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L’internazionale antitrumpista ha un problema: più lo insultano, più lui vince

marzo 26, 2016 Giovanna Jacob

“The Donald” non solo non è il mostro biblico dipinto dalla propaganda antitrumpista ma ha addirittura alcune idee giuste, sebbene imperfette e perfettibili

Caro direttore, ho l’impressione che dall’inizio di quest’anno abbia iniziato a prendere forma uno dei più grandi partiti politici di tutti i tempi, forse più grande perfino del vecchio partito comunista internazionale. A questo nuovo partito aderiscono tutti i giornalisti e tutti gli intellettuali di tutti gli schieramenti politici e ideologici di tutto il mondo, tutti i dirigenti e tutti gli attivisti del partito democratico degli Usa, tutti i dirigenti e tutti gli attivisti del partito repubblicano degli Usa, tutti i veteromarxisti ortodossi e tutti i neoconservatori, tutti i relativisti-multiculturali-antioccidentali e tutti i liberal-conservatori, tutti gli atei fondamentalisti e tutti i musulmani fondamentalisti, tutti gli ecologisti-animalisti e tutti gli hacker, tutti gli atei devoti e tutti i cristiani devoti e tanti altri. Essi non hanno delle idee in comune, a parte una: Donald Trump è il male fatto uomo. Non hanno obiettivi politici in comune, a parte uno: impedire con tutti i mezzi a Donald Trump di diventare presidente degli Stati Uniti d’America. Insomma, non sono amici fra loro ma hanno un nemico anzi un “nemico da abbattere” in comune.

I membri di questa sorta di partito antitrumpista internazionale inondano il mondo di articoli contro Trump, talk-show contro Trump, documentari contro Trump, spot pubblicitari contro Trump, video di Youtube contro Trump, post e tweet contro Trump, e-mail contro Trump. Esperti di marketing e di comunicazione, pagati a peso d’oro dai vertici dl Gop e da vari gruppi di potere, lavorano h24 per convincere l’elettorato repubblicano che il candidato repubblicano Trump è un socialista sotto mentite spoglie repubblicane e per convincere l’elettorato cristiano che tutte le idee di Trump sono contrarie al Vangelo, soprattutto l’idea di impedire a milioni di messicani di entrare illegalmente negli Usa e impedire ai musulmani di entrare negli Usa per un periodo più o meno lungo.

In altri termini, milioni e milioni di dollari escono dalle tasche degli antitrumpisti e si trasformano in chiacchiere contro il “muro anti-messicani” e contro le “politiche islamofobe” proposte da Trump invece che in pane e lavoro per i messicani poveri e in aiuti per i profughi siriani. George Soros, che è molto più ricco di Trump, stanzia 15 milioni di dollari per convincere gli immigrati a non votare per il ricco capitalista col riporto biondo che nelle sue aziende fa lavorare molti immigrati. La candidata democratica Hillary Clinton ha annunciato con orgoglio su Twitter che importanti gruppi politici stranieri la finanziano generosamente perché sono terrorizzati dall’idea che Trump possa diventare presidente e credono che solo lei potrà impedirglielo.

D’altra parte, i saputelli britannici dell’Economist, gli stessi che avevano sentenziato che Berlusconi era “unfit” (inadatto) a governare, adesso sentenziano che Trump, se diventasse presidente, non farebbe meno danni al mondo intero di quanti ne fa il terrorismo jihadista: su una scala di pericolosità da 1 a 25, sia il biondo magnate che i tagliateste ottengono 12. Non riuscendo a trovare significative differenze fra lui e Jihadi John, 300.000 britannici hanno già firmato una petizione per chiedere al parlamento inglese di vietare a Trump di mettere piede sul suolo patrio per il resto dei suoi giorni.

