30 Luglio 2010
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Il mio sì che era un bel bavaglio
«Sulle intercettazioni io feci meglio di Alfano. Infatti il ddl lo votò pure Di Pietro. E alla sinistra ricordo che la sponda delle toghe è utile solo se poi vinci alle urne»
di
Luigi Amicone
Il primo a proporre di scambiare il ddl Alfano con la legge Mastella, che fu a un passo dall’approvazione sotto il governo dell’Unione, è stato Francesco Cundari, direttore della dalemiana Red Tv, in un intervento apparso sul Foglio del 25 maggio scorso. «Berlusconi vuole davvero porre fine all’utilizzo strumentale delle intercettazioni a fini di lotta politica (ed economica) da parte dei mezzi di informazione? Benissimo. Allora ritiri la proposta attuale e faccia presentare in parlamento, tale e quale, la legge presentata a suo tempo dal guardasigilli Clemente Mastella e approvata dal Consiglio dei ministri guidato da Romano Prodi. Vediamo se anche l’opposizione, come sostiene, ha a cuore solo e soltanto il bene supremo del paese». In effetti la legge Mastella non fu solo approvata dal Cdm di Prodi. Ottenne anche alla Camera il consenso unanime dell’intero arco parlamentare, da Rifondazione alla Lega (447 voti favorevoli, 7 astensioni, nessun contrario). Ma la caduta del governo Prodi, a seguito delle inchieste di De Magistris che mise nel mirino lo stesso Mastella, fece saltare tutto. In sostanza il dispositivo conteneva gli stessi divieti previsti dal ddl Alfano, con sanzioni solo più attenuate nei confronti dei giornali. Ora Alfano ha giurato che la sua legge sarà varata entro l’estate. Il presidente della Camera ha precisato che «l’estate finisce il 21 settembre». Come è noto, il ddl Alfano nasce all’insegna delle sanzioni nei confronti dei media colti in violazione del segreto istruttorio e della privacy dei cittadini. E finisce un po’ a tarallucci e vino annacquato, come ha lamentato lo stesso Berlusconi, con un testo corretto secondo le indicazioni dell’opposizione, dei finiani e, pare, del Quirinale. Emendato e approvato in Commissione Giustizia anche da Pd e Udc (ma non dall’Idv), il nuovo testo dà il via libera alla pubblicazione di intercettazioni che siano ritenute “rilevanti”. La decisione nel merito spetterà ai magistrati e verrà presa nel corso di un’udienza “filtro” delle intercettazioni agli atti. «Così come è stato riscritto non mi piace – ha detto il premier – ma ormai la considero partita chiusa». Per Giuliano Ferrara il testo ha almeno il vantaggio di rendere responsabili dei loro atti i magistrati che autorizzeranno la pubblicazione di intercettazioni. «Uno dei capisaldi del potere mediatico-giudiziario che ha dominato e devastato l’Italia – ha scritto il direttore del Foglio – è l’omertà reciproca, che in questo modo viene un po’ ostacolata».
Onorevole Mastella, ci spieghi per quale arcano mistero la maggioranza, di cui anche lei fa parte sebbene da un seggio europeo, si è imbarcata in questo braccio di ferro invece di prendere la sua proposta di legge e riproporla pari pari.Le confesso che neanch’io l’ho capito. E comunque c’è sempre tempo per un ripensamento. Certo, i tempi si allungherebbero, però resto convinto che il mio ddl è migliore del testo Alfano. Che a quanto pare non soddisfa nessuno. Una legge si fa per stabilire una cesura, un cambio di rotta rispetto a norme precedenti. Mi stupisce che alla fine di un tira e molla durato mesi si arrivi a votare una legge che scontenta un po’ tutti. Che senso ha approvare una legge che non piace a nessuno?
Domanda molto sensata. Risponda lei.
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