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Incredibile. Trovato un grillino che non venera stupidamente forca e manette

luglio 17, 2015 Maurizio Tortorella

Il “politologo di Grillo” Giannuli rimprovera i parlamentari m5s «spaventati dall’opinione pubblica» che «accettano qualsiasi richiesta» di arresto dei colleghi

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Non so dire se sia un primo, piccolo segno positivo di resipiscenza, oppure un generoso tentativo destinato a fallire. Per esperienza e inclinazione caratteriale tendo naturalmente verso la seconda ipotesi, come lo scettico il quale nota che anche un orologio rotto segna l’ora giusta, due volte al giorno.

Però è una novità che va segnalata, incoraggiata, in qualche modo caldeggiata, condivisa. E raccontata. Perché grazie ad Aldo Giannuli, 63 anni, ricercatore di Storia contemporanea all’Università di Milano, già qualificato come “politilogo di riferimento di Beppe Grillo”, il dubbio garantista compare per la prima volta nel Movimento 5 stelle.

Dopo la richiesta di arresto di un deputato di Forza Italia, che se accolta potrebbe portare questa legislatura al record storico assoluto di cinque parlamentari trascinati in galera da un ordine di custodia cautelare, il 14 luglio Giannuli ha fatto pubbliche dichiarazioni decisamente innovative per un partito intriso di istanze forcaiole. «I parlamentari sono spaventati dalle reazioni dell’opinione pubblica e allora accettano qualsiasi richiesta» ha detto.

Un tuono. Una critica al giacobinismo dei nostri temi che suona del tutto anomala sulla bocca di un consulente ufficiale i Grillo, il quale spesso ospita gli interventi di Giannuli sul suo visitatissimo blog. Il docente si è poi rivolto ai deputati e senatori del suo partito di riferimento. Con queste parole: «C’è un oltranzismo eccessivo, che rischia di produrre danni peggiori. Arrestando deputati e senatori, le Procure hanno il potere di incidere sui numeri della maggioranza e dell’opposizione, e dei singoli gruppi parlamentari (…). Deputati e senatori dovrebbero difendere di più l’istituzione. E invece, per lavarsi la coscienza, accettano qualsiasi richiesta per non perdere il loro seggio».

Sembra una filippica contro l’iper-giustizialismo dei nostri tempi. Che, paradossalmente, si rivela particolarmente efficace e pungente proprio nei confronti dei peggiori istinti manettari dei grillini, spesso visti come gli eredi delle “tricoteuse” della Rivoluzione francese: le vecchiette parigine che, appagate dallo spettacolo, trascorrevano le loro giornate ricamando sotto la ghigliottina.

Va detto che Giannuli aggiunge un inciso compensatore: «Sia chiaro, il numero di onorevoli inquisiti è inaccettabile e sarebbe meglio sciogliere le Camere». Ma anche dopo quella frenata la sua sbandata sulla strada dell’aggressivo, monotono verbo cinquestelle in campo giudiziario resta notevole.

È una novità piccola, che comunque va segnalata e apprezzata. Con qualche rimpianto per alcune, selezionate, istanze dell’antica sinistra, quella movimentista e filotrotzkista dalla quale proviene Aldo Giannuli, in gioventù vicino ad Avanguardia operaia (e proprio quella antica militanza forse spiega le sue parole di oggi). In quella sinistra italiana di trent’anni fa, pur tra mille errori e diecimila orrori, si agitava un garantismo in qualche maniera simile e complementare a quello dei radicali. È vero che il rispetto dei diritti civili per i movimentisti si associava a un malconcepito disprezzo delle “libertà borghesi”. Ma c’era. E quella sinistra in campo giudiziario aveva in sé istanze positive, sapeva riconoscere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto.

Quel che oggi fa male, anche a chi di sinistra non è mai stato, è vedere questa nuova sinistra forcaiola, becera, incapace di comprendere che la deriva del populismo giudiziario sta aprendo le porte a soluzioni potenzialmente autoritarie. Per cui, ben vengano i Giannuli. E parlino ancora, per piacere.

Foto Ansa


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