Sembra che Trump, oltre alla pace mondiale, metta a repentaglio la salute mentale delle persone. Rivelano infatti importanti psicologi: «Ha scosso le persone. Ci è stato insegnato per tutta la vita a non dire cose cattive sugli altri, a non fare i bulli, a non ostracizzare le persone in base al loro colore della pelle. Abbiamo questi costumi sociali, lui li infrange tutti e nonostante questo ha successo! E la gente si chiede come fa a farla franca». «La tua campagna contraddittoria e piena di odio non ha soltanto scioccato gli Stati Uniti, ma ha traumatizzato il mondo intero attraverso le tue azioni e le tue idee agghiaccianti», notano gli hacker di Anonymous, che gli hanno dichiarato la guerra informatica.

I cristiani delle varie confessioni senza confessionale fanno la conta degli imperdonabili peccati di Donald: ha avuto troppe mogli, è proprietario di locali peccaminosi in cui si fa lo streap-tease, ha mentito ripetutamente sulle sue bancarotte, nasconde la reale entità del suo patrimonio, è gran un maleducato che dice le parolacce e fa allusioni alle sue parti intime durante i comizi. Dal canto loro, alcuni importanti intellettuali cattolici americani, fra cui George Weigel, biografo di Giovanni Paolo II, hanno firmato un accorato appello agli elettori cattolici: «I suoi appelli ai timori e pregiudizi razziali ed etnici sono offensivi per qualsiasi sensibilità genuinamente cattolica. Ha promesso di ordinare il personale militare degli Stati Uniti di torturare sospetti terroristi e di uccidere le famiglie dei terroristi – azioni condannate dalla Chiesa e le politiche che avrebbe portato vergogna al nostro paese». Pure di non vedersi costretti a torturare i sospetti e sparare alle loro sorelline, migliaia di dipendenti del ministero della Difesa hanno già fatto sapere che, se Trump dovesse vincere le elezioni presidenziali, darebbero immediatamente le dimissioni.

Stanchi di “all talk and no action”, gli antitrumpisti reduci da “Occupy Wall Street” cercano di mettere le mani addosso al “nemico da abbattere” e il maggior numero dei suoi sostenitori per educarli tutti (i raduni di Trump sono sempre e sistematicamente rovinati da gruppi di picchiatori). Di Trump e dei suoi sostenitori “colpiti ed educati” i membri dell’internazionale antritrumpista dicono quello che i frequentatori delle moschee dicono delle ragazze di Colonia violentate a Capodanno: “Sono loro che provocano”. Si sprecano i tweet in cui Hillary dice che Donald, in buona sostanza, le botte non soltanto se le cerca e se le merita ma se ne meriterebbe anche di più: «Donald Trump is running a cynical campaign of hate and fear… he’s encouraging violence and chaos» («Donald Trump sta facendo una campagna cinica di odio e di paura … è lui ad incoraggiare la violenza e il caos»).

L’internazionale antitrumpista ha un problema: lo tsunami di articoli contro Trump, talk-show contro Trump, documentari contro Trump, spot pubblicitari contro Trump, video di Youtube contro Trump, post e tweet contro Trump, e-mail contro Trump non sembra avere fatto niente a Trump, che ormai non vince più: stravince. Quello che succede è che la maggioranza relativa degli elettori repubblicani americani vota per Trump. Offesi a morte, gli antitrumpisti in servizio permanente smettono di insultare Trump e cominciano ad insultare i suoi elettori. E così cominciano a moltiplicarsi come funghi articoli in cui gli elettori di Trump sono descritti sostanzialmente come un branco – scusate – di deficienti, anche se ovviamente non c’è scritto deficienti: c’è scritto bianchi di bassa estrazione sociale (tradizionalmente indicati con l’espressione poco gentile “white trash”) che non hanno studiato molto, che non hanno viaggiato molto, che non leggono molto, che hanno perso il lavoro perché le loro fabbriche delocalizzano una dopo l’altra, che abitano in squallidi prefabbricati, che in garage hanno solo qualche antica Gran Torino da rottamare, che si drogano e si suicidano più degli altri perché sono dei falliti (questo articolo del Washington Post sulla correlazione fra “morte” e “voto per Trump” è un capolavoro di snobismo macabro), che attribuiscono la responsabilità dei loro insuccessi seriali a tutti quelli che non sono bianchi e falliti come loro: i “negri”, i messicani, i cinesi, i musulmani ma anche i bianchi ricchi che abitano a Manhattan e a Hollywood.

