tempi.interni Giovedì 18 Marzo 2010 
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Cento di questi primi giorni

Confronto tra l’avvio dell’esecutivo Berlusconi e del (fu) governo Prodi. Fannulloni&tesoretto, Visco&Tremonti. E la differenza tra Luxuria e la Carfagna

di Emanuele Boffi
Silvio Berlusconi è su di giri: «Mi riesce difficile andare per strada perché mi fermano le auto e le persone scendono a salutarmi. Una situazione imbarazzante che non mi era mai successa in questi quindici anni». Dal triste ingorgo politico all’allegro ingorgo stradale, quindici anni di vita pubblica e una sorpresa: «Il gradimento del presidente del Consiglio e del governo è al 62,8 per cento». Berlusconi s’avvia a spegnere le candeline dei suoi primi cento giorni felice e “quasi” beato (solo settimana scorsa alla Camera una maggioranza vacanziera è andata sotto sul decreto milleproroghe) e, pensando a come, solo un paio d’anni fa, si trovava alla stessa età governativa l’esecutivo Prodi, la differenza salta agli occhi. Se Berlusconi va in ferie promettendo come primi impegni autunnali le riforme sulla giustizia, il federalismo fiscale e il sistema di voto alle europee, Prodi diciotto mesi orsono andava al mare col pensiero degli esami di settembre, cui una maggioranza già claudicante avrebbe dovuto sottoporsi. La differenza, in fondo, era già tutta segnata nel principio dell’avventura: a Prodi il paese aveva consegnato vantaggi lillipuziani e il solo conforto di senatori ottuagenari, a Berlusconi, al contrario, numeri solidi sia alla Camera sia al Senato e pochi partiti da gestire.

Attività parlamentare. Al 30 luglio l’attuale Parlamento ha varato undici leggi, dieci delle quali sono conversione di decreti legge e una un disegno di legge (il Lodo Alfano). Con Prodi, nello stesso lasso di tempo, erano state approvate sei leggi, tutte di conversione di decreti legge.

Ferie. Come detto, Berlusconi va in vacanza sereno («No, alle Olimpiadi non vado, fa troppo caldo», ha dichiarato scherzando), mentre Prodi ci arrivò dopo un centinaio di giorni assai ostici: la protesta per le liberalizzazioni di Bersani, le profonde divisioni con la sinistra sulla missione in Afghanistan, il perenne cardiopalma per ogni voto al Senato (la fiducia era stata posta ben sette volte). Invece il Berlusconi IV raggiunge le spiagge con una Finanziaria approvata in largo anticipo e con un Dpef che riguarderà non solo un anno, ma tre. Come spiegato da Berlusconi al Tg5 le ferie dei ministri saranno brevi e il 28 agosto si ritornerà al lavoro. In quella data, promette il Cavaliere, sarà approvato il disegno di legge per la riforma della legge elettorale per le europee (con reintegro delle preferenze e probabile sbarramento al 4 per cento). Con Prodi non era passato nemmeno un mese dalla creazione dell’esecutivo che i quotidiani titolavano un giorno sì e l’altro pure sulle liti tra i ministri, gli opinionisti si interrogavano sulla possibile durata della rissosa coalizione, Mastella o Di Pietro, quasi a turno, rilasciavano interviste per dire che «se Prodi cade si rivota e stavolta con le mani libere». Da par suo, Prodi rintuzzava le critiche, segnalava che in così poco tempo «non si erano fatti miracoli, ma dei passi avanti», prometteva che per settembre sarebbe stato affrontato «l’abbattimento del cuneo fiscale», suo azzoppato cavallo di battaglia durante la campagna elettorale (“Presi per il cuneo”, titolerà il Manifesto all’ennesima promessa).

Congiuntura economica. In questo campo, come in quello calcistico (l’Italia aveva trionfato a Berlino), il «fattore C» di Prodi non temeva rivali. Come nel 2001 – allora l’11 settembre – anche con questo suo nuovo governo Berlusconi ha incrociato una congiuntura del tutto sfavorevole. Così non fu per Prodi che però, sciaguratamente, dissipò il vantaggio, anche per alcuni macroscopici errori di comunicazione: il ghigno da esattore di Visco e le fredde parole di un ministro burocrate e aristocraticamente doppiocognomato (Padoa-Schioppa) non erano esattamente le due facce migliori per iniziare la festa. Di tutt’altra pasta Tremonti che ha mandato in stampa un libro di successo, ha presentato il Dpef in nove minuti e mezzo, vuol far piangere i ricchi (secondo lo slogan che fu di Rifondazione) con la Robin Hood tax. Ribaltati i luoghi comuni: la sinistra tartassava i poveri, la destra tartassa i ricchi. Intanto, nel disfattismo economico generale di quest’estate 2008, spunta la notizia che l’export italiano va forte, le nostre industrie sono salde e il Pil è sottostimato. Vuoi vedere che anche il signor B ha il suo lato C?

