tempi.interni Giovedì 11 Marzo 2010 
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Carceri: Lettere dall’inferno

Non solo sovraffollamento. La lista dei mali che fanno delle nostre carceri un incubo è lunga. Ecco le testimonianze dei detenuti

di Chiara Rizzo

La morte di Stefano Cucchi e il suicidio della brigatista Diana Blefari hanno riportato al centro dell’attenzione l’universo carceri. Dove sopravvivono 65 mila persone, mentre dovrebbero essercene 43 mila. Il guardasigilli Alfano è da tempo a caccia di una soluzione, ma il sovraffollamento è solo l’ultimo anello della catena di problemi che affliggono le prigioni italiane. Uno dei maggiori conoscitori di questo mondo è Riccardo Arena, avvocato penalista, curatore della rubrica “Radiocarcere” in onda su Radio radicale (martedì ore 21) e ora anche sulle pagine del Riformista. Arena ha accettato di spiegare aTempi problemi e contraddizioni delle carceri, a partire dalle migliaia di testimonianze ricevute in questi anni.

Siamo costretti a vivere in 8 detenuti dentro delle piccole celle. Inoltre, il bagno non è separato dal resto della cella. In un angolo, a soli 20 cm dalle nostre brande c’è una tazza alla turca, sporca e maleodorante. Puoi immaginare quali umiliazioni dobbiamo sopportare quando uno di noi deve fare un bisogno. Abbiamo messo un lenzuolo per trovare un po’ di intimità, ma è poca cosa.
Maurizio dal carcere di Oristano

«Puntare solo sulla costruzione di nuove strutture è un approccio al problema non risolutivo. Occorre anche riformare il processo penale e il sistema delle pene. La metà dei detenuti, infatti, oltre 31 mila persone, è in attesa di giudizio: si tratta di presunti innocenti sottoposti a misura cautelare. Un numero esorbitante determinato dalla lunghezza del processo penale. Serve ripensare al sistema delle pene. Il giudice dovrebbe potere infliggere pene esecutive in primo grado diverse dal carcere e applicare misure alternative. Inoltre si dovrebbe pensare a strutture detentive nuove e diverse a seconda della tipologia di persona condannata. Strutture anche gestite da privati. Franco Ionta, a capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nominato commissario straordinario delle carceri, lo scorso aprile ha presentato un primo progetto al guardasigilli, che mi pare costoso e inutile, e che prevede la realizzazione di circa 17 mila posti detentivi in più, alla “modica” cifra di 1 miliardo e 600 milioni di euro. Quando questi posti saranno realizzati, avremo circa 100 mila detenuti e quindi saranno già insufficienti».

Viviamo 22 ore chiusi qui dentro. Infatti a causa della mancanza di polizia penitenziaria possiamo fare solo 2 ore d’aria al giorno. All’Ucciardone non c’è lavoro e ci sono solo 4 corsi di formazione per gli 800 detenuti.
Un gruppo di detenuti del carcere dell’Ucciardone, Palermo pag. 1 | |

 

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