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Ci abbiamo messo dieci anni per scoprire che l’inchiesta Why Not era quel che pareva all’inizio: una bufala

gennaio 15, 2016 Pasquale Motta

Si è concluso con altre assoluzioni il processo che ha fatto la sfortuna di tanti politici e imprenditori e la fortuna di de Magistris e di tanti giornalisti. Che ora, è ovvio, non chiederanno scusa

Forum con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris

E così, dieci anni dopo, è si è conclusa la vicenda Why Not, l’inchiesta iniziata nel 2006 dal pm di Catanzaro Luigi de Magistris, oggi sindaco di Napoli. Tempi, anche quando nessuno lo faceva, anzi quando si parlava di massoneria, trame occulte, giri milionari di mazzette, non ha mai creduto che l’inchiesta di Giggino a’ manetta avesse un fondamento. Alla questione abbiamo dedicato più di una copertina e diverse contro-inchieste. Ora arriva anche l’ultima sentenza, che riguarda uno stralcio del maxi procedimento e, ancora una volta, si contano le assoluzioni per i politici Nicola Adamo, Ennio Morrone, Franco Morelli e Dionisio Gallo. Unica condanna a due anni e sei mesi per Giacomo Franzè, coordinatore del Consorzio Brutium. Per de Magistris una sconfitta totale. Qui di seguito pubblichiamo un editoriale di Pasquale Motta, direttore di LaCNews24.

demagistris-tempi_1Sono stato tra i cronisti (pochi per la verità) che fin da subito ha denunciato le incongruenze dell’indagine “Why not”. Ho sempre definito questa indagine una delle più grandi bufale giudiziarie della storia italiana, figlia della crisi del sistema giudiziario italiano. Una crisi che, ancora oggi, persiste e che, paradossalmente, la corporazione dei Magistrati, invece, continua a negare, impedendo di fatto qualsiasi riforma radicale del settore. Permanendo in questa crisi di sistema, si può affermare che ogni italiano è sostanzialmente in una condizione di libertà provvisoria.

Sostenendo queste tesi mi sono scontrato, qui in Calabria e non solo, con tanti colleghi che si sono auto attribuiti la patente di “profeti della legalità” e che ancora oggi continuano pontificare e a sostenere vere e proprie cazzate, confondendo l’etica con il processo penale. Scrive il giornalista Peppino Caldarola: «leggo su Repubblica on line che gli imputati dell’inchiesta “Why not”, messa su da De Magistris , sono stati tutti assolti. Avete letto bene: assolti. L’uomo politico De Magistris è nato sulla popolarità di quell’inchiesta. Pensa di chiedere scusa alle sue vittime? Ovviamente no». No, non chiederà scusa De Magistris e, purtroppo, non chiederà scusa nessuno di quei giornalisti che il personaggio De Magistris ha creato. Non chiederà scusa chi faceva con lui le assemblee sugli scalini del Tribunale di Catanzaro a piazza Matteotti gridando al complotto. Non chiederanno scusa quei politici del centro-sinistra che lo invitavano a convegni, a presentazione di libri o ne esaltavano le gesta. Questa galassia di ipocriti, bufalari, falsari e intellettuali dalla falsa anima pia con i loro referenti in varie redazioni nazionali dei giornali, sono sempre là, in attesa di avventarsi sui corpi delle prossime vittime, pronti a sostenere il prossimo “De Magistris” come iene e sciacalli assetati di sangue, pronti ad avventarsi sul presunto prossimo “mostro” da sacrificare nelle arene dei loro circhi mediatici.

Le vittime dell’inchiesta “Why not” sono state prevalentemente imprenditori, professionisti e politici. Quando c’è di mezzo la politica, il populismo, il sentimento antipolitico, è sempre più forte del ragionamento sui diritti e sulle garanzie. Quando un popolo perde la capacità di ragionamento, aiutato e stimolato in questo da una stampa che, da oltre un ventennio, poggia le sue fortune editoriali sul sentimento populista e antipolitico di questo paese, il senso della tutela dei diritti e delle garanzie viene smarrito e la democrazia ne esce fortemente indebolita.