Gli antitrumpisti più snob ci spiegano con dotto, raffinato e perfino letterario linguaggio (perché vogliono che si senta ad ogni riga quanto sono diversi dai deficienti con diritto di voto di cui parlano) che Trump appare alla “spazzatura bianca” come il grande vendicatore che punirà con muri, tasse e leggi speciali tutti quelli che la “spazzatura bianca” considera responsabili dei suoi fallimenti. Invece gli antitrumpisti più comprensivi ed indulgenti ci spiegano che il voto per Trump è un “voto di protesta” in stile grillino che esprime un grave “disagio sociale”. Qualcuno avverte che nel 1933 la maggioranza relativa dei tedeschi, siccome i partiti democratici non capivano il suo “disagio sociale”, il “voto di protesta” lo diede ad Hitler. Ma sebbene il paragone fra Trump ed Hitler sia stato approvato perfino dalla sorellastra di Anna Frank, finora la cosa più hilteriana che Trump è riuscito a fare è ri-twittare un tweet che conteneva la meno mussoliniana delle massime di Mussolini: «Meglio un giorno da leone che 100 anni da pecora».

Dunque gli antitrumpisti acculturati guardano al voto per Trump come un voto di protesta e di vendetta su cui dibattere nelle pagine di cultura dei giornali, mai e poi mai come ad una oggettiva maggioranza di voti che deve essere riconosciuta. D’altra parte, se Trump non dovesse ottenere i 1237 delegati necessari per aggiudicarsi automaticamente la candidatura alle presidenziali, sarebbero i delegati stessi a scegliere il candidato per le presidenziali nel corso della cosiddetta Brokered convention. Oltre a tenere in nessun conto i risultati delle primarie, ai delegati sarebbe anche consentito di scegliere un candidato che le primarie non le ha proprio fatte. Tutti i membri dell’internazionale antitrumpista adesso incoraggiano Ted Cruz e John Kasich, che ormai non hanno più nessuna possibilità di vincere, a rimanere in corsa solo per togliere a Trump anche solo un delegato su 1237 e così consentire ai delegati del Gop di mandare alle presidenziali uomini di fiducia come Mitt Romney o Paul Ryan o qualche altro illustre “trombato” delle elezioni degli anni scorsi, che non avrebbe nessuna possibilità di sconfiggere Hillary. Dunque per il Gop estromettere Trump significherebbe suicidarsi elettoralmente. Prima ancora, significherebbe estromettere la democrazia.

E così gli antitrumpisti acculturati, che hanno lungamente meditato su La democrazia in America di Alexis de Tocqueville, arrivano a ripudiare il concetto stesso di democrazia e a riesumare il sogno della repubblica platonica, che è all’origine di ogni visione totalitaria. Nella loro visione platonica-totalitaria, da una parte c’è una maggioranza ottenebrata che non deve votare perché non sa che cosa è meglio per sé stessa e dall’altra c’è una minoranza illuminata che ha il dovere governare perché sa che cosa è meglio per la maggioranza. Strano che gli antitrumpisti acculturati non sappiamo che la più famosa “minoranza illuminata” della storia, convinta di fare il bene del popolo, il popolo lo ha fatto morire ovunque abbia preso il potere: il partito comunista internazionale. Certo, non tutte le minoranze illuminate ossia non tutti i partiti sono pessimi, alcuni sanno addirittura governare bene. Ma chi può giudicare quale, fra tanti partiti, fa davvero il suo bene, se non il popolo stesso? E come può il popolo esprimere il suo giudizio se non attraverso votazioni democratiche? Certo, il popolo non sa tutto, non capisce tutto e quindi alcune volte può sbagliare, ma non sempre: almeno la metà delle volte manda al potere i migliori e pazienza per le altre volte. E per tornare all’attualità, se Donald Trump, nel caso vincesse le presidenziali, si rivelasse essere un nuovo Hitler o più semplicemente un “con artist” (un truffatore), dopo quattro anni gli elettori lo sfratterebbero tranquillamente dalla Casa Bianca. Winston Chuchill lo ha detto: «È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora». Molto prima, Carlo Magno disse: «Vox populi, vox Dei».

