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«Io, avvocato di Meriam Ibrahim, minacciato di continuo dagli estremisti perché difendo i cristiani. Da musulmano»

dicembre 17, 2014 Benedetta Frigerio

Intervista a Mohaned Mustafa, legale della cristiana condannata a morte per apostasia in Sudan: «Da quando è stata liberata, sono entrato nel mirino dei fondamentalisti. Ma è mio dovere difendere i gruppi più vulnerabili del paese»

chiese-demolite-khartoum-sudan-islam-sharia«Ci sono molti musulmani che non accettano la persecuzione dei cristiani. E sono molto preoccupata per i miei avvocati. La causa civile contro di me va avanti e so che i miei legali sono sotto sorveglianza, che non possono più praticare la legge liberamente. Temo che la loro vita sia stata rovinata dall’avermi difesa». Così ha parlato in un’intervista ad Avvenire Meriam Yahia Ibrahim, la sudanese cristiana condannata a morte per apostasia lo scorso maggio e liberata a fine luglio grazie anche a un’ampia mobilitazione internazionale in suo favore. Uno dei suoi avvocati è Mohaned Mustafa, musulmano, che a tempi.it conferma: «Siamo minacciati dagli estremisti» ma «è nostro dovere difendere i gruppi più deboli come i cristiani».

Quali ritorsioni avete subìto dopo la liberazione di Meriam?
Ormai siamo diventati il bersaglio numero uno degli estremisti. L’Associazione sudanese degli avvocati ci ha anche proibito di viaggiare in seguito a una denuncia che abbiamo ricevuto. Ora il divieto è stato revocato, ma il processo è ancora aperto.

Quello di Meriam non è l’unico caso di persecuzione di cristiani in Sudan. Lei sta attualmente difendendo una chiesa i cui locali sono stati distrutti dalla polizia e i fedeli arrestati. Che cosa è successo?
Dopo la secessione del Paese, avvenuta nel 2011, il nostro governo ha stabilito che nessun cittadino del Sud Sudan potesse ricoprire cariche all’interno della Chiesa anglicana in Sudan. Così nel 2012 una nuova amministrazione è stata eletta, sostenuta da 75 chiese su 80. In seguito a false accuse di brogli, però, il ministro ha sciolto l’amministrazione regolarmente eletta e ne ha nominata una nuova. L’attuale amministrazione è dunque illegittima.

E quindi?
Il ministro ha permesso a questo nuovo organo di vendere le terre di una chiesa agli investitori e lo scorso novembre una Corte civile ha dato il permesso di demolire alcune strutture della chiesa, tra cui l’ufficio e la casa di un sacerdote. Abbiamo quindi presentato una richiesta al tribunale per bloccare la distruzione delle restanti parti della chiesa e la Corte l’ha accettata.

Perché sono stati arrestati dei fedeli?
Il 2 dicembre le forze di polizia sono tornate di nuovo nella proprietà della chiesa e hanno distrutto i muri che i fedeli avevano ricostruito, nonostante non avessero alcun mandato da parte dei giudici. Inoltre, 37 cristiani sono stati arrestati. Di questi, 15 sono stati rilasciati e 22 condannati a pagare una multa di 250 sterline sudanesi (circa 35 euro). Abbiamo fatto ricorso e il processo si terrà il 21 dicembre.

È un caso isolato?
Il ministro della Giustizia ha inviato un avvertimento anche ai proprietari di un edificio di una chiesa di Omdurman, all’interno dello Stato di Khartoum: il governo vuole espropriare le proprietà della chiesa per venderle agli investitori. Ho appena incontrato il consiglio della chiesa e i proprietari. Purtroppo il ministero, in base alla legge sull’evacuazione degli edifici pubblici del 1969, ha il diritto di chiedere l’evacuazione di qualunque edificio pubblico entro sette giorni.

Anche la chiesa è considerata edificio pubblico?
Le proprietà della chiesa non sono edifici pubblici e non appartengono alla giurisdizione del ministero, ma l’articolo 4 della legge specifica che un cittadino non può fare ricorso davanti a un tribunale quando il ministero afferma di avere agito in base a questa legge. Come accaduto in questo caso. Noi abbiamo fatto però ricorso alla Corte costituzionale e risposto al ministro perché la demolizione venga bloccata.

Perché da musulmano si batte per i cristiani?
Io, insieme ad altri avvocati, sono un difensore dei diritti umani. In quanto tale, lavoro per i gruppi più vulnerabili in Sudan e sono convinto che i cristiani siano fra questi. È nostro dovere farlo, abbiamo un grande obiettivo che è quello di cambiare la situazione in cui si trova il Sudan e combattere per riformare la legge attraverso processi e cause strategiche. Siamo minacciati e veniamo intimiditi continuamente, soprattutto perché siamo avvocati musulmani che lavorano per i cristiani. Ma non siamo soli, tutti gli attivisti del Sudan affrontano gli stessi attacchi. Siamo sostenuti anche da un profondo legame con la società civile e la comunità internazionale.

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2 Commenti

  1. Leo Aletti scrive:

    Il fondamento è l’uomo non l’deologia, e neppure la religione. Non vorrei essere travisato.

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