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Investito da un camion. Il processo di risarcimento danni si chiude dopo 28 anni

febbraio 28, 2012 Chiara Rizzo

È l’incredibile storia di V.I., che nel 1978, a 30 anni, è stato investito da un camion. Nell’incidente quattro persone morirono, lui si salvò per miracolo. In questi giorni, è arrivata la sentenza della Corte d’appello di Caltanissetta, che ha ritenuto fondato il ricorso presentato dall’avvocato di V.I. per l’irragionevole durata del processo.

V.I. aveva 30 anni quando nel 1978, in Sicilia, subì un incidente: venne investito da un camion e riportò gravi ferite, salvandosi per miracolo. Oggi ha 64 anni e fa il medico a Palma di Montechiaro (Ag), e a soli 28 anni dall’incidente finalmente ha visto concludere il suo percorso tra le aule di giustizia per ottenere un risarcimento. Ventun’anni per chiudere il giudizio di primo grado, e altri quattro per quello d’appello: e finalmente, in questi giorni, è arrivata la sentenza della Corte d’appello di Caltanissetta, che ha ritenuto fondato il ricorso presentato dall’avvocato di V.I. per l’irragionevole durata del processo e ha condannato il ministero della Giustizia ad un risarcimento ulteriore di 15.450 euro, oltre agli interessi e alle spese processuali.

Quel 1978 ormai sembra lontanissimo. In Italia c’erano ancora il pentapartito e le Brigate rosse rapivano Aldo Moro: era anche l’anno dei mondiali vinti dall’Argentina, proprio mentre alla radio spopolavano i Bee Gees con Stay alive e un giovanissimo Umberto Tozzi. Nelle aule dei tribunali civili, c’erano ancora i pretori. Nel 2012 la musica è cambiata in tutti i sensi, ma V.I. è ancora segnato da quello che gli accadde quel giorno, quando si trovava su una strada vicino ad Agrigento. Attraversava la strada con un gruppo di passanti, quando l’autocarro guidato da un uomo di Menfi, sorpassando una colonna di veicoli, falciò i pedoni. Quattro persone morirono sul colpo. Altre quattro, tra cui V.I., allora giovane studente di medicina, vennero appunto ferite gravemente. Nel 1983, dopo aver affrontato le cure e cercato di dimenticare quel giorno dannato, V.I. contattò gli altri tre feriti e insieme decisero di citare in giudizio la compagnia assicuratrice la Fondiaria e il camionista, davanti al Tribunale di Agrigento. Cosa sia accaduto dopo, del perché ci siano voluti più di quattro lustri per concludere un processo di routine, semplice, senza alcun cavillo particolare, è un mistero per tutti. Sta di fatto che la sentenza di primo grado è arrivata nel 2004, e poi nel 2008 quella di appello, che ha riconosciuto al medico un risarcimento danni di 20.658 euro, a fronte dei primi venticinque anni di processi. Che V.I. fosse giustamente fuori dalla grazia lo si può immaginare, ed ecco perché l’avvocato dell’uomo ha intentato una nuova richiesta di risarcimento, ma stavolta in base alla Legge Pinto, per l’irragionevole durata del processo: vicenda che si è chiusa oggi con la sentenza favorevole.

Quella di V.I., vicenda tanto assurda da sembrare incomprensibile, è solo una delle tante. Proprio all’inaugurazione di questo anno giudiziario, il ministro Severino ha sciorinato dati che fanno riflettere. Sono infatti 9 milioni i processi arretrati nel nostro paese, di cui 5,5 milioni solo nel civile, con una durata media di ben 7 anni e tre mesi (2.645 giorni). Non va meglio nemmeno per il processo penale, che spesso inizia con gli imputati già in misura cautelare, e quindi necessiterebbe di tempi velocissimi per una conclusione, e invece dura in media 4 anni e nove mesi (1.753 giorni). Ecco perché con la Legge Pinto (quella per cui si può chiedere un risarcimento per l’irragionevole durata del processo contraria all’articolo 111 della nostra Costituzione), in Italia si è avuta quella che il Guardasigilli Severino definisce «una vera e propria esplosione» di cause, con un exploit di 49.596 contenziosi nel 2010. Questo senza dimenticare che la durata del processo penale incide anche sul numero dei procedimenti (in media 2.369 ogni anno) per ingiusta detenzione ed errore giudiziario che nel solo 2011 ha portato lo Stato a risarcire oltre 46 milioni di euro.

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