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«Io, partita Iva e malata di cancro, costretta allo sciopero dei contributi per sopravvivere»

luglio 22, 2014 Chiara Rizzo

Daniela Fregosi, libera professionista, dopo la scoperta di un tumore si è vista riconoscere l’indennità di malattia per appena due mesi, a 13 euro al giorno. E lo Stato le chiede di anticipare i versamenti previdenziali

daniela-fregosi«Ho un tumore al seno, ho subìto due interventi di mastectomia. Sono una libera professionista dal 1992 e pago la gestione separata dal ’97. Ora che mi sono ammalata, come indennità di malattia ho ricevuto solo 13 euro netti al giorno per 61 giorni. Non potevo sopravvivere con questi soldi. Mi sono dovuta fare aiutare. Però secondo la Stato dovrei comunque versare l’anticipo sui contributi Inps. Perciò ho deciso di iniziare uno sciopero fiscale». Così racconta a tempi.it Daniela Fregosi, 46 anni, libera professionista a partita Iva di Grosseto. Fregosi è protagonista di un inedito sciopero dei contributi Inps, che prosegue con il sostegno di Acta, l’Associazione Consulenti Terziario Avanzato che tutela il vasto universo delle partite Iva.

13 EURO AL GIORNO. La situazione di Daniela non è unica né rara: anzi, spiega Acta, si ritrova a vivere lo stesso disagio qualunque libero professionista si ritrovi immobilizzato da una degenza, anche per motivi non gravi, e persino chi vive la maternità. La storia di Daniela colpisce perché è quella di una donna che combatte contro due mostri, la malattia e lo Stato che tartassa ad occhi chiusi. «Lavoro come informatrice aziendale, quindi per la mia professione ho sempre girato per tutt’Italia. Un anno fa ho scoperto di avere la malattia e sono stata operata d’urgenza. Ovviamente sono rimasta bloccata: per otto mesi non ho potuto lavorare, e di conseguenza incassare alcunché, né versare i contributi. Dato che però li verso dal 1997, pensavo di essere coperta. Sono andata a informarmi all’Inps e la prima cosa che ho appreso è che invece non era così. Per l’indennità di malattia vengono considerati solo i versamenti contributivi più recenti, quindi nel mio caso venivano calcolati e diventavano preponderanti quegli otto mesi in cui non avevo potuto versarli». La prima difficoltà con cui Fregosi ha dovuto confrontarsi è stata l’esigua indennità: «Ho calcolato esattamente quanto ho versato alla sola Inps nella mia storia contributiva: ad oggi 70.500 euro di contributi. Mi sento una buona contribuente, ho versato fior di contributi. Ma per una partita Iva il massimo che viene riconosciuto, anche a fronte di una grave e lunga malattia come un tumore, è di 61 giorni, a 13 euro netti al giorno nel mio caso. Come potrei vivere con questa cifra?».

A RISCHIO SOPRAVVIVENZA. Daniela continua il suo racconto: «Anche io, certamente, come tutti ho avuto diritto all’esenzione del ticket oncologico. Ma noi liberi professionisti non siamo uguali ai dipendenti, che in malattia hanno la copertura dello stipendio pieno per diversi mesi. Io ad esempio ho dovuto coprire di tasca mia tutte le altre visite o le cure specialistiche, per i disturbi che a cascata discendono da un tumore, dalla fisioterapia agli esami diagnostici. C’è poi da considerare che a differenza di un lavoratore dipendente, nel caso in cui venga fissato un esame proprio in coincidenza di altri impegni di lavoro, o di una trasferta, un libero professionista si trova costretto a cancellare tout court riunioni e incontri. E un lavoratore autonomo che perde delle giornate, rischia di scontentare il cliente, e di perderlo per sempre. Personalmente, dal fatturare circa 35 mila euro lordi all’anno, dopo la malattia mi sono trovata a fatturarne 15 mila lordi, a fronte di molte altre spese. Non ho casa di proprietà, quindi ho dovuto continuare a pagare l’affitto, così come le bollette e tutte le spese vive. Senza esagerare posso confermare che in caso di una lunga malattia per le partite Iva diventa un problema la stessa sopravvivenza. Per fortuna, almeno, mi sono trovata amici e parenti che hanno scelto di darmi una mano».

