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Iowa come la Florida: 11 anni dopo gli americani non hanno ancora imparato a contare i voti

gennaio 20, 2012 Daniele Ciacci

In Iowa non ha vinto Romney di 8 voti ma Santorum di 34. E le schede di 8 sezioni sono scomparse. Com’è possibile? Gli americani non ci sanno fare: nel 2000 in Florida una spuntonatura inefficace falsa la corsa tra Bush e Al Gore, nel 2004 ancora problemi nella sfida tra Bush e Kerry. Nel 2006, i voti si smaterializzano nel digitale. Usare carta e matita, no?

Ha vinto Romney. No, ha vinto Santorum. Facciamo che non ha vinto nessuno dei due. È andata più o meno così la conta dei voti del caucus dell’Iowa. Un primo computo aveva dato la vittoria al mormone Mitt Romney, per 8 voti, sull’astro nascente Rick Santorum. Adesso, invece, pare che il conteggio fosse errato: Santorum ha vinto, e Romney è secondo. I 34 voti con i quali il cattolico ha staccato il rivale non cambiano la sostanza: 6 delegati a testa. Romney, sorridendo per la scampata doccia fredda, dice: «È un pari virtuale, tanto non cambia niente». Anche perché i voti di 8 distretti si sono volatilizzati. Santorum, comunque, si frega le mani, acquistando maggiore fiducia nei suoi mezzi.

Gli americani si vantano giustamente di essere una grande democrazia ma se si scende nel pratico, si mostrano imbranati e impacciati come pochi altri a gestire tecnicamente gli scrutini. Che il problema sia nelle perforatrici o nelle punzonature, sta di fatto che, al confronto, noi italiani facciamo la figura di quelli che sono avanti anni luce: carta e penna, una x, al massimo un cognome. Oltreoceano, invece, puntini, quadretti ritagliati, rettangoli preforati.

Come non ricordarsi della caotica vicenda della Florida nelle elezioni presidenziali del 2000? Sfida al vertice fra Al Gore e George W. Bush. Poche manciate di voti possono segnare definitivamente la vittoria dell’uno o dell’altro. Un primo conteggio regala la vittoria ad Al Gore. Ma attenzione. Bush imputa la sconfitta ad una spuntonatura inefficace. Chiede il riconteggio: lo ottiene. Non è finita qui. Mentre il controllo procede, la distanza tra i candidati si assottiglia sempre più, finché la vittoria non viene assegnata a Bush nel rush finale. Insomma: tre conteggi per la sentenza definitiva. Tutto a causa di modalità di voto inefficienti.

Quattro anni dopo. Ancora le presidenziali. George W. Bush è di nuovo in corsa e fronteggia il democratico John Kerry. Anche in questo caso la sfida è tirata. I buchi troppo piccoli di alcune perforatrici viziano però il computo finale delle schedine, in un andirivieni di risultati opposti. Senza contare un’altra imprecisione. I nomi dei candidati erano correlati, sulla sinistra, da una freccia indicatrice, per rendere più veloce il “colpo d’occhio” sugli aspiranti alla presidenza. Tutti, tranne uno: il presidente in carica Bush. Un errore di stampa che i più sospettosi hanno guardato come capzioso.

Nelle elezioni del Senato del 2006, consci della loro difficoltà nel gestire la carta, gli americani hanno introdotto un’importante innovazione. Tutta la procedura elettorale è stata digitalizzata. Il voto è elettronico. Risultato: dati persi nei meandri della rete e non più riconteggiati. Malfunzionamento dei macchinari per la selezione prima, per lo spoglio poi. In Virginia si sono registrate code lunghissime. Insomma, si stava meglio quando si stava peggio.

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