06 Novembre 2009
Scuole paritarie: A chi lo dici
Per la seconda volta il governo “si scorda” di togliere dalla Finanziaria i tagli agli istituti paritari. Una leggerezza che costerà cara all’istruzione pubblica
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di
Bruno Santacroce
Taglia che ti ritaglia alla fine ci scappa l’errore. Il colpo di mannaia che si abbatte proprio là dove s’era deciso che non doveva calare. O meglio, la dimenticanza. Chiamiamola così, una dimenticanza. Perché non può che essere una distrazione quella che ha portato, per la seconda volta consecutiva, ad un taglio di 135 milioni di euro nel capitolo di bilancio riguardante l’istruzione scolastica non statale. Come si fa, infatti, a sottrarre risorse ad un comparto che, ogni anno, fa risparmiare allo Stato circa 6 miliardi di euro? I dati parlano chiaro. Nella scuola pubblica uno studente costa 6 mila euro l’anno se frequenta la materna, 7.300 alle primarie, 7.600 alle medie, oltre 8 mila alle superiori. Nelle scuole paritarie la spesa scende a 584 euro per le materne, 866 per le primarie, 106 alle medie e solo 51 euro alle superiori. Storicamente i fondi che lo Stato dà a questo sistema d’istruzione si aggirano intorno ai 540 milioni di euro. Un taglio di 135 milioni non può che essere letale. Con il risultato che il milione di studenti che oggi frequentano istituti paritari andrebbero a ingolfare la scuola pubblica. Allora la domanda che sorge spontanea è sempre la stessa: se questa è la situazione perché ci riprovano?
Ma andiamo per ordine. Finanziaria 2009. La manovra è triennale e quindi fissa una decurtazione dei fondi destinati alle scuole paritarie che è di 133 milioni per il 2009, di 135 per il 2010, di quasi 200 per il 2011. L’indignazione è bipartisan. Si cerca subito di correre ai ripari. Il 19 dicembre 2008 viene votato in Aula un ordine del giorno (primo firmatario il deputato Pdl Gabriele Toccafondi) che impegna il governo ad utilizzare nuove risorse per reintegrare il fondo per l’istruzione scolastica non statale. A gennaio 2009 il taglio è quasi completamente recuperato grazie allo stanziamento di 120 milioni di euro. Ma non finisce qui. Lo scorso 6 maggio viene approvata la mozione presentata dal capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto, quello della Lega Roberto Cota e da altri parlamentari della maggioranza. Nel testo si chiede che il governo lavori per «realizzare le condizioni per un’effettiva libertà di scelta educativa fra scuole statali e paritarie incrementando, fin dal disegno di legge di bilancio per il 2010, le risorse destinate al sistema paritario».
Insomma, tutto sembra andare nella giusta direzione. Peccato che da maggio ad oggi, nessuno abbia pensato di modificare la tabella della Finanziaria 2009, così il taglio previsto per il 2010 resta confermato. E per il secondo anno consecutivo la storia si ripete uguale a se stessa. Da un lato la preoccupazione delle associazioni, dall’altro i parlamentari di maggioranza e opposizione che scendono in campo per evitare il taglio. Certo a sinistra si galleggia tra la voglia di attaccare il governo e la necessità di non esporsi troppo a sostegno della scuola “privata”, ma autorevoli voci si sono comunque schierate contro i tagli.
Pronti alla guerra degli emendamentiIl tutto mentre la Finanziaria inizia il suo iter parlamentare al Senato. «A Palazzo Madama sono già stati presentati degli emendamenti – spiega Toccafondi – e siamo pronti, qualora non accadesse niente, a ripresentarli quando la manovra arriverà alla Camera tra una quindicina di giorni. Capiamo la preoccupazione delle associazioni e delle famiglie, ma siamo convinti che sia possibile lavorare, così come è accaduto lo scorso anno, per trovare una soluzione positiva della vicenda. Certo, devo confessare che, dopo il lavoro di tutti questi mesi, non ci aspettavamo proprio questo taglio».
Toccafondi spiega anche che, tra le ipotesi su cui si sta lavorando, c’è quella di utilizzare parte delle risorse che potrebbero rientrare con lo scudo fiscale. «Sia il ministro dell’Economia che il premier Berlusconi – sottolinea – hanno più volte ripetuto che questi soldi verranno destinati in maniera prioritaria per l’aiuto alle famiglie e all’economia. Lavorare perché finalmente si realizzi un’effettiva parità scolastica, anche economica, significa esattamente muoversi in questa direzione». In attesa della soluzione (che potrebbe arrivare già nelle prossime settimane) restano però sullo sfondo tutte le incongruità di questa curiosa vicenda. Non solo per il lavoro fatto dal Parlamento e per l’evidenza che con questi tagli lo Stato si troverà a spendere di più, ma anche perché quello della parità scolastica è uno dei punti fondanti del programma con cui il centrodestra si presentò agli elettori nella campagna elettorale 2008. Nella seconda missione (dal titolo “Sostenere la famiglia, dare ai giovani un futuro”), al punto 3, ecco infatti spuntare il proposito di «sostegno alle famiglie per una effettiva libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e scuola privata». A questo punto non ci sono più dubbi: si è trattato di una distrazione, di una tremenda distrazione. A cui sarà bene porre presto rimedio.
Inserito da gioppi il 9 Novembre 2009 - 8:34am
Non preoccupatevi. Le famiglie snob continueranno a iscrivere i loro figli, e le famiglie cattoliche stringeranno un po' la cinghia e iscriveranno anche loro.
Inserito da bente il 6 Novembre 2009 - 8:52pm
Condivido al 100%! Chi scrive è da 12 anni vicepresidente di una scuola materna paritaria e, confesso, a volte mi sembra di vivere questo mio impegno come un carbonaro risorgimentale... e assieme ai miei colleghi andiamo chiedendoci se è poi giusto continuare in questo clima di provvisorietà al fondo del quale c'è sempre anche il rischio di essere chiamati a rispondere personalmente di impegni finanziari assunti con la 'sola' garanzia preventiva di promessi contributi statali che potrebbero anche non arrivare. Ciò che ci fa tenere duro è il fatto che la nostra Istituzione ha più di 100 anni, ma la tentazione di mollare è sempre più forte.