Martedì 09 Febbraio 2010 Centrali atomiche in otto anni? Per Fulvio Conti di Enel «si può fare». Non investire «costerebbe al paese quaranta miliardi di euro»
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«Oggi in Europa ci sono 197 reattori attivi: producono il 31 per cento dell’energia elettrica del continente. Questo significa maggiore autonomia energetica e bollette inferiori alle nostre che sono tra le più care in Europa». Parola di uno che delle bollette di casa nostra se ne intende, eccome. Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, non ha dubbi. «L’assenza del nucleare in Italia ha inciso profondamente sull’economia. Ha aumentato la dipendenza energetica dall’estero: quasi l’80 per cento dell’elettricità che consumiamo è prodotta con materie prime importate, oppure importata direttamente, paradossalmente in gran parte dalle centrali nucleari francesi. Ha aumentato la nostra dipendenza dal petrolio e dal gas, con cui produciamo quasi il 70 per cento della nostra elettricità. La conseguenza sono i continui inevitabili aumenti delle bollette». Avanti a tutta forza, quindi, secondo le indicazioni del ministro Scajola. Conti per Tempi smonta una ad una le critiche al nucleare emerse finora. Perché l’Italia non può più farne a meno.
Il nucleare è diventato davvero la panacea di tutti i mali?
Anzitutto, senza dubbi il nucleare non genera Co2. Un dato: nel 2020 la domanda annuale di elettricità in Italia dovrebbe raggiungere circa 400 TWh (terawattora). Se per allora riusciremo a produrre il 10 per cento dell’energia elettrica con il nucleare, eviteremo l’emissione in atmosfera di ben 15 milioni di tonnellate di Co2. E risparmieremo circa 7 miliardi di metri cubi di gas. Poi: riguardo allo sviluppo industriale, il nucleare è una tecnologia i cui costi sono legati essenzialmente alla costruzione e alla gestione degli impianti. Per il nostro paese, povero di materie prime, questa scelta significa dare impulso all’industria impiantistica e alle competenze tecniche d’avanguardia, favorendo lo sviluppo e l’innovazione, invece di trasferire ricchezza ai paesi produttori di combustibili.
Però c’è chi nega benefici per i consumatori, perché sulle bollette verrebbero caricati i costi della centrale...
Il nucleare ha un costo fisso più elevato, l’impianto, ma uno variabile estremamente basso, l’uranio. Per questo l’atomo è molto competitivo rispetto alle altre tecnologie termoelettriche, anche tenendo conto dei costi di costruzione delle centrali, del combustibile e del decommissioning dell’impianto. Senza dimenticare i costi della Co2 evitata.
Lei sostiene che si possono avere centrali in 8 anni. Lo stesso Scajola sposta la data al 2020. Non è troppo ottimista, lei?
Quando parlo di 8 anni intendo circa 3 anni per l’emanazione delle norme e dei regolamenti necessari e per il rilascio delle autorizzazioni e 5 anni per la costruzione delle centrali. Questi ultimi sono tempi tecnici oggettivi che dipendono dall’investitore; quelli autorizzativi dipendono dall’amministrazione pubblica. La mia visione è ottimistica: sono convinto che con un impegno forte della politica e di tutte le istituzioni interessate i tempi possano essere questi.
Non dimentichi che siamo nel paese dei “no tutto”. Come pensa di cavarsela?
Mi limito a constatare che un unico organismo competente al posto di tanti soggetti, ridurrebbe i tempi, semplificando le procedure. Riguardo all’Italia del “no”, uno studio Ambrosetti ha calcolato i costi del non fare: la mancata realizzazione di infrastrutture strategiche può costare all’Italia oltre 200 miliardi di euro da qui al 2020; solo nel settore energetico i costi ammonterebbero a quasi 40 miliardi, oltre il 3 per cento del Pil nazionale. L’opinione pubblica sta rapidamente prendendo coscienza dei danni dei “no” a tutto. Cresce invece un’Italia del “sì” che vuole informarsi e conoscere i fatti al di là della demagogia, che capisce che le infrastrutture sono fondamentali per riprendere la strada della crescita. Sulla questione nucleare, in particolare, occorre avviare un confronto serio, come si sta già facendo, tra istituzioni, cittadini e scienziati, per arrivare in tempi certi alla fase decisionale.
Cosa risponde al ministro ombra dello Sviluppo, Matteo Colaninno, che sostiene che dopo 20 anni di inattività, in Italia non abbiamo più le competenze?
Che le competenze ci sono. Per la fase di realizzazione degli impianti, l’Enel è già impegnata in due importanti progetti europei in Francia e Slovacchia. Per quanto riguarda la fase di esercizio, Enel ha ricostituito in questi anni un know-how importante all’estero: operiamo con diverse tecnologie sia in Slovacchia, sia in Spagna. Abbiamo riallacciato uno stretto rapporto con l’Università e il mondo della ricerca. Oggi disponiamo di un’area tecnica composta da 70 ingegneri, prevalentemente dedicati ad attività di progettazione. A questi vanno aggiunti gli ingegneri e i tecnici operativi delle società che controlliamo in Slovacchia e in Spagna: in totale sono circa 3.700 persone con specializzazione nucleare. Enel intende continuare ad assumere, in modo da disporre di almeno 100 ingegneri entro quest’anno, attingendo in larga parte dalle facoltà di Ingegneria nucleare italiane.
Veniamo al capitolo spesa. Le previsioni variano: dai 30-70 miliardi di euro calcolati da Moody’s, a seconda del numero di reattori, ai 35 di Edf. Chi ha ragione?
In realtà i dati si equivalgono: la costruzione di una centrale ha un costo che va dai 2 ai 3,5 miliardi di euro. Dipende dalla capacità produttiva dell’impianto, che varia dai 1.000 ai 1.600 MW.
Chi pagherà? Enel da sola può farlo?
Esistono varie soluzioni finanziarie e di gestione interessanti: ad esempio la formazione di consorzi di operatori del settore energetico ai quali partecipano anche le grandi industrie consumatrici di energia. È la strada che hanno intrapreso in Finlandia.
Capitolo scorie. Come smaltirle?
Secondo gli esperti, il problema può essere affrontato senza particolari problemi tecnici e soprattutto senza rischi per le popolazioni. È sicuramente ipotizzabile la creazione di un deposito nazionale, ma credo che questo possa andare in parallelo con l’iter per la costruzione di nuovi impianti.