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«Inutile assumere gli insegnanti in blocco, ci vogliono concorsi seri e senza scappatoie»

marzo 8, 2012 Carlo Candiani

Max Bruschi, esperto di scuola: «Quanti insegnanti servono, con quali competenze professionali e per fare che cosa, queste sono le domande che occorrerebbe porsi al di là dei numeri».

Accade che un boccale di birra o una puntata al gratta e vinci valga l’assunzione di un insegnante. Ora però la proposta è ridimensionata e i diecimila assunti sono scomparsi nel nulla. È stato un lungo tira e molla, tra il 6 e il 7 marzo, in Commissione Cultura a Montecitorio. Un emendamento del Pd, pare sotto dettatura Cgil, prevedeva l’assunzione di diecimila precari della scuola. Dopo conferme e smentite, ecco il compromesso che ha salvato dal rincaro di birra & co: nessun blocco degli organici e stop alla regolarizzazione dei diecimila. Ma, insomma, quanto ci costa la scuola italiana? tempi.it lo ha chiesto a Max Bruschi, ispettore scolastico, già consigliere del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. «C’è una priorità, che si chiama “organico dell’autonomia” e un primo zoccolo di docenti, in gran parte in esubero, che già da oggi potrebbero costituirne l’ossatura. Sono insegnanti tecnico pratici, che potrebbero costituire un ideale potenziamento delle scuole nelle attività di laboratorio, gli insegnanti di educazione musicale, che potrebbero essere impegnati in progetti verticali, dalla primaria alla secondaria di secondo grado e potrei andare avanti. Anziché inventarsi improbabili riqualificazioni coatte potrebbero davvero costituire un plus. Partiamo comunque dal presupposto che dire diecimila docenti è come dire uno, nessuno, centomila… Quanti insegnanti servono, con quali competenze professionali, per fare che cosa, sono le domande che occorrerebbe porsi al di là dei numeri. Soprattutto in tempi di vacche quasi diafane. Sventolare una bandiera di assunzioni a prescindere che l’Italia – non la scuola italiana, ma l’Italia – non si può più permettere significa forse raccogliere un consenso facile ma non significa agire in maniera corretta. Per di più con entrate non certe e l’eventuale buco che si determinerebbe da un crollo nelle vendite di alcolico o di gratta e vinci. Chi lo coprirebbe? Mi sembra che la soluzione trovata oggi attraverso l’emendamento concordato in commissione sia di grande buon senso.

Nell’emendamento in questione una percentuale di assunti faceva parte del corpo non docente. La scuola è a corto anche di bidelli?
È curioso. Un risultato che il precedente ministro Gelmini non ha mai rivendicato è che forse per la prima volta nella storia italiana l’organico del personale ATA è coperto con personale a tempo indeterminato quasi al 100%. Ma, lasciando da parte le polemiche di Rizzo e Stella sul numero dei bidelli, anche in questo caso occorrerebbe capire chi serve e per fare che cosa. Servono come il pane tecnici qualificati e direttori amministrativi. Ora che il numero delle autonomie scolastiche è stato ridotto forse è il primo problema da porsi, evitando di ricorrere esclusivamente a progressioni interne che privilegiano magari l’anzianità di servizio al possesso dei necessari titoli di studio e delle indispensabili competenze. Occorre un concorso vero e senza scappatoie.

Resta sul tavolo il problema della stabilizzazione degli insegnanti. Il ministero ha da poco annunciato l’apertura del Tfa. Un’occasione per l’abilitazione dei giovani laureati con la grossa incognita però di un effettivo reclutamento.
Sulla stabilizzazione dei docenti mi permetto di ricordare che è tuttora legge dello Stato un piano triennale di assunzioni su tutti i posti vacanti e disponibili, piano che dovrebbe essere reso perpetuo, evitando di coprire con supplenze posti che avrebbero bisogno di titolari. Oggi che gli ordinamenti sono stati riformati la copertura è lo strumento per dare finalmente stabilità al sistema e continuità alla didattica. Quanto al reclutamento, per molti anni si è vagheggiata una riforma complessiva che desse una maggiore autonomia alla scuola. Ma tutti i progetti hanno trovato resistenze che li hanno fatti, a livelli diversi, naufragare: ultimo caso, il decreto legislativo 227 della Moratti, dove la parte relativa al reclutamento fu stralciata nei vari passaggi dell’iter normativo. In attesa di una riforma perseguita si sarebbe potuto forse, nel frattempo, esercitare l’arte del possibile, continuando a bandire con cadenza rigorosamente biennale i buoni vecchi concorsi, assicurando regolarità alle assunzioni e garantendo una “corsia di sorpasso” ai docenti ingorgati nelle graduatorie a esaurimento. Era la strada indicata dal ministro Fioroni, entrata nell’agenda del ministero Gelmini e che il ministro Profumo ha in più di una occasione confermato di voler percorrere. Non chiudere questa partita significa, essere costretti a cedere alle spinte per la riapertura, a singhiozzo, delle graduatorie ad esaurimento. Occorre però un nuovo regolamento concorsuale.

Non è possible che la proposta dei diecimila assunti avanzata dal Pd sia stato un tentativo per regolarizzare precari da tempo in graduatoria che avrebbero poi avuto difficoltà a essere assunti dopo l’avvio del Tfa?
Non credo. Ogni forza politica e sindacale non ha posizioni univoche sul tema. Quello che discuto è il principio delle assunzioni a prescindere, ancora prima delle modalità. Da cittadino penso che se triplicassero il costo del mio tabacco da sigarette per aumentare e diversificare la retribuzione dei docenti ne sarei felicissimo. Se la raddoppiassero per assumere personale in più senza una precisa collocazione lo sarei molto meno perché si tratterebbe della sempiterna politica di gestione del personale della pubblica amministrazione che ha privilegiato il numero a discapito della qualità e delle retribuzioni.

Toccare l’argomento scuola in Italia continua a essere difficilissimo.
Assolutamente sì. La matassa è composta da fili che è difficile sciogliere, perché l’intreccio tra diritti acquisiti, aspettative, interessi di categoria e di lobby nasconde il filo rosso, la qualità dell’istruzione. Seguire a tutti i costi quel filo di Arianna ci consentirebbe di uscire dal labirinto dell’emergenza educativa. Ma il numero di Minotauri è impressionante. Eppure, se ci comportassimo come Alessandro di fronte al nodo di Gordio, faremmo grandi passi avanti. Anzi, più che Alessandro Magno, mi viene in mente il dottor House: assenza di politicamente corretto, intuizione, perizia tecnica, lucida follia, tutto finalizzato a guarire il paziente. E si sa cosa si dice, invece, dei medici pietosi.

 

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