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Inghilterra. Stop alla fecondazione assistita gratuita: «Con quei soldi pagheremo interi reparti ospedalieri»

novembre 6, 2015 Benedetta Frigerio

Solo in una contea, si spenderebbero due milioni di sterline all’anno e molte non possono sostenere i costi. «Le risorse non sono illimitate, perciò bisogna fare delle scelte»

In tempi di spending review, tutto scricchiola: anche i desideri diventati diritti. Le Clinical Commissioning Groups (Ccg), che forniscono localmente i servizi per il sistema sanitario nazionale inglese, hanno cominciato a tagliare i fondi previsti per la fecondazione artificiale. Nella contea di Essex, a nord-est di Londra, l’accesso alla procreazione medicalmente assistita non sarà più gratuito. Anche le città di Basildon e di Brentwood stanno considerando di tagliare completamente i fondi, mentre la Ccg attiva nella contea di Somerset ha ipotizzato di ridurre i rimborsi a un ciclo di fecondazione.

POCHI CICLI GRATUITI. Il Sistema sanitario prevede in teoria il pagamento di tre cicli per tutte le donne sotto i 40 anni. Ma un’inchiesta del Fertility Fairness, comitato che si batte per l’incremento dei fondi statali per la fecondazione artificiale, ha rivelato che solo il 18 per cento delle Ccg locali rimborsano tutti e tre i cicli, con un calo dal 2013 che si aggira intorno al 6 per cento. Mentre meno del 25 per cento delle Ccg offre almeno due cicli gratuiti.

FINO A 6 MILA STERLINE. Finora in tutta la Gran Bretagna i servizi sanitari locali spendevano dalle 1.300 alle 6.000 sterline a ciclo. Ma quasi sempre i cicli da fare sono più di uno, visto che oltre i 40 anni le donne che rimangono incinta al primo ciclo sono solo il 40 per cento, mentre dai 39 ai 38 anni le probabilità di successo sono circa del 20 per cento. Percentuale che sale a 33 per cento quando la donna ha meno di 35 anni. La Fertitlity Fairness ha quindi scritto al ministro della Salute, Jane Ellison, chiedendo un incontro per discutere «dell’andamento urgente e preoccupante dei servizi di fecondazione in vitro».

«BISOGNA FARE DELLE SCELTE». Infatti, se «alcuni buoni progressi sono stati fatti (…) ora siamo testimoni di un’inversione di marcia. Vorremmo assistere alla definitiva prevenzione di questo smantellamento». Ma come sottolineato da Amanda Doyle, presidente della Ccg di Blackpool, «sfortunatamente le risorse del Sistema sanitario nazionale non sono illimitate (…) perciò bisogna fare delle scelte». Motivo per cui nelle città di Londra e di Essex la fecondazione non è pagata neanche ai fumatori, a ha figli da relazioni precedenti o alle donne che hanno superato i 35 anni di età.

COSTA COME UN OSPEDALE. Per comprendere l’ampiezza delle spese che il sistema sanitario nazionale deve sostenere, basta prendere i dati del distretto britannico di York, il primo a tagliare completamente i sussidi già nel 2010. Tim Hughes, membro della Ccg, spiegò che «l’avvio del servizio di fecondazione in vitro porta un elemento di grande rischio finanziario per noi. Se, come i dati in prevalenza evidenziano, circa 110 coppie all’anno richiederebbero il trattamento, i potrebbe salire fino a 2 milioni di sterline all’anno. (…) Equivalente cioè al costo dell’intero personale di due reparti ospedalieri operativi, 293 protesi d’anca, oltre 21.500 trattamenti per incidenti che si effettuano in media in pronto soccorso o a 43 infermieri qualificati impiegati a tempo pieno per un anno».

Foto Ansa


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2 Commenti

  1. antonio says:

    e poi hanno il coraggio di criticare ancora il grande presidente maroni!!!!!

  2. SUSANNA ROLLI says:

    Letto solo titolo e sottotitolo. sono già contenta.

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