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Ingroia non ti candidare. I colleghi magistrati sono perplessi

dicembre 20, 2012 Chiara Rizzo

I magistrati si interrogano sull’approdo in politica del pm. “La carriera politica di un pm non deve rischiare di apparire la prosecuzione del suo lavoro con altri mezzi”

Il Consiglio superiore della magistratura ha dato l’ok alla candidatura del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. Nelle ore precedenti la notizia nelle mailing list dei magistrati è partito un vivace dibattito. “Caro Antonio…” si apre in particolare una lunga lettera aperta di un collega pm di Bologna a Ingroia. È la lettera di un magistrato di Md, un “duro e puro”, lo si potrebbe definire, che scrive: “Mi sono amaramente trovato a condividere le prese di posizione dell’Anm: troppe esternazioni su indagini aperte per procedimenti non ancora definiti, e con una caratterizzazione troppo politica”. E poi: “L’aspirazione alla politica è legittima anch’essa ma quel che preoccupa è il fatto che appaia troppo la prosecuzione del lavoro fatto come magistrato… lo stesso dubbio che ho avuto sulla scelta del collega De Magistris (e prima Di Pietro): la carriera politica di un magistrato, e soprattutto di un pm, non deve nemmeno rischiare di sembrare la prosecuzione del suo lavoro con altri mezzi”.

ILLUSTRI PRECEDENTI. Sono varie anche le lettere che si “schierano” a favore della scelta di Ingroia, come quelle di un ex procuratore generale, che si è dimesso anni fa a causa delle critiche lanciate in un suo blog ad altri colleghi, e che in questo caso ricorda i nomi di illustri magistrati-politici, da Generoso Petrella a Luciano Violante. O quella di un celeberrimo giudice-scrittore, che cita altri magistrati-politici (Gerardo D’Ambrosio, Felice Casson, Gaspare Ambrosini): “Ingroia ha il diritto di candidarsi dove e con chi gli pare. E gli elettori hanno diritto di votarlo o no, questa dovrebbe essere la normalità in democrazia. Tutto il resto appartiene a una stagione che dovremo augurarci di lasciarci alle spalle. Quella dei calzini del giudice Mesiano, dell’ordinamento Castelli. Per favore, finiamola con l’autolesionismo”.

STAR. Ma sono numericamente maggiori gli interventi critici. Come quelli di un collega di Magistratura indipendente che spiega come siano mutati i tempi, e che oggi la magistratura ha la possibilità di dialogare con i rappresentanti del nuovo centrodestra post berlusconiano, come Mario Monti, o con il centrosinistra di Pier Luigi Bersani: “Allo stato attuale non abbiamo più motivo di esprimere posizioni antagoniste”. Infine c’è persino un’accorata lettera di un amico che “con dolore, dico no, caro Antonio non lo fare. So in che stato di crisi economica, finanziaria, etica e morale si trova il nostro Paese e vedo quale attenzione mediatica Antonio abbia attirato sulla famosa ‘trattativa’. Proprio per questo percepisco tutta l’inopportunità di un gesto come quello della sua candidatura. Offriremo alla classe politica su un piatto d’argento la possibilità di criticarci strumentalmente ogni volta che si tratterà di indagare su un certo politico…”. Peggio, l’amico magistrato di Ingroia, ricorda le parole di Paolo Borsellino (“‘Faccio il mio lavoro con entusiasmo, voglio fare solo quello, nonostante tutto…’. Appunto”), e anche l’impegno del magistrato ucciso dalla mafia, nelle scuole o nei convegni, perché, a differenza proprio di ciò che fa Ingroia, “un conto è organizzare nei ritagli di tempo o sacrificando la propria vita privata, la presentazione di un libro, un conto è arrivare ad avere segretari che organizzano l’agenda, con incontri pianificati in radio, tv, giornali, come si fosse una star all’italiana”.

 

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2 Commenti

  1. Enrico scrive:

    Ingroia candidato e no, i buoi sono ormai scappati insieme alla fiducia nella giustizia

  2. Tribute to TM scrive:

    Meglio un editore in casa che un magistrato sulla porta …

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