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Ingroia avvocato abusivo? Spigarelli (Unione penalisti): «Di certo non può esercitare a Palermo»

ottobre 1, 2013 Chiara Rizzo

L’ex pm è tornato al “suo” processo sulla trattativa Stato-mafia in veste di legale, ma l’ordine professionale ha aperto due fascicoli contro di lui. Il presidente dell’Unione camere penali spiega a tempi.it le ragioni dei procedimenti disciplinari

Dopo essere uscito dalla porta del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, abbandonando la toga di pubblico ministero, il leader di Azione civile Antonio Ingroia è rientrato dalla finestra, presentandosi in aula lo scorso giovedì 26 settembre come avvocato di parte civile, più esattamente come sostituto processuale, dell’associazione Vittime di via dei Georgofili. Però è già incappato in due procedimenti disciplinari del suo nuovo ordine d’appartenenza per esercizio abusivo della professione. I motivi li spiega a tempi.it Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione camere penali italiane, aggiungendo una novità: «Secondo l’ordinamento forense Ingroia comunque non potrebbe esercitare la professione a Palermo, dov’è stato pm, per i prossimi due anni».

Gli ordini degli avvocati di Palermo e di Roma hanno aperto due procedimenti disciplinari per Ingroia: è possibile?
Certamente. Le violazioni che riguardano gli avvocati vengono seguite dell’albo della città in cui l’avvocato è iscritto e in quella dove sarebbe stata commessa la presunta violazione. Quindi, stando alle notizie che leggo su Ingroia, a Roma, dov’è iscritto, e a Palermo, dove si è presentato in aula.

E perché questi procedimenti disciplinari?
Premetto di nuovo che non ho conoscenza diretta dei fascicoli, ma solo delle notizie lette sulla stampa: ebbene, se queste fossero vere, Ingroia ha presentato domanda di iscrizione all’albo degli avvocati di Roma mercoledì 25 e si sarebbe presentato in aula giovedì 26 settembre. Però per esercitare la professione occorre anzitutto che l’ordine deliberi l’iscrizione. A quanto mi risulta questo sarebbe accaduto solo giovedì 26 nel pomeriggio, dopo che Ingroia si è presentato in aula, anche se a Palermo non ha preso parola. La seconda cosa è che per esercitare bisogna prima prestare giuramento davanti al consiglio dell’ordine in cui si è iscritti, e questo Ingroia non l’avrebbe ancora fatto. Ecco spiegata la motivazione per cui i due ordini di Roma e Palermo avrebbero aperto due procedimenti per esercizio abusivo della professione. È vero che Ingroia di fatto non ha parlato, ma stando alle notizie riportate dalla stampa, è stato l’avvocato di parte civile per l’associazione delle Vittime di via dei Georgofili giovedì scorso a prendere la parola per nominare Ingroia sostituto processuale. Ci sarebbe un terzo elemento critico di cui però nessuno parla. Posso aggiungerlo?

Dica.
Il vecchio articolo 26 dell’ordinamento forense, sostituito dal nuovo articolo 2 della disciplina dell’ordinamento della professione, entrata in vigore quest’anno, permette ai magistrati di iscriversi all’ordine, ma aggiunge: «L’iscritto, nei successivi due anni, non può esercitare la professione nei circondari nei quali ha svolto la propria funzione di magistrato negli ultimi quattro anni antecedenti». Significa che Ingroia, anche volendo, potrebbe fare l’avvocato ad Aosta o a Pordenone, ma di sicuro non a Palermo. Il principio è chiaro: evidentemente l’ex magistrato potrebbe essere favorito dai suoi ex colleghi.

Scusi, ma l’ordinamento forense non dice nulla riguardo all’eventualità che un ex pm diventi avvocato – seppure di parte civile – di un processo che lui stesso ha aperto?
È il quarto aspetto critico di questa vicenda, che non è regolato per iscritto ed è lasciato al senso di opportunità. Il fatto è che dopo aver svolto la funzione di pm in un procedimento, dal punto di vista dell’opportunità è molto discutibile svolgere nello stesso processo il ruolo di avvocato. Peraltro il rappresentante legale delle vittime è tra le parti la più vicina a quella dei pubblici ministeri.

Prima che Ingroia abbandonasse la magistratura, il Csm aveva aperto su di lui tre procedimenti disciplinari, che però poi non sono stati svolti. È possibile diventare avvocati anche con questo curriculum alle spalle?
Il magistrato per passare all’avvocatura non deve essere incorso in procedimenti disciplinari di censura o provvedimenti più gravi. Per Ingroia ciò non è avvenuto, quindi formalmente può diventare avvocato, da questo punto di vista.

E lei cosa pensa di questa nuova svolta professionale di Ingroia?
Come associazione dei penalisti avevamo ottenuto un’abrogazione iniziale dell’automatismo che consente a un magistrato di diventare avvocato senza sostenere esami, però poi nel passaggio parlamentare dell’ordinamento forense l’automatismo è stato reintrodotto. Tendenzialmente noi dell’Unione camere penali penali siamo contrari a questi scambi di carriera unilaterali, il travaso da una funzione all’altra non ci piace: sarebbe giusto se fosse bilaterale, cioè se gli avvocati di lungo corso fossero parimenti privilegiati rispetto a un eventuale ingresso in magistratura. È un sistema (si chiama ventilazione) che cementa una cultura comune tra magistratura e difensori, e crea maggior respiro nel sistema giudiziario.

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