tempi.interni Giovedì 09 Settembre 2010 
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Una vittoria molto sicura

Tolleranza zero, integrazione a mille. Lo schema che ha conquistato il Nord

di Rodolfo Casadei

Aiuto, hanno vinto i razzisti, gli xenofobi, i sindaci pistoleros, quelli che alimentano le fobie e le paure della gente. Così la settimana scorsa non solo il manifesto e Liberazione, quotidiani d’area della Sinistra Arcobaleno, esorcizzavano il risultato delle elzioni politiche 2008, ma anche La7 con le sue trasmissioni più seguite: L’infedele dove Gad Lerner metteva alla gogna Matteo Salvini della Lega per i suoi improperi contro i rom della Bovisasca, Markette dove Piero Chiambretti lasciava campo libero ai deliri antilombardi di Mario Capanna. Peccato che non l’ufficio studi di Forza Italia, ma il V Rapporto del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, che è anche l’Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri) certifichi che Veneto e Lombardia sono, dopo il Trentino straricco di risorse pubbliche, le due regioni che vantano con identico punteggio il più alto indice di integrazione degli stranieri insediati sul loro territorio. Quando si passa alla classifica delle province che vantano la maggiore integrazione, si scopre che nelle prime dodici, capeggiate da Trento, ben otto appartengono a Veneto e Lombardia: Brescia, Vicenza, Treviso (sesta nonostante il terribile prosindaco Giancarlo Gentilini), Lecco, Mantova, Bergamo, Cremona e Milano. Il 12esimo posto di Milano è fenomenale: con tutti i problemi di microcriminalità, campi rom abusivi, lavoro in nero, tensioni nelle periferie, tipici della grande città, la capitale della Lombardia sopravanza di 38 posti Torino (50esima), di 42 Roma (54esima) e di 71 Napoli (83esima su 94 capoluoghi di provincia). Da notare, poi, che Lombardia e Veneto ottengono i loro lusinghieri risultati pur essendo la prima e la terza regione con la maggiore densità di popolazione straniera: 27,3 immigrati per chilometro quadrato nella prima, 15,6 nella seconda, mentre nelle rosse Emilia-Romagna e Marche, quarta e quinta regione per indice di integrazione degli stranieri, sono rispettivamente 12,9 e 8,9.

 

Lo stesso discorso vale per il tema della sicurezza: il centrodestra è accusato di alimentare la paura della gente, di favorire una percezione di insicurezza superiore a quello che sarebbe il rischio reale, per lucrare elettoralmente su tale sentimento. Falso: la verità è che il centrodestra sta agendo concretamente in base alle competenze e alle risorse di cui dispone, mentre il governo Prodi ha lasciato cadere il suo decreto sulla sicurezza nelle città, frutto di mediazioni fra posizioni inconciliabili. In Lombardia, per esempio, la Regione ha operato all’integrazione degli oltre mille comandi della polizia locale, ottenendo la creazione di 550 comandi associati molto più efficaci ed efficienti al servizio della popolazione; ha pure stanziato e speso negli ultimi tre anni 3 milioni di euro per migliorare e omogeneizzare la preparazione professionale di 9.500 agenti. Grazie al coordinamento e ai cofinanziamenti regionali vedranno la luce in tempi più brevi di quelli delle altre regioni 23 nuove caserme dei carabinieri, per le quali la Lombardia mette sul tavolo 42 milioni di euro, mentre ne ha erogati altri 32 fra il 2005 e il 2007 a cofinanziamento di progetti degli enti locali.
Nell’ottica di unire le forze per fare meglio e ridurre i costi, la Lombardia di Formigoni ha istituito un Comitato regionale per la sicurezza urbana che è all’origine del Protocollo di intesa fra Regione e Provincia di Milano che sta producendo l’incremento e la razionalizzazione dei servizi di polizia stradale, amministrativa, ambientale, anche in orari serali, notturni e festivi nelle aree territoriali più a rischio. L’accordo riguarda 150 comuni nei quali vivono oltre tre milioni di abitanti e nei quali opereranno 100 ufficiali e 400 agenti. Regione Lombardia ci mette 850 mila euro, Provincia di Milano 150 mila. Soldi che finanziano progetti che riguardano il pattugliamento delle aree urbane e delle strade, la vigilanza degli esercizi pubblici, il controllo di zone a rischio, edifici abbandonati e aree dismesse. Innovativo infine lo strumento dei Patti locali di Sicurezza urbana, coi quali si mira al recupero della sicurezza in un determinato territorio, anche intercomunale, coinvolgendo tutti i soggetti che possono contribuire: oltre agli enti locali, la prefettura, la questura, polizia e carabinieri, associazioni di volontariato e di categoria, scuole e università, eccetera.

	  			


Il leghista da 26 per cento
In Veneto l’efficacia delle politiche per la sicurezza ha il volto di Flavio Tosi, da un anno sindaco di Verona, la grande città dove la Lega ha ottenuto il miglior responso elettorale: 26 per cento. «Subito abbiamo emesso una serie di ordinanze contro la prostituzione per strada e contro l’assunzione di alcolici nei giardini pubblici, fuori dai plateatici dei bar», spiega il sindaco. «Poi abbiamo fatto investimenti: abbiamo assunto 10 agenti di polizia municipale e sta per chiudersi un concorso per assumerne altri 30; abbiamo installato telecamere nelle zone a rischio; proprio ieri abbiamo firmato col prefetto la richiesta al ministero degli Interni per il Patto per la sicurezza: questo implica un ivestimento da parte del Comune di 400 mila euro, messi a disposizione del prefetto dal Comune per la sicurezza della città, mentre il ministero si impegna a inviare 70 nuovi agenti fra polizia, carabinieri e guardia di finanza. Abbiamo chiuso il campo nomadi di Boscomantico, aperto dalla precedente amministrazione, che aveva 200 presenze di rom. Il campo era al centro di attività di furti, spaccio di droga, pedofilia. In cinque anni era costato più di due milioni di euro all’amministrazione. A ciò si aggiunge lo sgombero dei campi abusivi, di cui mi incarico personalmente. Ho tenuto io la delega alla sicurezza, i cittadini si fidano e ci segnalano spesso occupazioni di appartamenti e campi nomadi abusivi. Noi interveniamo immediatamente».
«Abbiamo liberato via Mazzini, una delle vie principali, dalla presenza soffocante dei “vu cumprà”, che vendevano merce contraffatta sui loro lenzuoli. I negozianti ci hanno ringraziati. Al governo chiediamo due cose, alle quali non possiamo provvedere noi: la certezza della pena per chi delinque e il controllo delle frontiere. Oggi in Italia entra chiunque e non esce nessuno, cioè non si fanno più espulsioni. Comunitari ed extracomunitari senza mezzi di sussistenza vanno espulsi. E non si dica che siamo razzisti: a Verona vivono 30 mila stranieri regolari, con i quali abbiamo ottimi rapporti. Sono loro per primi a dire: avete fatto bene a chiudere il campo nomadi».

 

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