10 Luglio 2008
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Accuse da favola
Dal bidello seviziatore ai vigili rapinatori. Il compendio di orrori in cui i mostri si rivelano buoni. Ma solo dopo storie da incubo
di
Chiara Rizzo
Orchi. Un guercio che trascina i piccoli bimbi di un asilo in una casa degli orrori, dove li fa travestire e poi abusa di loro, insieme ad una banda di demoniaci complici, per realizzare filmini pedo-pornografici da vendere sul web. Moderni Bonnie e Clyde che spargono il terrore sull’Autosole aggredendo camionisti. Un prete che con una truppa di pervertiti violenta ragazzini in un cimitero, sgozza bambini, ne appende i corpi su ganci da macellaio in sacrificio a Satana. Un Jack lo Squartatore della corsia, chirurgo che assassina un paziente per rubargli un rene. Incubi che si materializzano sulle prime pagine dei giornali e che disegnano un’Italia per la quale si dovrebbe invocare un Dies Irae, un Giorno del Giudizio, per poter cancellare tanto insostenibile male. Poi, a guardar bene, succede che i mostri non siano tali. L’orco cattivo è solo un bidello che ha perso un occhio. Il medico non ha mai trafugato organi a nessuno. Il prete è morto di crepacuore per le infamanti accuse, ma non ha mai fatto festini satanici né toccato nessun bambino.

È successo, per esempio, a Brescia. È il dicembre 2001. Un bidello è accusato di pedofilia. Mentre il panico si diffonde in città e monta il numero delle accuse, si traccia la prima ricostruzione dei fatti. Il bidello, con la complicità di una collega e di altri personaggi esterni alla scuola, avrebbe condotto i bambini in una cantina della scuola e in un appartamento. Poi avrebbe ripreso con una telecamera gli abusi, per confezionare video hard da rivendere. Il 22 marzo 2002, il bidello è arrestato. In carcere resta altri 10 mesi, cui seguono tre anni di arresti domiciliari. Sposato e padre di due figli, viene sospeso dal lavoro. Dopo tre processi e un ricorso in Cassazione, lo scorso 5 giugno – sei anni dopo l’inizio dell’incubo – è stato assolto «per non aver commesso il fatto». A rileggere la sentenza, manca il fiato. Si scopre, ad esempio, che è stato dato credito ad alcuni colloqui con i bambini, condotti senza alcuna professionalità, con gli adulti che sollecitavano e suggerivano le risposte. Si apprende che si è accusato un uomo, malgrado non si fosse mai riusciti a scoprire alcunché in mesi di pedinamenti, intercettazioni, perquisizioni. Un uomo che non solo non possedeva alcun computer, ma non sarebbe stato nemmeno in grado di usarlo. L’avvocato difensore Patrizia Scalvi, oggi, tira il fiato: «Il mio cliente un giorno mi ha chiesto: “Chi mi ripagherà di tutto ciò?”. Sinceramente, non ho trovato parole per rispondere. Certo, verrà ripagato per l’ingiusta detenzione, ma per le umiliazioni, la diffamazione, la paura, no, mai. Le sue ferite dovrà tenersele per sempre. E di grazia che tutto è finito così. Ci sono altri casi in cui si rimane stritolati per sempre negli ingranaggi giudiziari. Bisognerebbe avere più prudenza e umiltà quando si fanno certe indagini: ma c’è l’eterna questione dell’impunità dei magistrati che sbagliano».
Ci sono casi in cui l’ingiustizia è stata dimostrata troppo tardi. Don Giorgio Govoni era parroco di un paese nella bassa modenese, Mirandola. Fumava il sigaro e prima di prendere i voti era stato camionista: poi aveva aiutato decine di famiglie, italiane e extracomunitarie, a sopravvivere alla povertà. Nel 1997 è stato trascinato in un’inchiesta su satanismo e pedofilia. Don Giorgio avrebbe guidato una setta dedita a terrificanti sacrifici umani e crudeli violenze su minori, nei cimiteri. L’11 luglio 2001, la corte d’Appello di Bologna lo ha assolto, insieme ad altri 8 coimputati. Un anno dopo, la Corte di Cassazione ha confermato quella sentenza. Per inciso: non sono mai state identificate le presunte vittime dei sacrifici. Nessun bambino è scomparso, nessun corpo è mai stato rinvenuto. Le accuse contro don Govoni – è emerso nei processi – erano basate sul nulla più assoluto (i bambini avevano subìto abusi, ma all’interno delle mura domestiche: per quelle accuse, giustamente, invece, sono state condannate altre sette persone). Intanto, il 19 maggio del 2000, don Giorgio è morto di infarto, nello studio del suo avvocato, dopo aver ascoltato l’arringa finale del pm, prima della sua assoluzione definitiva. Una mamma accusata si è suicidata. Il patrigno di un’altra vittima è morto d’infarto, dopo la sentenza di primo grado.
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Inserito da enri58 il 11 Luglio 2008 - 12:38pm
a mio parere accostare la vicenda del bidello di Brescia e quella dei bambini di Rignano al caso "Vallettopoli" è quantomeno azzardato... soprattutto perché il profilo professionale e lo spessore morale dei personaggi coinvolti (Lele Mora, Fabrizio Corona e compagnia) sono davvero imbarazzanti...;
saranno anche non colpevoli (però io qualche dubbio ce l'avrei: hanno sicuramente approfittato di protezioni e di un certa copertura omertosa del loro ambiente, vantaggi di cui non hanno di certo goduto gli altri personaggi citati nell'articolo) ma non penso proprio
che possano essere portati a simbolo del "povero" innocente perseguitato dalla giustizia e "sbattuto in prima pagina" dai media...