17 Febbraio 2009
Cossiga: Napolitano sbaglia
Cossiga rimprovera a Napolitano lo stop al decreto salva-Eluana. «Ha ritenuto giusto lasciarla morire»
di
Rodolfo Casadei
«Con tutto il rispetto per il padre di Eluana, io non riesco a comprenderlo. L’avrei compreso, e forse l’avrei anche giustificato, se avesse visto la figlia agitarsi fra terribili sofferenze. Ma lui stesso ha detto che non soffriva. E allora?». È passata una settimana dalla morte “per sentenza”, come l’ha definita il ministro della Giustizia Angelino Alfano, di Eluana Englaro. La maggioranza sembra aver rinfoderato la spada che aveva sguainato dopo il rifiuto del presidente Giorgio Napolitano di controfirmare il decreto legge che avrebbe salvato la vita della donna in stato vegetativo persistente, le acque si calmano e tornano a mostrarsi limacciose, ma il senatore a vita Francesco Cossiga è fra quelli che non si danno pace per come sono andate le cose. E prosegue la sua polemica nei confronti del capo dello Stato. E di qualcun altro.
Presidente, in una recente intervista, lei ha sostenuto che il presidente Giorgio Napolitano, rifiutandosi di firmare il decreto legge che avrebbe salvato la vita di Eluana Englaro, ha stravolto la Costituzione, perché in realtà lui non ha la facoltà di negare la firma ai decreti urgenti, ma solo di fare osservazioni al governo che li decide. Invece, il capo dello Stato, nella famosa lettera al Presidente del Consiglio, ha rivendicato il suo diritto di non sottoscrivere i decreti legge in forza della funzione di garanzia istituzionale che a lui assegna la Costituzione. Chi ha ragione, Cossiga o Napolitano?
Non posso nasconderle di avere un certo qual scrupolo per avere io, seppure per motivi di coscienza e per fini etici, sollevato questa bagarre presentando una interpellanza al Governo per chiedere l’emanazione di un decreto-legge che servisse a salvare la vita della povera Eluana. Veniamo al punto. Anzitutto, tutti parlano di ruolo di garanzia costituzionale, ma nessuno ha mai detto: garanzia da cosa e da chi, di chi e di che cosa, e con quali strumenti. La Costituzione dice che il Governo adotta in caso di necessità e urgenza sotto la sua responsabilità – ripeto: sotto la sua responsabilità – provvedimenti aventi forza di legge ordinaria, ponendo a suo carico l’obbligo di presentarli immediatamente al Parlamento che deve, se voglia, convertirli in legge entro novanta giorni, pena la loro decadenza. Noi abbiamo un regime costituzionale di tipo parlamentare nel quale il Governo non risponde, come nel regime costituzionale puro o in quello semipresidenziale, al Capo dello Stato, ma solo e soltanto al Parlamento. È al Parlamento che quindi spetta valutare se ricorrano o meno la necessità e l’urgenza.
Napolitano scrive che già altri presidenti prima di lui si sono negati ad emanare decreti legge. È vero? Lei ne ricorda qualcuno?
Vi sono dei precedenti, di cui uno o due miei; ma si tratta di casi diversi nei quali era evidente la mancanza dei presupposti dell’urgenza. Vi è un altro caso nel quale il Capo dello Stato può rifiutarsi di emanare un decreto-legge: quando ritenga motivatamente che le norme in esso contenute abbiano un carattere eversivo, che so: «È proclamata la dittatura e il compagno Giorgio Napolitano è proclamato Compagno Supremo e a lui sono attribuiti tutti i poteri legislativi, esecutivi e giudiziari, compreso il diritto di vita e di morte»: ma quest’ultimo in vero lo ha esercitato già… O quando le norme ledano la Costituzione in modo così grave che il vulnus da esse recato non possa con evidenza essere riparato da una successiva sentenza della Corte Costituzionale.