Gli antitrumpisti cristiani moralisti si rassegnino: al popolo degli scheletri finanziari, delle troppe mogli e degli altri peccati di Trump non importa nulla. Ma quel tizio nato a Betlemme non vi ha forse avvertito che nessuno può scagliare la prima pietra? Gli antitrumpisti di sinistra si rassegnino: il popolo non crede alla loro propaganda, che dipinge Trump come un ricco sfruttatore del proletariato immigrato, come un Mussolini americano che vuole mandare le sue squadracce a picchiare gli avversari politici, come un Mengele che vuole torturare i musulmani sospetti e sparare alle loro sorelline, come un Hitler islamofobo che vuole appiccicare una stella gialla addosso ad ogni musulmano, come un suprematista bianco che di notte, col cappuccio in testa e con la torcia in mano, va a caccia di “nigga” e di latinos.

Ora, il paragone Trump-Mussolini non convince più nessuno, dal momento che non è Trump a mandare squadracce di picchiatori contro i suoi avversari ma sono i suoi avversari a mandarle contro lui e i suoi sostenitori. Come la sinistra italiana punta sistematicamente il dito contro fantomatici “infiltrati di destra” ogni volta che i partecipanti da una manifestazione di sinistra si scontrano con la polizia e si rendono responsabili di saccheggi e devastazioni, così oggi gli antitrumpisti sostengono che il mandante dei facinorosi che disturbano sistematicamente ogni i suo comizio sarebbe Trump stesso: “Così può fare la vittima e accusare gli avversari”. Purtroppo per loro, alcuni giorni fa i due leader delle squadracce che l’11 marzo hanno costretto Trump a sospendere l’incontro di Chicago si sono presentati negli studi di FoxNews, dove si sono mostrati per quello che sono: estremisti di sinistra vicini alle posizioni del candidato democratico Bernie Sanders, uno che ancora non è riuscito ad elaborare il lutto del crollo dell’Urss.

Donald Trump non ha mai detto che bisogna sterminare le famiglie dei terroristi: ha detto che bisogna seguirle, controllarle, stare loro alle costole (testualmente: «go after them»). E credo che ogni persona dotata di un minimo di buon senso riconosca che sia necessario “stare alle costole” di chi ha allevato dei terroristi e magari li protegge durante la loro latitanza. Trump non ha mai detto che, se diventerà presidente, ordinerà al personale militare di torturare i sospetti. Semplicemente, una volta ha detto: «Tutti credono nella Convenzione di Ginevra fino a quando iniziano a perdere e allora dicono “ok, tiriamo fuori la bomba”». Questa mi sembra una affermazione estemporanea tanto emotiva quanto generica, non certo un progetto di legge.

Per il resto, sappiamo bene che la sinistra terzomondista-antioccidentale chiama “islamofobia” quello che in un buon italiano si chiama “realismo”. Considerando che è stato incoronato “islamofobo dell’anno” da quelli che hanno trasformato i sobborghi inglesi in province distaccate del califfato di Siria, possiamo stare sicuri che “the Donald” è il politico più realista dell’anno, may God bless him. La proposta, avanzata da Trump, di chiudere temporaneamente («temporaneamente, non permanentemente») le porte degli Usa agli immigrati provenienti dai paesi musulmani ci sembra ancora più realistica da quando abbiamo visto che la popolazione islamica del quartiere di Molenbeek, a Bruxelles, ha inscenato proteste contro gli agenti di polizia che erano venuti a catturare uno dei terroristi di Parigi. Come i più grandi studiosi dell’islam (fra cui Robert Spencer), Trump ha chiaro che, in primo luogo, le chiacchiere sociologiche sulla “emarginazione sociale” dei terroristi stanno a zero e che, in secondo luogo, non è più tempo di distinguere fra maggioranze moderate-pacifiche e minoranze estremiste-isolate, dal momento che le maggioranze moderate-pacifiche non solo non muovono un dito contro le minoranze-isolate ma costruiscono società parallele in cui le minoranze-isolate proliferano. E d’altra parte, i pochi, autentici musulmani moderati (perché qualche musulmano moderato esiste davvero) sono i primi a pensare che sarebbe bene non fare entrare altri musulmani negli Usa finché la umma islamica non si sarà decisa a ripulire l’islam da ogni estremismo. Non stupisca quindi il fatto che i musulmani moderati americani supportino Trump con convinzione: la Bbc ha individuato un gruppo di sfegatati “Muslims for Trump”, mentre un gay musulmano di vent’anni ha spiegato che vota per Trump perché solo lui mostra l’intenzione di recidere i “legami velenosi” fra le comunità islamiche e l’Arabia Saudita.

