17 Novembre 2009
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Tonno: Oddio l’Acquacalisse
Per verdi e star hollywoodiane nel 2048 scompariranno tutti i pesci. Ma l’unica vera specie a rischio estinzione è il pescatore italiano
Leggi: Non trasformiamo i tonni in panda
di
Emanuele Boffi
Poiché non v’è campagna ambientalista senza nudo artistico di protesta, questa volta è toccato all’attrice Greta Scacchi prestarsi alla bisogna e mostrare le grazie per informare l’orbe terracqueo della triste sorte del tonno rosso bluefin. Immagine pudica, comunque, con un bell’esemplare di tonno morto che copriva il copribile, lasciando il resto all’immaginazione e allo sdegno di quanti – tanti – sono assai assillati dall’imminente catastrofe. Questa volta riguarda il mare, e la rivista americana New Republic ha trovato il neologismo per mettere tutti in allerta: Aquacalypse. È l’allarme lanciato dalle associazioni ambientaliste secondo cui nel 2048 tutte le specie commerciali saranno estinte o quasi. Armageddon ittico rilanciato anche dall’ultima copertina di Time raffigurante due bacchette di legno che estraggono un pezzo di tonno dal mare. La campagna ha il suo film di riferimento nel documentario End of line, sorta di An Inconvenient Truth marittimo, che narra la sconosciuta strage che si verifica sottacqua e chiama a raccolta ambientalisti di buona volontà.
Se una volta erano le foche e le volpi a mobilitare le coscienze svestite di Naomi Campbell e Christy Turlington all’urlo di «meglio nude che in pelliccia», sono oggi le “cause alimentari” ad andare per la maggiore tra le star, cui sempre più piace apparire nei verdi panni di food fighters. A volte mettendo star contro star, come accaduto nel caso del titanico scontro che ha visto fronteggiarsi Charlize Theron, Elle Macpherson, Sienna Miller e Sting contro Robert De Niro, colpevole di essere socio in affari del noto chef Nobu Matsuhisa, che ai suoi selezionati clienti newyorkesi offre prelibate portate a base di bluefin. Allo chef è stato chiesto di ritirare il tonno dai piatti affinché i suoi facoltosi clienti possano comunque recarsi a tavola «cenando con la coscienza pulita». Di questi tempi dalle stelle agli scaffali dei supermercati il passo è breve, tanto che sono ormai numerosi i supermercati che hanno messo al bando la vendita di tonno bluefin: Coop, Auchan, Metro, per fare qualche nome, che tuttavia proseguono nella vendita di quello pinna gialla, meno pregiato e, va da sé, meno costoso per gli acquirenti, ma anche per i grandi distributori. In questi anni, a causa della pressione delle lobby ambientaliste, l’Iccat (la Commissione internazionale per la conservazione del tonno atlantico) ha notevolmente abbassato le quote di pesce per ciascun paese. Il 14 ottobre il principato di Monaco ha proposto di inserire il tonno rosso nell’appendice 1 del Cites (Convenzione internazionale sul commercio di specie animali e vegetali in pericolo) in modo tale da bandirne il commercio. In questi giorni (6-16 novembre) è in corso a Recife (Brasile) l’incontro annuale dell’Iccat che dovrà decidere sul da farsi, anche se una soluzione definitiva sarà comunicata solo in marzo a Doha (Qatar). Allora si deciderà se il tonno è da considerarsi una specie ad alto rischio, come oggi lo sono gorilla, elefanti, rinoceronti e tigri. In Europa la proposta è stata sostenuta da Francia, Regno Unito, Germania, Polonia, Olanda e Austria. L’Italia, che in questi anni, anche per ragioni geografiche, è stata piuttosto restia ad aderire alla campagna, si dovrà adeguare ai voleri dell’Europa, ma non senza pesanti ricadute su un settore già in difficoltà per la crisi economica e per i continui restringimenti imposti da controlli sempre più rigidi. Le norme prevedono, infatti, un osservatore di bordo che filmi l’attività dei pescatori affinché non prendano più pesci del dovuto, elicotteri, aerei e altri sistemi tecnologicamente avanzati per verificare che tutto avvenga nel rispetto delle leggi. Ma se per l’Italia questa infallibile trafila di verifiche è ormai prassi, lo stesso non si può dire degli altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sulle cui quote di mercato – per stessa ammissione dell’Iccat – si hanno profonde perplessità. Altri numeri rendono evidente la motivata insofferenza italiana nei confronti della battaglia salva tonni: nel 2003 la quota Tac (totale ammissibile catture) per la zona Ue era di 32 mila unità, 5.264 per l’Italia. Nel 2009 è stata di 22 mila per la Ue e 3.176 per l’Italia. La flotta da pesca italiana, una delle migliori al mondo, è passata dalle 67 imbarcazioni del 2008 a 49 nel 2009. Di questa cinquantina di imbarcazioni solo 33, nel 2009, hanno potuto pescare fino alla data di chiusura (17 giugno). Risultato sintetizzato dalla Federcoopesca-Confcooperative: nelle reti dei pescatori mancano oltre 500 tonnellate di prodotto rispetto alla quota di cattura concessa. S’aggiunga il fatto che il prezzo di vendita del tonno fresco all’origine è quest’anno di 4 euro al chilo (due euro in meno rispetto al 2008), la perdita stimata è stata intorno ai 2 milioni di euro.
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