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Inghilterra, i medici potranno prescrivere aborti “visitando” le pazienti via telefono o Skype

giugno 3, 2014 Leone Grotti

La protesta di Josephine Quintavalle: «Una simile presa in giro della legge non viene tollerata in nessun’altra branca della medicina. Un consulto telefonico non può autorizzare l’uccisione di un bambino»

La legge inglese sull’aborto prevede che la donna richiedente venga visitata da due medici per verificare se la sua salute psicofisica sia effettivamente in pericolo a causa della gravidanza. Ma come ha osservato di recente il ministero della Salute inglese, non è necessario che questa visita sia «fisica»: «La discussione può avvenire anche via telefono o webcam» o Skype, nonostante «sia buona prassi visitare di persona».

LEGGE VIOLATA. La legislazione è ormai una barzelletta, visto che nel 2012 è stata violata nel 54 per cento dei casi: in 98 mila casi, è stato accertato, il medico non ha incontrato neanche una volta la donna che voleva interrompere la gravidanza. Nonostante la gravissima violazione del diritto, i medici colpevoli non sono stati né denunciati, né perseguiti penalmente, né sospesi, né sanzionati.

«PRESA IN GIRO». Ora la violazione viene quasi autorizzata di fatto, dal momento che nessuna visita efficace su un tema così delicato e importante può essere fatta al telefono: «Una simile presa in giro della legge non viene tollerata in nessun’altra branca della medicina», dichiara Josephine Quintavalle. «Un consulto telefonico, probabilmente con medici pro-choice, non può autorizzare l’uccisione di un bambino».

CURA PER LE DONNE? Secondo il ministro Jane Ellison questo chiarimento «permette di continuare a offrire la migliore cura possibile per le donne» che vogliono abortire. Le parole sembrano un controsenso, visto che il dipartimento ha di fatto autorizzato i medici a non visitare le pazienti.
Ma Ellison segue solamente il ragionamento di Ann Furedi, direttrice esecutiva della British Pregnancy Advisory Service, che porta a termine il maggior numero di aborti nel Regno Unito, secondo la quale non serve a niente il consulto dei medici ma solo la scelta della donna. Perché l’aborto è un diritto e non può essere soggetto a nessun tipo di restrizione: più il processo che lo autorizza è veloce, meglio è.

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