L’ANTICIPO DEI CONTRIBUTI. Oltre al danno, la beffa: come tutti i liberi professionisti, anche Daniela si è ritrovata (già a dicembre dell’anno scorso e di nuovo durante questo mese di luglio) a dover pagare il saldo dei contributi Inps e l’anticipo di quelli del prossimo anno. Una mazzata che incide per diverse migliaia di euro, e che si somma al saldo e all’anticipo dell’Irpef, calcolato in base a quanto si è guadagnato l’anno precedente. Solo che mentre per quest’ultima tassa si può chiedere il “ravvedimento operoso” (che consente di posticipare il pagamento per calcolarlo in modo più preciso rispetto al reale incasso) gli altri contributi andrebbero pagati subito. «Onestamente questi soldi non li ho» prosegue Daniela: «Tutto quello che ho incassato, per il momento lo devo usare per curarmi. Mi sono chiesta cosa posso fare. Ho pensato anche di riscattare i miei contributi pensionistici, dato che avendo un cancro la sola prospettiva temporale che ho è il presente. Ma non so se è possibile. Molti amici mi hanno chiesto perché non mi fossi fatta un’assicurazione privata. Ma noi liberi professionisti versiamo il 60 per cento in tasse (di cui il 27,2 per cento per l’Inps, ndr): dove li trovo i soldi per l’assicurazione? Così ho iniziato il mio sciopero contributivo».

ANCHE LE PARTITE IVA SI AMMALANO. Daniela ha anche portato avanti una petizione, con alcune richieste a nome delle altre partite Iva. Ha già ottenuto il sostegno di quasi 50 mila lavoratori come lei, e quello di Acta. «Ciò che chiedo, a nome di tutti, è che sia ampliato il periodo di tutela in caso di malattia grave oltre gli attuali 61 giorni. Che le indennità vengano ridefinite, e che siano degli effettivi sostituti del reddito, come per i lavoratori dipendenti: anche un lavoratore a partita Iva si ammala». Acta ha calcolato che nel 2012, a fronte dei contributi versati dai liberi professionisti, complessivamente 7 miliardi e 457 milioni, solo lo 0,72 per cento era destinato alle prestazioni sanitarie, ovvero 128,5 milioni, dei quali appena il 41 per cento è stato restituito in servizi: «Sono stati erogati 53 milioni di euro per tutte le partite Iva. Quindi ci sono spazi per migliorare nettamente le prestazioni anche con l’attuale aliquota» spiegano da Acta.

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10 Commenti

  1. francesco taddei says:

    finchè ci saranno sti cacchio di moderati l’italia non cambierà. continuiamo a tenere i baracconi dello stato e poi diamo la colpa alla germania.

    • Piero says:

      Se non c’erano sti cacchio di moderati tu a quest’ora ti chiameresti Vladimir e avresti appeso sopra il caminetto (spento) il ritratto di un georgiano con i baffoni.

      • Tommasodaquino says:

        ma non si preoccupi grazie a sti cacchio di moderati tra poco non si potrà fare un segno di croce in pubblico e se minimamente sosterrà la famiglia naturale richierà di andare in galera. Sentitamente ringraziamo al momento forse è meglio Putin.

  2. malta says:

    dovremmo farlo tutti, lo sciopero fiscale

  3. Lucia says:

    Pazzesco, perche’ nessuno parla di questa situazione assurda? Eppure molti italiani sono nella stessa situaZione, altro xhe dipendenti pubblici.

  4. Ale says:

    Tempo fa mi e’ giunta una notizia allucinante ovvero che gli insegnanti, come altri dipendenti pubblici possono scegliere se avere versati in busta paga i contributi oppure sul fondo previdenziale che ora e’ INPS anche per loro e mi è caduta la mandibola, perché se è vero penso sia un’ingiustizia bella e buona in quanto un libero professionista o un dipendente di azienda privata non può assolutamente fare lo stesso . Poi mi piacerebbe sapere se quei soldi non versati sul fondo previdenziale verranno comunque versati dal dipendente pubblico con mesi o anni in più di lavoro prima di maturare il diritto alla pensione oppure no. Altrimenti sarebbe da dire che diventino tutti partite IVA i dipendenti pubblici almeno se non lavorano come devono l’anno successivo c’è la rescissione del contratto. Forse non vedremmo più persone che timbrano per più colleghi il cartellino o che timbrano e vanno al bar, al supermercato, ecc. Con tutto il rispetto per chi lavora duramente e con impegno, come dipendente pubblico, ma se è vero che possono scegliere se versarsi i contributi o no ..la cosa e’ ingiusta verso chi è obbligato a versarli comunque anche se non lavora perché ha un CANCRO ma è un cittadino di serie B libero professionista come la poveretta dell’articolo.