Trump non è razzista né xenofobo. Sappiamo bene che la sinistra terzomondista-antioccidentale chiama “razzista” e “xenofobo” chiunque si limiti a notare che è materialmente impossibile trasferire tutta a popolazione del terzo mondo nel primo mondo e magari osa pure chiedere agli immigrati di rispettare le regole della convivenza civile. Trump non ha mai offeso i messicani né ha mai fatto appello a “pregiudizi razziali”. Egli si è limitato a denunciare un fatto che è sotto gli occhi di tutti: il continuo aumento del numero dei clandestini provenienti dal Messico (si dice che attualmente siano 11 milioni) è correlato al continuo aumento dei crimini violenti e al continuo abbassamento dei salari su tutto il territorio degli Usa. E anche i questo caso, i primi a guardare di buon occhio la proposta, avanzata da Trump, di sigillare le frontiere col Messico sono… gli immigrati messicani stessi. Questi ultimi e tutti gli altri latinos che sono entrati legalmente negli Usa, che lavorano onestamente, che si impegnano a rispettare tutte le leggi e che amano i valori americani, non possono sopportare i loro conterranei prepotenti che entrano illegalmente, che delinquono oppure lavorano sottocosto (distruggendo i salari di tutti), che non rispettano le leggi e che non rispettano i valori americani, contribuendo così a trasformare gli Usa in un “buco d’inferno del terzo mondo”, come lo chiama Ann Coulter. Per questo le truppe dei “Latinos for Trump” s’ingrossano sempre più.

A sorpresa, si ingrossano anche le truppe dei “Catholics for Trump”, alla faccia dei timorati sottoscrittori cattolici di lettere aperte in cui invitano i “dear fellows catholic” a fermare Trump-anticristo votando per Ted Cruz (che ormai non è più Ted Cruz ma il “candidato anti-Trump”). Sembra infatti che il 76 % di repubblicani cattolici sia a favore della costruzione di un muro al confine col Messico e il 61 % sia d’accordo con il piano anti-immigrazione di Trump». Su The Federalist, lo storico Korey D. Maas, dell’Hillsdale College, Michigan nota: «I cattolici vedono con favore Trump più di qualsiasi denominazione religiosa».

Se qualcuno vuole continuare a ripetere che Trump è “razzista” solo perché non si è affrettato a rifiutare il sostegno del Ku Klux Klan (ma suvvia, ogni voto in più, come la “pecunia”, “non olet”), ne discuta con l’esimio neurochirurgo Ben Carson, che è più nero di Obama e ha cento volte più talento di Obama. Quando ha capito che non poteva più vincere, si è ritirato dalla corsa per la nomination del partito repubblicano e ha clamorosamente invitato i suoi elettori a votare per Trump. E dopo averne discusso con Ben Carson, gli antitrumpisti ne discutano anche con “Diamond and Silk”, due famose sorelle afroamericane che, con i loro video casalinghi pubblicati su Youtube, sono in grado di spostare milioni di voti afroamericani dove vogliono. E adesso hanno deciso di spostarli su Donald Trump.

