Domenica 14 Marzo 2010 «È in atto una campagna ideologica che mira a escludere Dio dalla storia avvalendosi della giurisprudenza». Per il leader di RnS bisogna riscoprire «il segreto del vero umanesimo»
«Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo» (At 2, 2-3). Se si vuole entrare nell’orizzonte di riferimento del Rinnovamento nello Spirito (RnS), movimento ecclesiale che in Italia conta più di 200 mila aderenti, non si può che partire dall’atto fondativo della Chiesa, la Pentecoste, di cui il movimento vuole testimoniare la continuità. Più complesso, invece, è parlare delle sue reali dimensioni e della sua portata sociale. Torna utile l’immagine dei cerchi concentrici: il Rinnovamento nello Spirito è l’espressione italiana della più ampia corrente spirituale del Rinnovamento carismatico cattolico, esplosa improvvisamente alla chiusura del Concilio Vaticano II, i cui statuti sono approvati dalla Cei e riconosciuti dalla Santa Sede. Giovanni XXIII, nel 1961, in preparazione del Concilio, profetizzava così: «Rinnova nella nostra epoca i prodigi come di una nuova Pentecoste». Oggi il Rinnovamento carismatico cattolico è diffuso nel mondo in circa 205 nazioni ed è l’edificio spirituale per più di cento milioni di cattolici. Ma non è tutto. La corrente del Rinnovamento cattolico si è a sua volta innestata su un precedente risveglio carismatico, quello avvenuto nel mondo protestante americano già agli inizi del Novecento. Sta di fatto che oggi questa corrente carismatica è penetrata trasversalmente in tutte e tre le confessioni cristiane (cattolica, protestante e ortodossa) contando, secondo gli ultimi studi sociologici, circa 480 milioni di cristiani. Se quindi solo un secolo fa il movimento carismatico non esisteva, oggi nel mondo un cristiano su tre è entrato in contatto con questa corrente di risveglio spirituale, la più imponente dagli esordi della cristianità.
Presidente Martinez, si è appena concluso il Convegno internazionale da lei fortemente voluto per festeggiare il fondatore del Partito popolare italiano, il servo di Dio don Luigi Sturzo, a cinquant’anni dalla sua morte. Qual è oggi la sua eredità e com’è spendibile nel perenne scontro frontale che caratterizza la scena politica italiana?
Il pensiero di don Luigi Sturzo costituisce oggi la migliore via d’uscita alle continue rimozioni storiche che stanno pesantemente segnando la vita civile, sociale e morale insieme, del nostro paese. Il trasporto affettivo e la lucida razionalità di cui don Luigi fu capace sono per noi il miglior monito per superare l’anomalia di un paese che registra sempre più inefficienza e corruzione, di una società troppo timida, remissiva e conformista dinanzi al male. Noi crediamo che si possa ripartire da don Luigi Sturzo, da quella nozione a lui cara di «autentico umanesimo integrale», con la quale può riassumersi quella sociologia “cristianamente ispirata” che va da Leone XIII a Giovanni Paolo II. Don Sturzo sintetizzò la vita sociale e la forza morale dell’impegno dei cattolici in politica riproponendo l’originalità del “metodo cristiano”, da lui riassunto in tre parole, «amicizia, collaborazione e aiuto reciproco». Il nostro Convegno internazionale sturziano ha dimostrato che enti e istituzioni, politiche ed ecclesiastiche, religiose e non, possono collaborare fattivamente per rimettere in auge la società civile, con i suoi ideali ancora non sopiti, le sue buone prassi, le sue interazioni virtuose. La mia esperienza mi permette di affermare che è possibile creare “luoghi prepolitici”, piattaforme di laicità pensata e vissuta, in cui dare spazio alla creatività e al protagonismo sociale delle nuove generazioni. È quanto continueremo a fare a Caltagirone, nei siti sturziani recuperati e rifunzionalizzati.
Nell’ambito dei festeggiamenti sturziani, in collaborazione con il governo, sono stati inaugurati diversi progetti. Tra i più rilevanti il Polo di eccellenza “Mario e Luigi Sturzo” volto anche a un processo di “liberazione integrale” dei carcerati e delle loro famiglie, a una vera e propria “redenzione” del mondo carcerario. Ce ne parla?
La storica residenza rurale della famiglia Sturzo, alle porte di Caltagirone (una villa di 1.100 metri quadrati circondata da 50 ettari di terreno e arricchita da un baglio agricolo) è oggi la sede del Polo di eccellenza Sturzo, una cittadella in cui ai detenuti o ex detenuti e alle loro famiglie viene data l’opportunità di una redenzione innanzitutto spirituale e morale. Un’opera imperniata sulle quattro “invarianti sociali” che fondano l’autentica promozione della dignità dell’uomo: la famiglia, la chiesa, il lavoro e la cultura; quattro formazioni vitali attraverso cui l’uomo cresce, si realizza, si relaziona, produce. Grazie a un protocollo d’intesa tra la Fondazione “Mons. F. Di Vincenzo”, che attua il Polo Sturzo, e il ministero della Giustizia, nasce ora l’Agenzia nazionale reinserimento e lavoro destinata al mondo carcerario, un progetto di rete che “esporta” in alcune regioni d’Italia le esperienze di sussidiarietà orizzontale maturate presso il Fondo Sturzo con il supporto economico del Comitato nazionale per il microcredito. Inoltre, nel Palazzo Sturzo sito nel cuore della città di Caltagirone, dopo cinquant’anni di chiusura, stiamo riconsegnando al paese la vista e la fruizione pubblica del “genius loci” sturziano, con la creazione di una casa museo che rifunzionalizza tutti gli spazi (tremila metri quadrati) di questo splendido sito.
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