16 Marzo 2010
Manettari in carriera è il turno di Genchi
Passa in tv il manifesto politico dell’“orecchio” delle procure. Che intanto si ritrova indagato a Roma. E si prende una querela dall’ex segretario dell’Anm
di
Peppe Rinaldi
La coppia d’assalto Genchi-De Magistris si è ricostituita in diretta tv durante un’edizione straordinaria di Perfidia, in onda il 12 febbraio scorso su Telespazio, tv locale di Catanzaro. Conduce Antonella Agrippo. In studio c’è l’ex pm, che qui pare essere di casa, e c’è soprattutto lui, il vicequestore in aspettativa sindacale e superconsulente della procura di Catanzaro anche per la megainchiesta flop Why not. Si presenta Il caso Genchi, 993 pagine di decriptazione in chiave complottistica degli ultimi 15 anni di storia d’Italia.
Affascinante il programma “politico” di Genchi. Sì, perché in fondo cosa resta a un uomo quando “i poteri forti” o magari “la massoneria deviata” proditoriamente lo bloccano? La politica. Si chiama dejà vu: il giro di marzo lo salta Genchi, ma a giudicare da quel che va in giro a dire (anche in tv) c’è da scommettere che il prossimo non se lo lascerà scappare. Con chi lo farà si può immaginare. Dice: «Di Pietro non lo conoscevo, ma gli sono riconoscente perché è stato l’unico a difendermi». Salvo poi prendere le distanze – ribatte la giornalista – non appena Genchi, nel suo celebre intervento al congresso dell’Idv, ha urlato improbabili tesi complottistiche per ridicolizzare l’attentato contro Berlusconi… «È stato Di Pietro ad invitarmi», replica l’uomo dei dossier. «Mi ha chiamato dicendomi: “Adesso sei tu che devi un favore a me, tu sai bene come stanno le cose con Contrada, le foto sul Corriere”. Mi sono accorto che le persone che perseguitano me sono le stesse che perseguitano Di Pietro». In effetti Genchi è un po’ come Tonino, lui sì che sa come far funzionare le cose: «È l’opposizione che manca, sono venuti meno controlli e contrappesi. L’unica cosa buona detta da Mastella è che se il centrosinistra continua così Berlusconi ce lo teniamo per altri 150 anni. Il Cavaliere non si limiterà a fare leggi ad personam ma le farà “ad mummiam”: cioè dopo morto la sua mummia starà per legge a Palazzo Chigi». E quanta durezza sulla Calabria, sul “sistema Catanzaro”. In tanti anni di attività, dice, mai viste cose del genere (e a quanto pare, molte di quelle cose proprio non sussistevano): «Voglio dirlo chiaramente, la Calabria non ha futuro, la quantità di danaro pubblico piovuta qui non ha modificato il Pil di questa Regione». Il Genchi economista incalza: «C’è una sola strada: commissariare la Calabria». A Telespazio si parla poi di primato della politica, e per uno che di mestiere analizza flussi di telefonate è uno scherzo sostituirsi a storici e intellettuali: «L’inizio della fine della Prima Repubblica è stato la legge Mammì: da quel momento in poi il regime ha iniziato a scricchiolare, poi è venuta Tangentopoli e tutto il resto». Vuoi vedere che si riferiva a Berlusconi? Il premier ritorna sempre anche se ce n’è per tutti, da Nicola Mancino a Nicola Latorre («Quando al congresso Idv mi hanno indicato la sedia ho letto che dinanzi a me doveva esserci Latorre. Mi sono alzato e sono andato via: potevo mica sedere nello stesso posto suo?») da De Mita a Loiero a Mastella. Su Mancino si dilunga con un’allusione a rischio querela: «Dopo che l’ex ministro dell’Interno Scotti ebbe varato un decreto d’urgenza contro i boss del maxi processo scarcerati dalla Cassazione per un cavillo, nel nuovo governo del pentapartito non ci fu più spazio per lui: e “non a caso” al suo posto misero Mancino». Perfino sui rapporti tra Stato e Chiesa Genchi ha una versione: «Appena nel mondo cattolico hanno iniziato a interrogarsi sulla condotta di Berlusconi, vale a dire che è un adultero e va a mignotte, ecco la reazione rabbiosa del capo del vapore: un libro di Gianluigi Nuzzi dal titolo Vaticano spa, poi Feltri e il caso Boffo». Infine il capolavoro: «Ci sono magistrati che senza Falcone e Borsellino non avrebbero avuto notorietà, che lavorano in silenzio e sgobbano pur intimoriti dai colletti bianchi». Il che, detto con De Magistris seduto accanto, suona come minimo stonato.
Oggi Genchi ha una grana in più da gestire: l’ex segretario nazionale dell’Anm, il procuratore di Roma Nello Rossi che indagava su di lui e De Magistris per fuga di notizie, violazione della privacy e illecito archivio di dati, ha lasciato l’incarico proprio in suo onore: ha querelato l’ex vicequestore dalla lingua lunga per ripetuti passaggi del libro che l’avrebbero diffamato, ragion per cui ha abbandonato l’indagine. Di Pietro, De Magistris… e non c’è due senza tre.