Nicola Adamo, dopo 10 anni, ha dimostrato la sua innocenza, ma è indubbio che la tempesta mediatica che lo ha investito lo abbia minato nel prestigio, ne abbia infangato la carriera politica e, forse, è probabile che lo abbia esposto ad altre inchieste delle quali ancora oggi paga le conseguenze. Politici, imprenditori, professionisti, sono stati massacrati mediaticamente e tenuti a bagnomaria giudiziariamente per 10 anni e, di contro, un Magistrato, un pessimo Magistrato, invece, grazie a quell’inchiesta bufala, ha raggiunto i vertici della politica. Un po’ di giornalisti hanno guadagnato soldi e visibilità con le loro pubblicazioni, qualche giornalista televisivo ha guadagnato contratti sostanziosi e qualche cronista ha fatto pure carriera passando da qualche redazione locale a quelle nazionali.

In qualsiasi nazione seria tutto ciò sarebbe stato giudicato una sorta di golpe e il responsabile mandato a pascolare pecore, nel nostro paese, invece, i golpisti diventano deputati, ministri e sindaci mentre i campioni delle bufale giornalistiche, star televisive e mediatiche.

“Why Not” è stata una inchiesta che è costata allo Stato circa 9 milioni di euro e ha prodotto decine di processi diversi, producendo gli stessi effetti delle bombe a grappolo. Why not è stata partorita dal punto vista investigativo senza un filo logico e razionale, diventando ad un certo punto il contenitore di tutto. Episodi di truffa, un’associazione per delinquere (smentita dalla Cassazione giusto due anni fa), false fatturazioni, l’omicidio Fortugno, la faida ‘ndranghetista di San Luca, gli appalti di Finmeccanica, i viaggi in Africa di soggetti legati a Romano Prodi, opere pubbliche sospette in Cina e un traffico d’armi. Per un totale di oltre 100 indagati. Cosa è rimasto di tutto ciò? Zero assoluto, lo stesso valore del Magistrato che si è reso responsabile di tutto l’impianto “accusatorio”. D’altronde quando De Magistris dava il via al più grande circo mediatico-giudiziario della storia italiana, era reduce di altri disastri come le precedenti indagini (Poseidone e Toghe lucane) anche con “Why not” de Magistris perde parecchi ricorsi al Riesame. Nel caso del dissequestro delle agende e di altro materiale preso a Saladino, addirittura il PM decide di non ricorrere in Cassazione dopo aver letto quel che i giudici scrivono dei suoi metodi d’indagine. De Magistris le cui inchieste vengono smontate dai suoi macroscopici errori da altri livelli giudiziari grida al complotto, addirittura presenta anche una denuncia in tal senso alla Procura di Salerno contro quella di Catanzaro e contro lo stesso Procuratore generale della Cassazione che aveva avviato nei suoi confronti un procedimento disciplinare al CSM. (…)

Da allora la sceneggiata “Why not” ha continuato per altri otto anni, altri soldi spesi, altri inutili dibattimenti, il tutto per accertare il nulla e per verificare quello che era già abbastanza chiaro fin dall’inizio: De Magistris aveva messo insieme non un processo fatto di riscontri, prove, moventi, ma semplicemente una mera ricostruzione “giornalistica” di un sistema di potere, tutto ciò, spacciata e utilizzata per sostenere un quadro penale. Se tutto questo, da un lato appare grottesco, dall’altro lato, invece, si rivela inquietante. Vicende come questa, infatti, confermano la crisi di un sistema, nel quale, un Magistrato, anche all’interno di quadro penale grottesco, può mettere in ginocchio la credibilità delle istituzioni.