Invece di continuare a cianciare di “spazzatura bianca”, i membri dell’internazionale antitrumpista dovrebbero mettersi a contare i “Muslims for Trump”, i “Latinos for Trump”, gli “African-americans for Trump” e perfino i “Sikh for Trump” e i “Tibetans for Trump”. E voglio vedere se, quando avranno finito di contarli, diranno ancora che Trump lo votano solo bianchi falliti con manie suicidarie, i quali a “the Donald” non chiederebbero altro che di infliggere atroci sofferenze ai musulmani, ai latinos, agli afroamericani, ai sikh e a tutti quelli che non sono falliti e bianchi come loro. Ma a parte tutto, come si permettono i benpensanti benestanti del partito antitrumpista internazionale di descrivere in termini così offensivi quelli che si rifiutano di prendere ordini da lorsignori?

In ogni caso, Trump non è il tribuno della plebe bianca ma il rappresentante politico della “classe media” americana, che da molto tempo include gente di tutte le razze e che da molto tempo soffre. Sul programma di Trump, disponibile online, c’è scritto infatti: «Decenni di disastrosi accordi commerciali e politiche di immigrazione hanno distrutto la nostra classe media. Oggi, quasi il 40% degli adolescenti neri sono disoccupati. Quasi il 30% degli adolescenti ispanici sono disoccupati. (…) In tutta l’economia, la percentuale di adulti nella forza lavoro è crollata ad un livello mai esperito nelle generazioni precedenti.» Secondo Donald Trump per salvare la classe media dall’estinzione è necessario nell’ordine: limitare l’immigrazione (che causa l’abbassamento dei salari e toglie lavoro ai residenti), ridurre fortemente le tasse per la classe media e per le imprese produttive, costringere la Cina ad abbattere l’invisibile “grande muraglia di protezionismo” che impedisce a alle aziende americane di vendere e di investire in Cina tanto quanto le aziende cinesi vendono ed investono negli Usa. Oltre a beneficiare di una moneta eccessivamente svalutata (che oggettivamente impedisce agli imprenditori stranieri di vendere le loro merci a prezzi competitivi sul mercato cinese), gli imprenditori cinesi sfruttano lavoro sottopagato (che permette di vendere le loro merci a prezzi stracciati sui mercati americano ed europeo) e non rispettano le leggi sulla proprietà intellettuale (ossia rubano impunemente i copyright alle aziende europee e americane). «Questo furto di proprietà intellettuale, conclude Trump, costa agli Stati Uniti oltre 300 miliardi di dollari e milioni di posti di lavoro ogni anno.» Quindi Trump è dell’idea che, fin quando la Cina non avrà abbattuto questa sua “grande muraglia di protezionismo”, gli Usa dovrebbero imporre a scopo punitivo dei dazi alle merci provenienti dalla Cina.

Se gli antitrumpisti di sinistra dipingono Trump come un “liberista selvaggio”, gli antitrumpisti liberal-conservatori invece lo dipingono come uno “statalista selvaggio” che mirerebbe ad aumentare spesa pubblica e tasse e introdurre misure protezioniste. In realtà, nel programma di Trump non c’è nulla di statalista: c’è scritto nero su bianco che bisogna abolire il fallimentare Obamacare e abbassare drasticamente le tasse. Dal momento che il loro scopo è distruggere il protezionismo cinese, i dazi anti-cinesi a tempo determinato proposti da Trump non sono “protezionismo” ma esattamente il contrario. E i liberal-conservatori dovrebbero anche smetterla una buona volta di urlare al “protezionismo” ogni volta che qualcuno invoca la necessità di costringere tutti quelli che stanno nel mercato a rispettare le regole del mercato. Si mettano in testa che la “mano invisibile” non è mai esistita.

