aggiustamenti, il presidente russo ha citato il caso della Stato islamico, riporta l’agenzia di stampa Tass.
    “Sappiamo quello che sta accadendo ora, per esempio, in Medio Oriente, nel Nord Africa. Sappiamo che i problemi legati al gruppo terroristico che si fa chiamare ‘Stato islamico’. Ma i paesi dove oggi questo gruppo è fiorente non avevano conosciuto il terrorismo prima di un intervento assolutamente inaccettabile, senza ulteriori risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha sottolineato il presidente russo.”

    Il fatto è che per il mondo occidentale e gli USA la pacchia è finita;dopo la caduta del muro di berlino e la scomparsa della Russia dalla scena politica internazionale,hanno potuto scorazzare portando la guerra quà e là, seguendo l’odore del petrolio; le cose oggi sono cambiate la Russia è di nuovo una potenza economico-militare e lo stesso dicasi per la Cina.

    • Marò says:

      allora cosa aspettiamo noi cattolici a strigliare Renzi? Ci vogliono le sentinelle anche in politica estera.

    • Raider says:

      Il multinick che si maschera per non risconoscersi allo specchio del display, spara idiozie a raffica e cita Putin, ma non si capisce perché – non lo spiega neppure Putin, in effetti – se l’Isis fa male a tutti e un dispetto alla Russia e la Russia ha a cuore le sorti del mondo, le truppe di terra a sostegno di Assad non le manda Putin: o perché non si mette Putin a capo di una coalizione anti-Isis. E lo si dice proprio perché, se è giusto distinguere le responsabilità caso per caso, Putin è uno statista di gran lunga superiore a Obama: non solo, ma proprio perché le manovre per isolare la Russia – che nel quadro degli interessi globali fanno parte del gioco, perdipiù, senza regole certe – sulla base di pretesti risibili – come l’indisponibilità russa a accogliere il programma genderista imposto ai popoli euopei – sono inaccettabili. Come lo è la pretesa russa di decidere per gli ucraini in tema di politica estera.

    • Raider says:

      “I paesi che oggi soffrono la violenza dello Stato islamico “non hanno avuto il terrorismo” perché avevano regimi del terrore al potere: infatti, quando Saddam ha dovuto sloggiare sulla base di riolsuzioni del’O.N.U., si è scatenato il terrorismo dei suoi tirapiedi e beneficiari del regime baathista: sunniti che masscravano gli sciiti in pellegrinaggio ai luoghi santi alla loro fede islamica – o era su istruzione del Mossad che generali e truppa baathista ammazzava -, visto che, Saddam regnante, quei pellegrinaggi erano proibiti e un tale affronto non poteva essere tollerato dai saddamiti rimasti senza Saddam, senza potere e senza privilegi. Nessun dubbio, nessuna protesa, nessuna rivendicazione di libertà e armonia pacifica fra gli iracheni viene in mente a proposito di quei divieti e degli attentati con autobomba e mitra dei terroristi saddamiti, baathisti, sunniti.
      Lo stesso per la Siria. La Siria era il regno dell’armonia: come la Corea del nod – che ha l’atomica. come la vuole l’Ira: che, grazie a Russia, Cina e altri, potrebbe fabbricarsela, l’atomica, tanto per stabilizzare il Medio Oriente e chissà, magari… Le minacce sono già state diramate. E dove sarebbe il petrolio ion Siria? Imprese usse e cinesi fanno affari con l’Ira post-Saddam: e l’Iran, alla canna del nucleare per esaurimento risorse petrolifere proprie, sarebbe molto interessato al petrolio dei vicini della Penisola, come ha avuto cura di informarci lo stesso multinick. Proprio come era interessato al petrolio kuwaitano Saddam: che aveva invaso l’emirato e sembrava non volersi fermare. Questo, i complottistio filo-islamici lo scordano: e anche Putin, che aveva bisogno di “ulteriori risoluzioni”: che non gli servono per aiutare più attivamente e direttamente Assad a sconfiggere l’isis. Perché non lo fa? Ai complottisti non scatta la
      paranoia, in questo caso, su retroscena, loschi interessi orientali, maneggi e regie occulte del Mossad, di cui Putin è una pedina: e via con i deliri che ne accompagnano le fughe dalla realtà.

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