Abbiamo fin qui discusso sulla legittimità/illegittimità di principio della negata firma di Napolitano. Accantoniamola per un momento ed entriamo nel merito delle obiezioni che egli ha formulato.
Napolitano sostiene che la drammaticità del caso di Eluana non configura il caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione per emanare un decreto legge. Vero o falso?
Credo che egli in coerenza con le idee da lui sempre professate, abbia ritenuto non che ci fosse l’urgenza di salvare la vita di Eluana, ma che non ce ne fosse la necessità, anzi che fosse legale e giusto farla morire…
Ricorda decreti legge emanati dai governi e firmati dai presidenti per questioni magari non così urgenti e straordinarie come il destino della vita di una donna?
Ripeto, io credo che Giorgio Napolitano sapesse bene che senza quel decreto-legge Eluana sarebbe morta di fame e di sete, ma che ritenesse giusto che ciò accadesse. Voglio farle una piccola rivelazione. Alcuni colleghi, laici e cattolici, “cattolici infanti” e non “cattolici adulti”, volevano presentare una interpellanza con il mio identico testo, ma Gianfranco Fini gli fece censurare quella parte nella quale si argomentava sul diritto del Governo di emanare un siffatto decreto-legge e sui limiti dei poteri del Capo dello Stato in materia. Quindi, o il neo-compagno partigiano Gianfranco Fini sapeva quello che era il pensiero della “regina maschio”, o è stato lui a suggerirlo allo stesso.
Fini suggeritore del presidente Napolitano? Addirittura!
È quello che io credo. E c’è pure un precedente...
Fermiamoci qui! Restiamo su temi “alti”. Napolitano sostiene pure che il decreto legge ledeva il principio della distinzione fra i poteri dello Stato, che andava contro una sentenza giudiziaria definitiva, che tale va considerato anche un decreto emesso a seguito di un procedimento di volontaria giurisdizione, e che esso non è invasivo della sfera di competenza del potere legislativo perché così è stato sentenziato dalla Corte costituzionale. Lei che ne dice?
Poiché la “regina-maschio” non capisce un tubo di diritto costituzionale e di diritto processuale, mi chiedo chi gli abbia scritto la lettera con queste sciocchezze.
Presidente, lei è un grande esperto di diritto. Mi spieghi: è mai possibile che su di un caso che riguardava la vita o la morte di una persona, e la facoltà da concedere ai medici di provocare la morte di questa persona, a decidere sia stata la giustizia civile e non invece quella penale?
Sì, si sono prounciate le sezioni civili della Corte di Cassazione.
Ma davvero la materia non aveva profili penali?
Avrebbe avuto un profilo penale, ma nessuno, dal Procuratore generale di Trieste a quello di Udine, si è mosso. Perché l’azione penale è obbligatoria, ma è obbligatoria secondo le ideologie dei pubblici ministeri. È obbligatoria, ma è discrezionale secondo le ideologie dei pubblici ministeri.
A Ballarò dell’altra sera il Garante della Privacy, Stefano Rodotà, ha sentenziato fra gli applausi che l’esito della vicenda Eluana è un «trionfo dello Stato di diritto» e ha rievocato la famosa battuta del mugnaio tedesco a Federico II: «Ci sono giudici a Berlino!». Non è un po’ spudorato, per un caso in cui si è messa a morte con un decreto giudiziario una persona sulla base di una volontà presunta?
E lei va dietro a Stefano Rodotà? So di far peccato, ma mi auguro che presto si trovi nelle condizioni di Eluana e che lo facciano morire di fame e di sete, naturalmente con sentenza passata in giudicato.
Il direttore di Tempi, Luigi Amicone, dice che questo è moralmente un caso Dreyfuss, dove però non sarà mai possibile risarcire e riabilitare la vittima perché Eluana non è più fra noi. Che ne pensa?
Ci sarebbe un modo: far venire un coccolone ai magistrati e ai giudici della Corte di Cassazione e farli morire di fame e di sete, ma senza sedativi….