Dal momento che gli antitrumpisti liberal-conservatori continuano a ripetere che egli è agli antipodi del conservatorismo, Trump è costretto a sua volta a ripetere in continuazione che è conservatore e che lo è da molto tempo. Mentono gli antitrumpisti o mente lui? Di certo, è vero che nel suo programma ci sono ancora troppe zone d’ombra. Ad esempio, Trump a volte sembra fare intendere che condanna l’aborto, altre volte puntualizza che comunque «la Planned Parethood ha fatto del bene a molte donne in difficoltà.» Viceversa Ted Cruz, ora il suo unico avversario alle primarie, è sempre stato esplicitamente e duramente contrario all’aborto e solo per questo meriterebbe di andare alle presidenziali.
E per dirla tutta, per un elettore liberal-conservatore cattolico, il pentecostale Cruz è preferibile a Trump da molti punti di vista, che qui non enumero. Ma come ho cercato di spiegare, il punto è che il candidato alle elezioni non lo scegliamo noi: lo scelgono gli elettori repubblicani americani. E come ho cercato di dimostrare. “The Donald” non solo non è il mostro biblico dipinto dalla propaganda antitrumpista ma ha addirittura alcune idee giuste, sebbene imperfette e perfettibili. E come ho cercato di spiegare, il rischio concreto è che non vincano né Trump né Cruz e che il partito li faccia fuori entrambi (infatti Cruz è addirittura più odiato di Trump dai vertici del Gop) e imponga suoi uomini di fiducia. A questo punto, conviene ascoltare quello che ha detto il vecchio conservatore Newt Gingrich: se i due candidati invisi al partito unissero le forze, potrebbero essere imbattibili. Trump presidente e Cruz vicepresidente: che potrebbe esserci di meglio?

Foto Ansa


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10 Commenti

  1. recarlos79 scrive:

    vi siete dimenticati di citare il papa tra gli antitrumpisti.

    • angelo scrive:

      Il Papa è anche conbtro l’ aborto e i matrimoni gay. Quindi è anche anticlintonista.

      • recarlos79 scrive:

        anche i preti italiani, poi votano per il pd.

      • Luigi scrive:

        Angelo, non siamo scemi. Fin quando non critichera direttamente la moglie cornuta, fanno fede le dichiarazioni esplicite.

    • daily express scrive:

      Vabbé, questo è un dettaglio: alla Giacob basta e avanza fare il gioco dei rabbini e dei protestanti.

  2. Jens scrive:

    Adesso mi metto a pubblicare su tutte le mie pagine di social networks e siti di vario genere immagini di Trump, fino a farle diventare spam. Si è capito perfettamente: basta parlarne e prende voti!
    Tutti mi prenderanno per un troll razzista, islamofobo, etc… ma intanto tutti saranno costretti a parlare di Trump, dunque… there is only one thing worse than being talked about, and this is not being talked about.
    Uniamoci tutti quanti in questa battaglia! Ci sarà da divertirsi!

    • Giovanna Jacob scrive:

      Ha ha ha ha ha… si, fallo. Tanto agli elettori americani non gliene frega niente.
      Notare l’ultimo sofisma del partito antitrumpista: “Trump prende voti perché tutti ne parlano”.
      E’ vero esattamente il contrario: tutti ne parlano perché fa audience sulle tv e fa audience perché la gente lo vota. Gli altri hanno speso cifre astronomiche in pubblicità (più di dieci volte tanto rispetto a quanto ha speso Trump) ma nessuno parla di loto. La gente vuole il muro, vuole bloccare l’immigrazione musulmana. e vuole impedire ai cinesi di comprarsi l’America,

      • Giovanna Jacob scrive:

        @Giovani Jacobi. Non sei aggiornato: l’America se l’è comprata Israele ma Israele se lo sono comprato i rettiliani. E per inciso, sono stati quei marpioni con la pelle squamata a organizzare gli attentati a Bruxelles per doppi. tripli, quadrupli fini che tu neanche puoi immaginare. L’invasione è iniziata.

        • Toni scrive:

          Givanni jacobi
          non hai tutti i torti, me lo ha detto il mia amico Camerata Joe. L’encomiabile Joe ha scoperto un nuovo complotto sio – celli-paco-amigos di cigo -amigo di Zagor secondo il quale i sionisti hanno aperto un portale con l’aiuto dei cellinisti (che hanno offerto, come al solito, il loro potente gruppo elettrogeno) che ha permesso l’invasione dei rettiliani.
          Menomale che ci sei tu Giovanni jacobi, con Camerata Joe armati con il fez in pelle di coniglio ed il manganello di liquirizia a svelare complotti

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