tempi.interni Lunedì 15 Marzo 2010 
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Bortolussi, l’anti-Zaia del Pd non sembra vero

Difensore delle imprese ed ex collaboratore di Sacconi. Com’è possibile che il partito che ha scelto in Puglia un comunista e nel Lazio una radicale voti Bortolussi?

di Emanuele Boffi
Giuseppe Bortolussi è il direttore della Cgia di Mestre, la più importante associazione sindacale di lavoratori autonomi e di partite iva del Nord- Est. è anche il candidato del Pd per la Regione Veneto. Il primo a non vedere alcuna contraddizione tra le due cariche è proprio lui: «E perché? Dove starebbe la contraddizione?».
L’antinomia sta nel fatto che lei è il candidato di un partito che nel Lazio ha scelto una radicale e in Puglia un comunista. In Veneto, invece, ha preferito lei: la voce e l’anima delle partite Iva, delle piccole e medie imprese. Concederà che non è esattamente il profilo di candidato che, nell’immaginario collettivo, si dipinge addosso a un partito come il Pd.
Esatto, ma proprio qui sta la mia forza.
Si spieghi.
Sono un esterno, ma non un estraneo alla storia del Pd. Fa fede che sono stato due volte nella giunta Cacciari. è stato proprio il sindaco di Venezia a lanciare la mia candidatura, a mia insaputa, tra l’altro.
Non ne sapeva nulla?
Assolutamente. L’ho scoperto anch’io leggendo il Corriere del Veneto. Tra l’altro avevo già altre volte rifiutato e mai mi ero autopromosso. Non sono il tipo che s’attacca al telefono per farsi pubblicità.
Però hanno scelto lei. Come se lo spiega?
Me lo spiego col fatto che non mi hanno scelto da Roma. Qui hanno scelto i veneti e lo hanno fatto secondo una modalità molto diversa dal passato. Da Roma hanno detto: «Decidete voi cosa fare». Ma, mentre prima si discuteva in segreto e poi si votava in modo palese, con me, invece, si è fatto l’opposto e si è discusso pubblicamente e poi si è votato a scrutinio segreto, cioè in modo libero. Questo vuol dire che il Pd ha avuto molto coraggio a scegliere uno scomodo come me.
Scomodo perché consulente fino a pochi giorni fa del ministro Sacconi? Scomodo perché ne ha dette di tutti i colori a Visco? Scomodo perché, come disse a Tempi, «il piano casa di Berlusconi è una genialata»?
Certo! Qui c’è stata una discussione franca e poi si è scelto Bortolussi, con tutti i suoi pregi e tutti i suoi difetti. Non è che, adesso che sono il candidato del Pd, nascondo sotto il tappeto le mie opinioni, anzi. Mi è molto spiaciuto aver dovuto rinunciare alla collaborazione col ministro Sacconi, persona eccellente. Continuo a pensare che il piano casa sia una genialata perché l’Italia è un convento povero, ma i frati sono ricchi e quindi è giusto sfruttare l’edilizia per far ripartire l’economia. Io dico sempre quello che penso e non dico “no” a priori. Nessuno mi ha chiesto di cambiare parere.
Come farà con la sinistra radicale?
Ci siamo incontrati, sanno chi sono. Ci sarà pure qualcuno col mal di pancia, ma si stanno ricompattando. Conoscono le mie idee, ma forse è proprio questa la novità: anche la sinistra inizia a capire che il Veneto è un laboratorio per il futuro.
Galan dice che la sua è una «candidatura competitiva».
Lo ringrazio, lui è stato – l’ho dissi in tempi non sospetti – un buon presidente di Regione. D’altronde anche Zaia è uno in gamba, sveglio, il migliore che potessero scegliere per il Veneto. Anche se…
Anche se…
Pure Zaia è stato scelto a Roma o a Milano, mica è stato scelto dai veneti. E poi la Lega usa slogan vuoti, “prima il Veneto”, “padroni a casa nostra”.
Lei che regione vuole?
Un Veneto primo in Europa. Che sappia valorizzare il “verde”, che sappia dare slancio alle Pmi, che torni a mettere qualche soldo in tasca ai padri di famiglia. Il centrodestra ha trattato bene la crisi, ma si può fare di più per le famiglie ed è il momento di un cambio di marcia. L’apartheid polentone proposto dalla Lega di Bossi è controproducente.
E' per questo che il Pd del Veneto ha scelto lo “scomodo” Bortolussi?
Bisogna sempre andare nel senso dell’apertura, non chiudersi, altrimenti si finisce con percentuali da prefisso telefonico.  Sono stati coraggiosi a scegliermi, anche se, mentre votavano a scutinio segreto, pensavo «oddio, speriamo che non mi scelgano».

 

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