Presidente, da quanto abbiamo sin qui detto si potrebbe anche desumere che veramente Giorgio Napolitano abbia disatteso la Costituzione. Si potrebbe metterlo in stato di accusa a norma dell’art. 90 della Costituzione, come il Pds di Achille Occhetto cercò di fare con lei nel 1992?
Anzitutto lui è comunista, ed io non lo ero. E poi, avendo superato gli ottant’anni, non finirebbe in galera… Certo, anche a lui potrebbe venire un coccolone: e allora lo si potrebbe affidare a Beppino Englaro…
Inserito da g.sala il 3 Marzo 2009 - 11:47am
DI UN AMICO IN VENA POETICA
C'è a Roma un comunista / che credesi statista
che sta nel Quirinale l (palazzo mica male).
Lui parla su ogni cosa / con voce assai noiosa,
ci dice cosa è bene, / che cosa ci conviene:
banalità assolute / da tutti conosciute.
Lui sa cos'è la vita / e la sua dipartita,
quando convien morire / piuttosto che patire.
Cos'è l'economia / (qualunque cosa sia):
nell'URSS se l'è studiata: / sappiamo com'è andata!
Lui l'università protegge I perché c'è li il suo gregge
un po' dei suoi parenti, / affini e conoscenti.
Conosce ben la Storia / ed ha buona memoria:
le foibe son fasciste ! / (e questo è molto triste).
In Ungheria la pace / (la bocca mia non tace)
porto l'Armata Rossa / scavando una gran fossa
riempita di Ungheresi / che s'erano un po' offesi!
Conviene ricordare / (se no che stiamo a fare?)
la Cecoslovacchia. / Ma che malinconia
mi viene in cuor se penso, / (la cosa mi fa senso)
a tante vite spente / come se fosse niente:
Polonia, Bulgaria, / Germania, Romania,
che furon devastate / da quelle forze armate!
Penso a color che tacquero / e che parlar non seppero
di tanta bieca furia / che al mondo fece ingiuria
e ancor non si conosce / il male che ci fece.
Pentito si sarà! / qualcuno mi dirà.
Non parmi avere udito / giammai nessun vagito
di scuse o di pietà per lor che giaccion là.
Richieste di perdono? / giammai n'ho udito il suono!
Ma come osa costui / dare consigli a nui?
Ci faccia un grande dono / se vuole il suo perdono:
sul golfo del Vesuvio / si porti senza indugio
e fatta giusta ammenda / si taccia e poi ci renda
il più grande dei favori: / "vedi Napoli e poi.. , ."
Giancarlo Castagna -Milano
Inserito da Sergio Pirani il 20 Febbraio 2009 - 7:59am
Il Re è nudo
il pres. Cossiga, con il linguaggio diretto e semplice di chi per la sua statura se lo può permettere, ha denunciato come come il bambino di quella famosa favola che il Re è nudo.
Mi conforta che le posizioni autorevolmente espresse in tema di rapporti Governo Presidenza Parlamento confermino il mio commento pubblicato (n° 5) da Tempi nello Speciale E.
Vorrei aggiungere una nota di perplessità per le dichiarazioni di alcuni cattolici che si identificano nello schieramento della Rosa Bianca (dal sito:L'Associazione Rosa Bianca non è un movimento politico di CENTRO o di DESTRA), i quali hanno tenuto a precisare di essere all'interno della Chiesa cattolica; hanno poi criticato le posizioni espresse dai vertici ecclesiastici affermando l'evidenza del "fatto di una vita non vita".