La farsa why not è finita, ma quante vicende del genere magari meno eclatanti sono ancora in piedi? Quanti potenziali De Magistris sono in servizio nel sistema giudiziario italiano? Ecco, il nocciolo della questione sta tutto qua. In questi anni le contraddizioni, i limiti e la pericolosità delle storture del sistema italiano sono rimaste tutte in piedi e tutte potenzialmente in agguato e, tuttavia, nessuno è riuscito a fare una riforma seria del sistema, anche a causa della debolezza della politica verso il potere giudiziario, una debolezza che, con il passare degli anni, diventa sempre più strutturale. Why not è finita, avanti la prossima bufala ci verrebbe da dire. Nel frattempo non ci rimane che piangere sulla frase estratta da un libro dato alle stampe dallo stesso Gigino de Magistris (non bastava la carta consumata inutilmente in questo processo): “È quasi un miracolo – scrive – se il mio equilibrio psicofisico è rimasto integro, se non ho perso la bussola, se ho mantenuto fermo il baricentro della mia azione. I miei valori sono saldi. Sono credente, ho la certezza di avere avuto Gesù al mio fianco”. Povero Gesù, da Messia della Giustizia fatto carne a testimone delle bufale giudiziarie di Gigino da Napoli.


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3 Commenti

  1. giovanna scrive:

    Caro direttore, commento qui , del tutto fuori tema, perché, forse giustamente, non permettete di commentare sotto alla bellissima lettera di Lidia Macchi all’amica, che avete ripubblicato .

    Ecco, volevo comunicare il mio profondo disgusto per i titoli sui maggiori siti on line , a partire dalla Stampa, il peggiore “compagno la punì per aver fatto sesso”, e come sottotitolo “l’ omicidio maturato tra eroina e Comunione e Liberazione”.
    Su repubblica :” l’omicida la punì per aver fatto sesso “.
    Corriere : “omicidio per “motivi religiosi “.

    Come uccidere di nuovo una ragazza pulita e limpida e la sua famiglia e i suoi amici.

    Mi scusi, ma questi titoli mi sono sembrati in modo spropositato così fuori luogo, che non ho resistito.

  2. Domenico scrive:

    E questo impostore, ora indagato a sua volta, continua a fare il sindaco alla faccia della legge Cancellieri, grazie alla compiacente complicità del TAR…! E questa sarebbe giustizia?

  3. Nicola Piccenna scrive:

    Nell’articolo è riportata una sola notizia: quasi tutti gli imputati sono stati assolti. Da questa notizia, il giornalista deduce tutta una serie di valutazioni sul Dr. Luigi de Magistris che non è esagerato definire “poco lusinghiere”.
    Anche io, giornalista, ho avanzato critiche al l’operato e, soprattutto, a certe scelte dell’ex magistrato. Qualcuna è possibile leggerla su http://www.toghelucane.blogspot.com
    Chi ne avrà voglia, potrà fare paragoni così, tanto per distinguere una critica fatta da improperi non spiegati da una critica che nasce da argomenti precisi.
    La prima non è utile al lettore, serve solo a radicalizzare le posizioni assunte a priori: pro o contro.
    La seconda consente una conoscenza più profonda dei fatti e, quindi, permette di esprimere un giudizio ragionevole.
    Tra tutte le notizie che il lettore dovrebbe conoscere, una è fondamentale: l’inchiesta Why Not è stata tolta a De Magistris, condotta da altri e ridotta a quella inutile groviglio di atti che non poteva che concludersi con l’assoluzione. I magistrati che illecitamente la scipparono, per quell illecito, sono sotto processo a Salerno con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari.
    De Magistris ha, come tutti noi, limiti e colpe. Ma quella più grave, a mio avviso, è di essersi tirato fuori quando ha visto che la questione si faceva dura.
    Circa i giornalisti (poi) che hanno fatto carriera con “de Magistris”, non ne conosco alcuno, forse l’articolista può illuminarci?
    Quello che conosco io, è stato oggetto di alcune centinaia di procedimenti penali senza riportare nemmeno una condanna definitiva e, nella totalità dei casi definiti irrevocabilmente, con l’assoluzione piena.
    Nessun giornale si è occupato di lui e nessuno ha contribuito ad alleviare le difficoltà economiche in cui ha vissuto negli ultimi 13 anni. Solo, bisogna saperlo, un piccolo nucleo di avvocati che li fa difeso gratis.
    Caro collega giornalista dei miei stivali: prima di scrivere improperi, informati e ricordati la storiella di quelli che, avendola già condannata, non ebbero il coraggio di scagliare la prima pietra!

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