Effetti annuncio. Per Prodi fu il grugno di Visco a convincere gli italiani a pagare le tasse: aumentarono le entrate pubbliche nazionali e si cominciò a parlare di “tesoretto”. Per il governo Berlusconi è l’iperattività del ministro Brunetta e la sua lotta ai fannulloni ad aver già dato effetti taumaturgici su tutti gli ipocondriaci pubblici. Il tesoretto si scoprì infine non esistere. Scompariranno anche i lavativi?

Immigrati. «Stiamo smantellando, a tappe forzate, la Bossi-Fini» dichiarò l’allora ministro Ferrero. Oggi Maroni promuove una politica sull’immigrazione di segno opposto. Bisognerà vedere se il governo attuale saprà rendere applicabile quel che ha annunciato, diversamente da quel che fece Prodi, rimasto sempre ancorato al palo del “faremo”. I primi segnali sono incoraggianti: a sorpresa, dopo che il commissario Ue per i Diritti umani aveva accusato l’Italia di xenofobia, il Consiglio dei ministri ha approvato i decreti immigrazione, ma ha deciso di inviare alla Commissione europea il testo prima del loro varo definitivo, allo scopo di avere da Bruxelles «eventuali suggerimenti».

Embrioni (questioni eticamente sensibili). Prodi partì malissimo a causa della decisione del ministro Mussi di firmare il VII programma quadro della Ue sull’utilizzo delle linee cellulari staminali. Berlusconi ha speso parole d’elogio per Benedetto XVI e si è espresso sul caso Englaro auspicando per la ragazza una sorte diversa da quella di morte per fame e per sete. E la sua maggioranza ha votato compatta per sollevare un conflitto di attribuzione con la Corte d’Appello presso la Corte costituzionale, proprio nel giorno in cui la procura stoppava il provvedimento della Corte stessa.

Mondo. «Bisogna dialogare con l’Iran», disse Prodi. Settimana scorsa il paese di Ahmanidejad ha eseguito ventinove impiccagioni. Berlusconi si ricolloca sulla linea del suo primo esecutivo: occidentale.

Giustizia. L’incipit del simpatico Mastella nel ministero di via Arenula fu rose e fiori e poi si sa come andò a finire. Anche il nuovo guardasigilli Alfano è stato applaudito dai magistrati nelle sue prime uscite. Poi il pacchetto sicurezza e il lodo che porta il suo nome hanno riproposto il patatrac di sempre. Non se ne esce, almeno finché la sinistra riformista non abbandona le blandizie a un certo mondo giudiziario-giornalistico. Piazza Navona e caso Oak Fund aiuteranno a prendere coraggio? Rimane il dato di fatto che, dopo aver accettato il pacchetto sicurezza emendato, il Pd ha ingoiato anche il Lodo Alfano. Anzi, addirittura s’è ritrovata a doverlo difendere dai biliosi attacchi di Di Pietro e dai suoi intenti referendari.

Ragazze immagine. Quella del governo Prodi era Vladimiro Guadagno detto Luxuria. Quella di Berlusconi è Mara Carfagna. E si è così detto tutto. 

 

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tempi.commentati
1
Un giornale di famiglia può

Inserito da flipflop il 22 Agosto 2008 - 11:06am

Un giornale di famiglia può non gratificare il padrone? Assolutamente no!

In ogni caso il Professor Prodi ha dato prova di essere un ottimo statista che ha sempre lavorato per lo Stato ossia per noi. Purtroppo ha avuto una cattiva e litigiosa maggioranza.

L'altro é un politicante che fa politica per assecondare il suo super ego e si avvale della politica per farsi i casi suoi. Sostenuto da una maggioranza prona ad ogni suo volere, al suo servizio e non certamente a quello del Paese. Tutte leggi ad personam le sue.
Ha in ogni caso il pregio di averci dimostrato la sua grandissima abilità nel giostrarsi tra veline e simili.

2
beh è vero...è cambiato

Inserito da Brunetto_Latini il 14 Agosto 2008 - 12:25am

beh è vero...è cambiato proprio tutto con il nuovo governo... anche il metodo di valutazione con il quale il premier sceglie le proprie ministre...

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