    • pse says:

      bum! non ha saputo anche che agli insegnanti come a tutti i dipendenti pubblici è garantito almeno un mese di vacanza con viaggio, vitto e alloggio a spese delle partite iva in località a scelta purchè ad almeno 3 ore di volo da casa?
      Raccolga la sua mandibola e vedrà che la prossima volta assieme al bianchino le parleranno degli omini verdi con le antenne di marte

      • Ale says:

        Fai poco il furbetto “PSE” perché non ci sei andato tanto lontano dal vero in quello che hai scritto TU ovvero le terme gratis alcuni dipendenti pubblici le hanno quali le forze di polizia, sconti assurdi ovvero energia quasi gratis l’hanno altri, per non parlare di sconti su abbigliamento. Forse sei dipendente pubblico ed hai paura che si parli di voi?! Non trovi che sia l’ora di dire basta a cittadini di seria A e di serie B?! Se sei un dipendente pubblico non vivi il dramma di questa signora e che vi duri!! La Grecia fa più paura a voi che a noi, hanno licenziato dipendenti pubblici in esubero. E con Matteuccio che vuole mettere mano all’art.5, centralizzare tutte le utenze da acqua, energia, rifiuti, sanità ecc. per poi VENDERLE a chi ha soldi…forse tanti dipendenti del pubblico saranno in esubero.. Ed allora adios Benefit !! Nel privato siamo già all’osso e quello non lo mangiano..

        • pse says:

          Nessun dipendente (pubblico o privato) ha la possibilità di ritirare in busta paga i contributi. Quello che sosteneva Lei è una vera idiozia. Come pure l’energia gratis o quasi. Per inciso nessun dipendente pubblico (o privato) che sia ha le ferie retribuite (inteso come spese di viaggio, vitto e alloggio): se membri delle forze di polizia usano il loro tesserino per entrare gratuitamente a fare le terme, o per pretendere sconti stanno facendo un abuso bello e buono. E dovrebbero essere denunciati. Un conto è entrare in un cinema per motivi di servizio (pedinamento), un conto è usare il tesserino come sostituto della tessera della povertà (a mio parere è un modo per infangare la divisa).
          Vorrei anche dirLe una cosa: come cittadino penso che in un regime normale a parità di reddito il privato (inteso come partita IVA) debba avere una tassazione leggermente inferiore, in quanto vi è un rischio di impresa che il dipendente non ha. Però in Italia siamo in una situazione in cui i dipendenti (pubblici e privati, e non per merito loro) sono gli unici che versano con certezza i contributi. Le dichiarazioni dei redditi delle partite IVA sono (non da ora, momento di crisi) indecenti: i maestri elementari guadagnerebbero mediamente più degli orefici, solo per fare un esempio. E il paese ha il più alto debito pubblico d’occidente.
          Non mi sono permesso di commentare il dramma della signora, non conoscendo i fatti completi, e non è mia intenzione farlo. Lei però ha sparso delle informazioni false, che non fanno altro che esasperare il clima: capisco che qui si voglia promuovere il liberismo più sfrenato e si aizzi l’odio verso tutto quanto è pubblico, ma mi pare una visione sbagliata e miope.Il che non vuol dire, come cerca di farmi dire Lei che i lavoratori pubblici vanno difesi sempre e comunque.

          • Ale says:

            Negare, negare sempre negare. Peccato che ho amici e parenti che dicono il contrario. Da dipendenti pubblici naturalmente . Magari fossero bufale. Si andrebbe meglio. Ah dimenticavo i mutui da intestare al coniuge dipendente pubblico…per avere vantaggi.

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