Mi sembra pertinente (per par condicio !) comunicare anche a Tempi e ai suoi stimati lettori il mio commento inviato a quel sito e ai suoi stimati lettori:
La chiave di lettura è nell’espressione il <, che per esteso significa il fatto di una vita che c’é ma essendo priva di determinate caratteristiche non ha senso di essere vissuta; ora questo non è un fatto, ma un giudizio, cioè l’attribuzione di un valore ad un fatto: la vita è il fatto e il disvalore è che non merita di essere vissuta. L’uomo è fatto per giudicare, cioè per attribuire il suo valore ad ogni fatto, ma ogni giudizio necessita di un criterio: il cristiano sa che qui è chiamato a formarsi un giudizio di bene e di male e che non può trovare il criterio nella propria misura e autonomia, ma nella dipendenza dal Padre (giustamente detto: Dio è il signore della vita e della morte - oserei completare che proprio per questo vita e morte sono mistero) e nell’adesione e nell’imitazione di Cristo. La via per questo è la Parola e la Tradizione (del Magistero potremo parlare un’altra volta). Io non saprei ritrovare in questi due fondamenti il passo che legittima il giudizio di una vita non vita; quindi l’affermazione mi appare come un postulato arbitrario. Però qualcuno di voi potrebbe illuminarmi.
(http://www.riflessioni.it/dizionario_filosofico/postulato.htm - Dizionario Filosofico - Postulato - Postulato, dal latino postulare, forse da poscere ("chiedere"). Il postulato è qualsiasi affermazione non dimostrata e non evidente che viene comunque presa per vera in modo da fondare una dimostrazione o un procedimento che altrimenti risulterebbe incongruente).
Inviato da: Sergio Pirani, Venerdì, 20 Febbraio 2009
Grazie dell'ospitalità.
Sergio Pirani
Inserito da ceccus il 19 Febbraio 2009 - 7:25am
Si è detto più volte da qualcuno che il Senatore Cossiga sia matto.
Se questa è follìa, è decisamente meglio essere matti così piuttosto che "sani" in toga e doppiopetto, magari con l'accompagnamento di Corazzieri o con tanto di Ermellino.
Una cosa è certa: che il sacrificio di una donna disabile innocente getta disonore sulla Giustizia e sulle Istituzioni Italiane e, allo stesso tempo, apre gli occhi agli italiani su chi veramente ha a cuore la vita e la democrazia nella nostra Penisola.
Non per nulla la Sardegna ha subito mostrato di capire bene la lezione.
Una volta di più la Chiesa, pacatamente e decisamente, ha dimostrato di essere, nei fatti, l'unica Istituzione Civile del popolo italiano e di quanti amano la verità più della propria ideologia e dei propri interessi economici e carrieristici.
Inserito da bezzi enzo il 17 Febbraio 2009 - 7:24pm
Bravo Presidente Cossiga.
Napolitano ha ritenuto di lasciarla morire Eluana perchè garante delle Istituzioni,della Costituzione e non si è interessato della vita, della morte di una persona. Ciò che era importante era la sentenza e la legge davanti a una donna abbandonata dai medici che dovrebbero esistere invece per salvare la vita umana.
I nostri apparati istituzionali hanno profili garantisti, formalisti e si giustificano continuamente in forza della legge. Ma dove sono le persone? Dove è il cuore dell'uomo?
Già alcuni profilano pure un referendum abrogativo della legge-fine vita ancora in discussione e da fare (anzichè collaborare).....quindi non c'è speranza che l'uomo possa volere il bene dell'uomo se non riponendola nel popolo cristiano convinto che l'unica via è Cristo, è riconoscere Cristo nella quotidianità della vita e delle nostre giornate. Davvero abbiamo bisogno di testimoni che Lo rendano presente e, costruiscano il popolo cristiano che faccia esperienza di vita cristiana in modo che questa diventi coscienza critica della realtà.
Circa l'eventuale referendum nominato, quello che è importante per noi cristiani non è la battaglia culturale (pure da fare) in difesa dei nostri valori cristiani ma la concezione dell'uomo e della società cioè la cultura. Come ho letto qualche giorno fa c'è bisogno di "uomini che nell'incontro con Cristo abbiano trovato la perla preziosa che dà valore a tutta la vita". Questi, uniti in comunità convinte possono essere punti di riferimento per tutti.