02 Settembre 2009
«Sono sotterfugi per aggirare la legge»
Intervista a Romano Colozzi (Aifa)
di
Benedetta Frigerio
Si attende a breve la direttiva dell’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) sull’utilizzo della Ru486, commercializzabile dal 30 luglio scorso negli ospedali italiani. Romano Colozzi è assessore alle Risorse, finanze e rapporti istituzionali della Regione Lombardia, unico membro dell’Aifa ad avere votato contro la sua commercializzazione.
Assessore, come giudica l’utilizzo della Ru486 in fase sperimentale?L’unica sperimentazione reale è stata quella di Torino, gli altri hanno usato un’altra procedura per aggirare il vecchio divieto di vendita: acquistavano direttamente dall’estero la pillola in via nominale per ogni paziente. Questo è possibile farlo per tutti i medicinali che non sono commercializzati in Italia ma il cui uso è stato approvato dall’Ente europeo per il controllo sui farmaci, come successo nel 2007 anche per il Mifepristone, nome tecnico della Ru486.
Cosa pensa del fatto che parecchi ospedali attuino procedure che violano la legge 194/78, mandando a casa le pazienti anche se non hanno ancora espulso il feto?Ognuno ha fatto quel che voleva approfittando dell’assenza di direttive specifiche. Anche qui, hanno aggirato la legge sfruttando l’obbligo di rilasciare i pazienti che firmano la richiesta di dimissioni volontarie. Purtroppo questo può rimanere un problema, anche se obbligheremo chi utilizzerà la Ru486 e gli ospedali ad effettuare ricoveri che durino fino all’avvenuta espulsione del feto, perché è difficile controllare se sono davvero le pazienti a voler uscire oppure i medici a consigliare alle donne l’escamotage. Sarebbe gravissimo visto che non solo non si possono indurre i malati a dimettersi prima del tempo, ma è stabilito che si cerchi di convincerli, quando sono decisi a lasciare l’ospedale prima del tempo necessario, a capire che è bene per loro rimanere.
Cosa fare quindi?Trovare il modo per evitare con certezza pratiche ingiuste. Perciò con l’Aifa stiamo lavorando perché la legge sull’aborto sia realmente rispettata.